Dentro le pieghe è il racconto di una trasformazione interiore: un diario romanzato che attraversa anni di scelte, deviazioni, entusiasmi e paure. La protagonista ripercorre le versioni di sé che ha sfiorato, osservando come ogni tentativo — riuscito o fallito — abbia contribuito a costruire la sua identità autentica.
Tra episodi di vita quotidiana e riflessioni tecniche su allenamento, alimentazione e benessere, il libro alterna introspezione e divulgazione con un linguaggio chiaro e accessibile. È la storia di una giovane donna che impara a conoscersi attraverso ciò che è e non è diventata, trovando nella disciplina, nella curiosità e nella resilienza la propria direzione. Un percorso autentico e imperfetto, dedicato a chi cerca un’esistenza più consapevole e fedele a sé stesso.
Perché ho scritto questo libro?
Questo libro è nato per caso. All’inizio era un diario personale, una forma di terapia silenziosa per attraversare un periodo complesso. Poi ho capito che quelle pagine meritavano una forma, e forse anche un lettore.
Non è solo un racconto della mia vita, ma un intreccio tra esperienze quotidiane — reali o immaginate — e il linguaggio tecnico dell’allenamento e dell’alimentazione, con delle riflessioni a margine.
Prima è servito a me, per uscire dal tunnel. Ora spero che possa servire a voi.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Prologo
1 Settembre 2024
Non so quando ho iniziato a sentire che la mia vita aveva finalmente preso una forma. Forse è successo lentamente, come quelle mattine d’inverno in cui ti svegli molto prima dell’alba e fuori è ancora buio, ma tu non vedi l’ora che il cielo diventi chiaro. O forse è successo tutto in un istante, in un giorno qualunque, mentre sistemavo la scrivania del mio ufficio in università.
Avevo appena finito una consulenza, o forse dovrei dire un pezzo della mia ricerca. Uno di quei frangenti che mi ricordano perché ho scelto questo lavoro: osservare i cambiamenti del corpo e della mente umana, ascoltare, capire e raccogliere dati. Ho spento il computer, ho messo via i report in un cassetto. Chiudendolo ho ritrovato un quaderno che non vedevo da anni, che non pensavo più nemmeno di avere conservato.
Era il mio vecchio diario. Quello che avevo iniziato nel 2011, quando ancora non sapevo nulla di ciò che sarei diventata. L’ho aperto senza pensarci. Una data. Una voce giovane. Una ragazza che correva verso un test d’ingresso, verso un’idea di futuro che allora sembrava l’unica possibile. Una ragazza che non immaginava quante volte avrebbe cambiato direzione, né quante versioni di sé avrebbe incontrato lungo la strada. Ho sorriso. Non di nostalgia, ma di riconoscimento. Per anni ho creduto che quel diario fosse solo un accumulo di pensieri sparsi, un flusso di coscienza senza ordine. Invece in quell’istante ho capito che era una mappa. Confusa, certo, ma pur sempre una mappa: raccontava tutte le vite che avrei potuto vivere, tutte le strade che avrei potuto prendere, tutte le identità che ho sfiorato prima di trovare la mia.
E così ho iniziato a rileggere. Non per giudicare la ragazza che ero, ma per ringraziarla. Perché senza di lei, senza i suoi tentativi, le sue paure, le sue deviazioni, io non sarei qui. La rilettura è nata da quel ritorno, dal bisogno di guardare indietro per capire come sono arrivata fin qui. Dal desiderio di raccontare non solo ciò che è accaduto, ma ciò che sarebbe potuto accadere. Perché a volte, per scoprire chi siamo davvero, dobbiamo attraversare tutte le versioni di noi che non siamo diventate.
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