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Consegna prevista Aprile 2023
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2019, il mondo viene travolto dal Covid-19.
A marzo 2020 tutta l’Italia si trova chiusa in casa per un lockdown durato diversi mesi.
Giovanni, un giovane imprenditore con un carattere particolare, decide di trascorrere questo periodo nella casa di campagna della propria famiglia, in compagnia di cinque tra amici e conoscenti.
Durante questa convivenza, per combattere la noia che iniziava a farsi sentire per questa nuova vita sempre uguale a sé stessa, decide di fare un gioco serale con i suoi ospiti, che porterà a galla ricordi e segreti mai svelati prima.
Fino ad un finale totalmente inaspettato.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro durante il lockdown. Una mattina mi sono svegliato con il finale scritto nella mia mente e ho deciso di costruire la storia che mi facesse arrivare lì. È stato un viaggio lungo, fatto di varie stesure e diverse modifiche alla storia, ai protagonisti, alle loro storie.
È la prima volta che riesco a chiudere un romanzo e ne sono fiero.
Giovanni e gli altri protagonisti sono persone che conosco, alcune bene, alcune meno.
Persone che potrebbero essere me, o te.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1.

La fastidiosa voce robotica di Google Maps era entrata prepotentemente nel ritornello di “Orgasmo”, singolo del cantante Calcutta, per avvisarlo di svoltare a destra al prossimo incrocio. Mancavano quindici minuti all’arrivo a destinazione.

Giovanni era partito da circa un’ora verso la vecchia villa di famiglia. Non tornava in quella casa da quando sua nonna era morta, una decina di anni prima, e avendo saputo della quarantena obbligata nella quale sarebbero stati costretti di lì a breve, aveva pensato di passare del tempo in quella casa di campagna con alcuni amici.

Era una bella mattinata di sole, la strada su cui guidava era praticamente deserta e il paesaggio riportava indietro vecchi ricordi. Ripensò alle domeniche della sua infanzia, unico giorno in cui riusciva a vedere entrambi i genitori insieme. Suo padre era un importante imprenditore che aveva scelto la sua azienda come famiglia e la propria famiglia come lavoro. Giovanni era l’ultimo di tre figli, cresciuti da una madre, sia presente che presa dalla sua vita mondana e dagli aperitivi con le amiche. 

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I suoi fratelli maggiori vivevano all’estero da molto tempo e non avevano mai avuto particolari rapporti.

Da qualche anno era tornato a vivere a Milano, dove aveva aperto una piccola agenzia di comunicazione per dimostrare ai suoi genitori che anche lui era capace di fare qualcosa. La ‘Fazi Comunicazione’ era partita abbastanza bene, principalmente grazie al suo cognome, ma Giovanni era comunque contento di quello che stava realizzando. Nonostante tutto, però, sentiva che quella non fosse la sua strada.

Arrivato davanti al grande cancello, era sceso dalla sua BMW nera per aprirlo e, al quinto tentativo, era riuscito a spostare il pesante ferro ormai arrugginito.

Il giorno prima aveva avvisato sua madre, Donna Luciana, del suo intento di andare a casa della nonna per qualche tempo. Lei aveva chiamato subito un’impresa di pulizie per preparare la casa e per rifornirla di ogni bene alimentare possibile. Era sempre stato quello il suo modo per fargli sentire la propria presenza e il proprio affetto.

Entrato in casa, con la sua valigia sulla mano destra, Giovanni si era fermato a guardare quella casa rimasta ferma nel tempo. Si era ritrovato trasportato nel passato. Riusciva quasi a sentire i passi di sua nonna in cucina, ma sapeva che non c’era più e che erano solo i suoi ricordi a farglielo credere; così aveva sorriso a sé stesso ed era andato ad appoggiare la valigia nella stanza padronale al piano di sopra. Aveva aperto le finestre di tutte le camere per far entrare luce e aria, poi era sceso in cucina per stapparsi una bottiglia di vino e telefonare a Carla.

“Allora quando arrivate?”

“Saremo lì tra massimo una mezz’ora. Ah, c’è una persona in più, il mio coinquilino. Era in casa che si lamentava di rimanere solo, così l’ho invitato. Spero non sia un problema per te.”

“Ma chi? Il Sudamericans che non si capisce che lavoro faccia? Vai tranquilla, tanto c’è posto qui. E magari, scopriamo che droghe vende. O magari le porta. A tra poco.” rispose Giovanni ridendo e chiudendo la chiamata.

Nell’attesa Giovanni, con il calice di vino rosso in mano, aveva deciso di fare un giro di ricordi per la casa. Entrato nello studio che era stato del nonno, posto in cui non poteva assolutamente entrare da piccolo, si era seduto sulla vecchia sedia e aveva appoggiato i piedi sulla pesante scrivania di mogano. Tutte le sue cose erano ancora sul tavolo, intatte, come se da un momento all’altro sarebbe potuto tornare. Sulla sinistra della scrivania c’era una scatola di sigari cubani, un regalo di un qualche vecchio cliente del nonno o un cimelio di qualche viaggio.

Con molto rispetto aveva preso in mano la confezione e l’aveva aperta. Dopo aver annusato a lungo un sigaro, lo aveva acceso e aveva scorso tutte le vecchie foto schierate sulla scrivania. Una in particolare aveva attirato la sua attenzione e l’aveva presa in mano per guardarla meglio. Nella foto, con i colori sbiaditi dal tempo, erano presenti lui con i suoi genitori e i suoi fratelli. Sua madre aveva in mano un mazzo di fiori, il padre la abbracciava, mentre i bambini erano davanti a loro con le braccia al cielo. Sorridevano tutti. Ricordò quel giorno della sua infanzia, come l’unico di vera felicità.
Era una domenica di primavera e avevano festeggiato il compleanno di Donna Luciana. Stranamente, quel giorno suo padre e sua madre non avevano litigato e nessuno dei suoi fratelli lo aveva fatto sentire il colpevole per tutti i problemi che ruotavano attorno alla loro famiglia. Giovanni, che in quella foto aveva una decina di anni, quella mattina era uscito presto con la nonna sul retro della villa e insieme avevano raccolto i fiori più belli che c’erano, per creare un mazzo che aveva poi regalato a sua madre, insieme ad una letterina. Ricordava ancora l’emozione di Donna Luciana, e le sue lacrime. Non era mai più riuscito a farla commuovere come quel giorno, anche se l’aveva vista piangere svariate volte negli anni, ma per la delusione nei suoi confronti.

Mentre era intento a pensare e a ricordare non si era reso conto di aver fatto spegnere il sigaro e di aver finito il vino, così aveva scosso la testa come per scacciare i pensieri e i ricordi, rimesso al proprio posto la foto ed era tornato in cucina chiudendosi la porta dello studio dietro di sé.

Riempito di nuovo il bicchiere, si era spostato in salone e aveva acceso la musica. Una playlist allegra per riportare su l’umore che era sceso un po’ per colpa dei ricordi, e via con un’altra ispezione. Di fianco alla cucina c’era la grande sala da pranzo, con due divani e un tavolo imponente per le cene e i pranzi domenicali. Non aveva mai amato quella stanza, perché anche in pieno agosto era buia e asfissiante per colpa delle pesanti tende scure che coprivano tutte le finestre. Sui muri c’erano grandi quadri raffiguranti scene di caccia, un hobby del nonno, e per finire, in mezzo alla stanza, un imponente camino in pietra. Una folata di vento, fuori, aveva fatto fare al camino quel rumore gutturale che da piccolo lo terrorizzava. Nonostante avesse trentaquattro anni, per un secondo, aveva riprovato la stessa sensazione di terrore che provava da bambino, quando di notte sentiva quel rumore e credeva che la canna fumaria fosse la dimora di un mostro, come gli diceva sempre il suo fratello maggiore prima di addormentarsi.

A breve sarebbero arrivati i suoi ospiti, così Giovanni aveva deciso di rendere quella stanza meno tetra spostando le pesanti tende dalle finestre e facendo entrare finalmente luce anche in quella stanza. Era poi tornato in cucina e aveva iniziato a preparare da mangiare per i ragazzi; era quasi ora di pranzo.

Mentre prendeva gli ingredienti, ripensò alla fortuna che aveva avuto suo padre per la soffiata del giorno prima sul decreto ministeriale che sarebbe uscito in quella giornata e che avrebbe rinchiuso in casa tutti gli italiani per l’emergenza Coronavirus. Giovanni, così, aveva avuto modo e tempo per organizzare la quarantena lontano dalla città.

Quando aveva ricevuto la notizia da suo padre, era in ufficio con Carla e Marina, le sue migliori dipendenti e quasi amiche; quindi, aveva pensato di invitare anche loro, sapendo che a Milano erano sole. Pur essendo un noto stronzo, Giovanni aveva anche momenti di bontà e quello era stato uno dei pochi. 

In realtà, si aspettava che le ragazze ringraziassero e rifiutassero la proposta, invece, entrambe si erano entusiasmate e avevano detto di sì senza pensarci un momento di più.

La frittata era fatta, così Giovanni aveva deciso di invitare anche un suo amico, Filippo. Lo considerava il suo migliore amico; avevano studiato insieme durante i primi anni di università, poi si erano un po’ persi. Ogni tanto si incontravano casualmente in qualche locale, o durante qualche evento, e si ritrovavano a parlare fino a tardi. Poi zero contatti fino al party successivo. Per Giovanni lui era comunque una delle persone più importanti della sua vita, nonostante tutto.

Dopo aver chiamato Filippo e aver ricevuto un “sì” entusiasta anche da lui, Giovanni era un po’ preoccupato dall’aver fatto saltare il suo piano di quarantena in solitaria, ma allo stesso tempo era curioso di vedere come sarebbe andata la convivenza forzata con dei quasi sconosciuti.

Mentre scolava la pasta, e nel momento di silenzio tra una canzone e l’altra, aveva sentito il rumore di un motore che si spegneva in giardino. 

Erano finalmente arrivati.

2.

Quando il motore della macchina si era spento, Giovanni aveva appena tolto la pasta dall’acqua, un tempismo perfetto quello dei suoi ospiti.

Con in mano lo scolapasta aveva urlato loro di passare da dietro e di entrare quindi dalla porta in cucina, in modo da non dover interrompere la preparazione del pranzo.

“Benvenuti nella mia umile dimora!” li aveva accolti appena la porta si era aperta.

Carla era entrata per prima e lo aveva salutato con due baci sulle guance. Era molto bella quella mattina e, per la prima volta, Giovanni la vedeva vestita in modo informale: jeans e felpa rosa.

Dietro Carla c’era Marina con in mano due valigie e addosso un vestitino rosso con piccoli fiori bianchi. Era seguita da Pedro, che aveva su una spalla un borsone da palestra e indossava una tuta nera dell’Adidas. Ultimo ad entrare, tenendo una valigia in una mano e due bottiglie di vino nell’altra, Filippo.

“Ragazze! Lascio subito a voi il lavoro da donne: mentre io finisco qui, preparate al volo il tavolo, per favore? Trovate tutto in quell’armadio. Ragazzi, voi invece fate i gentiluomini e portate tutte le borse e le valigie lì vicino le scale, qui dietro. Dopo pranzo vi mostro le stanze. Dai!” Giovanni era davvero di buon umore quel giorno.

“Agli ordini, capo.” Aveva risposto Marina con un tono leggermente infastidito per la battuta sul “lavoro da donne”.

Il pranzo è volato tra discorsi e supposizioni varie sul Coronavirus. Giovanni faceva battute sul virus arrivato dalla Cina e sui cinesi, ma il clima era comunque disteso e il vino aiutava i ragazzi a sciogliere le ansie e a rendere la conversazione piacevole.

“Scusate, ragazzi voglio fare un cin cin a Giovanni che ci ospita tutti.” Aveva detto Pedro, con un forte accento sudamericano, alzandosi con il bicchiere in mano.

“A Giovanni!” Risposero in coro con i bicchieri verso l’alto.

“Grazie ragazzi, sono contento che siamo tutti qui. Saranno solo alcuni giorni, speriamo, ma credo saranno divertenti. Abbiamo tutto quello che serve per non annoiarci. La Vecchia, nell’ultimo periodo, si era fissata con Netflix, quindi abbiamo anche wi-fi e smart tv per non annoiarci.” Aveva detto Giovanni facendo un mezzo inchino.

“Perfetto! Giò, vado a fare il caffè intanto che voi sparecchiate, ok?” aveva detto Carla, alzandosi in piedi e andando verso la credenza.

Mentre preparava il caffè, i ragazzi avevano sparecchiato e messo tutto dentro l’immensa lavastoviglie industriale. Non ne avevano mai vista una così grande in vita loro.

Carla era tornata a tavola con un vassoio su cui vi era del caffè per tutti dentro le antiche tazzine bordate d’oro.

Marina, girando lo zucchero nel caffè si guardava intorno, aveva iniziato a domandarsi se avesse fatto bene ad accettare la proposta del suo capo di trascorrere insieme quel periodo. Non aveva potuto fare diversamente; soffriva molto la competizione con Carla e, quando c’era lei di mezzo, non voleva restare indietro in nulla.

Le due ragazze erano il sole e la luna. Carla era alta, bionda, sportiva, sempre perfetta. Marina era il suo esatto opposto, ma non per questo meno curata e imperfetta nel look. Erano state assunte nello stesso periodo e, nel giro di poco, entrambe erano diventate dei punti di riferimento per Giovanni. Marina era la stacanovista e non sopportava che Carla usasse il suo aspetto e la sua simpatia più dell’olio di gomito. Nonostante l’astio reciproco, però, la convivenza lavorativa era pacifica; la guerra fredda era dichiarata ma era molto raro vederle litigare, così come era molto raro vederle parlare al di fuori delle riunioni in cui erano obbligate a farlo.

2022-07-14

Aggiornamento

La campagna è iniziata da appena dieci giorni e già in tanti mi state sostenendo in questa avventura! Vi ringrazio tanto e non vedo l'ora possiate leggere l'avventura di Giovanni, Carla, Pedro, Marina e Filippo! Se avete amici che amano leggere, condividete anche con loro questa iniziativa!! Grazie ancora per il supporto! André

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Dicono che l’attesa aumenti il desiderio. Dopo aver letto l’anteprima il desiderio è aumentato ancora di più! Non vedo l’ora di leggerlo nella sua stupenda interezza.

  2. Valentina Leali

    Anteprima di Attoniti molto stuzzicante, un intreccio di storie e personaggi che ti fa venir voglia di averlo già sul comodino. Attendo con ansia l’uscita!

  3. Griscenco Cate

    (proprietario verificato)

    Dopo aver letto il primo libro di André non vedo l’ora arrivi il secondo. L’anteprima incuriosisce tantissimo!

  4. (proprietario verificato)

    La storia mi ha subito fatto pensare al Decameron di Boccaccio, è un bel parallelismo tra il 1300 e i giorni nostri; dimostrazione del fatto che la storia si ripete. Non vedo l’ora di leggere il libro completo e scoprirne il finale!

  5. Daniela Mantovani

    (proprietario verificato)

    Un anteprima curiosa e travolgente che ti lascia la voglia di leggere Attoniti il prima possibile.

  6. Daniela Mantovani

    (proprietario verificato)

    Non vedo l’ora di leggerlo ! Il primo libro di André mi è piaciuto molto, leggendo l’anteprima di questo secondo libro credo che mi piacerà ancora di più!

  7. Federico Manso

    Mi ha incuriosito molto , non vedo l’ora di leggerlo .

  8. Camilla Manzotti

    Una scrittura che trascina letteralmente dentro i mondi dei personaggi. Aspetto con gioia l’arrivo di questo secondo libro che, dall’anteprima, promette già benissimo!

  9. Davide Terenzi

    (proprietario verificato)

    Già comprato e non vedo l’ora di leggerlo!

  10. Andrea Vavassori

    Ho trovato la bozza del libro assolutamente magnetica: non vedo l’ora di poter leggere l’opera completa.

  11. Lele Veratti

    Ho già letto il primo libroo di André e l’ho amato. Ora ho letto l’anteprima di Attoniti e non vedo l’ora che esca per poterlo finire tutto d’un fiato!

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André D’Alessandro
André D’Alessandro, per gli amici Driu, nasce a Sao Paulo in Brasile nel 1985 e nel 1995 si trasferisce in Italia. Scrive da sempre racconti. Nel 2016 apre il blog "Racconti su persone che non conosco" dove raccoglie i migliori racconti che aveva nella sua agenda. Nel 2020 questi racconti diventano un libro edito da "L'Erudita".
Fantastica sempre su tutto ciò che lo circonda e ama mettere nero su bianco quello che vede, prova o crede di vedere e provare.
André D’Alessandro on FacebookAndré D’Alessandro on Instagram
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