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Vicino al cuore

Vicino al cuore
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Consegna prevista Aprile 2021
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Ellie è una quarantenne convinta che la sua attesa sia valsa a qualcosa. Finalmente ha tutto quello che desiderava: l’uomo perfetto, il lavoro giusto e tutto sembra procedere per il meglio. Ma il destino, inaspettatamente, la deruba di tutto ciò che sente meritato.
Il suo compagno muore in un incidente sportivo; arrabbiata e annientata dal dolore, lascia la sua città natale per riscoprire le proprie origini nella patria del padre, l’Italia.
Si trasferisce in Sudtirol per andare a vivere nel maso che ha ereditato sulle rive di un lago dalle acque turchesi, con la sola compagnia dei suoi cavalli e in costante ricerca di nuovo inizio.
E il destino torna a bussare alla sua porta, mostrandole una via d’uscita con tante inaspettate possibilità: amici fedeli che prescindono dall’egoismo, nuove conoscenze disponibili e disinteressate e un giovane uomo, che sembra aver vissuto più di altri, ed è legato a lei da un filo invisibile.

Perché ho scritto questo libro?

Perché da sempre esiste un momento, prima che il sonno mi colga, in cui inizio a sognare e ad immaginare storie e personaggi. Così, in un complicato mese di dicembre, ho sentito il bisogno di estraniarmi dalla realtà, inventandone una alternativa, fatta di luoghi che mi affascinano, di situazioni che mi coinvolgono e di esseri umani che giorno dopo giorno si mettono alla prova per intraprendere il sentiero del proprio destino.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Un uccellino con un’ala ferita planò sul davanzale all’ingresso del maso, una bella costruzione di legno e pietra. 

Tentò di riprendere il volo, ma l’ala era probabilmente spezzata e rimase ripiegata su sé stessa. 

Patrick era appena arrivato, dopo aver affrontato un lungo viaggio tra aerei, coincidenze, treno e pullman. Non immaginava potesse essere così difficile raggiungere quel posto.

 Il suo sguardo fu attratto da un piccolo volatile ferito che provava a rialzarsi in volo, spingendosi con le zampette e agitando un’ala. 

S’intenerì nel vederlo in difficoltà, appoggiò i bagagli per terra e lo raccolse deponendolo sul palmo della mano. Era così piccolo e fragile che temeva di stritolarlo. 

Utilizzò la mano libera per bussare alla porta, ma dall’interno non giunse alcuna risposta. 

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L’uscio era semiaperto, così non volendosi mostrare ineducato, guardò intorno in cerca di una presenza umana alla quale presentarsi. 

La prima impressione fu quella di un ambiente luminoso, ordinato e molto silenzioso. 

Sapeva che in Italia nessuno aveva l’abitudine di lasciare le porte aperte, quindi qualcuno doveva essere certamente in casa.

Bussò sullo stipite della porta per annunciarsi, ma nessuno pareva accorgersene.

Allora disse a voce alta: “Salve! C’è nessuno?”

Ancora nessuna risposta.

Fece qualche passo all’interno, tenendo sempre l’uccellino tra le mani.

In fondo alla stanza, davanti alla finestra, vide la sagoma di una donna in controluce. Era assorta nei propri pensieri, fintanto che qualcosa, forse uno scricchiolio nelle assi ormai consumate del parquet, non la riportò al presente.

Alzò la testa di scatto e fissò il giovane con sguardo lievemente corrucciato, più che altro nel tentativo di comprendere chi fosse e perché si fosse introdotto in casa sua.

“Buongiorno!” Disse alzandosi e andandogli incontro.

“Salve” ripetè lui, affrettandosi a porgere la mano in segno di saluto “Sono il tuo ospite dal Canada, ho prenotato la camera online. Avevo avvisato che sarei arrivato oggi, ma forse la mia email è finita nello spam” disse titubante, visto che la donna non mostrava segno di ricordare. Lo stava osservando senza una particolare espressione in volto.

“No, affatto! È arrivata ed anche con largo anticipo, lo avevo solo dimenticato. Benvenuto!” Disse porgendo a sua volta la mano.

“Quello te lo sei portato dietro dal Canada?” Gli domandò con aria ironica indicando l’uccellino.

“No, il biglietto per lui sarebbe stato troppo costoso. Ho pensato di adottarne uno qui”, rispose strizzando l’occhio.

 “In realtà l’ho visto atterrare sul tuo davanzale e non riuscire più a riprendere il volo. Non ho avuto il coraggio di far finta di niente e abbandonarlo al suo destino così l’ho portato dentro, spero non ti dispiaccia.”

“Hai fatto bene, stavo solo scherzando. Vediamo un po’ cos’ha, forse un’ala spezzata.”

Lo prese delicatamente dalle mani di lui per depositarlo sul tavolo ed osservarlo da vicino.

“È molto piccolo ed io non sono un’esperta di veterinaria, ma proverò a fare una telefonata per sapere come aiutarlo. Nel frattempo puoi prendere il tuo bagaglio e portarlo di sopra. Nella zona soppalcata troverai una camera da letto e il bagno. Quell’area è tutta tua, sentiti pure a casa.”

Un leggero e cordiale sorriso le si dipinse in volto mettendo in mostra una deliziosa fossetta sulla guancia sinistra.

Non era più una ragazzina, quello era evidente. Aveva un’età intorno ai quaranta, quarantacinque anni, ma sembrava più giovane.

Lo sguardo era cordiale, ma riservato e aveva un non so che di malinconico. Non sembrava neppure particolarmente loquace, però Patrick sapeva bene che non era il caso di giudicare dalle prime impressioni. Gli avevano insegnato ad attendere prima di dare giudizi affrettati. Alcune persone avevano bisogno di un po’ più di tempo per entrare in confidenza con gli altri.

Ad ogni modo, le fattezze della sua padrona di casa avevano ben poca importanza, era lì per un lavoro importante, soprattutto il primo dopo un lungo periodo di lontananza dall’ambiente della fotografia.

Il National Geographic gli aveva commissionato un reportage sulla popolazione del Sudtirol, sempre in bilico tra il sentirsi austriaca o italiana. 

Per lui quell’incarico era stato motivo di orgoglio, non ci sperava neppure; le sue referenze erano buone, ma quello era il primo reportage a livello internazionale e ci teneva dunque a svolgerlo al meglio. Si era documentato parecchio prima di partire e aveva già un’idea abbastanza precisa di come organizzare il lavoro.

Nonostante si trattasse di un reportage, lo scenario maestoso delle Alpi rendeva quell’incarico interessante anche dal punto di vista della fotografia naturalistica.

Aveva programmato di passare i primi giorni ad esplorare il territorio per meglio comprendere la natura dei suoi abitanti. Sapeva bene che per fare un buon lavoro bisognava comprendere la gente, conquistarne la fiducia, per poi potersi avvicinare con la macchina fotografica facendo sì che questa fosse un prolungamento del suo stesso corpo e non un elemento estraneo e minaccioso. Entrando in confidenza con le persone la fotocamera non sarebbe più sembrata ostile, ma solo uno strumento per registrare sentimenti, emozioni e abitudini.

Si sentiva molto stanco per via del jet leg così decise di disfare i bagagli, mangiare qualcosa e andare subito a riposare. Già dall’indomani si sarebbe messo al lavoro.

La camera sul soppalco era piuttosto confortevole e godeva di una bellissima vista sul lago di Braies. Ad incorniciare il tutto le montagne, che scivolavano a strapiombo sull’acqua riflettendosi come in un gioco ottico. 

Era uno scenario mozzafiato, che teneva lo sguardo incollato alla finestra, ma lui avrebbe avuto tutto il tempo per goderne a pieno.

Si diede una rinfrescata veloce, indossò una camicia pulita e scese di sotto in cerca della padrona di casa.

Trovò Ellie ancora al telefono, mentre ascoltava attentamente quelle che sembravano delle istruzioni. Il suo sguardo si spostava rapidamente dall’uccellino, adesso deposto in un piccolo paniere imbottito, ad un punto indefinito della stanza.

“D’accordo, ho capito, farò del mio meglio per tenerlo al caldo e nutrirlo. Quanto tempo pensa che ci vorrà perché guarisca completamente?… E cosa devo fare dopo?” Nel frattempo tamburellava sul tavolo del soggiorno usando la matita con la quale aveva scarabocchiato qualche appunto. “Va bene… è solo che non vorrei morisse… certo… certo… ma non potrebbe tenerlo lei insieme agli altri animali? Posso portaglielo anche subito se vuole.” 

Roteò gli occhi in alto in segno di disappunto. “Ok, farò come dice lei. Grazie e a presto.” Chiuse la telefonata e appoggiò il cellulare sul tavolo.

Aveva visto il suo ospite scendere ed avvicinarsi al tavolo al quale era seduta.

“Mi pare di capire che hai parlato con il veterinario.”

“Si, infatti. Non vuole che glielo porti in ambulatorio, dice che non può farlo guarire più in fretta e che dobbiamo solo accudirlo e attendere che sia abbastanza forte da riprendere il volo.”

“Bene! Allora non resta che dargli un nome!” Disse lui.

“Cosa?!” Lo guardò lei stranita, incerta se fosse serio o stesse scherzando.

“Non vuoi dargli un nome?” Dal tono capì che la stava prendendo in giro.

“A proposito, non mi sono neppure presentato. – disse sorridendo affabile – Mi chiamo Patrick Fraser e vengo da Vancouver.”

Ellie alzò subito lo sguardo su di lui sentendo pronunciare il nome della propria città natale.

“Ma davvero!? Anch’io sono di Vancouver, nata e cresciuta lì. Il mio nome è Eleonor Hofer, ma tutti mi chiamano Ellie.”

“Piacere Ellie, grazie per aver accettato di ospitarmi con così poco preavviso, ma è stata una partenza improvvisa. Hai altri ospiti in casa?”

“Non al momento. Il maso ha solo tre camere da letto e fino alla scorsa settimana non avevo alcuna intenzione di trasformarlo in un bed & breakfast.” Rispose alzando un sopracciglio, evidentemente ancora non del tutto convinta della decisione presa.

In effetti l’idea di mettersi in casa degli estranei non l’entusiasmava affatto. Inoltre, aveva bisogno dei suoi spazi, soprattutto in quel momento così particolare della sua vita. Aveva tentennato parecchio prima di mettere l’annuncio su internet e ancora si domandava se avesse fatto la cosa giusta.

Purtroppo i soldi che aveva da parte non sarebbero bastati per mantenerla a lungo senza un lavoro ed era troppo orgogliosa per chiedere un supporto alla famiglia.

“Capisco, comunque cercherò di darti meno fastidio possibile. Trascorrerò quasi tutta la giornata fuori per lavorare. Sono un fotografo e mi trovo qui per realizzare un reportage sulla popolazione del Sudtirol. Purtroppo non so dirti con esattezza quanto tempo mi occorrerà per finire il lavoro, dunque se dovessi avere problemi ad ospitarmi troppo a lungo posso provare già da ora ad informarmi per trovare un’altra sistemazione.” Lo disse poco convinto, dal momento che la casa gli piaceva molto, nel contempo sperava che lei lo tranquillizzasse subito sul fatto che non aveva cambiato idea.

“Questo dipende da te!” Disse lei ammiccando.

Patrick pensò di non aver compreso il significato del gesto e tentennò nel dare una risposta.

“Beh, io posso dare una mano se serve.”

Allora lei scoppiò a ridere mostrando la sua deliziosa fossetta.

“Stavo scherzando Patrick! Non sono il tipo di donna che torna indietro sulle decisioni prese e non ho bisogno di alcun aiuto. Posso prepararti sia il pranzo che la cena, ma se preferisci mangiare fuori c’è un ottimo ristorantino non lontano da qui. Devi solo dirmelo con un po’ di anticipo.”

Patrick tirò un sospiro di sollievo. “Benissimo, grazie! Questa sera farò due passi per sgranchire le gambe dopo il lungo viaggio, quindi potrei provare il ristorantino. – disse lui – puoi indicarmi come raggiungerlo?”

“Ma certo! Sai andare a cavallo?” Gli chiese, rimanendo a fissarlo in attesa di una reazione.

Era evidente che si divertiva a metterlo in difficoltà con quelle domande a trabocchetto. Se non fosse stato per la stanchezza le avrebbe dato del filo da torcere.

“Non sono esattamente un fantino, ma penso di potercela fare.” In realtà non era affatto certo di riuscirci ancora, l’ultima volta che aveva montato a cavallo risaliva a parecchi anni prima.

Aveva preso un po’ di lezioni in un maneggio poco fuori Vancouver, ma più per curiosità che per una vera passione per i cavalli. 

Ad ogni modo, lo sguardo di Ellie lo stava sfidando e lui non era certo il tipo che rinunciava in partenza.

“Bene! Sello due cavalli e ti aspetto davanti la stradina d’ingresso del maso, diciamo tra dieci minuti.” 

Chissà perché voleva mettere subito alla prova il suo ospite. Del resto, se doveva conviverci per un po’ di tempo, era meglio capire subito di che pasta era fatto. Si augurava soltanto che non fosse un saputello chiacchierone, perché lei non aveva voglia di socializzare più di tanto.  Era la sua prima esperienza da affittacamere e aveva tentennato a lungo prima di decidersi a tentare quella nuova strada. 

Trascorreva ancora parte della giornata immersa nei suoi pensieri, formulando le idee più disparate in merito a nuove attività da poter intraprendere. 

Al momento nulla l’aveva convinta fino in fondo, ma doveva pur trovare un modo per sostentarsi in attesa dell’idea giusta.

Affittare una o due stanze del maso ai turisti poteva essere una soluzione temporaneamente accettabile, purché fosse riuscita a mantenere i suoi spazi.

Certo non sarebbe stato semplicissimo, l’abitazione non era grande, ma contava sul fatto che di solito i turisti non trascorrono molto tempo in casa. Patrick, tra l’altro, aveva messo subito in chiaro che avrebbe trascorso parecchio tempo fuori per svolgere il suo lavoro.

Nonostante non avesse dato un termine certo alla sua permanenza, Ellie immaginò non avrebbe potuto protrarsi oltre un paio di mesi. Prima di Natale avrebbe certamente lasciato il maso.

Dieci minuti dopo, puntuale, trovò Patrick che l’attendeva all’ingresso, come gli era stato chiesto di fare.  Si guardava attorno cercando di indovinare da quale direzione sarebbe sopraggiunta lei. 

Patrick la vide avvicinarsi da dietro la casa tirando per le redini due cavalli, ambedue dal manto dorato e la criniera bionda. Sembravano due animali docili e dalla muscolatura robusta; si augurò di ricordare ancora come montare in sella con agilità.

Per quale motivo aveva scelto di accompagnarlo con un cavallo, anziché utilizzare la jeep che aveva visto parcheggiata di fianco all’abitazione?

“Sei pronto? Frida ed Elettra sono due animali mansueti, non avrai problemi a montarli, ma per iniziare ti consiglio di fare amicizia con Frida che è la più socievole delle due”, disse passandogli le redini ed attendendo che salisse in groppa al cavallo. Era pronta a dargli una mano, ma preferiva fosse lui a chiederlo.

Patrick non se lo fece ripetere due volte, infilò un piede nella staffa e con un’agile spinta si issò in sella, poi attese che anche lei fosse in groppa all’animale e gli indicasse il cammino.

Dieci minuti dopo comprese il motivo per cui avevano preferito il cavallo alla più comoda e veloce jeep.

Il “ristorantino” era in realtà un altro maso costruito interamente in legno, molto più grande di quello di Ellie, all’interno del quale i proprietari avevano ricavato, oltre alle stanze da affittare, anche un piccolo locale con una decina di tavoli apparecchiati in maniera semplice. Li avevano poi abbelliti con piccoli dettagli rendendoli deliziosi e caratteristici della zona.

Il maso si trovava in mezzo al bosco e raggiungerlo con la jeep era un po’ difficoltoso, soprattutto quando il terreno diventava fangoso a causa della pioggia insistente. In alcuni tratti si poteva correre il rischio di restare impantanati.

Ellie accompagnò Patrick fin dentro il locale, lo presentò ai proprietari e poi lo salutò, raccomandandogli di non fare troppo tardi. La strada di ritorno era facile da percorrere, ma con il buio, essendo la prima volta, poteva anche perdersi e, cosa peggiore, all’interno del bosco non sempre i cellulari prendevano la linea.

2020-03-10

Evento

Catania Presentazione e lettura brani tratti da "Vicino al cuore"
20 luglio 2020

Cusano TV Italia

Intervista su Cusano TV! https://youtu.be/HIpwYIEtqMA
16 luglio 2020

Globus Television

Ecco la presentazione del romanzo Vicino al cuore, con intervista all'autrice, su Globus Television: https://www.youtube.com/watch?v=DSh9vFuRb_I&t=11s

Commenti

  1. VICINO AL CUORE è un romanzo emozionante e coinvolgente.
    Una storia che veicola un messaggio di speranza: davanti alle avversità possiamo essere resilienti come Ellie, la protagonista, che ricomincia, si reinventa e si riscopre grazie all’aiuto degli amici e alla forza dei luoghi.
    Il tema dell’amicizia ha un ruolo importante nel romanzo: è la relazione con gli amici, vecchi e nuovi, che spinge Ellie al.cambiamento. La scrittrice descrive i luoghi con minuzia di particolari tanto che le parole diventano immagini. I personaggi sono ben descritti, vivi con le loro passioni ( la fotografia, i cavalli, il tango). Grazie a una trama strutturata sapientemente e a una scrittura fluida, mai complessa, la lettura risulta piacevolissima.

  2. (proprietario verificato)

    Storia emozionante, che vede come protagonisti due soggetti talmente simili e diversi allo stesso tempo, in un alternarsi di giochi del destino che li portano a vivere una seconda occasione di felicità, quella felicità fatta di calore profondo e sincero che solo due anime conoscono nel fondersi dell’ insieme di corpo e mente. Il romanzo si legge con piacevolezza , scandendo con ardore il tempo che separa i due protagonisti dal loro incontro. Ottima la capacità dell’autore nel descrivere con avvincente spirito descrittivo , l’intensità delle emozioni dettate da sentimenti, sfondi paesaggistici incantevoli, e da fotografie che cristallizzano l’attenzione di dettagli unici e spontanei. Ne consiglio vivamente la lettura.

  3. (proprietario verificato)

    Il libro ti conquista subito e ti rapisce. Le pagine scorrono via veloci. La scrittura di Raro è diretta e senza inutili orpelli. Quello che conta è la storia,

  4. (proprietario verificato)

    Una storia profonda che mostra come sia possibile avere una seconda possibilità nella vita. Il libro si legge tutto d’un fiato, con la voglia di arrivare alla conclusione per conoscere il finale. Il romanzo d’esordio di Raro con la sua scrittura semplice e fluente mi ha fatto emozionare.

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Raro
Roberta Raffaele nasce a Catania nel 1972 e scrive sotto lo pseudonimo Raro. Diplomata in “Arti applicate e della fotografia”, inizialmente collabora con alcune aziende in qualità di grafico pubblicitario e impaginatore di testi. Nel ’95 inizia a lavorare per il Centro Universitario Sportivo Catanese. Lo sport e l’arte sono le componenti fondamentali della sua vita e dopo aver concluso la carriera pallavolistica fa dello sport il proprio ambiente lavorativo.
La passione per l’arte nasce con la scrittura, che fin dalla tenerissima età diventa il mezzo espressivo prediletto per mostrare aspetti inediti della propria personalità. Attraverso la fotografia ama fissare nella memoria attimi indelebili.
Pur avendo scritto in precedenza dei brevi racconti e una raccolta di poesie mai pubblicati, "Vicino al cuore" è il suo romanzo d’esordio.
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