Ci sono amori che salvano. E altri che insegnano a sopravvivere.
Giulia Moretti vive di parole, libri e silenzi. Dietro il suo equilibrio si nascondono ferite profonde: la perdita di chi ha amato, la paura di lasciarsi andare e un cuore che fatica a ritrovare la propria strada. Quando incontra Michele, tutto ciò che credeva di sapere sull’amore viene travolto da una passione intensa, proibita e destinata a lasciare cicatrici.
Tra ricordi, rinascite e il coraggio di ricominciare, “Dipende dai giorni, dipende dalle lune” è un romanzo che racconta la fragilità dell’animo umano e la forza necessaria per ritrovare sé stessi, anche quando la vita sembra averci portato via tutto.
Perché, a volte, la felicità non arriva quando smettiamo di soffrire, ma quando impariamo a trasformare il dolore in una possibilità del tutto nuova.
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto questo libro partendo dal dolore della perdita. L’ho scritto perché credo nel potere dell’amore, nelle sue infinite forme, e nel coraggio che a volte serve per salvarsi, soprattutto quando si deve lasciare una relazione che ci prosciuga. Ma soprattutto, l’ho scritto per chi oggi vede tutto buio e pensa di non avere la forza di ricominciare: il coraggio è dentro di noi, anche quando facciamo fatica a trovarlo. E i sogni sono ciò che ci compone e ci spinge avanti.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Sono qui seduta davanti all’ennesima pagina bianca pensando al modo migliore per iniziare a scrivere qualcosa, ma quello che sono riuscita a fare da oltre quindici interminabili minuti è fissare una pagina vuota e l’incessante movimento del cursore che sta indicando un punto preciso: l’inizio.
Tutte le storie ne hanno uno.
Alcune, solo un normale inizio e uno svolgimento sensazionale, altre vantano inizi perfetti e finali mediocri, di scarsa qualità e a volte banali.
I migliori inizi per me, vengono fuori da sorrisi inaspettati, poche parole, sufficienti a scatenare lo squilibrio generale che può investire anche l’anima più stabile. Questa tipologia di inizi, ha più o meno la forma di una catastrofe naturale per l’impeto con cui capita che si abbattono su di me. Appena superata la prima parte, appena riesco a rialzami, rincorro una sensazione di libertà assoluta, di pace che spesso ho ricercato.
Forse la parola che sto cercando è ispirazione.
Come si può pensare di scrivere qualcosa senza sentirsi ispirati? Dove vuoi andare quando la vita, a volte, non vuole aiutarti? Si ha sempre bisogno di qualcosa che ci spinga ad essere noi stessi, ma nello stesso tempo ci faccia uscire fuori da ciò che siamo, quello che portiamo dentro, ma che decidiamo volutamente di tacere al resto del mondo.
Quando ci si lascia andare, si rischia.
Si rischia di più quando ci spogliamo del superfluo e restiamo ciò che siamo davvero.
Siamo un’integrità complessa.
Lasciamo cadere ogni maschera, liberiamo le parole misurate, nessun sentimento filtrato, nessuna paura di non piacere.
Quindi ho deciso. Parto esattamente da ciò che siamo, dalla nostra integrità. Dalla mia.
Più mi guardo intorno, più penso che siamo fatti davvero di tante essenze. Racchiudiamo in un corpo migliaia di cose che non sono legate ad una pura presenza fisica. Siamo fatti di emozioni, pensieri, sentimenti contrastanti, dolori, gioie diffuse e sprazzi di felicità che ci fanno perdere la testa.
Non è forse questo che ci compone?
Se adesso dovessi spiegare qual è la mia ispirazione, risponderei, me stessa.
Credo di non essere mai partita da me, non mi sono mai fermata ad ascoltarmi fino in fondo. Mi conosco bene, ma mettere nero su bianco qualcosa è una presa di coscienza più profonda.
Scrivere è avere coraggio. Saper dosare le parole, sceglierle, creare armonie stabili, intrattenere in esse animi che cercano rifugio. Scrivere è dipingere una tela di emozioni sempre nuove, arrivare alle giuste sfumature, rappresentare soggetti vivi su carta e inserirli in una cornice unica, com’è la vita stessa. Scrivere è dare voce alla parte più segreta del nostro io.
E’ mettere a nudo l’anima e avvertire la sensazione di irrequietezza nel pensare che magari non siamo come ci aspettavamo, come gli altri ci credono essere.
Le parole sono i ponti che uso per collegare i sentimenti che mi alimentano. Le dipingo su fogli e un po’ dove capita, per potermi sentire viva, lontano dal resto del mondo.
Voglio essere me stessa, quindi scrivo.
E ho scelto di fermarmi.
Il mio intento è quello di intingere le parole nelle emozioni che ho dentro, dar loro delle forme e penso sia una delle cose più belle che ci è stato concesso di fare.
Quando è stata l’ultima volta che hai scritto qualcosa per qualcuno?
L’ultima volta che hai tirato fuori l’inferno che hai dentro?
Ti sei mai abbandonato alla potenza dei sentimenti e hai visto un’alba nuova?
Hai cercato ogni parola, ogni segno di interpunzione giusto per creare armonia?
Quando è stata l’ultima volta che ti sei seduto, lontano dal mondo e hai letto qualcosa dedicato a te soltanto? Che hai sentito le parole quasi prendere vita per la forza che comunicavano, le hai viste danzare per te, davanti agli occhi, un pomeriggio di fine Novembre, con il camino acceso, poca luce in casa e il profumo di the che inebria la stanza.
Ti è mai capitato di perderti rimanendo incollato a una poltrona?
Credo che leggere possa tirarci fuori dagli abissi in cui veniamo scaraventati dalla vita di tutti i giorni. Respirare le parole può farci tornare il sorriso in mezzo a una crisi di pianto.
Avere il coraggio di sistemarle su un foglio bianco, come tanti tasselli di puzzle che cercano il giusto incastro per dare un senso, quella è tutta un’altra cosa.
Scrivere è dedizione, amore puro, rabbia verso qualcosa, qualcuno, è un manto di tristezza, un sogno irrealizzato, un cassetto pieno zeppo di foto e ricordi sbiaditi. Scrivere sono le lacrime che non hai pianto, sono le risate che tieni in mezzo al petto e poi le lasci libere.
Scrivere è il gesto più profondo che puoi dedicare a qualcuno.
Questa storia, le sue parole, sono per te che stai leggendo, per me che le ho scritte, un porto sicuro. Una buona melodia che ti accompagna tutta la giornata. Possono essere quello che cerchi o quello da cui fuggi.
Spero solo che tu non dia mai per scontate le parole e tutto ciò di cui si possono caricare.
Ci sono parole che riserviamo solo per alcune persone o per alcuni sentimenti e sono sempre stata convinta che non vadano mai sprecate. Sono la nostra bandiera, quello che ci rappresenta, i nostri colori, quelli delle emozioni che abbiamo dentro.
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