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All’ombra dei platani del viale – come siamo cresciuti senza andar troppo fuori di testa

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Consegna prevista Luglio 2027
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Il vero protagonista doveva essere il Viale. Un corridoio alberato in una Spezia di provincia da centomila abitanti. Ma, pagina dopo pagina, i veri protagonisti siamo diventati noi: i ragazzi della “compagnia del viale”. Nati nell’epoca d’oro dei boomers – gli anni facili della socializzazione – abbiamo trasformato quel pezzo di città nel centro del nostro mondo. Tra le sere passate al Bar delle Papere, i motorini truccati di Finalmente Motorizzati, le scanzonate Sgambate e la finta Radio Ligure Levante, fino alle vasche in via Chiodo, questo libro raccoglie i frammenti di una giovinezza indimenticabile. All’Ombra dei Platani del Viale è una raccolta di racconti di formazione scritta con la cura meticolosa di chi ha la fortuna di conservare una memoria di ferro. Storie calde e ironiche che fanno ridere a crepapelle noi che c’eravamo, oggi ultra-sessantacinquenni, con la speranza profonda di contagiare, emozionare e far sorridere anche voi che vi siederete all’ombra dei nostri platani.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea era di fare 4 risate condividendo ricordi di gioventù. In risposta ricevo faccine che ridono: “Bello, Bruno… che memoria!” E poi: “Ma ti ricordi anche..?” Come no? Incoraggiato da tanto entusiasmo, ho scritto altri aneddoti. Lo stile è focalizzato su episodi divertenti. Ho mandato bozze anche a colleghi di lavoro. La risposta è stata sorprendente: “Pur non avendo vissuto queste storie in prima persona, mi ci sono immedesimato”. L’invito è diventato unanime: “Perché non le pubblichi?”

ANTEPRIMA NON EDITATA

I Garzoni del Forno Tognetti

Quasi tutti i garzoni che negli anni si sono succeduti al Forno Tognetti avevano su Pipèo un

particolare ascendente che poteva spiegarsi forse solo con l’influenza che una persona adulta esercita sull’amico più piccolo di età a suon di panzane raccontate … , panzane che

innocentemente noi bevevamo senza farci troppe domande.

Eccezion fatta per “Püssola”, per “il Tatone” e per pochissimi altri, quasi tutti questi garzoni godevano di credito incondizionato da parte di Pipèo, al punto tale che Pipèo stesso talvolta li introduceva nella compagnia del Viale.

Io ricordo ad esempio “quello” (devo chiamarlo così, perché il suo nome proprio non mi sovviene) che aveva la Skoda verde pisello modificata Abarth ….. 10mila giri al minuto solo all’accensione …. e quando gli si provava a chiedere «perché proprio verde pisello ?», lui con atteggiamento tronfio rispondeva «perché verde pisello attira la fica e respinge l’uccello». Ogni tanto scorrazzava anche noi per farci provare il brivido dei suoi cilindri tirati come corde di violino … e non disdegnava

somministrare dal finestrino qualche “consiglio” oppure qualche elegante parola di ammirazione alle passanti che magari si azzardavano ad attraversare la strada (sulle strisce) prima del suo passaggio : «deh…., mìa ch’i è mèi farse schisàe da doi bale che da quattro rède» (“deh”,

interiezione utilizzata prevalentemente per richiamare attenzione. Equivale a “ascolta..!”). Ascolta, guarda che è meglio farsi schiacciare da due palle (due testicoli), che dalle quattro ruote di una

macchina.

A noi, seduti rigorosamente di dietro, non restava che vergognarci e nasconderci sotto la seduta dell’auto come meglio si poteva. E credo che nessuno di noi abbia mai sperato di diventare come lui, una volta divenuto adulto.

Ma il garzone protagonista dell’aneddoto che segue è un altro …, venuto molto anni dopo ovvero quando noi del viale eravamo sufficientemente adulti, sicuramente maggiorenni e patentati. Di “questo” garzone ricordo bene il cognome : Mignèo, un catanese simpaticissimo e sempre di buonumore, statura quella del cantante Pupo ma con dozzinale pettinatura all’indietro,

sicuramente intenzionale, che lo sollevava di almeno dieci centimetri.

Mignèo era un viveur. Non perché avesse tanti soldi, ma perché quelli che guadagnava li spendeva per star bene senza parsimonia e con molta generosità anche con gli amici. Con molte settimane di anticipo ci aveva voluto rendere noto che per quel sabato sera avrebbe prenotato un mega tavolo

alla Bussola di Focette e si narrava che il locale avrebbe dovuto richiamare personale extra di

servizio solo per la roba che sarebbe stata portata al suo tavolo. Pipèo ovviamente sarebbe stato suo graditissimo ospite ed altresì incaricato di estendere gli inviti a tutti quanti egli avesse gradito.

E fra i gradimenti di Pipèo c’eravamo io e Davide.

Non perché il DNA di Davide ed il mio fossero troppo diversi da quello di Pipèo, ma a noi due tutta questa generosità appariva un po’ strana…

  • Ma quanto si paga ?
  • Niente !! te l’ho già detto tante volte, siamo al tavolo di Mignèo!!
  • Ma sei sicuro ? ma allora è a Mignèo che dovremo dare qualcosa …
  • Ti ho detto di no, ci pensa tutto lui.

Al nostro arrivo alla reception della Bussola, Mignèo era già sicuramente dentro perché l’ora era già sufficientemente tarda anche se la cassiera continuava a staccare biglietti senza soluzione di continuità. A Davide e a me i dubbi non si erano dissipati nonostante le ripetute rassicurazioni di Pipèo. Il quale Pipèo a questi punti doveva sostenere il ruolo del capo-comitiva (di noi tre) perché ormai era conclamato che fosse lui ad avere le giuste istruzioni dettate dal “Boss della Serata”.

Dalle aspettative create eravamo convinti che per quella sera la Bussola fosse illuminata come una piccola Las Vegas e arricchita di insegne ove il nome “Mignèo” capeggiasse ovunque; oppure che già in lontananza si sentisse l’eco di ballerine e anchormen che inneggiassero a lui come ad un Re Mida benefattore e che alla fine sella serata sarebbe stato portato in trionfo su un tappeto dorato.

Io e Davide, sempre per precauzione, restiamo un bel po’ indietro, ma Pipèo, conscio del ruolo di capo-comitiva, entra spedito nella reception, ignora la cassiera sulla sinistra e procede spedito svoltando repentinamente a destra in direzione del traguardo costituito dalla tenda di ingresso, tenda che separa ed immette nella “grande arena” , quando un omaccione alto due metri e largo altrettanto gli si para davanti e lo guarda senza fare domande.

Secondo noi, anche Pipèo aveva forti dubbi … gli stessi nostri … , tant’è che in questo tentativo di Blitz-a-scrocco non aveva omesso di guardare il personale di servizio con la coda dell’occhio,

pregando che filasse tutto liscio.

Arrestato a pochi centimetri dal traguardo, a Pipèo non resta che provarci : «Siamo con Mignèo».

Il bulldozer di 150 kg non ha nemmeno bisogno di aprire bocca. Muove l’indice della mano destra e lo fa oscillare come un metronomo davanti al naso di Pipèo. NO.

Ti aspetti che Pipèo replichi, che faccia valere le promesse ricevute dal Pascià Mignèo … e invece Pipèo gira la schiena di 180 gradi e va verso la cassa.

A quel punto anche a noi torna tutto e ci mettiamo in coda a Pipèo per pagare un REGOLARE biglietto di ingresso.

Di nuovo davanti al Bulldozer per farci strappare i biglietti appena comprati, ecco che miracolosamente anche al Bulldozer ritorna la voce :

  • Ecco !!! ora sì che siete con Mignèo!!

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Bruno Biffignandi
Bruno Biffignandi è nato alla Spezia nel 1962. Dopo la maturità tecnico-industriale, ha lavorato nel settore delle telecomunicazioni, coltivando nel frattempo la passione per la musica e per i classici della letteratura.
All’età di trent’anni si è trasferito a Firenze, le cui atmosfere hanno contribuito a far nascere in lui nuovi interessi, come la danza jazz e l’arte moderna e contemporanea.
Sono tuttavia gli anni della crescita, quelli che intercorrono tra la fine dell’infanzia e l’età adulta, ad aver ispirato i racconti del suo libro d’esordio “All’ombra dei platani del viale”. Gli aneddoti, narrati sotto forma di divertenti e autentiche disavventure, offrono uno spaccato completo di tutto ciò che una compagnia di amici d’infanzia del quartiere poteva combinare in quegli anni ’70, mai così tanto oggetto di culto come oggi.
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