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Ballata nei sensi del vino

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Consegna prevista Maggio 2027
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Il vino e il teatro condividono un segreto antico: entrambi iniziano dove finisce la parola, il sipario si apre quando la bottiglia si stappa, il buio in sala quando il vino tocca la lingua, entrambi nascono dalla trasformazione. L’uva che diventa racconto, il corpo che si fa personaggio. In queste pagine, calici e palcoscenici si intrecciano in un viaggio sensoriale e culturale che attraversa epoche, territori e tradizioni, cercando di rendere le immagini della ballata come scene teatrali, cucite dalla musica sempre presente.
Dai riti dionisiaci alle cantine contemporanee, dai monologhi intensi alla convivialità più leggera, il vino diventa metafora viva dell’arte scenica: fermenta, matura, sorprende. Il teatro, a sua volta, rivela il suo lato più “inebriante”, fatto di emozioni condivise e verità svelate sotto la luce dei riflettori, con una tessitura musicale

Perché ho scritto questo libro?

Un libro scritto soprattutto per me stesso, nel tentativo di unire due realtà a me care, due grandi passioni. Teatro e Vino.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Un libro scritto soprattutto per me stesso, nel tentativo di unire due realtà a me care, due grandi passioni. Teatro e Vino.

Il vino e il teatro condividono un segreto antico: entrambi iniziano dove finisce la parola, il sipario si apre quando la bottiglia si stappa, il buio in sala quando il vino tocca la lingua, entrambi nascono dalla trasformazione. L’uva che diventa racconto, il corpo che si fa personaggio. In queste pagine, calici e palcoscenici si intrecciano in un viaggio sensoriale e culturale che attraversa epoche, territori e tradizioni, cercando di rendere le immagini della ballata come scene teatrali, cucite dalla musica sempre presente.

Dai riti dionisiaci alle cantine contemporanee, dai monologhi intensi alla convivialità più leggera, il vino diventa metafora viva dell’arte scenica: fermenta, matura, sorprende. Il teatro, a sua volta, rivela il suo lato più “inebriante”, fatto di emozioni condivise e verità svelate sotto la luce dei riflettori, con una tessitura musicale ed emozionale costante.

Entrambi trasformano la realtà, entrambi creano un tempo sospeso, fuori dall’ordinario. Stimolano il viaggiatore, il curioso a scoprire, a ricercare ogni vino, ogni terra, ogni suggestione, in fondo, sia il vino che il teatro parlano la stessa lingua: quella dell’esperienza umana.
La bottiglia è un copione: quando la apri, dà inizio a qualcosa di irripetibile, degustandola, si interpreta, si approfondisce una sensazione.

Tra aneddoti, riflessioni e suggestioni, questo libro invita il lettore-spettatore a degustare le storie come si fa con un grande vino: lentamente, lasciando che ogni nota trovi il suo tempo. Un sentiero che si inventa sotto i nostri piedi, passo dopo passo, una meta che cambia nome ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, ogni volta che un colpo di vento devia la nostra strada.

Quando un pensiero si stacca dalla riva e comincia a camminare da solo, attraversa una strada che chiama, una collina lontana, un vino versato in silenzio alla sera. Non sapevo cosa stessi cercando, sapevo solo che aveva il colore del vino. A questo punto il passo si fa domanda e la domanda diventa sentiero: si parte senza sapere molto, solo con la voglia di guardare il mondo con occhi un poco più aperti, le vigne sulle colline, i paesi aggrappati alla pietra, le storie che restano nelle bottiglie. Il cammino è fatto di paesaggi, freddo, boschi e città, ma il vero itinerario è interiore e lo scopriremo di volta in volta.

Ogni vino è una porta socchiusa, ogni terra un racconto antico, ogni incontro nascosto da una curva della strada. Chi cammina lo sa: il viaggio non chiede fretta, ma solo lentezza, tempo e ascolto. Così comincia questa ballata, che non cercherà l’urgenza di arrivare, ma di attraversare mondi immaginifici. Passeremo tra vigne e mari, tra colline e osterie, tra silenzi e bicchieri pieni e svuotati. A volte basta poco per sentire il mondo respirare: un semplice passo sulla strada, una bottiglia aperta, qualcuno disposto a raccontare. Il vino, però, sa aspettare. Aspettare è l’unica cosa che certe strade sanno insegnare davvero. Non per andare lontano, solo per capire quanto può essere lungo il cammino di una storia. Il vino e il teatro condividono un segreto antico: entrambi iniziano dove finisce la parola: il sipario si apre quando la bottiglia si stappa, il buio in sala quando il vino tocca la lingua. Entrambi nascono dalla trasformazione, in cantina come durante le prove.

Da qualche parte tra il fruscio della puntina e il profumo del vino comincia la serata, e noi lì, pronti a godercela. La sera scende lenta sul tavolo di legno antico, una lampada bassa, la stanza quasi ferma, mentre la puntina cerca il solco come un viandante cerca la strada e il primo suono del vinile è vento tra le vigne, sul tavolo una bottiglia aspetta paziente, sa di terra scura e argilla, di colline, di mani sporche d’autunno.

Per caso “hai mai scoperto i sentori e il retrogusto di un Montepulciano ascoltando la voce profonda di Nick Cave?” (Citazione di Maurizio Pratelli, – Vini e Vinili)

Passeggiare è un dialogo silenzioso tra te e la strada. A ogni passo percorreremo un viaggio: un cammino infinito e lento, un canto dell’anima. Non conta dove arriveremo, ma come passeremo attraverso il tempo e lo spazio, escursioni tra vitigni, sentori, retro sentori, odori inconfondibili e indefiniti allo stesso tempo, ogni strada percorsa è un sorso di vita.

Insomma, si parte.

Piemonte

Ogni passo è un pensiero che si posa a terra, ogni suola una firma provvisoria sulla polvere, ascolti il suolo, assapori la valle, camminando camminando ci si può imbattere in una delle zone più importanti d’Italia e del Piemonte, nel cuore delle Langhe, la città di Alba. Qui la nebbia accarezza i filari e ogni vite affonda le radici nei sogni dei contadini, che con pazienza, tra tempo e silenzio, attendono che il frutto maturi dove il sole non brucia, le colline si rincorrono come onde ferme e il vento trasporta le storie tra le foglie, profumi di mosto, di terra, di funghi nascosti come tartufi e uva che canta con fierezza. Ecco il Barbera nasce così, come un sussurro tra la rugiada e il tufo, rosso come il sangue della collina, fresco come l’alba sul viso di chi raccoglie tutta la verità della vite, amara, dolce, viva, come un bacio rubato nei filari.

Il Barbera d’Alba nasce dove la terra è antica e il sole accarezza le viti come un vecchio amico, un rubino profondo, come un tramonto che si spegne lento tra le colline della Langa al primo respiro, un sussurro di ciliegie mature, rosse come labbra innamorate di una donna da baciare, s’intreccia con la mora selvatica che ha rubato il profumo al sottobosco.

Nel calice il vino è un frutto maturo dell’autunno, con la pelle lucida di pioggia e il cuore colmo di sole; si apre come un bosco al mattino, le ciliegie e le more ti portano tra i rovi, dove le foglie frusciano al passo lento del cinghiale e l’aria sa di umido, di linfa e di respiro sospeso.

C’è la spezia delle cortecce scaldate dal sole, il pepe nero che pare polvere di roccia, un accenno di liquirizia, come le radici che scavano e intrecciano il sottosuolo.

Vivo come un ruscello d’acqua limpida, che scorre rapido tra i sassi, fresco, netto, ma con il fondo caldo di un terreno che ha visto mille stagioni. Quando svanisce, resta in bocca il ricordo della vigna al tramonto, un misto di terra, aria e frutto che solo la natura sa raccontare con rude verità.

Sul finale resta una nota profonda, quasi terrena, che racconta la verità della vigna, un po’ storta e contorta dal tempo, la quiete eloquente della terra, che fa contrasto con la sua voce roca e suadente, “Blue Valentine” di Tom Waits si percepisce in sottofondo.

Passiamo così al Sovrano delle Langhe, il Nebbiolo, re delle colline avvolte nella nebbia, dove il mattino s’alza lento e stanco tra i filari silenziosi, sospiro di nebbia all’alba quando l’erba trema sotto un velo d’argento e di piccoli diamanti d’acqua, disegna un crepuscolo rosso, come un ricordo che arde tra le spighe d’oro.

Possiamo sentire l’eco di petali di rosa selvatica, sfogliati dal vento tra le pietre antiche e un soffio di liquirizia che si cela dietro un garofano appassito al tramonto.

Nebbiolo, poesia della terra, radice che abbraccia il silenzioso  suolo, sospiri di pietra e di limo intrecciati alle vigne; ogni grappolo è un verso scritto dal tempo, una strofa di luce tra i filari antichi. Figlio lento della bruma e del gelo, tu cresci ostinato senza chiedere il cielo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Bruno Capuana
Mi chiamo Bruno sono nato il 16 marzo del 1966 a Milano, ho seguito una formazione artistica Teatrale, ho frequentato a Bologna la Facoltà di Lettere DAMS, grazie a Luisella Del Mar, Paola Manfredi, Danio Manfredini, Pippo Del Bono, Ambra D'Amico, Francois Kahn, Leo De Bernardinis, Ellen Stewart, insomma un po’ di gente, che mi ha fatto amare il teatro.

Poco più di dieci anni fa ho aperto una Vineria ia Milano in Porta Romana. Ho trascorso la mia vita camminando sulla corda di queste due passioni Teatro e Vino. Oggi che ho raggiunto i sessant’anni mi sono confrontato con la scrittura cercando di esprimere la passione che mi trasporta in equilibrio e disequilibrio tra queste due realtà.
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