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Bloody Christmas

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Nessuno sa come faccia Babbo Natale a decidere quali bambini debbano finire nella lista dei buoni e quali in quella dei cattivi. Bastano dei gesti di poco conto come un biscotto mangiato senza permesso o una bugia nella letterina per decidere il proprio destino? A scoprirlo è un gruppo di bambini che Babbo Natale in persona ha scelto e invitato al Polo Nord. Peccato che l’euforia iniziale sia destinata a tramutarsi presto in folle terrore: Babbo Natale non è la persona che credevano, ma uno spietato assassino. Inizia così per i bambini una lotta alla sopravvivenza, fatta di dolore e sangue, che terminerà solo quando l’ultimo sopravvissuto verrà eletto il nuovo Babbo Natale.

PROLOGO

Natale: festività amata da tutti, così accogliente e moralmente significativa. Il verde e il bianco sono i colori principali, ma come dimenticarsi del rosso? È uno dei più bei colori di tutta la tavolozza, il colore dell’amore, certo, delle rose, della carta regalo e della famosissima e amatissima giacca di Babbo Natale, il famigerato uomo dalla barba bianca e dal dolce odore di cannella che vive al Polo Nord e passa l’anno a costruire e impacchettare i regali per i bambini il giorno di Natale, rendendoli felici. Ma, nonostante la sua fama, nessuno l’ha mai visto, eppure, tutti si fidano di lui. Ogni anno, bambini da tutte le parti del mondo gli mandano delle letterine, con tanta fatica e piacere scritte, ben decorate e stracolme di desideri, solitamente giocattoli o comunque oggetti concreti, materiali e tangibili… chi ha mai chiesto la pace? Chi ha mai chiesto la fine delle ostilità? Chi ha mai chiesto la felicità o un miracolo? Nessuno ha mai pensato che forse Babbo Natale potrebbe essere stufo della sua vita? Lavorare come un matto ogni giorno per anni, per ricevere cosa in cambio? Niente, talvolta neanche i sorrisi dei bambini, magari delusi dal regalo ricevuto, forse non della qualità desiderata. Neanche gli elfi riuscivano a sorridere in fabbrica e, non essendo eterni, scarseggiavano: la magia del Natale si stava lentamente spegnendo. Gli unici momenti di gioia arrivavano insieme alle lettere dei bambini, l’unico momento in cui qualcuno pensava al Babbo, specialmente se il desiderio in cima alla lista era “incontrare Babbo Natale”. Ma con il passare degli anni, il cuore dell’amato portatore di regali era diventato di pietra, intossicato dalla vita monotona, era ormai carbone piuttosto che zucchero. Chi intraprendeva il magico viaggio verso la terra dei regali non tornava più indietro. Il rosso è il colore del Natale, dell’amore, delle rose, della carta regalo, della giacca di Babbo Natale… e del fluido che scorre nelle vene, del sangue.

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Una disobbedienza

Era l’ultimo giorno di scuola e, concluse quelle sei estenuanti ore, i poveri bambini sarebbero finalmente tornati nelle loro case e si sarebbero goduti le tanto attese vacanze natalizie. La strada sottostante era colma di persone, tutti erano avvolti nei propri cappotti e stringevano forte intorno al collo le calde sciarpe di lana, magari regali dei precedenti anni, all’inizio odiati ma poi trovati più che utili e pronti all’uso nelle giornate più fredde come quella. Era tutto un viavai, la gente correva, entrava e usciva dai negozi per assicurarsi di comprare, anche se all’ultimo minuto, il regalo più bello o il pigiama più costoso e pregiato da sfoggiare nell’annuale festa natalizia della città, un modo per riunire gli abitanti e per intrattenere sia i grandi che i più piccoli attraverso divertenti giochi, tanto cibo, l’amata caccia al tesoro e, l’evento più importante, il “Babbo Natale segreto”. Al centro della piazza, illuminata dalle colorate luci natalizie, sorgeva il più grande albero di Natale che il mondo avesse mai visto, affiancato da un grande pupazzo di neve e da renne fatte di luci alte più di due metri: i cittadini amavano e volevano sempre fare le cose in grande. Il clima natalizio di sicuro non mancava a Hamville e nessuno avrebbe mai permesso di spegnere quelle fiamme di gioia che solo una volta all’anno si accendevano nei cuori della popolazione e illuminavano lo stancante buio che caratterizzava la vita.

Possente, al centro della città, si ergeva un istituto, la più prestigiosa scuola primaria di primo grado della regione. La sua fama era tale da accogliere ogni anno centinaia di nuovi iscritti; dopotutto, era una scuola privata e le famiglie si aspettavano di conseguenza la migliore istruzione per i propri bambini. L’edificio sembrava più una prigione che una scuola dell’infanzia: le mura erano costruite in scuro mattone, le finestre, dai vetri opachi e poco propensi alla loro funzione di filtri per la luce solare, erano bloccate da ferree grate arrugginite, molti bambini avevano contratto il tetano a causa di esse; l’ingresso in legno ricordava il ponte levatoio degli antichi castelli medievali e gli acuti archi con le slanciate guglie decorate da intimidatori gargoyle rendevano la struttura ancora più tetra di quanto già non fosse.«A cosa servono le grate?» chiedevano i genitori indicando le finestre prima di procedere con l’iscrizione dei figli. A evitare che i bambini si gettino o che scappino da noi,avrebbe voluto rispondere la preside, ma si limitava a dire: «Per precauzione, la prudenza non è mai troppa», come se quell’istituto fosse uno come tanti altri. Sorprese il fatto che, nonostante l’alto strato di neve che ricopriva le strade, la scuola di Hamville fosse rimasta aperta. Non stupisce che fosse la scuola più consigliata: offriva un’istruzione come poche. Sui davanzali leggermente sporgenti delle finestre, si era accumulata una quantità quasi infinita di candidi fiocchi di neve e tra le grate si era formato uno strato abbastanza spesso di ghiaccio: il Natale era alle porte.

Carl Hasting era un vivace, ma al tempo stesso timido, bambino di appena dieci anni. Lì dentro era un veterano e frequentava la tanto attesa quanto spaventosa quinta elementare. Dovrebbe essere illegale interrogare l’ultimo giorno di scuola, pensò il piccolo, che, nel frattempo, non smetteva di fissare le lancette della torre dell’orologio che si vedeva dalla finestra. Ancora qualche secondo, ancora qualche secondo.«Chi sa dirmi che cosa rappresenta il Natale? Hasting?» lo chiamò l’insegnate, venendo colpita da un ciuffo ribelle di capelli a scodella che faceva capolino dall’ultimo banco.

2022-09-15

Aggiornamento

Carissimi lettori e scrittori bookabook che vi siete soffermati sulla mia campagna di crowdfunding... non posso che ringraziarvi! Sono felicissima di annunciare che "Bloody Christmas" ha raggiunto i 200 preordini! La mia gioia va oltre ogni immaginazione pensando che il libro era nato per puro divertimento e adesso sta per raggiungere altri orizzonti. Finalmente il mio romanzo è entrato in fase di editing e dovrebbe essere disponibile a gennaio 2023. Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno preordinato il mio manoscritto durante la campagna (quando altro non era che una bozza impaginata come un libro) e tutti coloro che continueranno a farlo, coloro che mi hanno supportata e mi supporteranno. Detto questo non posso che concludere dicendo: ci vediamo a gennaio!

Commenti

  1. Ciò che stupisce è che questo libro sia stato scritto da una ragazza di appena 16 anni. Il modo in cui è espresso, i pensieri trattati e i segreti nascosti dietro i dettagli sono scritti con una padronanza impeccabile e sfociano in una visione pedagogica. Mi auguro vivamente venga pubblicato.

  2. Il genere horror di Bloody Christmas ti prende già dalle prime pagine per la sua particolare trama e per l’eleganza ed appropriatezza della narrazione. Ogni pagina ti spinge a leggere la successiva alla ricerca della chiave del mistero. Spero di poter arricchire presto la mia collezione con il libro di questa giovanissima scrittrice!

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Elisabetta Giacalone
nasce a Siracusa, in Sicilia, nel 2006. Da sempre è stata attratta dalla letteratura e il suo percorso di scrittura ha avuto origine con la stesura di racconti. Bloody Christmas è il suo romanzo d’esordio.
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