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Aceto Zuccherato

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Come enunciato nella teoria del caos, gli avvenimenti di questo libro sarebbero potuti sembrare casuali a chiunque, ma non a Greta.

Un giorno come un altro: sole, amiche e shopping… ma in quel negozio, oltre a una favolosa giacca leopardata, Greta trova ad aspettarla anche un ragazzo che cerca di liberarsi da un maglione che vuole inghiottirlo. Tommaso, tra messaggi su MSN, chiamate e incontri furtivi, diventa presto il centro delle sue giornate, la sua prima storia d’amore. Una storia d’amore, però, con alti e bassi, destinata a non crescere mai. Greta sa che Tommaso non può essere il suo per sempre, e cerca di andare avanti e dimenticarlo, ma lui è “lo zucchero sulle sue giornate di caffè”.

Uno

Credo sia sempre bene partire dalle presentazioni, come si fa negli incontri di gruppo. Mi chiamo Greta. E sì, è il tipico nome di poche lettere dato da quei genitori che ne hanno uno chilometrico. In ogni caso, nessuno è al riparo dal fatto che gli venga modificato senza autorizzazione. Tanto, che anche un nome come il mio è stato trasformato come fosse niente in Gretina cretina e, come se non bastasse, in sGretolamento. Finché te lo dicono a dieci anni la prendi sul ridere, ma se qualche brutta persona a cinquant’anni me lo ripeterà, comincerò a farmi giusto qualche domandina.

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Come si può notare dalla presentazione, spesso mi perdo nei meandri dei miei viaggi interiori, da un niente arrivo a un tutto, ma un tutto solo mio. Nella mia mente, come nella mia vita.

Sono la tipica persona che non azzecca mai un proverbio, fiotti e fiotti di “non puoi avere sia il gallo che la gallina” (forse perché sono un po’ troppo romantica) e “menare il can per l’aria”. Il più delle volte mi suona così bene che non me ne accorgo nemmeno.

Poi, arriva il buon discepolo che mi corregge ridendo, se mi conosce. 

Inciampo, sempre e comunque, sia nelle parole che fisicamente, e so già che ovunque io mi trovi c’è un gradino che sta aspettando impaziente la mia mossa da imbranata. Infatti, il mio vialetto ogni anno attende il ghiaccio per essere felice. Molte volte, mi immagino la scena nella mia testa e rido come se fossi un’altra persona, quindi mi viene automaticamente da sorridere, anche se magari muoio di dolore…

Ricordo il mio primo San Valentino in discoteca, naturalmente tirata a lustro come le luci catarifrangenti nei corridoi, quando sono caduta in uno di quegli stramaledettissimi soppalchi molesti dove si trovano i tavoli: la morte assicurata di ogni ubriaco.

Il vestito era intonato agli accessori, questi ovviamente in linea con il colore degli occhi e la forma dei miei capelli. Il tutto era inesorabilmente in armonia con il mio clima interiore gioioso, ma assolutamente non in tinta con il sangue che sgorgava dalle mie ginocchia sulle candide calze velate color vampiro. No, no, non mentre ero in procinto di tornare a casa, ma bensì all’entrata epica in mezzo alla pista. 

Il peggio è stato quando la mia scarpa con il tacco alto come me è ruzzolata nel centro della stanza e si è trovata abbandonata in mezzo alle belve danzanti. Naturalmente, io dovevo recuperarla. Posso assicurare che riprenderla, appigliandosi ai passanti che se la ridevano, non è ciò che definirei facile.

Decisamente non è stata l’entrata da principessa che mi ero sempre immaginata, fin dai tempi di Cenerentola e di quei topini che le cucivano il vestito del ballo infastidendoci allo stesso tempo con le loro canzoncine. Che conoscevo a memoria, naturalmente.

Quando ero piccola, neanche mi domandavo perché il principe azzurro avesse dei leggings e cercasse una che aveva perso la scarpa, per di più pacchiana. Di sicuro, non avrebbe cercato la proprietaria della mia scarpa, porto un quaranta, per quanto ne poteva sapere lui avrei anche potuto essere un uomo con queste pinne.

Odio essere alta, mi sento sempre il gigante buono, soprattutto adesso che secondo me l’altezza degli uomini sta diminuendo come vorticosamente diminuiscono i soldi del mio stipendio i primi cinque giorni dopo l’accredito.

Solo ogni tanto noto uno molto alto, come il biscotto tigrato in mezzo a quelli a pois delle gocciole, ed è quasi sempre amore a prima vista perché mi sento che, anche per me forse, c’è una possibilità di evitare la fine che avrebbe fatto Biancaneve nel mondo reale: una donna alta contornata solo da uomini bassi.

Io, Biancaneve ed Eva abbiamo un problema in comune: l’amore non ricambiato per le mele, rigorosamente con la buccia. Una se l’è vista con il serpente, l’altra ha avuto un’intossicazione alimentare piuttosto seria. Mentre per me, anche se tossisco e mi piangono gli occhi, la tentazione è troppo forte per non cedere. Il loro amore non corrisposto ha avuto decisamente delle conseguenze peggiori se non fatali, cosa vuoi che siano cinque o sei secondi senza ossigeno in confronto. 

Si nota che spesso mi perdo e parto per una tangente che esiste solo nel mio navigatore, anche quando ormai magari il discorso è finito da tempo?

Ho preso questa particolarità da mia madre. Anche lei fa la stessa cosa, anzi mi supera alla grande. Lei sin da piccola, facendo sempre il medesimo tragitto per andare al mare, per gioco, aveva cominciato a leggere al contrario i nomi dei cartelli. Ora, è il divertimento di molte cene di famiglia o tra amici perché riesce a recitare frasi più o meno complesse al contrario, facile come schioccare le dita. Lei vorrebbe affrontare tutte ciò che accade nella nostra e nella sua vita come fa con le frasi. Girare e rigirare a piacimento le situazioni cercando di trovarci, sempre e comunque, uno spiraglio, seppur minuscolo e inesistente per la maggior parte del genere umano, di luce positiva.

Vorrei essere ottimista come lei, ma non sempre ci riesco. Sono catastroficamente catastrofista all’ennesima potenza. Una goccia mi cade in testa: sta per piovere. Non ho l’ombrello, so già che comincerò a nuotare fradicia nell’aria fino a quando un automobilista mi inonderà con l’acqua di una pozzanghera. Questa sarà sicuramente anche piena di sassi riducendomi irrimediabilmente in un colapasta. Forse, quella maledetta goccia è solo il risultato di qualcuno, che come me, ha il vetro sempre sporco e lo pulisce frettolosamente mentre è costantemente in ritardo.

“Siamo come dei radar, se mandi onde negative non puoi riceverne positive” è quello che spesso dice mia mamma.

Il mio radar evidentemente manda messaggi discordanti, probabilmente perché non so mai bene cosa voglio. Ma quello che non so di volere lo voglio sempre e comunque subito. 

Delle volte, vedo un vestito che non posso comprare e vorrei che fosse mio in quell’istante. Nella mia immaginazione iniziano a fluttuare immagini di me che lo indosso e di tutti gli abbinamenti possibili. In un sottofondo musicale che sento solo io mi culla il ritornello “…e non ci lasceremo mai”. Arrivo addirittura a sognare di comprarli con la controindicazione che quando mi sveglio sono dolori. 

Vestiti mancanti a parte, a volte i sogni diventano un rifugio per migliorare i momenti storti della mia vita. Nel sonno profondo incontro uomini che mi fanno ridere a crepapelle. Se sto passando un periodo no, degli sconosciuti completi, o persone conosciute di vista, entrano nei miei sogni per rallegrarmi la vita. Colgo l’occasione per ringraziare Daniel Craig che mi ha salvata questa notte.

Una volta, mi è capitato di incontrare casualmente quello sconosciuto “conosciuto” e ho sorriso tra me e me. Come se fosse un segno del destino che mi trovassi al posto giusto nel momento giusto.

Spesso, mi capita che un piccolo dettaglio importante, che in quel momento per me abbia un significato nella mia vita, compaia come per incanto. Per un attimo, ho la sensazione di non sbagliare tutto. Probabilmente sono avvenimenti casuali, ma per me non lo sono. Mi beccano bene, anche se non so tutt’ora il perché.

Credo fermamente nell’energia dell’amore e che tutti questi particolari siano come briciole da seguire per raggiungere la felicità.

Quella stessa felicità che traspare osservando due persone che si perdono una negli occhi dell’altra. Non credo che esista un film o un attore che possa riprodurre quella sensazione così fedelmente. Quando la provi è come un vortice che ti risucchia.

Sì, lo ammetto, mi è anche successo di osservare una scena del genere e, mentre ero assorta, quei due oggetto della mia attenzione si sono girati e sono rimasta con la faccia da Carlino.

Vorrei anche io che qualcuno staccasse ogni mattoncino del mio corpo con lo sguardo.

Come un puzzle che pensavi di aver completato, che giace per terra in attesa che venga messo in un quadro, in cui inciampi nel buio della notte e viene improvvisamente sconvolto.

Quello sguardo che ti rimane dentro, in ogni piega della pelle, in ogni pellicina, in ogni neo, in ogni organo, in ogni budellino.

La dolcezza che rimane nelle valli che congiungono le dita quando arrivi a casa, e che anche il giorno dopo solleva i tuoi piedi come fossero fatti d’aria in un mondo di marmo.

Il profumo di quel qualcuno che si addormenta con te nelle pieghine laterali del sorriso.

Il “tagadà” nello stomaco che ti toglie il respiro mentre ascolti una canzone che va a braccetto con un ricordo.

Quell’ondata di bello che ti investe quando trovi un oggetto legato a un momento preciso. Di bello perché non saprei definirlo diversamente.

Bello, bello e bello. Lui sapeva di bello.

2021-06-09

Aggiornamento

Grazie. Se sono qui oggi a scrivervi è perché, solo grazie al vostro aiuto, il mio sogno più grande si potrà avverare. Con il vostro sostegno, il primo e più importante traguardo è stato raggiunto. Fa bene al cuore sapere che tutti voi avete creduto in me e nel mio libro. Grazie di cuore.

Commenti

  1. Lisa Monari

    Premetto che ho letto veramente pochi libri negli ultimi anni ma sono sincera nel dire che a prima vista Greta mi ha suscitato curiosità con questo sorriso super mentadent, non sapevo stessi scrivendo un libro non conosco nulla di te praticamente ma a pelle mi sei piaciuta e soprattutto il titolo di questo libro mi ha veramente troppo Incuriosito così che non ci ho pensato un minuto di più ad acquistarlo.. Ho iniziato a leggerlo e non mi rendevo conto di quanto il tempo passasse le lancette del orologio proseguivano e io non me ne rendevo conto, ogni parola ogni capitolo mi avvolgeva dentro di lui e continuavo la lettura con così tanto piacere stupore curiosità che non vedevo l ora di finirlo per rileggerlo.. Frizzante, fresco, spontaneo, intenso, pieno, sincero con un finale veramente a me inaspettato ma aspettato e anche sperato per me 😊consiglio a chiunque di leggerlo perché nessuno se ne pentirà!! 😉

  2. Lucia Ascari

    Una lettura briosa e spumeggiante, che rapisce e allo stesso tempo fa sorridere per il tono ironico con cui l’autrice dipinge ogni episodio che compone questa coinvolgente storia d’amore. Il flusso di coscienza, che segue costantemente la protagonista in ogni sua azione, trasmette perfettamente il romanticismo che si racchiude nel delicato cuore di ogni giovane ragazza al suo primo amore. Greta, pagina dopo pagina, ci accompagna a vedere il mondo coi suoi occhi, col suo modo di pensare fantasioso e fuori dal comune, che scorge in ogni sfaccettatura del mondo qualche collegamento con il filo rosso del destino. Ogni capitolo porta il lettore ad immedesimarsi sempre di più in ciò che vive la protagonista, in quell’attesa logorante di un segnale, in quelle montagne russe che solo un amore così intenso e irrazionale può farti provare. Lo consiglio con tutto il cuore, perché è un libro che ti abbraccia e ti capisce in ogni fragilità, sdrammatizzandola e alleviandoti la giornata. Finisce sempre per strapparti un sorriso, insegnandoti che di fronte all’amore, tutti e dico proprio tutti, siamo maldestri, impotenti e sognatori, senza perdere mai la speranza.

  3. (proprietario verificato)

    In ogni riga di ” Aceto zuccherato ” trovi GRETA in tutte le sue mille sfaccettature, ma la sua ironia frizzante è la padrona del libro. Le persone che non sanno l’esistenza di questa ragazza magica dovrebbero leggerlo per capire che c’è chi scrive di loro senza saperlo, infatti, in tutti i sentimenti della protagonista si ritrova sé stessi.
    Per chi invece ha il privilegio di averla nella propria vita, mentre legge questa storia si immagina Greta mentre spiega le cose, vede proprio il suo sorrisino entusiasta per le cose più banali, che poi sono le più importanti. Ti spiega le cose come nessun altro al mondo sa fare, quando è una giornata terribile lei è una di quelle poche persone che può tirarti su il morale e lo stesso fa nel suo primo libro : quando lo apri, entri subito nel suo mondo e questa immersione vorresti durasse il più possibile. Infatti, appena inizi ” Aceto Zuccherato ” vuoi sapere come va a finire, quindi, divori le pagine senza accorgertene, perchè la lettura è davvero tanto tanto scorrevole. Questa storia d’Amore che ci esorta a non prenderci troppo sul serio ma ad ascoltare sempre il nostro cuore merita assolutamente d’esser letta.

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Greta Ascari
è nata in provincia di Reggio Emilia nel 1992. Lavora nel settore della moda da sette anni. "Aceto zuccherato" è il suo primo romanzo. Far sorridere e sognare il lettore è la vera speranza dell’autrice.
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