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25 giorni, 50 parole

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Consegna prevista Agosto 2023

50 e più le parole usate per esprimere le emozioni della protagonista Anastasia, adolescente che racconta la sua quotidianità. 25 più uno sono invece i giorni che sintetizzano tutto il mondo della giovane, narrato attraverso le pagine di un diario in cui racconta di valori, famiglia, cure e difficoltà, di quei significati intensi tra le emozioni ingestibili, il caos del lutto, l’ipersensibilità e quella voglia spaventosa di scoprire cosa c’è oltre.
Non due semplici numeri quindi ma una storia d’amore. Non una qualsiasi, tra principi e principesse o da manuale come tutte le adolescenti sognano ma una storia fatta di routine, risate, marshmallow cotti ai fornelli, balli sotto la pioggia, giochi, progetti e paure. Tanti sogni nel cassetto ed una sola voce: quella di mamma. Un amore eterno, esemplare e fondato su un legame unico e indissolubile.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sentito il bisogno di prendermi cura della mia storia e delle mie ferite, di dar voce a ciò che avevo dentro ed a chi, di voce, non ne ha più. Per lasciare un segno vero e autentico, che rimanga per sempre. Per me le parole ed i libri possono essere mondi altri o anche la porta per entrare all’interno dell’autore. Questo libro vuole esser entrambe le cose: una compagnia, una vita da empatizzare, una ragazza da conoscere, un diario di consigli o anche, semplicemente, la mia porta di vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Giorno 4 : il giardino

Quando ero piccola andavo sempre in Sardegna. Metà della mia famiglia è originaria di lì come mamma. Tutto è partito da un piccolo ometto che lavorava giorno e notte vigne e formaggi, una famiglia numerosa e tantissime responsabilità. Il paese è un borgo caratteristico e meraviglioso dove ogni estate rinasco, incredibilmente. In quel luogo, tra i sassi delle strade, i cavalli che ti passano a fianco, le api di cui non aver paura che saltano da un fiore all’altro e dal filo d’erba del vicino al fieno dell’altra via, io potevo esser ciò che volevo. Una famiglia numerosa la mia da entrambe le parti. Mamma è sarda come la maggior parte delle sue sorelle e suo fratello, trasferitesi poi al Nord. Siamo in tanti, tutti amanti dei quattro mori e del mare: non so per nulla nuotare, l’acqua alta mi ha sempre spaventato ma è a lui che appartengo. La caccia alle conchiglie, la fuga dalle meduse, le ruote e capriole a riva, gli ombrelloni colorati che ogni volta senza occhiali quando andavo a largo, dopo le raccomandazioni, cercavo sempre di tenere nel mirino davvero sfocato e astigmatico del mio occhio blu.

Quando andavo al mare mi riempivo di lentiggini e gli occhi diventavano celesti. Passavamo almeno tre settimane all’anno, in quel posto. Tra acqua salata, formaggi, miele e animali.

L’altra parte dell’anno e della mia famiglia, vive in continente (come dicono i sardi). Da parte di papà siamo altrettanto numerosi, un’altra ventina di persone su per giù.. la famiglia rimane sempre e comunque al primo posto. Mille fratelli e sorelle, tantissimi cugini, nipoti e occasioni per stare sempre insieme. Abitiamo tutti vicini qui, addirittura raggruppati nello stesso paese. I Natali ad aspettare la neve, la sagra con la famosa crostata, la nebbia padana che ci accompagnava a scuola e la classica vita da paesino in cui tutti si conoscono e ti salutano per strada.

Da una parte la distanza che viene unita da un forte legame di terra, spirito e anima. Dall’altra una presenza e vicinanza che fa battere il cuore da un muro all’altro, da un supporto ad un bisogno, da una mano ad un abbraccio.

Mi piace pensarci come un grandissimo giardino pieno di fiori e piante. Come se ognuno di noi facesse parte di un vivaio, profumato, colorato e ricco di mille sfaccettature. Tutti parte di una famiglia, di un ambiente che nutre sé stesso dal supporto dell’altro e al tempo stesso arricchisce ciò che lo circonda, rendendolo unico nel suo genere. Tantissime son le varietà di piante, di caratteri, di esigenze e di peculiarità ma tutti enormemente legati dal sangue. Ed è così, che a volte mi diverto.. favoleggiando tra assonanze, saltellando tra metafore e scovando immagini tra realtà e fantasia che rendono tutto più interessante. Non trovate?

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Immaginate con me ora, di trovarvi davanti ad un enorme giardino. Tutto intorno c’è un muro, ben dipinto e tenuto, dai colori tenui dell’azzurro. All’entrata un enorme cancello a due porte, fatto di ferro, con decorazioni molto delicate e sinuose che donano grazia e raffinatezza agli occhi; dal basso verso l’alto colmo di ghirigori, in cima dei pomelli argentei e al centro due grandi rondini che col becco indicano il cielo. Le porte si spalancano e c’è una lunghissima via di ciottoli bianchi che prosegue fino in fondo, tra archi verdi e fiori di ogni specie. Ogni piccolo angolo di questo giardino rappresenta qualcosa per me, un significato, un unico nucleo ben riconoscibile e di notevole importanza, i miei famigliari. Ogni fiore dona qualcosa di proprio e rende omaggio a sé stesso, per poter far risplendere tutto in modo sistemico ed armonico.

In questo giardino troviamo le succulente, resistenti e calorose, in grado di sopravvivere agli eventi avversi della vita. Ci sono margherite, ricche di innocenza, naturalezza e semplicità; il cerfoglio, la sincerità pura e pure il geranio selvatico emblema di equilibrio, a fianco del cardo indipendente e tenace. Profumi di lillà e lavanda che donano tranquillità. Pavimenti verdi e rigogliosi di trifogli fedeli e speranzosi, narcisi d’animo gentile e rispettoso. Inutile dire quante avventure nascono e si provano qui dentro. Quanti innumerevoli mazzi si possono creare dall’unione casuale di tutti questi fiori. Esperienze, gite e viaggi che nella mia mente si mischiano, generando nuove fragranze di ricordi. Anthurium, Iris, Ixia, Lapazi e gerbere. Sempre ombre e luci convivono e si scontrano in questo lungo viaggio.. perché è così, ricco di avversità e conquiste, vittorie e delusioni, petali e spine. Manca poi un solo luogo, il più incantato. In fondo al viale c’è un laghetto piccolo, semplice ed incantevole.. ti dà la possibilità di specchiarti in questo sogno. Sopra, galleggiante e maestoso appare il fiore di loto, spirituale e dotato di radici profonde e forti che oltre l’acqua scavano nel fango per mantenerlo puro ed incontaminato. Ad ornare il lago e a renderlo un quadro dipinto c’è il tulipano. Esso è l’amore vero, quello leale, attento e pulito. Il fiore perfetto. Impossibile così, arrivare a toccare il muro. Puoi solo osservare, annusare o chiudere gli occhi. Non puoi arrivare a sfiorare i mattoni, non puoi arrivare a cogliere quel fiore, che dalle sue radici ha coperto l’intera facciata. Colei che si annida in tutti gli spazi e che dà origine al confine di tutto questo mondo. Si chiama passiflora ed è colei che dona passione e calma le avversità, che cura e dona fede, speranza e protezione.

È proprio qui, che vorrei essere. Il posto in cui mi trovo e che penso mi rispecchi a pieno. Come sottofondo gli uccellini che cantano e che adoro ascoltare. Il lieve vento che mi smuove i capelli, delicato come i ricordi più dolci che riaffiorano dal cuore. Ogni tanto qualche insetto ronza e si scontra in questo giardino. Fa rumore, perturba. Sono quelle parti di me che mi tagliano la strada. A volte addirittura mi spaventano, un po’ perché pungenti, dolorose e strazianti. Un po’ perché non

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conosco chi c’è e dove sto andando. La strada, dentro e fuori, sa essere insidiosa e misteriosa, talvolta sconosciuta. È così che mi immagino ed è così che voglio proseguire. Entrando nel cancello di ferro con il terreno ricoperto di foglie, un po’ dissestato ma pur sempre di pietra, solido, definito. Un tetto di natura, foglie, fiori e rami si districano all’infinito sulla mia testa. Ogni tanto compare il sole, ogni tanto l’ombra, ogni tanto la struttura forte e spessa della pianta che man a mano si radica anche dentro di me. I nodi del tronco un po’ si sciolgono ed un po’ si stringono come base sicura. I fiori, alcuni sbocciano e altri appassiscono, lasciandosi andare al mio passaggio. Le farfalle mi volano accanto, le formiche mi indicano le tane nascoste in cui poter riposare.

Qua e là, quando chiudo gli occhi e li riapro, scovo piumini e soffioni, pronti a farsi cogliere per esprimere sogni e desideri. Qualche spina di rosa mi scuote, mi riallinea e mi dà sicurezza. Di giorno scopro e riscopro, tra conosciuti e sconosciuti, luoghi dell’Io che osservo attentamente ed a volte spontaneamente. Nella notte mi perdo, lasciandomi guidare dai suoni, dagli odori e da tutto ciò che non vedo, che scoprendo, ugualmente mi mostra la vita. Qualche certezza come piccola lucciola, in questo giardino non c’è nulla da temere. Non c’è nulla da dar per scontato.

Puoi riaprire gli occhi anche tu, darti un buffetto o pizzicarti se vuoi, per uscire da questo mondo. Puoi sennò, fare un bel sospiro, ammirare, girarti e tornare poi indietro, richiudendo le porte del giardino. Non c’è chiave che serra la porta, no.. a noi piace condividere. Siamo ospitali e potrai tornare a trovarci tutte le volte che vorrai.

E’ un bel posto, in fondo. Profumato, colorato e differente.. a tratti può anche sembrare strano, quasi caotico, qua dentro. Da fuori potrebbe sembrare troppo piccolo lo spazio che viene condiviso da così tanta bellezza, da così tante emozioni e particolarità. Può sembrare, o forse lo è, una vera e propria follia. Una fantasia che fa a pugni con la realtà. Eppure è così. Ognuno ha il suo posto, ordinato, misterioso, speciale all’interno di queste mura. Mi piace immaginare così ogni parte della mia famiglia. Ogni parte di me.

2022-11-15

Aggiornamento

Un’occasione unica, cari lettori, per presentare il mio libro! Grazie alla disponibilità di coloro che, insieme a voi, crede in quest’avventura.. quanto a me se non di più! Perché rimane tutto nella nostra mente se non si trova la forza di condividerlo ed urlarlo con il mondo. Si sa, però, che le urla più forti si fanno in coro! Quindi, grazie di essere la mia voce e di espanderci il più possibile! Per me questo è amore. Continuiamo, insieme!

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Dafne Ferrari
Nata nel 1994 e cresciuta a Casalpusterlengo in provincia di Lodi. Son amante delle persone e delle parole, occupandomi quotidianamente di storie e di educazione in quanto laureata in Scienze pedagogiche e frequentante la Libera università dell’Autobiografia di Anghiari. Nella mia vita ho sempre usato la voce per creare rapporti, connessioni e legami; ad un tratto ho sentito il bisogno di lasciar parlare la penna rispetto a tutto ciò che non riuscivo a dire. Iniziai così a scrivere, a raccontarmi su carta e a curare le parole, il tempo, i significati, me stessa.
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