L’ex avvocato civilista Paolo Verolani, tornato nel paese natio in seguito alla morte del padre, dopo un decennio di esilio volontario in Inghilterra, ritrova l’affetto della sorella maggiore e scopre di aver avuto una figlia da una relazione adolescenziale di cui aveva perso persino il ricordo e di essere addirittura nonno di una meravigliosa bambina. Dopo un primo periodo di ambientamento, non volendo riprendere a fare l’avvocato, per sbarcare il lunario si improvvisa detective privato alle dipendenze del suo ex socio. La banale indagine di stalking affidatagli sfocia in un caso di apparente omicidio passionale che lo indurrà a ricercare il vero senso dell’amore, a cui ha cessato di credere pur senza poterlo negare, costringendolo a fare un tormentato bilancio della sua vita sentimentale che, sebbene incompiuta, gli ha riservato comunque delle gioie inattese.
Perché ho scritto questo libro?
Da sempre scrivo per ritagliarmi uno spazio di pura libertà espressiva e sfuggire all’aridità e al formalismo a cui il mio lavoro quotidiamamente mi costringe. Anche scrivere questo libro è stato un atto “terapeutico” per cercare di indagare le emozioni congelate e ritrovare la mia voce autentica.
ANTEPRIMA NON EDITATA
D’altra parte doveva pur potersi sostenere.
I soldi che gli aveva lasciato suo padre, incamerati al suo rientro in patria, non sarebbero durati a lungo e non poteva certo immaginare di gravare su Maria, la figlia che non sapeva di aver avuto fino a cinquant’anni e che l’aveva generosamente accettato anche come nonno di Nazarena.
Tanto doverosamente premesso, il soggetto che pensava d’incontrare quale primo committente, dopo che Vincenzo gli aveva spiegato sommariamente la situazione da indagare, era un uomo fragile e insicuro, non certo il tipo che si ritrovava dinanzi nella cameretta che era stata di Valentina (l’ex praticante ormai avvocato che occupava a pieno titolo la sua vecchia stanza) perché non era immaginabile che un uomo nel pieno della maturità, colto, piacente e a suo modo brillante, potesse struggersi d’amore per una donna più anziana di dieci anni e neppure particolarmente bella:
«Buona sera professor De Marchi, sono il collaboratore dell’avvocato Vincenzo Basso, mi chiamo Paolo Verolani.»
«Piacere di conoscerla, l’avvocato mi ha detto di potermi affidare a lei per investigare sull’incresciosa situazione in cui mi trovo, per trovare il modo di reagire ad una minaccia che mi coinvolge. Le ha spiegato di cosa si tratta?»
«Sì, molto sommariamente per cui, se non le dispiace, vorrei che mi ripetesse tutti i particolari della vicenda, senza tralasciare nulla, per avere un quadro più preciso…poi mi servirà pure di conoscere luoghi e indirizzi e avere una fotografia recente della donna minacciata. Si accomodi prego.»
«Va bene, cercherò di sintetizzare ma devo partire da lontano per arrivare al punto… e spero che lei avrà la pazienza di seguirmi.»
«Sono qui per questo.»
«Dunque, da qualche anno insegno fisica all’Università di Roma, dopo essere stato professore associato all’università di Firenze per dodici anni. Fin da sùbito a Roma ho cominciato a frequentare, anche fuori dal lavoro, un collega molto più anziano di me, ora alle soglie della pensione, il professor Carlo Satta, e sua moglie Sandra Meis, di una dozzina d’anni più giovane, anche lei docente universitaria, di filologia romanza sempre alla Sapienza.»
«Mi scusi se l’interrompo sùbito: quindi lei vive a Roma e non in Ciociaria?»
«Sì, vivo a Roma da quando ero studente universitario e ho continuato ad abitarci anche quando lavoravo a Firenze, dove andavo e tornavo in giornata col treno. In Ciociaria ho ancora mia madre, che ha insegnato italiano nel liceo classico qui in città, attualmente assistita da una badante – mio padre è morto già da quindici anni – che vengo a trovare quando posso… purtroppo non più di una volta al mese. Come le dicevo, dopo il trasferimento, ho cominciato a frequentare Carlo e Sandra, da solo perché sono scapolo e non avevo, né ho tuttora, una compagna. Mi invitavano spesso a cena nel fine settimana, talvolta anche insieme ad altri colleghi. Carlo è un uomo simpatico e aperto – anche lui peraltro ha insegnato fisica all’università di Firenze – e ha avuto con me sempre un atteggiamento cordialissimo, inizialmente quasi protettivo poi divenuto cameratesco, così pure Sandra, cosicché si era creata tra noi una bella intesa intellettuale e confidenza al punto di farci decidere di andare insieme in vacanza, in Normandia, l’estate scorsa in agosto. In Normandia perché Carlo è un appassionato della Seconda guerra mondiale e voleva vedere coi suoi occhi e fotografare – perché è anche un eccellente fotografo – i luoghi del D-day. Sandra non può dirsi bella ma certamente, anche se non più giovane, è una donna molto affascinante per la sua grande intelligenza e ironia ma le assicuro che non avevo mai pensato a lei in quel senso … tanto più che neppure mi andava particolarmente a genio il suo carattere dominante … sarà stato forse il vino che avevamo bevuto alla fine dell’ottima cena …ancora non mi capacito della carognata che ho fatto a Carlo, mi scusi …»
«Stia tranquillo, non sono qui per giudicarla.»
«… come le dicevo eravamo andati a cena verso le diciannove, perché in Normandia nonostante il sole tramonti tardissimo si mangia presto, ed usciti dal ristorante un po’ brilli, eccitati dalle luci ruffiane della città, Sandra ed io abbiamo deciso di restare ancora un po’ fuori, seduti su una panchina proprio dinanzi alla splendida cattedrale, per fumare l’ultima sigaretta della giornata, mentre Carlo, stanco ed assonnato, si era avviato verso casa di Madame Renoir – poco lontana – che ci ospitava.»
«Madame Renoir è il nome dell’hotel?»
«No, Celine Renoir è una vecchia amica di Carlo che ci ha ospitato: si erano conosciuti da ragazzi in Inghilterra, in vacanza, nel periodo della swinging London, e da allora si sono tenuti in contatto anche se, credo, Carlo non fosse mai andato a trovarla prima. Anche noi la chiamavamo Madame Renoir, come faceva lui.»
«Scusi l’interruzione, continui pure.»
«Finito di fumare ci siamo diretti verso casa e – come era avvenuto altre volte in precedenza, anche alla presenza di Carlo, da amici – le ho cinto le spalle con un braccio sfiorandole il viso con la testa. Poi arrivati al portone nel darle la precedenza mi sono appoggiato delicatamente a lei … il clima vacanziero, forse il profumo del Calvados e del tabacco appena fumato nell’alito di entrambi, come le ripeto non riesco ancora a darmene una spiegazione… è partito un brivido che dal cervello è arrivato dritto ai testicoli passando per il respiro corto… è incredibile come in un attimo ci si possa perdere! Insomma, non appena entrati nell’androne Sandra si è girata verso di me e senza dirci una parola abbiamo cominciato a baciarci con passione furiosa prima che lei si lasciasse prendere da dietro.»
“Ecco qua, che bello sbattere in faccia al prossimo anche i particolari sessuali delle proprie bravate… e si sentiva pure in imbarazzo il professorino!”, Paolo era tentato di dimostrargli il suo disappunto per l’inopportuna precisazione sulle modalità della copula ma l’abitudine alle buone maniere acquisita in England glielo impedì. “E poi quid prodest? per umiliare forse un interlocutore in astinenza forzata ma non ancora rassegnato alla possibilità che l’amore irrompa nella sua vita?!”, ebbene sì era proprio questa la sua condizione da quando aveva lasciato Jane “perdonami darling per averti abbandonato senza rimpianti, per non aver amato abbastanza le tue risate fragorose, per averti succhiato le linfa vitale rubandoti quello che non potrò più restituirti, ma caschi male carino perché non mi impressioni affatto col tuo brivido caldo ai coglioni! non sei un fenomeno paranormale! lo conosco anch’io quell’odore acre di donna, di sangue basso, quel misto inebriante di profumo e sudore che ti riempie narici e cervello ed è trac, sissignore lo conosco, da quando tu probabilmente ti facevi ancora le seghe, come conosco il sottile piacere di sedurre ed essere sedotto, quella infinita gamma di atteggiamenti che vanno dall’ostentata indifferenza all’ambigua confidenza, insomma tutti i rituali che precedono l’agognata resa al sesso che coincide, quasi sempre, con l’inizio della fine del piacere che ne ha costituito l’attesa”.
Ma perché si scaldava tanto?! Era forse diventato un bacchettone, una verginella che si imbarazzava a sentir parlare di passioni travolgenti e tradimenti? No di certo, anche se effettivamente da quanto aveva scoperto di essere padre e nonno era diventato molto più pudico nel linguaggio e propenso a usare espressioni sibilline, come quando si vuole proteggere i bambini da argomenti delicati riservati agli adulti. La vera ragione allora era probabilmente che la vicenda del professorino aveva toccato un nodo irrisolto della sua vita: non aver conosciuto realmente l’amore, anche dal punto di vista carnale e passionale.
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