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Cose da fare prima dei venticinque anni

Cose da fare a Milano prima dei venticinque anni
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Consegna prevista Febbraio 2023

Come sopravvivere a una battaglia quando hai appena poco più di dieci anni?
Quale è il prezzo per cui sei disposto a vendere tutto di te?
Se dovessi scegliere fra l’amore e la Musica che faresti?
Il suicidio è una forma di vigliaccheria?
Hai problemi con l’eroina?
Cosa può scrivere un satanista nel suo diario?
Hai mai pensato di fare il prete missionario?
Come fa una giovane ragazza a comprendere le leggi di Dio?

La violenza e la giovinezza. Questi i due fili conduttori di questa raccolta di racconti.
Le violenze che ci permettono di capire chi siamo, di comprendere fino a che punto arriva nostra capacità di sopravvivere e allo stesso tempo trovare un modo personale di restare integri.
La giovinezza non come inizio alla vita ma inizio alla comprensione delle meschinità e delle pochezze con cui prima o poi bisogna fare i conti. La giovinezza come punto privilegiato per guardare il grande spettacolo delle atrocità.

Perché ho scritto questo libro?

Uscivo da periodi difficili. Mi trovavo a scrivere di vecchi ricordi, di incontri fatti e di confessioni inquietanti ricevute da gente inaspettata. Mi sono reso conto che fissare queste immagini mi avrebbe forse aiutato a dare un senso a quei racconti e a quei vissuti. E forse anche al mio racconto e al mio vissuto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il pomeriggio del 6 settembre di quell’anno il cielo è completamente terso e senza neanche una nuvola. La piazza è assediata dal caldo che fa incollare le scarpe all’asfalto nero. I grandi si ritirano all’ombra del bar a bere birra fredda e a parlare di calcio e femmine, argomenti di cui intuisco la portata ma che ancora non sono in grado di affrontare. Sapevamo che sarebbe successo qualcosa. Da giorni nell’aria c’era il profumo del cambiamento. Le giostre erano arrivate da poco e ancora nulla era accaduto. Era la quiete che precede la tempesta e visto che ogni anno ci davamo le mazzate, bene o male sempre in questo periodo, perché stavolta sarebbe dovuto essere diverso? Da vari pomeriggi ci aggiravamo fra la chiesa e la latteria, giocando al campanaro e prendendo a bastonate le lattine. Ogni tanto guardavamo verso Calcutta, aspettando che il nemico arrivasse come forse una volta i pastori aspettavano la calata dei lupi in inverno.

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Qualcuno dall’altra parte del Fiume inizia a gridare. Ci giriamo tutti quanti al richiamo, ma sentiamo solo delle urla. La strada sembra ancora vuota. Poi escono dalle loro baracche. Avanzano lentamente venendo quasi fuori  dai muri, dai calcinacci e dalle automobili parcheggiate, uno ad uno e in ordine sparso.  I più grossi erano sempre  i primi che si facevano vedere, cercando di spianare la strada con la paura, ma erano quelli più piccoli i peggiori, quelli da cui ti dovevi aspettare solo cose che lasciano il segno. Il più piccolo di tutti è Carmelo e Carmelo a Calcutta è il capo. Ha 12 anni e ha già perso un occhio. Non so come gli sia successo ma ha l’iride e la pupilla di un bianco pallido, come quello dei pesci che ti mettono sul tavolo della cena il venerdì. Un bianco pallido e spento in cui ti ci rifletti e se ti concentri provi molto più schifo che paura.

Quando sei piccolo la ferocia è una situazione elementare da cui non puoi permetterti di venire fuori. Saresti segnato tutta la vita, additato da tutti come lo scemo del paese. Inizierebbero anche le discussioni allo specchio e sarebbe triste riconoscersi come una persona senza coraggio. Meglio fare cose spregevoli che sentirsi scritto sulla faccia, per sempre, vigliacco.

Anche se si muovono lentamente sanno benissimo cosa fare e il loro numero è superiore al nostro. Certo, quando sei a casa tua c’è un certo vantaggio nello scontro,  ma noi non lo sappiamo sfruttare quel vantaggio e quindi ci prepariamo ad ad uscire dalla situazione vivi e con l’orgoglio da poter portare ancora in giro nonostante una prevedibile sconfitta. Peppe va verso di loro, cercando di fare una specie di ambasceria, quelle cose che ha visto in qualche sceneggiato televisivo e che ora pensa di saper fare. Ma Carmelo gli tira una testata e inizia a gridare, alzando il suo bastone verso il cielo tenendolo ben stretto nel suo pugno.

Iniziano a caricarci con le assi di legno del mercato. Alcune hanno grossi chiodi arrugginiti pronti a portarti via la faccia. Mia madre mi obbligava a portare i pantaloni puliti e i capelli a caschetto mentre a me piacevano i capelli con un ciuffo di lato che copriva gli occhi come i personaggi dei cartoni animati e degli stivaletti con la cerniera al posto delle stringhe. Non avere le stringhe fra parentesi ti può essere molto d’aiuto quando devi correre verso il fondo di qualche viuzza o qualche scala di legno marcia. Corriamo giù attraverso il vicolo cercando di arginare la  carica, ma la via di fuga non è praticabile e poi la fuga avrebbe pesato per molto tempo. Anche i grandi ci avrebbero deriso senza darci nessuna giustificazione. Restiamo lì barricati in attesa di trovare un modo per reagire. Ad un certo punto Piero salta sopra il cassone della spazzatura e comincia a tirare sassi alla cieca, più per prendere tempo che per fare male, ma almeno riprendiamo un po’ di fiato, correndo fuori e cercando di farci strada fa le bastonate per ridurre la distanza e buttarli a  terra. Poi ecco, arriva la mischia polverosa dove arrivano solo un sacco di botte. In quel momento le ginocchia si disintegrano subito, la faccia viene graffiata e quando non sai cosa fare mordi senza renderti conto che puoi mozzare un orecchio o un naso. Nella ammucchiata diventa presto chiaro che non ci sono molte speranze di riprendere il controllo della situazione.  Mentre qualcuno di noi sta per terra io riesco a pigliare Giovanni e a torcergli il braccio. Gli do dei calci sui reni ma nella confusione non riesco a calibrare bene i colpi. Anche se non ride non gli sto facendo davvero male.

La polvere si alza ed entra in bocca e negli occhi rendendo ancora più confusa la situazione. Qualcuno mi tira un sasso in testa. Intanto intorno vedo Carmelo che scaraventa per terra Piero tenendogli un piede sulla schiena. Poi con tutte e due le braccia porta il suo bastone in alto per colpirlo il più forte possibile. Quello che c’era  intorno a quelle bastonate non è molto diverso da una sensazione di annegamento. Tutte le nostre mani e le nostre ginocchia sono sporche e  insanguinate. Per noi la battaglia è finita.

I pochi che ancora hanno una capacità rappresentativa rimangono in piedi orgogliosi dei lividi e patteggiano la resa, stabilendo le regole per il nuovo anno. Nessun permesso di attraversare il Fiume, in nessun caso. Nessun permesso di attaccare i ragazzi di Calcutta fuori dal loro territorio. Controllo sugli autoscontri totale, salire per primi, scendere a loro piacimento  senza nessuna discussione e libertà di provarci con le ragazzine delle case. Unica possibilità di reagire in questo caso solo in evidente caso di molestie non gradite da parte delle medesime. Da queste parti le donne non corrono certi rischi come nei quartieri del centro. Le nuove regole vengono suggellate con una stretta di mano fra Piero e Carmelo, stretta di mano fatta di fronte a tutti e quindi impossibile da non riconoscere. Siamo diventati ufficialmente i  servi dei prossimi trecentosessantacinque  giorni.

Mentre quelli di Calcutta oltrepassano Il Fiume, i grandi ci vedono tornare in piazza. Ci guardano ammaccati e ci fanno sapere con delle prese in giro che in serata le nostre madri se la prenderanno a morte per i vestiti strappati e per le ginocchia insanguinate. Intanto continuano a bere le loro birre piccole in bottiglia ridendo della nostra sconfitta infantile. I loro commenti sono più umilianti della batosta e ci ritroviamo ad attraversare la piazza il più velocemente possibile per sopportare le loro parole.

L’entrata del vicolo nel retro della panetteria non ci lascia respiro e i sacchi neri di immondizia bloccano l’entrata e l’uscita di quel viottolo. Siamo tutti schiacciati l’uno addosso all’altro per alcuni metri prima che il vicolo si allarghi leggermente per permetterci di non dover sgomitare fra di noi.

In mezzo a tutto qualcuno inizia a gridare ossessivamente e ad inseguire un gatto impazzito. Non mi rendo subito conto di quello che succede e del fatto che la situazione sta cambiando. Il gatto attira l’attenzione generale. Inizia a cercare una via di fuga ma è bloccato dappertutto, soffia e il pelo lercio di sporcizia è completamente alzato in una forma di terrorizzata aggressività. Si alza del fumo alle nostre spalle dove qualcuno ha dato fuoco ai sacchetti della spazzatura del vicolo. Con il caldo, Il fumo della spazzatura e delle cassette della frutta di legno che bruciano ci fa impazzire. Il gatto si schiaccia sempre di più verso l’angolo in una disperata difesa cercando di graffiare qualsiasi cosa si avvicina ma noi siamo in troppi e Giovanni e Domenico lo accerchiano con dei bastoni di scopa spezzati di cui hanno bruciato la punta che ora è un carbone ardente. Cercano di infilzarlo e quel povero gatto lo capisce che sta per morire e che non ha fatto niente per meritarselo. Mentre i due lo schiacciano sempre più nell’angolo qualcuno gli piove addosso piantandogli nello stomaco un pezzo di asse di legno con quei grossi chiodi arrugginiti. Un chiodo che con un colpo secco ti entra nello stomaco mentre il fumo e il caldo ti stordiscono e tutti intorno a te urlano emozionati. Il gatto si divincola ma viene trascinato fra gli altri che iniziano a prenderlo a calci. Giovanni arriva con un grosso sasso e glielo sbatte in testa. Il gatto è tramortito, perde sangue dal naso e dalle orecchie ma è ancora vivo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Giorgio Carella
Giorgio Carella nasce a Catania nel 1974 e fa il regista e il direttore della fotografia. Fra i suoi lavori la serie documentaria SCRIVERE NEW YORK e IL LATO SBAGLIATO DEL PONTE in collaborazione con Paolo Cognetti, STORIA DEGLI UOMINI CHE VOLEVANO BRUCIARE NEW YORK per Istituto Luce Cinecittà. I cortometraggi JUST IN GOD e DIALOGO FRA UN ALLENATORE E IL SUO SECONDO e lo spettacolo teatrale GOD SAVE THE LOVE. Cura la fotografia dei lungometraggi COME L'OMBRA e IL MIO DOMANI di Marina Spada, MONSIEUR PIGEON di Antonio Prata e I SEGRETI DEL MESTIERE di Andreas Maciocci.
Vive e lavora a Milano e COSE DA FARE PRIMA DEI VENTICINQUE ANNI è il suo primo libro.
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