Ho il blocco dello scrittore.
Affronto pagine troppo bianche e vuote, tastiere desertiche e momenti interminabili di angosciante dubbio.
Sono intrappolato nel vicolo cieco della mia creatività svanita, praticamente certo che se si lasciasse cadere una penna nella mia scatola cranica questa continuerebbe a precipitare, silenziosa, per molti, troppi, secondi prima di trovare un suolo su cui schiantarsi.
Eppure non è passato tanto da quando festeggiavo i miei quarant’anni stringendo mani, presentando al mondo il mio nuovo romanzo: Favole e Orrore (uno splendido lavoro direi).
Sfoggiavo una giacca di velluto e dei pantaloni sportivi ma di gran classe, mentre gli ospiti, accorsi a frotte, erano imprigionati in completi scuri, camice inamidate e lunghissimi abiti da sera.
Ricordo abbondanza di cibo e bevande d’ogni genere, tutta roba di prim’ordine è chiaro, poi ricordo ancora un trio jass che scaldava la serata facendoci scorrere su scivoli di note costruiti appositamente per le nostre profumate e coltissime natiche.
Così, soavemente, è avvenuto il mio ingresso.
Un applauso, prima lieve poi fragoroso, mi ha accolto mentre procedevo gioioso, irradiando tutti con il mio splendido sorriso, cinguettando saluti e parole piene di gratitudine, stringendo mani, mandando baci o consegnandoli direttamente.
“Vi ringrazio d’essere accorsi…” con un sorriso fresco di menta piperita.
“Vi prego prendete da bere, vogliate gradire un drinc…” bevendone uno a mia volta.
E così procedevo di drinc in drinc come se fossi caduto nel gigantesco campanello di una bicicletta da passeggio, forse quella stessa che da bambino mi accompagnò in tante scorribande, rossa, metallizzata, che filava come il vento rispondendo fedele e puntuale ad ogni mia pedalata! E non era certo merito del colore. Seppur metallizzato.
Mentre loro mi guardavano ammirati seguendomi con sguardi estasiati.
Vedendo in me l’artista, il semi dio, la persona migliore, l’entità superiore!
La sensibilità e l’animo artistico mi hanno sempre contraddistinto ed elevato di fronte al resto del mondo e anche rispetto a tanti pseudo artisti che mai avevano o avrebbero venduto milioni di volumi né di qualsiasi altra cosa!
Il mio lavoro più acclamato (Perché tu si ed io no?) ha venduto addirittura più copie del precedente successo: Oh si! Oh si… fatemi largo che arrivo io!
Il mio ultimo capolavoro come già detto si chiama: Favole ed orrore. È davvero l’ultimo perché da allora non sono più riuscito a mettere penna su carta in maniera sensata, finendo vittima di dubbi atroci ed angosce infinite nonché di un tenore di vita generoso per non dire esagerato.
Sono davvero un artista?
Cominciavo a chiedermelo sussurrandomi ogni sillaba nella speranza di offrirmi una risposta rassicurante che però tardava sempre ad arrivare lasciandomi prigioniero di cortine di pensieri impensabili ed assolutamente non pronunciabili.
Lo sguardo del mio agente ha perforato dubbi ed incertezze, suoni e frastuoni che mi affollano la testa riportandomi sulla terra, per la precisione sulla poltrona di pelle verde nel suo lussuoso ufficio nel centro di Amarak.
“Il nuovo romanzo? Dove cazzo è il nuovo romanzo?! Guardami Gondroch perché la situazione è grave, Favole e orrore è ancora un successo ma è trascorso un anno dalla sua pubblicazione e noi abbiamo firmato dei contratti, ricevuto degli anticipi, preso degli impegni… sacro fuoco di Ashta! Dov’è il nuovo romanzo? Almeno un assaggio… meglio se dieci capitoli di assaggio, un’ anteprima qualunque.
Abbiamo detto che il tuo nuovo lavoro sarebbe stato il capolavoro del decennio ma non abbiamo ancora niente sacro fuoco di Ashta! Tu vai in giro, fotti, bevi, spendi i soldi degli anticipi e non scrivi neanche un rigo che ti si fotte la mamma! Ed a me non serve un rigo, ragazzo mio, a me serve un capolavoro!
Io non potrò coprirti all’infinito, tu questo lo capisci giusto?
Quei figli di puttana della casa editrice non staranno a guardare ancora per molto!”
Si ferma con lo sguardo carico di rabbia, fissa il vuoto e con una mano afferra una bottiglia d’acqua che lascia un grande anello sul legname lucido della grande scrivania.
Si disseta come se non toccasse acqua da settimane quindi mi fissa di nuovo e riprende a parlare: “ Ascoltami bene figliolo, noi non abbiamo a che fare con il droghiere all’angolo della strada che ti cerca per farsi pagare quattro etti di tashromka (e così dicendo cede ad un moto di riso) questi sono squali, squali affamati che mentre intascano i soldi guadagnati oggi cominciano a contare quelli che dovranno o potranno guadagnare domani, sacro fuoco di Ashta questa è gente che non ha scrupoli e se dovessero pensare che gli stiamo tirando un bidone (si include per puro senso di cortesia, alla peggio sarebbe disposto a mollarmi nella merda senza pensarci più di tanto) se la legherebbero al dito segnando la fine della bella vita che tanto ami fare e solo l’altissimo e misericordioso Plot sa cosa avrebbero il coraggio di farci!
Oh sacro fuoco di Ashta… dimmi che hai qualcosa per me, qualcosa a cui hai lavorato in segreto… un capolavoro possibilmente!
Dammi qualcosa da sottoporgli offrendomi una ragionevole speranza di uscire dagli uffici del signor Bazoo sulle mie stesse gambe… ricordi cosa mi disse Bazoo quando andai a ritirare il terzo anticipo sul romanzo che non hai ancora nemmeno cominciato a scrivere?”
In effetti pare che il sanguinario Bazoo fosse stato piuttosto chiaro, ricordo la descrizione della scena come riportatami da Caddù (per l’appunto il mio agente) con una abilità narrativa ammirevole, comunicandomi un allarmante senso di pericolo.
“Mi guardi Cadù prego, mi guardi nei miei ochi di me!”
Fissando negli occhi il mio povero agente che, con la solita aria da cane bastonato, si accomodava cercando(senza successo alcuno) di far filtrare tranquillità ed entusiasmo: “Tutto bene il viaggio signor Bazoo? Il volo è risultato comodo e confortevole?”
“ Tuto comodo uno cazo che ti si frega la madre e la sorela mio carisimo Cadù, io ha volato fino a mio uficio di Amarak per uno schifo di manoscrito merda e non per dire di mio viagio a te che sei testa di merluzo salato! Guarda me con tuoi ochi di vetro colorato signor agente della mia fava grasa e grosa: io è certo che tu e quel scritore falitto non avete capitto con cu sta avendo dialogo… e soldi!
Tu ha chiamatto per avere soldi anticipo e io datto te, picolo uomo barbutto, monte soldi… poi tu ha chiamatto me per seconda e terza volta per avere monte di soldi moneta, danaro dlin dlin… voi vedere vicino mio naso grande candela profumata? Tu vede? Non ho candela del cazo vicino mio naso… ascoltami bene ora signor agente Cadù, impara mie parole e ripete uguale uguale a tuo scrivitore falitto che paga te per rubare soldi me: avissa lui che io prendo tua testa e sue mano se lui non da me nuovo manoscrito… nuova porcaria che mai farò legere mia figli devoti e rispetosi verso loro padre Bazoo! E ricorda lui che è solo uno ubriacone uomo fortunatto che grande Plot ha depositatto con suo culo misericordioso su facia di tera!
Io prende tua testa perché tu sa parlare ma non sa pensare e prende sue mani perché lui sa anche come pensare e scriva suoi romanzi schifi per spilare me quatrini dlin dlin onestamente guadagnati con sudore di fronte di altri! Grande Plot mi ha testimono!”
Caddù mi raccontò quanto gli fosse costato mantenere una sorta di dignitoso sorriso che non tradisse il gelido timore, sudaticcio, dei tempi duri che si avvicinavano ad ampie falcate. Come la vittima di un’infida paralesi facciale Caddù sorrideva ed intanto fantasticava sugli orrori che gli sarebbero potuti cadere fra capo e collo cominciando ad avvertire fitte sempre più insistenti nella parte bassa dell’addome, fra l’ombelico ed il pube… la gamba destra iniziò un leggero tremore che ricordava quello delle foglie d’autunno, insidiate da notti fredde e vento.
Ma Caddù è un uomo in gamba, rispettato dai più, casomai non temuto ma molto, molto considerato. Intelligente e mediamente furbo, piuttosto capace nel trattare gli interessi dei suoi assistiti, improvvisare e, se proprio si impone, bleffare con una certa audacia.
Cominciò a guardarsi intorno, fingendo di fissare prima una grossolana natura morta poi una lampada in ottone risalente al secolo precedente, ricoperta di tessuto pregiato e incrostata, alla base, di sangue e schegge d’osso … deglutì silenziosamente e riprese a lisciarsi la lunga barba ispida, evitando di battere troppo le palpebre per non mostrare nervosismo.
Doveva dire qualcosa, sapeva quanto fosse necessario esprimere un qualsiasi concetto, con voce ferma, per non dover ammettere di essere in preda al panico e quindi nel pugno del suo ospite.
Pensò, chiuse gli occhi e ascoltò il suono della sua voce spuntare e galleggiare nell’aria: “Certo che deve essere stato davvero un lungo viaggio… e poi i vuoti d’aria, io odio i vuoti d’aria! Poi questa maledetta emergenza terrorismo… ha proprio detto le sue mani e la mia testa?”
Non riuscì a deglutire meno rumorosamente di un lavandino otturato che d’un tratto venga liberato. Bazoo lo guardò di sguincio levitando come un dolce che cuoce nel forno, divenendo sempre più minaccioso e mostruoso.
“ Credo comunque che il nuovo romanzo del mio assistito a breve si potrà dire completo… sicuramente!” Belò con la bocca impastata di saliva e sabbia.
“E alora avante signor agente Cadù!” Esplose in un sorriso, ampio ma non rassicurante, l’omone venuto dall’estremo oriente mentre allargava le braccia.
“Mi dia me uno abarzo e cosi ha chiuso nostro incidente diplomatico, viene fra mia braza fratelo agente signor Cadù!”
I due uomini, di cui uno decisamente basso e barbuto, si strinsero uno all’altro.
“Ricorda tua testa amico agente signor Cadù! E comunquo io no pezento morto fame scroconne, io usa solo mio aereoplano get privatto… In culo a vostra compagnia di nazionale merdosa e a vuoti d’aria giusto? Ma certo che giusto!”
“Ed è così che andrà a finire Gondrok! Ed io non intendo in alcun modo subire distaccamento con conseguente rotolamento del capo, sacro fuoco di Ashta! Insomma figliolo posso sapere cosa diavolo ti sta succedendo? Perché ti comporti così?…come uno smidollato! Quali motivi hai per mandare tutto in vacca? Non fare cazzate Gondrok…” La sua voce svanisce lenta e così il suo sguardo finisce nel vuoto, lontano da me, in una valle triste e mai baciata dal sole.
Allunga una mano ma è come se fosse disgiunta dal resto del corpo che resta inerte e privo di qualsiasi espressione, apre un cassetto e ne estrae una grossa manciata di banconote, fresche e profumate, che comincerò a sperperare quanto prima. Avendo cura di non allevare in me dubbi o rimorsi di alcun genere, fingendo di non vedere la nota di biasimo che ora attraversa gli occhi del buon Caddù. Prendo i soldi, mi ci carezzo il volto e li infilo nella tasca posteriore del mio zaino senza perdere altro tempo.
Ho il blocco dello scrittore.
Da troppo tempo metto penna su carta solo per firmare cambiali ed impegni di pagamento utili a trarmi dagli impacci delle mie molteplici beghe finanziarie.
Uscendo dal suo ufficio stringo a me lo zaino contenente l’ennesimo lauto anticipo. Ad attenderlo ci sono già le banconote ricavate dalla vendita della fuoriserie presa a nolo qualche ora prima.
Ripenso a Caddù che si liscia la barba e che mi chiama figliolo… sacro fuoco di Ashta!
So che non ci vedremo mai più e a breve potrebbe non avere più né una barba da carezzare né una testa da mettere innanzi ad uno specchio… e lo so, lo so: questa è la peggiore delle carognate ed ai più potrò apparire un cinico bastardo, ingrato e senza cuore. Ma la forza di gravità spazza via ogni dubbio o pensiero o riflessione animata da un residuo senso morale… Mi appiattisco, mio malgrado, alla poltrona cui ero già assicurato grazie ad una robusta cintura di sicurezza.
L’aereo s’impenna e punta le bianche nubi che galleggiano solitarie nel cielo.
Commenti
Ancora non ci sono recensioni.