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Anna e il baule nascosto

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Ci sono giorni in cui ci si sente soli “come una barchetta in mezzo al mare”, in balia della tempesta e senza sapere cosa fare. Si dice che con il tempo tutto passa, ma è difficile crederci, soprattutto quando i motivi del disastro sono economici. Così è per Anna, una giovane donna rimasta sola in una casa che affaccia sul mare di Amalfi, che si è ritrovata a combattere con tanti problemi e con una bottega di souvenir e antiquariato da mandare avanti. Due eventi inaspettati le offriranno la possibilità di salvare la sua attività e di tornare a essere felice: il ritrovamento nella sua soffitta di una serie di cimeli molto preziosi, e l’incontro con George, che appare un giorno sulla soglia della sua bottega dandole la speranza di un amore che non lascia mai soli.

1. Anna: anche un cuore a pezzi può guarire

Era un periodaccio e anche il tempo stava facendo la sua parte. Infatti, non era dei migliori. L’autunno inoltrato di quel periodo lasciava poco spazio all’immaginazione e alla via della felicità, che non voleva proprio saperne di ritornare. Le piogge battenti e torrenziali, il cielo sempre grigio, nuvoloni che all’orizzonte si erano comodamente accomodati sul mare pareva che non avessero nessuna intenzione di lasciarlo andare. 

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In quel periodo il mare era diventato scuro e cupo, diventando tutt’uno col cielo grigio, e guardarlo metteva quasi timore. L’estate, con il sole e il caldo, se ne era andata via con l’arrivo anticipato dell’autunno, lasciando spazio a tempeste, mareggiate e temporali. Anche i colori blu, azzurri e smeraldo del mare erano svaniti e con essi pure la gioia e l’entusiasmo di Anna.

Era un pomeriggio qualunque e Anna, sotto una pioggia insistente che non si vedeva da tempo, stava rientrando a casa dalla piccola bottega di souvenir e antiquariato. Guardando a terra e a passo veloce, attraversò stradine e vicoletti, affrontando scale infinite e ripidissime salite. Bagnata e infreddolita, camminava veloce per arrivare il più presto a casa. Il vento soffiava forte. L’ombrello si era rotto. Tutto era bagnato, come i suoi lunghi capelli chiari, che sembravano appena usciti dalla doccia. Il mascara nero le colava lungo il viso, rendendo il suoi occhi azzurri, stanchi e sfatti. I suoi abiti sembravano appena tolti da una lavatrice senza centrifuga e i piedi a mollo nelle sue scarpe ricordavano due barche piene di acqua in una notte di tempesta. 

Finalmente intravide la sua casa, così riprese fiato. Fu un sospiro di sollievo. Mancava poco, ancora qualche passo ed era arrivata.

Anna era una giovane donna cordiale, affettuosa, premurosa e tranquilla, ma anche molto prudente. La sua positività la portava a essere una persona felice ed entusiasta della vita. Ogni piccolo spiraglio di luce, come per magia, lo trasformava in felicità, rendendo la sua vita sempre viva e serena. 

Ma ad ogni cosa c’è un limite, e di finire quel brutto periodo non ne voleva proprio sapere.

Anna viveva ad Amalfi, un paese turistico, situato sulla costa del Tirreno. Abitava in una vecchia casa rosa sbiadito, che un tempo fu di un bel rosa brillante, appartenuta da sempre alla sua famiglia. La casa era stata costruita sui terrazzi, che si affacciavano a strapiombo sul mare. Come del resto tutte le case della costiera amalfitana. Col tempo le intemperie, la salsedine del mare e le tempeste di vento, durante le bufere avevano sbiadito e spento il bel colore rosa brillante dell’affacciata della casa. Le persiane di legno ancora funzionali sembravano dei rottami appesi, non avendo più una forma squadrata. Fu il suo trisavolo Marco a scegliere il colore rosa brillante, lo fece per riconoscerla da lontano, quando rientrava con la sua imbarcazione, dai suoi viaggi dal mare.

Anna, sin da piccola, aveva vissuto in quella casa, con la nonna Helena e il nonno Stefano. Ma sfortunatamente, da pochi mesi, uno dopo l’altro, prima il nonno e poco dopo anche la nonna, vennero a mancare. In breve tempo restò sola e quella casa le sembrò molto grande, troppo vuota e tanto triste per viverci da sola. Dei nonni le restavano i bei ricordi e il loro profumo, che ancora aleggiava nella grande casa.

Per Anna era stata una giornataccia. Nella piccola bottega di antiquariato e souvenir nel centro del paesello di Amalfi erano giorni che non si vedeva nessuno. L’autunno anticipato aveva portato pioggia, freddo, vento e soprattutto mare molto mosso e per quel motivo, i pochi turisti se ne erano andati. I suoi guadagni erano davvero miseri e non erano sufficienti per vivere o pagare l’affitto, fino all’estate seguente.

«Casa dolce casa» disse entrando e lasciando tracce di acqua ovunque. Il suo gatto, Romeo, con la coda alzata, le andò incontro per salutarla, ma vedendola così fradicia si fermò e la salutò mantenendosi a distanza. Anna sapeva che era troppo bagnata per poterlo abbracciare, anche se lo avrebbe fatto volentieri, come faceva sempre, sbaciucchiandoselo tutto. 

«Oggi non poteva andare peggio» disse andando a fare una doccia calda per riprendersi. Quella sera rimase avvolta nel suo accappatoio, seduta sul divanetto davanti al camino, in compagnia di Romeo. Gli occhi fissi fuori a guardare il brutto tempo. Il mare rabbioso, si muoveva e ruggiva nell’oscurità, che pian piano lo avvolgeva di mistero. Anche il suo scoglio lì fuori, da dove le piaceva tanto tuffarsi, pareva litigare con le onde, respingendole continuamente. Sorseggiò una tisana calda, ma i suoi pensieri erano cupi e tristi. Pensava ai bei tempi trascorsi con i nonni, quando tutto andava bene e l’accoglievano con calore ogni volta che rientrava. O quando da piccola, spensierata e senza problemi, passava interi pomeriggi come quelli in soffitta a giocare al sicuro e lontano dal mondo, con le vecchie cianfrusaglie di famiglia. Per un attimo si soffermò a ripensare a quei momenti. Era da tempo che non saliva più in soffitta, forse anni. 

Guardando Romeo seriosa disse: «È arrivato il momento di fare una visitina di sopra. Metterò in ordine e farò come quasi tutti gli abitanti di questo paese, che affittano le stanze ai turisti per guadagnarsi da vivere. Io potrei affittare la soffitta, ma prima dovrei svuotarla. Che ne pensi, Romeo?».

La mattina seguente il tempo non era migliorato un granché, ma non pioveva più ed era già una bella cosa. Seduta con Romeo accovacciato sul suo grembo, sorseggiò un caffè bollente. Uno di quei caffè aromatici e saporiti, che risvegliano anche l’anima. Dalla finestra della sua stanza osservò il mare, apparve ancora poco socievole e poco disposto a fare amicizia con i bagnanti, che fedeli aspettavano le belle giornate, per ritornare a prendere il sole e fare il bagno, nonostante fosse autunno. Anche per questo era bella la costiera amalfitana, si poteva viverla tutto l’anno.

Anna aveva dormito poco e aveva passato la notte pensando a una soluzione per salvare il suo lavoro in bottega, che amava tanto, come tutti quegli oggetti antichi che la circondavano. La passione per l’antiquariato era nata proprio durante i suoi giochi tra le vecchie chincaglierie stipate in soffitta. Le aveva apprezzate ancora di più, quando la nonna Helena che, di origine austriaca, le raccontava bellissime storie, di folletti e fatine magiche che abitavano in soffitta all’interno di quegli oggetti dimenticati, facendoli diventare le loro case. In quei racconti, la nonna riusciva a descrivere la vera essenza delle storie, spesso inventate anche al momento. Entrava nei particolari, facendo emergere la magia dal racconto, quella che ti cattura, ti fa sognare e volare a mezz’aria. Il messaggio dei racconti era chiaro e semplice, sprizzavano d’incanto e di magia, riuscendo a intrattenere e facendo sognare la piccola Anna, che non smetteva di ascoltarla.

Helena, non si capì bene perché, era molto legata a tutti quegli oggetti e spesso raccomandava: «Mein Hertz, cuore mio, qui non si deve buttare via niente. In questi oggetti abitano piccolissime e dolcissime fatine magiche. Buttandoli, spezzeresti il loro cuore».

Raccogliere oggetti antichi e fare affari con i venditori per ottenerli, restaurarli e rivenderli come souvenir a un prezzo accessibile nella sua bottega non era semplice. Ormai molti negozi asiatici, per non parlare dell’Ikea, con i suoi mobili fai da te, erano spopolati in Italia e l’avevano conquistata, riempiendo di oggetti le case degli italiani. Quindi per molti altri negozietti e botteghe, come quello di Anna, non restava che il fallimento e la chiusura. 

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Giovanna Lucia Ciampi
è nata nel 1964 nel nord della Svizzera tedesca, dove è cresciuta. Oggi vive in Italia, sposata, con due figli e una nipotina. È insegnante d’infanzia, scrittrice, creativa e sceneggiatrice per hobby.
Adora e sogna il mare.
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