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90 Giorni

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Consegna prevista Aprile 2027
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Edoardo Conti avvocato divorzista e smonta matrimoni. Da quando ha perso i genitori ha l’affido di sua sorella Marta, dieci anni. Ma i servizi sociali dubitano di lui. Bianca Greco wedding planner, crea matrimoni ma il suo Atelier è soffocato da 180.000€ di debiti e un pignoramento alle porte. Due vite opposte si scontrano in “90 GIORNI”, reality spietato: convivenza forzata, telecamere ovunque, 200.000€ a testa in palio. Abbastanza per salvare tutto. Ma il contratto nasconde una trappola, la Clausola 1: Non innamorarsi. Se succede, niente premio, solo una penale pronta a distruggerli. Tra muri invisibili e frigoriferi divisi a metà, le crepe si aprono di notte, quando le telecamere sembrano tacere. E Marta, con la sua innocenza tagliente, vede quello che gli adulti fingono di non vedere. Quando la produzione minaccia di usare tutto, anche Marta, come arma, Edoardo e Bianca dovranno scegliere: rispettare il contratto, o rischiare tutto per qualcosa che nessuna clausola può regolare?

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché mi ha sempre colpito il modo in cui gli adulti costruiscono muri fatti di regole, contratti e cinismo per non farsi male, mentre i bambini, senza filtri, vedono tutto con una lucidità disarmante. Edoardo e Bianca si nascondono dietro una clausola per non rischiare; Marta, con la sua innocenza tagliente, smaschera ogni finzione. Volevo raccontare quanto sia difficile, e necessario, scegliere di essere veri, anche quando tutto intorno ti insegna a proteggerti.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PREQUEL

 “Stato degli atti”

EDOARDO CONTI, 36 anni.
Specializzato in divorzi.
Ha scelto questo campo per una ragione che non ha mai spiegato a nessuno e che chiunque lo conosca bene potrebbe intuire: se impari a smontare le cose prima che crollino da sole, hai l’illusione di controllare il crollo. Non funziona. Lo sa. Lo fa lo stesso.
Ha l’affido temporaneo di sua sorella Marta, dieci anni, da novembre di due anni fa, quando i loro genitori per un incidente in autostrada, hanno smesso di esserci in modo definitivo e senza preavviso. Come succede sempre con le cose che non si possono prevedere con un contratto.
I servizi sociali lo monitorano ogni quattro mesi. Reddito, stabilità, capacità emotiva. Lui porta i fascicoli in ordine. Porta Marta a scuola in orario. Non porta mai nessuno a cena.

BIANCA GRECO, 33 anni.
Organizza matrimoni.
Ha aperto l’Atelier Greco a ventiquattro anni con la buonuscita di suo padre e da allora ha accompagnato duecento spose all’altare senza mai arrivarci lei. Non per mancanza di occasioni. Per mancanza di tempo, poi per mancanza di soldi, poi per un architetto che aveva disdetto via messaggio e lasciato un arco di peonie da smontare con le proprie mani.
Il Covid le ha azzerato quarantasette matrimoni in undici settimane. Centottantamila euro di debito. La lettera della banca è arrivata di giovedì, come arrivano sempre le cose brutte: in mezzo alla settimana, quando non hai ancora finito di digerire quella precedente.

MARTA CONTI, 10 anni.
Non organizza niente.
Osserva.
Sa già, lo sa da quando aveva otto anni e stava seduta su una sedia troppo alta fuori dall’aula del Tribunale dei Minori con lo zaino delle principesse sulle ginocchia, che gli adulti fanno sempre finta che le cose importanti stiano succedendo da un’altra parte, mentre succedono esattamente lì, davanti a lei, in quella stanza, in quel corridoio, su quella sedia.
Gira sempre con un blocchetto di post-it in tasca. È il suo modo di tenere fermo quello che gli adulti lascerebbero scivolare via.
Dorme con la vecchia felpa di Edoardo perché profuma di legge e sapone. È l’unico odore che sa dove trovare quando si sveglia di notte.

Capitolo 1  “Clausola 1: Non innamorarsi”

Giorno 0 di 90. Ore 9:03. Sede della produzione “90GIORNI”.

L’odore è quello tipico degli uffici che vendono empatia a pacchetto: caffè bruciato, plastica nuova e disinfettante economico. Quello che non pulisce davvero. Copre.

Il tablet nella borsa pesa come un corpo morto. Dentro ci sono novanta giorni della mia vita, venduti al miglior offerente.

La reception è bianca, muta, perfetta. Troppo perfetta.
Sui monitor scorrono coppie che litigano sorridendo. Amore in alta definizione.

Lei arriva alle 9:07.

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Tacco dodici che martella il pavimento lucido come una notifica urgente, tubino blu che grida “rispetto” e occhiaie che neanche il correttore di Dior riesce a mimetizzare del tutto. Profuma di lavanderia a secco e caffè bruciato. L’odore dell’ansia confezionato con eleganza.
«Avvocato Conti»
«Signora Greco.»
Non ci stringiamo la mano. Sarebbe un precedente pericoloso, e i precedenti sono tutto ciò che mi separa dal caos.

Vale_TrashTalk è già in live. Ottomilaquattrocento persone collegate per vederci svendere la dignità. Il titolo lampeggia in rosso: #90GIORNI.

«Regola base: non dobbiamo sembrare innamorati.»

«Strano requisito per un reality di coppia.»

«No. È il contrario. Dobbiamo sembrare abbastanza veri da far discutere la gente, non abbastanza felici da annoiarla.»

Entriamo. Ci sottopongono il contratto. Io analizzo ogni virgola, cercando il dolo.

Accordo Conti-Greco. 

Nome del reality: “90 GIORNI”.

*Oggetto* 

Convivenza per 90 giorni. 

Telecamere ovunque. Casa, letto, litigi, spesa. 

Tutto on-line.

*Finalità* 

Nessuno crede più all’amore. Credono all’IBAN.
Dimostrare che due persone possono condividere un letto per 3 mesi senza innamorarsi.

*Il Premio*

€ 200.000 a testa. 

Una sola regola: arrivare al giorno 90 senza innamorarsi. 

Arrivo alla Clausola 1 e 1.1 bis: Durante la vigenza del presente accordo, le parti si impegnano a non sviluppare sentimenti romantici reciproci. Pena: risoluzione immediata + penale del 30%. Le parti firmato il no davanti al Giudice di Pace si impegnano a non instaurare relazione sentimentale, convivenza di fatto o collaborazione professionale esclusiva per i successivi 24 mesi. La violazione comporta la restituzione integrale del premio finale di € 200k a testa e un’azione risarcitoria per danno d’immagine verso la produzione quantificata in € 1,5M in solido.
Alzo lo sguardo verso la produzione. «Questa è incostituzionale. State limitando la libertà affettiva»
«Questa è necessaria» ribattono loro «Il pubblico vuole il sangue o il matrimonio. Se vi innamorate davvero, il format muore. Non ci si può fidare di chi vuole vincere ad ogni costo.»

Ho visto il vizio in tre secondi: limitazione della libertà affettiva, contraria all’ordine pubblico, priva di qualsiasi tutela giurisdizionale Potrei impugnarla domani mattina.
Una causa contro la produzione di 90 Giorni dura circa diciotto mesi. Tra diciotto mesi il giudice tutelare ha già chiuso il fascicolo di Marta.

Firmiamo. Lei scarabocchia il suo nome come sé stesso siglando una bolla d’accompagnamento. Io sogghigno mentre premo la penna sul foglio. «Io non vinco sempre. Scelgo solo cause che non posso perdere.»

ORE 18:03. Backstage, Loft a Lambrate
La cosa peggiore del mio lavoro non sono i divorzi. Sono i matrimoni.
Ogni volta che sento un “finché morte non ci separi” sento il bisogno fisico di consegnare agli sposi un grafico ISTAT: 48,7% di fallimento. Praticamente una scommessa alla roulette russa con tre proiettili nel tamburo.

«Avvocato, è pronto?»
La voce dell’assistente mi rimbalza contro il nodo della cravatta, stretto come un cappio. Tre telecamere, luci accecanti e un’insegna al neon che frigge:90 GIORNI.
«Pronto a smontare l’ennesima favola, certo» 

Controllo l’orologio. Tra ventisette minuti ho l’udienza da remoto per il caso Ravelli/De Santis. E’ una causa ormai mediatica, se non riesco ad ottenere un buon risultato perdo la faccia e la credibilità dello studio. Senza credibilità lo studio muore e senza lo studio perdo Marta.
Il mio telefono vibra. È lei. Una foto: biscotti bruciati e la scritta “Prove che l’amore esiste: tu che non sai cucinare ma ci provi per me. M.”
Marta ha dieci anni e gestisce le mie emozioni con la freddezza di un broker di Wall Street.

La porta del backstage sbatte. Entra un turbine di peonie. Troppo profumo. E’ come entrare in una bomboniera dopo un’autopsia.

Bianca Greco. Vestito color champagne, un raccoglitore a forma di cuore sotto il braccio e l’espressione di chi sta per andare in guerra con un mazzo di fiori. La wedding planner che crede nel “vissero felici e contenti”. Il mio bug nel sistema.

Un fonico ci spinge verso il palco. «Trenta secondi. Ricordate: Il format paga 200 sacchi a testa. Cercate di non uccidervi nei primi cinque minuti.»
Bianca si volta verso di me. Siamo così vicini che sento il calore della sua pelle. Sa di zucchero filato e determinazione feroce.
«Senti, Conti. Io devo salvare il mio Atelier. Tu devi salvare la tua faccia da cinico. Facciamo un patto: per 90 giorni io fingo che tu abbia un’anima, tu fingi che io non sia solo un fastidio burocratico. Poi ognuno per la sua strada.»
Tira fuori un tovagliolo del bar. Scrittura rossa, nervosa:
1. Non innamorarsi.

2. Letti separati.

Mi porge la penna. «Problemi con le clausole, Avvocato?»
Guardo il tovagliolo. Guardo lei. Penso a Marta, alla causa Ravelli/De Santis.
Nessuna donna mi ha mai messo un contratto in mano prima che la portassi a letto. Di solito passano mesi prima che inizino a parlare di “condizioni”.

«Ho una clausola anch’io» dico. Prendo la penna e scrivo in fondo, con la mia calligrafia da diffida legale:

3. Se uno dei due bara, l’altro può chiedergli qualsiasi cosa. Qualsiasi.
Bianca deglutisce. Per un secondo la fossetta sulla guancia sparisce. Poi firma. B. Greco. Calligrafia da inviti di nozze.
Firmo anch’io. E. Conti. Un tratto che sembra un taglio netto.

La telecamera si accende. Luce rossa. Siamo in onda.
La musica parte a cannone. L’influencer sul palco urla ai follower: «Eccoli! Il cinico e la sognatrice!»

Le sfioro il braccio per guidarla verso il centro della scena. Un gesto automatico. Professionale.
O almeno è quello che provo a raccontarmi.

Lei abbassa gli occhi sulla mia mano, poi sorride appena.

«Se mi tocchi ancora così presto, la gente potrebbe pensare che ci piacciamo davvero.»

«Dio ce ne scampi.»

«Parla per te, Avvocato.»

La telecamera continua a mangiarci da lontano.

Tra le quinte, vedo un riflesso: è il telefono di Marta che ci riprende. Ha già scritto sul gruppo famiglia: “Prove che l’amore esiste: hanno firmato un tovagliolo. LOL.”

Mancano 89 giorni, 23 ore e 42 minuti.
Ho appena realizzato che Bianca Greco usa il mio stesso profumo di nicchia, quello che scelgo perché è “distaccato e freddo”.
Siamo nei guai. Serissimi.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Sara Businaro
Sono un’impiegata di 46 anni. Ho una vita piena divisa tra il lavoro e la mia bellissima ma caotica famiglia. Vivo con mio marito, le mie due figlie adolescenti e un gatto che probabilmente meriterebbe un capitolo a parte per quanto si è imposto durante la scrittura. Tra le mie passioni ci sono la lettura, che mi accompagna da sempre, e i viaggi, che mi piace pensare abbiano nutrito la mia immaginazione e il mio sguardo sui personaggi. Non ho un percorso “da scrittrice”: questo è il primo libro che ho avuto il coraggio di portare a termine e di mostrare a qualcuno.
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