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Ariosto al Narragansett - In viaggio verso casa

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Pietro osserva il giardino degli aranci e ripensa alla sua famiglia. In viaggio verso Losanna, ricorda i racconti della mamma e intraprende un lungo percorso a ritroso nel tempo e nella memoria.

Il nonno Ariosto nel 1910 emigra in America, ma viaggia continuamente tra Stati Uniti e Italia, dove sposa Maria e con la quale ha dei figli. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale sorprende Ariosto a Providence e gli impedisce di tornare dalla sua famiglia, lasciandola sola ad affrontare una realtà difficile, fatta di fame, bombardamenti e vessazioni nazifasciste.

In un alternarsi di passato e presente, l’autore ci porta alla scoperta di ciò che è stato per quelle generazioni, nostre antenate, ritrovatesi a viaggiare da una parte all’altra dell’oceano, regalando nuova memoria a una storia che ci accomuna tutti.

 

IL GIARDINO

Il vento, proveniente dal mare non lontano, muove le foglie degli aranci spargendo nell’aria il dolce e amaro profumo di zagara.

Un bambino, all’ombra delle verdi fronde tempestate di bianco, è inginocchiato a terra; con calma e precisione chirurgica si accinge, con una siringa, a iniettare un arbusto verde. La pianta ha bisogno di acqua, pensa, e spera con quella manovra di salvarla. Troppo difficile trasportare il tubo di irrigazione dal pozzo distante quaranta metri.

Pier è affacciato a una finestra del terzo piano, guarda trasognato dall’alto il giardino, i cui confini si perdono nei ricordi d’infanzia, si rivede solo tra gli alberi con i merli dal becco giallo e le lucertole a cui certi ragazzi al fiume strappano la coda.

Se i denti potessero ricrescere come la coda delle lucertole?

Come allora il ponente, tra i capelli, agita l’agrumeto e le palme di un enorme banano cresciuto negli ultimi tempi, mentre, al margine, alti cipressi rimangono immobili. Gli arbusti del sottobosco hanno ceduto il posto a un manto di dicondra.

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«Pietro! Pietro!»

«Sì, arrivooo!»

Pietro getta a terra la siringa di vetro, presa in un cassetto del comò della nonna dove era riposta assieme alla scatolina di stagno per la bollitura e prende a correre. Negli anni di là da venire avrebbe imparato a maneggiare bene anche la siringa di metallo, usata quotidianamente da dentista per anestetizzare la bocca dei suoi pazienti.

La via era segnata? Un segno del destino?

Ci si era messa anche nonna Maria a spingerlo verso quella professione che avrebbe voluto per il figlio, suo unico maschio, morto a quattro anni di febbre perniciosa.

La malaria uccide più della guerra, gli aveva detto una volta.

Questa piana, compresa tra i monti Ausoni e Aurunci disposti ad anfiteatro alle spalle e il mare davanti, fu paludosa in momenti alterni della sua storia. In epoca imperiale e repubblicana qui sorgevano sontuose ville romane, a riprova della salubrità del sud pontino in quel periodo.

I Romani, che erano riusciti a strappare alle paludi altri terreni, oltre a quelli prosciugati dai Volsci grazie a una rete di cunicoli di drenaggio, costruirono la via Appia, proteggendola con un canale di scolo parallelo.

La bonifica definitiva della pianura pontina si realizzò in epoca moderna, tra i primi anni Venti e la seconda metà dei Trenta.

Fu un’opera gigantesca che impiegò uomini giunti da ogni parte del paese. Via via i terreni bonificati vennero affidati ai coloni provenienti da regioni rurali del Veneto, Friuli ed Emilia.

«Pietrooo!»

«Arrivo, arrivooo!»

Ha fretta di arrivare, non vuole che la nonna gli urli ancora. A un tratto tutto diventa nero, Pietro inciampa su uno spuntone e con un tonfo sordo misto al crepitio di foglie si ritrova disteso con la faccia nella terra umida. In fretta si rialza, senza badare troppo alle conseguenze di quella caduta, riprende a correre verso casa, dove lo attende la nonna impaziente.

Nonna Maria è fatta così, quando lo cerca lo chiama a gran voce ripetutamente, fino a quando non lo ha davanti a sé.

«Cosa ti è successo? Hai il viso sporco di terra, vieni, ti pulisco» gli dice mentre tende il braccio verso di lui.

«Hai rotto un dente, te ne sei accorto?»

«No.»

Pietro ha due grossi incisivi centrali, luccicanti pale cui si appoggia il labbro superiore, ora a causa dell’impatto il destro ha il bordo fratturato secondo una linea non proprio orizzontale. I capelli di Pietro sono lisci, castano chiaro, raccolti in sottili cordoni che dalla fronte scendono verso le orecchie formando un arco, come le tende di un sipario quando vengono tirate indietro dal lato mediano.

Altri capelli lambiscono l’angolo della mandibola ben sagomato come pure lo è il mento.

«Vai a chiamare tuo padre, per piacere, la colazione è pronta, non salire sui ponteggi.»

Pier chiude le persiane di quella finestra affacciata sul giardino dei ricordi, testimone immobile del tempo che scorre.

Il passato che l’aranceto ha evocato non lo abbandona, flash continui lo accompagnano nella giornata di preparazione prima del viaggio a Losanna. Memorie mai dimenticate che fino a quel momento sembravano non aver lasciato alcun segno.

La vista del giardino, dall’alto della finestra all’ultimo piano, ha creato un cortocircuito e risvegliato una galassia di immagini che lo pervadono e lo proiettano in un’altra dimensione.

«Mamma, ti ricordi il mio diario delle storie?»

«Dove sarà finito?»

«Se non lo trovi in cameretta prova in libreria.»

«Ci metterò un po’ a trovarlo se è finito lì.»

Pietro, da bambino, di tanto in tanto pescava tra gli oltre tremila testi, tra libri classici, contemporanei, enciclopedie, manuali di storia, di pittura, scultura, saggi, romanzi e via dicendo.

Chiudeva gli occhi e scorreva la mano con i polpastrelli appoggiati sui bordi dei volumi perfettamente allineati, finché uno, sporgendo più degli altri, ne arrestava la corsa e ne determinava la scelta. Un gioco che amava tantissimo, lo scorrere lento delle dita, come a sfiorare la tastiera di un piano, lo faceva volare con l’immaginazione ovunque sulle scogliere neozelandesi, immergere negli abissi oceanici o cavalcare le onde con il vento in poppa.

A volte, invece, scorreva i libri allineati solo con lo sguardo, leggendone i titoli mentre procedeva a passo lento e fermandosi solo quando uno lo incuriosiva.

Era così che aveva scelto il Diario di Katherine Mansfield, una stampa del 1963, edito da Enrico dall’Oglio, dal costo di tremila lire.

A nove anni Katherine vinse il suo primo premio letterario alla scuola rurale che frequentava scrivendo Un viaggio per mare. A diciotto anni, nel 1906, lasciò il Queen’s College di Londra ad Harley Street, a bordo della nave Corinthic, per ritornare in Nuova Zelanda, dove era nata. Sul suo diario, Katherine scrive:

Andavo alla deriva in un vasto e sconfinato mare purpureo, sbattuta qua e là dalla forza delle onde, e il suono confuso di molte voci giungeva fluttuando fino a me. Un senso d’inesprimibile solitudine m’invase lo spirito. Sapevo che il mare era eterno, che io ero eterna, che questo pianto era eterno.

A un tratto l’indice della mano destra e lo sguardo, mentre scivolano sui libri da un lato all’altro della libreria, dall’alto verso il basso, in cima a una scala, incontrano il bordo tagliente del quaderno finito tra Mallarmé e Rimbaud.

«L’ho trovato!» esclama Pier e si sdraia sulla chaise longue accanto alla libreria.

Pietro, che ha otto anni, fa compagnia alla nonna, la cui casa è diventata una fabbrica.

Il papà è su che lavora sui ponteggi.

Ha smesso i panni di insegnante e indossato quelli di muratore, come ogni giorno, è andato a casa della suocera, portando con sé suo figlio, per continuare la costruzione, se n’è assunto l’onore in prima persona, di quella che sarà la nuova casa di famiglia. Ne ha realizzato anche il progetto, una nuova abitazione da costruire su e attorno al nucleo centrale della villetta stile New England voluta dal suocero Ariosto.

I fogli sono rilegati a filo e alcuni mancano.

Il quaderno dalla copertina opaca e le pagine con le righe nere orizzontali e due righe rosse verticali a delimitarne i bordi laterali, lo attrae come fa una calamita con il ferro, lo tiene stretto a sé.

Così la nonna può continuare ad abitarla poiché la cucina il salone e la camera da letto sono quelli di sempre.

Il cuore della vecchia costruzione non è stato demolito.

Nonna Maria ogni mattina prima prepara un uovo sbattuto con lo zucchero per papà Elio, “porta l’uovo a tuo padre… ne ha bisogno”, poi impasta la farina per fare gli gnocchi sul grande tavolo di marmo bianco al centro della cucina.

Seduto sulla sedia di fronte a lei, all’altro capo del tavolo, Pietro l’ascolta.

2022-07-01

Aggiornamento

Grazie Giovanna per la stupenda recensione!!
2021-11-17

Aggiornamento

Obiettivo raggiunto! Anche con un certo anticipo. Ringrazio immensamente ognuno di voi sostenitori per aver acquistato Ariosto al Narragansett- In viaggio verso casa.♥️ Ringrazio tantissimo mia madre, mia zia, le mie sorelle, mio fratello, mia cognata e mio cognato, le mie cugine e cugini, i nipoti, la famiglia tutta per aver apprezzato e sostenuto da subito questa mia avventura. Rimarrà sempre nel mio cuore quella prima presentazione che si è svolta la scorsa estate proprio per vostra iniziativa! Quella sera nel giardino d'aranci Ariosto è tornato tra di noi e ci ha tenuto tutti stretti per mano. Ringrazio Romina che mi ha incoraggiato e consigliato all'inizio quando il mondo dell'editoria mi era completamente sconosciuto. Ringrazio, Tiziana, la mia vicina di casa, che con entusiasmo e partecipazione ha ascoltato i miei racconti sul romanzo che andavo scrivendo. Ringrazio gli amici che hanno sinceramente apprezzato, quelli che si sono incuriositi e quelli che hanno pre-ordinato per non essere più assillati! Grazie al goal ora Ariosto rivivrà in un bellissimo libro disponibile in tutte le librerie, la sua storia potrà essere condivisa con tutti quelli che lo vorranno.
2021-09-15

Aggiornamento

Ariosto fa il manovale nella provincia pontina, si muove tra l’imponente castello di pianura, dimora rinascimentale della contessa Giulia Gonzaga e il lago costiero a forma di semiluna.
2021-09-08

Aggiornamento

Il Celtic fu la prima concepita delle 4 " Big Four". Costruita a Belfast, al momento del suo varo era la nave più grande al mondo. Normalmente viaggiava tra Liverpool e New York. Per qualche tempo collegò anche Napoli a New York.
2021-09-03

Aggiornamento

Un po' del romanzo attraverso le immagini. L'autunno nel Rhode Island.

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Giovanni Mastrobattista
È nato a Roma, ha conseguito la maturità al liceo classico Piero Gobetti di Fondi (LT), la laurea alla Sapienza e il master all’università di Firenze. Ha esercitato come medico odontoiatra nel proprio studio a Merano e nell’azienda sanitaria dell’Alto Adige. Attualmente è specialista titolare presso l’APSS di Trento. “Ariosto al Narragansett - In viaggio verso casa” è il suo romanzo d’esordio.
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