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Cesare desidera

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Cesare è stanco di vedere il male. Articoli di giornale e notizie alla TV lo tormentano in un susseguirsi di atrocità, sofferenza e cattiveria, e dentro di lui si apre una voragine pronta a inghiottire tutto ciò che lo circonda. Un pomeriggio, in una Milano che corre, Cesare è dietro il bancone del bar dove lavora quando vede entrare Elisa, la sua fidanzata del liceo che non sentiva da cinque anni. Elisa ha bisogno di lui e così Cesare si accorge di non essere il solo a dover fare i conti con il male quotidiano. Tra vecchie conoscenze e nuovi incontri, gli si presenta l’opportunità di una vita diversa, nuova: forse Cesare desidera finalmente qualcosa di più di una faticosa sopravvivenza.

PARTE PRIMA: IL MALE

1.

«Sono lì. Dentro una gabbia. Tu metti i soldi, cioè i bit. E poi lo schiavo è tuo. Lo compri. Lo hai comprato e ci fai quel cazzo che ti pare.»

«Parli come uno che lo ha già fatto.»

«Sì, certo, come se avessi diciassettemila euro da buttare via.»

«E poi?»

«E poi niente. Ci sarà qualche intermediario, un contatto che te lo fa arrivare dove vuoi tu. E basta. Minchia, ma davvero non sai queste cose?»

«Come un pacco di Amazon.»

Un pacco di carne e sangue. Di respiro sudato. Membra piagate.

«E le chat. Almeno queste le conosci?»

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«Chat nel deep web?»

«Certo. Come una chiamata su Zoom, tra amici.

Solo che oltre a te e agli altri collegati da tutto il mondo, c’è un torturato, e dei torturatori ovviamente. Tu paghi, e loro fanno quello che vuoi.»

«All’istante?»

«Sì, subito. Meglio di un pacco. Un videogioco.»

Cesare, dopo aver salutato tutti i suoi amici, torna a casa chiedendosi se ci sia ancora speranza in questo mondo malato. La diagnosi gli appare quasi certa.

 

2.

Sono le sette e trenta. La seconda sveglia è appena suonata. Un tocco sullo schermo, violento. Di nuovo silenzio. Il telefono in mano.

La prima notizia che compare è quella di una babysitter che ha lanciato un bambino dal balcone. Poi non si è mossa. I vicini sono accorsi e hanno chiamato l’ambulanza. Ma allora non è morto. Come ha fatto? Il solo chiederselo spaventa Cesare. Questa è la vera domanda da porsi davanti a questo dramma? Dramma… notizia di cronaca, di provincia. Tragedia quotidiana, dibattiti televisivi.

 

3.

Cesare è stanco di vedere il male. Un male che non può essere abbracciato dal suo occhio troppo piccolo, il suo cuore così tiepido. I mali: perché succede che appena ne succede uno, di male, subito dopo uno più grande inghiotte il precedente. E così via, in una matrioska infernale di mali.

La colazione è sempre misera. Il padre non fa più la spesa da mesi ormai. È stanco di pensare alle cose banali, pratiche. Vorrebbe solo dormire e lavorare.

La faceva sempre la mamma la spesa.

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Daniele Verderio
Nasce a Monza nel 1998 e vive da sempre a Bresso, piccola città fuori Milano. Si laurea in Lettere moderne all’Università Cattolica del Sacro Cuore. È un grande appassionato di letteratura e musica e lavora come redattore in radio. “Cesare desidera” è la sua prima pubblicazione.
Daniele Verderio on Instagram
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