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Altre forme di vita

Altre forme di vita

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Settembre 2022
Bozze disponibili

Berlino, 10 gennaio 2017, anniversario della morte di David Bowie. Un morto impiccato, Karl, un’indagine per omicidio chiusa in fretta con l’arresto dell’amante del defunto. Lui la picchiava, lei si è vendicata. Il social media manager Andrea Straniero e il suo amico avvocato Sandro conoscono la ragazza e sanno che è innocente. Per scagionarla, arrivano fino a Kyoto sulle tracce della ex moglie di Karl fuggita da Berlino. Dice di sapere chi è il colpevole: è attendibile una donna che lascia indizi su Instagram postando biglietti dei biscotti della fortuna cinesi? Intanto, alla periferia est di Berlino, si afferma il misterioso Nazikommunist Partei guidato da Olaf, sanguinario postino della ex DDR, e dal prof. Kravets, filonazista ed esperto in DNA delle piante. A Roma invece, scoppia una strana epidemia: le persone, colte da scatti d’ira, uccidono senza pietà. È tutto collegato? Un’indagine ricca di suspence, humor nero, birra e musica: una corposa playlist accompagna l’intero romanzo.

Perché ho scritto questo libro?

Per il mio legame con il protagonista, Andrea Straniero: mi chiedeva di raccontare le sue avventure, non ho fatto altro che entrare nella sua mente contorta. Non è stato semplice accompagnarlo in questo viaggio: la musica che ascolterete leggendo il romanzo mi ha guidato fino alla fine di questa storia sempre in bilico tra l’inquieto e l’ironico.

ANTEPRIMA NON EDITATA

A-side
KYOTO SONG

A nightmare of you
Of death in the pool
Wakes me up at quarter to three
I’m lying on the floor of the night before
With a stranger lying next to me

Kyoto Song, Robert James Smith, The Cure, 1985

  1. Karl Biedecker

*suggestione sonora

The Cure – Kyoto Song

Mi chiamo Karl Biedecker.
Sono appeso per il collo nel bagno di un residence di Moabit, Berlino. Forse è la fine che merito, forse ho sbagliato tutto. Gli istanti che precedono la morte sono rapidi, dolorosissimi flashback della mia vita. Il trailer allucinato di un film senza lieto fine.

C’è mio padre che nel novembre 1989 – avevo sedici anni e vivevo a ovest – mi racconta in diretta la caduta del Muro. La storia che entra nelle vite di tutti noi, l’evento che ha indirettamente dato il via alla letale carambola che mi sta uccidendo.

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Naoko, abbracciami un’ultima volta, ti prego! Mia moglie… la mia ex moglie. Ecco la prima volta che l’ho vista sulla S-Bahn a Warschauerstraße: era un sogno con gli occhi mandorla. Dio, quanto ti ho amato piccola mia, almeno quanto tu mi odi adesso! La nostra vita serena nel profondo est di Berlino a Kaulsdorf-Marzahn, le passeggiate mano nella mano nei parchi che costellano di verde il plattenbau sovietico. E Jeremias, orfano di padre a sette anni: non potrò mai vederlo crescere. Sorridi! Papà ti vorrà sempre bene anche se tu lo stai già dimenticand… non ce la faccio più… mi manca l’aria. Non merito di morire.

No, lui non voglio vederlo! Olaf no! Mi ha trasformato in picchiatore, assassino, spacciatore. Avevo bisogno di soldi, quel bastardo del mio capo non mi pagava più, non bastavano i pochi clienti che sottoscrivevano le polizze. Ho incontrato Olaf e mi ha rovinato la vita. Grazie a lui ho perso l’amore di Naoko e Jeremias, sono diventato una bestia, un violento. I soldi facili, le svastiche, le falci e i martelli disegnati su quel muro sverniciato, la DDR, i neonazisti, il Partei, il sangue degli immigrati, dei barboni che ho pestato a morte sotto effetto della cocaina. L’abisso. Merito di morire.

Le lacrime mi rigano il viso, ne avverto a malapena il sapore salato sulle labbra, sto soffocando. Come sono lontani i tempi in cui vincevo il torneo di golf a Pankow. La statuetta-premio ha troneggiato in tutti i soggiorni delle case che ho abitato. Anche qui al residence Obst. Forse non è nemmeno un caso che chi mi ha impiccato, mi abbia prima stordito proprio con quella. Un colpo secco alle spalle, prima di riempirmi di botte svenuto e appendermi nel bagno.

Il cervello trasmette ancora un’immagine sfocata: Annalisa. L’ultima donna che ho amato. I suoi capelli rossi, il sorriso intenso, l’attrazione fisica, l’amore ritrovato. Poi di nuovo la rabbia. E la vodka, la droga, la gelosia. Io che la picchio proprio in questa stanza, lei che scappa.

Le forze mi abbandonano, i flashback sono annacquati, il respiro affannoso si spegne insieme ai battiti del mio cuore. Ho un solo occhio aperto, il mio tempo è finito. La mia parabola discendente si chiude così. Merito di morire.
Addio, Karl.

  1. Der Kommissar

*suggestione sonora

Falco – Der Kommissar

Abschnitt 34, Alt – Moabit. 10 gennaio 2017, primo pomeriggio.

“Allora, agente Trompeter, possiamo ricapitolare tutto? Vittima, sospettati, alibi, tutto. Non è stato un suicidio, ne sono quasi sicuro: non mi quadra niente. Soprattutto quello squarcio in testa dovuto a un colpo da oggetto contundente. Mi pare chiaro che non possa essersi colpito da solo.”

“Subito, commissario Tiedke! La vittima è Karl Biedecker, 43 anni, assicuratore di Berlino. Era al residence Obst da qualche mese. Divorziato, un figlio. Ha avuto problemi di droga in passato, almeno così risulta da alcuni documenti che abbiamo trovato nel suo appartamento. Qualcuno lo ha anche accusato di spaccio, ma non ci sono prove contro di lui. Stamattina a Marzahn abbiamo interrogato Ulf Kirsten, un suo ex vicino di casa e ci ha detto che era una gran brava persona, figuriamoci.
C’è un’unica macchia recente nella vita di quest’uomo: è stato denunciato per percosse qualche giorno fa.”

“Da chi?”

“Ehm… una sospettata, però è in fondo all’elenco in ordine alfabetico, che faccio, passo direttamente a lei?”

“No, leggili in ordine alfabetico, me li ricordo meglio. Poi vediamo i collegamenti. Li abbiamo tutti qui?”

“Una è irreper…”

“Basta Trompeter, leggi questi cazzo di nomi.”

“Ok, ma era quello che stavo… aehm…
Bertini Annalisa, anni 26, italiana, amante della vittima, residente a Bologna, Italia, ma presente a Berlino il 10 gennaio 2017. Lavorava per un’agenzia di comunicazione, la SN – Soziale Netzwerke. Ha vissuto per qualche mese a Berlino, se n’è andata il 20 dicembre scorso, in seguito all’attentato dei mercatini di Natale del 19. Ha detto di essere tornata perché doveva recuperare degli effetti personali in casa di Biedecker. Che l’aveva picchiata per gelosia. Ha dichiarato di avere un fidanzato o ex, non ho ben capito, in Italia.”

“Quindi l’amante è la vittima.”

“Sì… ma non solo.”

“Vai avanti…”

“Brückner Claudia, anni 26, tedesca di Berlino, aveva – rabbiosamente e anonimamente – denunciato la vittima per percosse. È la CEO dell’agenzia di comunicazione per cui lavora la Bertini. Ci ha appena detto che aveva sporto denuncia proprio perché la sua dipendente non lo aveva fatto. È sparita per un po’, gli amici la cercavano, ma poi è venuto fuori che era tutta una messa in scena.”

“Cioè? Non era scomparsa?”

“No, era una specie di trovata pubblicitaria che…”

“Non me ne frega niente per ora. Vai avanti.”

“Nakamura Naoko, anni 36, giapponese, ex moglie della vittima. Irreperibile. Hanno un figlio di nome Jeremias, 7 anni, anche di lui non c’è traccia. Ha lasciato Biedecker perché era un violento. Attualmente avevano rapporti civili, almeno così sembra dalle prime indagini. Non abbiamo molto altro su di lei.”

“Troviamola, no? Finiti? Ah no, mancano il turco e l’italiano.”

“Esatto! Sengun Mehmet, anni 53, turco, piccoli precedenti come furto e spaccio in gioventù. Vive con la famiglia al primo piano del residence Obst, gestisce tutto lui: pulizie, pagamento affitto, eccetera. Il palazzo è di proprietà della DB – Deutsche Bahn. Ha trovato il cadavere insieme all’italiano, Andrea Straniero.”

“Sentiamo… la sua testimonianza è stata la più complicata, sto ancora cercando di capire in che rapporti sia con gli altri”.

“Straniero Andrea, anni 38, italiano, nato a Roma, incensurato. Era il vicino di appartamento della vittima, ma non si frequentavano. Viene spesso a Berlino a suo dire per lavoro, ma dà l’impressione di essere qui per perdere tempo dietro a donne e birra. Poi ha scoperto che la Brückner, sua vecchia fiamma, era scomparsa e si è messo a fare il detective. Lavora sui social media.”

“Quindi lui fa il social media manager alla SN con la Brückner e la Bertini?”

“No, lì non lo hanno preso. Fa il barista all’Einstein Kaffee sulla Sprea, qui dietro.”

“Ma se non aveva rapporti con la vittima…”

“Li aveva indirettamente. Ci ha detto che mentre cercava Claudia Brückner ha conosciuto Annalisa Bertini all’Obst: era appena stata picchiata da Biedecker. Poi hanno avuto una breve relazione.”

“Quindi ricapitoliamo: Straniero era innamorato della Brückner, ma aveva una relazione con la Bertini che a sua volta era fidanzata in Italia e scopava con la vittima. Tutti avevano a che fare con questa agenzia eccetto il turco e la ex moglie giapponese del morto, che non troviamo da nessuna parte. Trompeter… è un gran puttanaio, lo sai?”

“Sembra anche a me, signore.”

“Gli alibi?”

“Traballano, eccetto quello di Sengun. Lui non…”

“Lei chi è, scusi?”

“Mi chiamo Alessandro Moscatelli, sono il legale di Straniero, buongiorno.”

“Buongiorno, sono il commissario Hans Tiedke della polizei di Berlino, distretto Moabit. Abbiamo motivo di credere che il suo assistito sia coinvolto nel presunto assassinio di Karl Biedecker.”

***

Mi chiamo Andrea Straniero. Io e Mehmet abbiamo avuto la sfortuna di trovare per primi un uomo impiccato.
Oggi è il primo anniversario della morte di David Bowie, mio nume tutelare e detentore di tutte le verità, e io lo trascorro in commissariato. Sandro è stato veloce ad arrivare con il primo volo disponibile. Forse si sente in colpa ad avermi messo in questo mastodontico pasticcio.
Io sono il vicino di stanza del morto, Mehmet è il portiere-gestore-tuttofare del residence Obst, luogo del delitto.

Il cadavere è quello di Karl Biedecker, 43 anni, assicuratore divorziato, papà, con una certa propensione alla violenza sulle donne.

Annalisa è a Berlino? Non mi ha detto niente!

Claudia ha denunciato Karl? Non so niente nemmeno di questo.

Hans Tiedke nella parte del commissario della polizei ci sta bene. Giacca di pelle nera, esattamente come nelle serie tv tedesche da quarant’anni a questa parte. Qui il poliziotto figo ha sempre la giacca di pelle, non si sfugge alla regola-Fonzie. Biondo, alto, sui cinquant’anni ben portati, una fede all’anulare, barba sfatta e no, non è stato in coma per vent’anni come il tipo di Last Cop. Almeno credo.
Il problema è che durante gli interrogatori in lingua tedesca, anche se nessuno ti sta accusando di nulla, sembra sempre di trovarsi di fronte la GESTAPO. Il tedesco non è una lingua musicale e fa paura per certi trascorsi militari tutt’altro che felici.
Hans Tiedke non pensa che io e Mehmet siamo degli assassini. Pensa solo che sappiamo qualcosa in più di quello che vogliamo far credere. E ha ragione. Ognuno di noi due sa cose che Der Kommissar non sa, ognuno di noi sa cose diverse che l’altro ignora.

Hans Tiedke avrà la mia verità.
Non prima però, di farmi riabbracciare quello stronzo di Sandro.

“Vecchio bastardo! Mi hai cacciato tu in questo casino e adesso sei qui per rimediare eh? E intanto tua moglie ti ha mollato! Ahahahah”

“Lasciamo perdere… che cazzo è successo con questo picchiatore seriale di donne?”.

Un paio di mesi fa, il mio grande amico Sandro, insieme a Claudia, aveva innescato lo scherzo perfetto ai miei danni. La finta scomparsa di lei mi aveva convinto a prendere il primo volo per Berlino, città che amo alla follia; una specie di caccia al tesoro on line messa in piedi dai due insieme ad altri complici me l’aveva fatta ritrovare al Sony Center il 25 dicembre. Tutto con il solo scopo di non farmi annoiare a Roma.
Quello che non aveva calcolato era ciò che poteva succedere nel frattempo.
Che si riassume in tre fatti eclatanti: la mia cotta ricambiata per Annalisa Bertini, l’attentato dei mercatini di Natale, il morto nella stanza accanto alla mia. Se il diavolo scrivesse trame per libri e film thriller, di certo ci andrebbe più soft.

  1. I cerchi concentrici

*suggestione sonora

Oasis – The Masterplan

Osaka, interno di un albergo di discreto lusso, è il 2 febbraio, tre settimane dalla morte di Karl.
Sto disegnando, come mia abitudine da insonne  cronico, dei cerchi concentrici con  la penna mentre sgranocchio crackers di soia, quelli neri ruvidi: quando li ho assaggiati la prima volta volevo buttare la confezione, poi uno tira l’altro, mi sono piaciuti. Adesso sono la mia nuova droga. La droga giapponese insieme alla birra Kirin. Hanno sostituito le droghe berlinesi: le amatissime noccioline pastellate alla paprica e la Berliner Kindl. Del resto, gli amori sono passeggeri e si possono sostituire. Senza contare che spesso, se ritorni, ti accolgono a braccia aperte.

Sandro sta approfondendo quella questione secondo cui il massaggio prostatico è la cosa che fa più godere un uomo. Qui nel distretto finanziario di Umeda, in mezzo a grattacieli di ogni altezza, è pieno di “centri massaggi” più o meno buoni per tutte le tasche. Lui, essendo megalomane, ha scelto roba extralusso; dopo aver consultato un forum tipo Gnocca Travel, è andato dove vanno i super capi delle multinazionali dell’elettronica o in alternativa, i boss della Yakuza. Ammesso che le due cose non coincidano.

Le giapponesine sono molto generose se sei generoso con loro. Un mondo apparentemente intriso di pudore, ma poi estremamente perverso nel suo essere fintamente innocente. Il sesso lo vedono in modo differente da noi, i jappi.
Con Sandro siamo cresciuti insieme fin dall’asilo, ma siamo profondamente diversi. A lui piace il lusso, quello sfrenato, quasi cafone. A me no. Intendiamoci non è che non mi piaccia, ma sono moderato, apprezzo il benessere ma senza eccessi, con classe.
Sono, siamo, davanti a un altro mistero. Il rebus prevede un morto, Karl, una presunta assassina, Annalisa, e una fuggitiva che lascia tracce, Naoko, ex moglie del morto.
Passato qualche giorno dal ritrovamento del cadavere, i ragazzi della scientifica hanno sentenziato che gli unici indizi riconducibili a estranei all’interno della stanza numero Tre del residence Obst, portavano la firma di Annalisa Bertini.
Arrestata, poi rilasciata, ora ai domiciliari a casa sua, quella condivisa con Dolores De Freitas, una ragazza portoghese sua coinquilina dall’arrivo a Berlino nell’autunno del 2016. Il processo sarà ai primi di marzo e se l’accusa sarà confermata, potrebbe arrivare l’ergastolo seppur con la speranza di attenuanti per legittima difesa.
Non ci potevo credere. E non ci credo ancora oggi che sono qui per lei.
Annalisa era tornata in città l’8 gennaio scorso per riprendersi le cose che non aveva ancora riportato a Bologna. Non mi aveva avvertito, sostanzialmente non aveva avvertito nessuno.
Sandro è diventato il suo legale non appena l’accusa è stata formalizzata.
Dopo quella giornata in centrale, in cui il solerte commissario Tiedke aveva mitragliato di domande tutti i sospettati, ci siamo rivisti.
Ancora una volta in circostanze che definire surreali è dire poco. L’omicidio del suo ex amante che la picchiava.
Un hamburger veloce a Kreuzberg, io, lei, Sandro e Claudia. Perché di fronte a un evento corale, anche le due ragazze, così diverse tra loro tanto da non sopportarsi, sono diventate marionette in mano a una entità superiore. Il Dio dell’evento corale.
We’re all part of the masterplan, cantava Noel Gallagher.
Sandro era per forza di cose quello che ne sapeva di meno: fu ragguagliato per bene da noi tre.
Se nessuno dei tre gli stava mentendo, nessuno dei tre era evidentemente l’assassino.

2022-03-14

Aggiornamento

È praticamente ovvio che esistano Altre forme di vita! 200 copie raggiunte! Grazie a tutti! Ci vediamo a settembre in libreria. Simone
2022-01-15

Radio Godot

Davvero non ti fidi a ordinare un libro in crowdfunding a scatola chiusa? Vuoi saperne di più dalla mia viva voce? Apriamo la scatola! Sabato 15 gennaio sintonizzati alle ore 14 su Radio Godot per la primissima intervista radiofonica su Altre forme di vita. Sarò ospite di Cristina Campagna e del suo show (davvero uno show!) Bambinando per inaugurare insieme la nuova rubrica "C'era una volta o forse erano due". Puoi ascoltarlo direttamente online su www.radiogodot.it oppure scaricando l'app gratuita di Radio Godot.
2021-12-19

Aggiornamento

La playlist legata al libro è disponibile qui: https://open.spotify.com/playlist/3nvUyvKNFm67OI3DntpgYj?si=fc3c9be7c1444ef7
2021-12-19

Aggiornamento

Grazie a tutti per le 60 copie (in realtà 61) già prevendute in soli tre giorni! Prossimo traguardo: 100 copie entro il 15 gennaio.
2021-12-17

Aggiornamento

La playlist che accompagna il romanzo: https://open.spotify.com/playlist/3nvUyvKNFm67OI3DntpgYj?si=d7nnkrXxSVuPOh9bKlMuzA&utm_source=copy-link

Commenti

  1. Giorgio Donato

    (proprietario verificato)

    Chiunque bazzichi sui social, assista a una tribuna politica, ascolti un telegiornale, si interroghi su cosa muove i conflitti di interesse, cosa animi la rabbia delle persone, farebbe bene a buttare un occhio su questo testo vivace e serrato che attraverso un espediente ci racconta un po’ di più della società di oggi (e forse della società in generale) e della facilità con cui la gente può essere manipolata.
    Gaballo disegna la storia dei suoi protagonisti attraverso un occhio molto privilegiato, portandoci nella loro testa e accompagnandoci in un viaggio dai ritmi serrati tra Berlino, Giappone (o era Cina?) e Roma.
    Da leggere tutto d’un fiato e…attendo il prossimo capitolo

  2. Simone Gaballo

    61 copie in 3 giorni è un ottimo inizio! Grazie a tutti.
    Il prossimo obiettivo sono le 100 copie entro il 15 gennaio. Possiamo farcela!

  3. Simone Gaballo

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Simone Gaballo
Sono Simone, nato a Roma alla fine del 1974, da sempre appassionato di parole.
Social media specialist, giornalista pubblicista, blogger di prima generazione, ho tenuto docenze di social media marketing. Nel 2011 ho pubblicato il racconto breve "Miracolo al supermarket". Nel 2018 esce in libreria il mio romanzo d’esordio "A Berlino va bene" che narra le vicende di Andrea Straniero, detective per caso che indaga con l’aiuto di tre insoliti “Watson”: social network, musica e birra. Nel 2020 il mio racconto “Carlo Briaschi” viene selezionato per far parte dell’antologia “Racconti Isolati – Un Decameron al tempo del Covid” uscita a novembre 2021.
Mi piacciono i thriller, gli horror e i colpi di scena. Vorrei vivere tra Berlino e la costa atlantica francese ma per ora mi accontento di Roma. Ho il dono della sintesi: avevo 900 caratteri a disposizione per scrivere di me, ne ho usati 896.
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