Allegra ha 17 anni e una vita che sembra perfetta: studentessa brillante del Liceo Classico, eccellente nello studio e nello sport e un futuro pieno di aspettative. È abituata a essere forte, a non deludere, a non mostrare crepe. Ma dentro di lei, lentamente, si fa strada la depressione. Un male silenzioso che spegne l’entusiasmo, altera la percezione di sé e la isola, nonostante sia circondata da affetto e opportunità. Allegra fatica a riconoscere ciò che le sta accadendo e ancora di più ad ammetterlo. Qualche giorno prima del suo compleanno, un incontro inaspettato la mette di fronte a un’emozione nuova e destabilizzante. Non rappresenta una soluzione immediata, ma diventa uno specchio attraverso cui iniziare a guardarsi con maggiore sincerità. Nel confronto con l’amore, con la fragilità e con il timore di non essere abbastanza, Allegra avvia un percorso complesso, fatto di ricadute e piccoli passi avanti. Il romanzo racconta l’adolescenza nella sua dimensione più vulnerabile.
Perché ho scritto questo libro?
A volte i pensieri sono tempeste e i giorni pesano più del previsto. Negli ultimi anni di liceo ho imparato a dare loro voce, trasformando confusione e fatica in forza. Questo libro nasce come uno spazio aperto: per ragazzi che si sentono invisibili, per genitori che vogliono imparare a vedere, e per testimoniare che nessuna solitudine è mai assoluta, nemmeno quando sembra invincibile.
ANTEPRIMA NON EDITATA
“Il sole splendeva alto, quasi fosse intento a benedire la quiete di quel giorno qualunque. Qua e là, soffici nuvole si rincorrevano lente, ricamando il cielo con trame leggere, come pennellate su una tela d’artista. A guardarlo, sembrava un giorno come tanti. Eppure, dentro di me, qualcosa brillava con una luce diversa. Il mio diciottesimo compleanno era alle porte, e con lui l’idea di un nuovo inizio, di una libertà agognata, di sogni che finalmente avrebbero potuto prendere il volo. Ma quella felicità, così limpida in apparenza, si scontrava con un’ombra che da tempo si era insinuata nella mia vita. Una malattia silenziosa, sfuggente, che avevo ignorato troppo a lungo, fingendo che non esistesse, finché non era diventata impossibile da ignorare. Mi trascinavo quei giorni come fossero passi dentro una nebbia fitta, cercando di afferrare la gioia che meritavo, ma sentendo addosso un peso che nessuno vedeva davvero. E così, quel cielo perfetto sopra di me diventava un paradosso: immenso e sereno, mentre io, sotto la sua vastità, cercavo ancora un equilibrio tra luce e buio, tra speranza e paura. E mentre il cielo sembrava non accorgersi di nulla, io continuavo a vivere le mie giornate come sempre: andando a scuola, fingendo normalità, cercando appigli nei gesti di routine.”
[…]
“Solo che alla fine mi sentivo sempre un passo indietro rispetto alle altre. E lo so che è un pensiero un po’ infantile, ma quando hai una malattia che ti divora la mente da dentro, distinguere ciò che è razionale da solo da ciò che è solo una paranoia diventa difficile. Tutto si confonde anche quello che pensi di sapere su te stessa.”
[…]
“Ed è proprio da lì che è cominciato tutto. Perché la depressione, al contrario di ciò che si pensa, non arriva all’improvviso.
Non bussa alla porta gridando il tuo nome.
No. Si insinua piano, si siede accanto a te in silenzio, e aspetta.
Nel mio caso, è entrata attraverso l’ansia.
Una compagna che all’inizio credevo amica: la chiamavo Alleata. Mi sembrava un campanello d’allarme che mi aiutava a dare il massimo, a non abbassare mai la guardia.
E in parte, è vero: l’ansia, se sai tenerla a bada, può spingerti a essere la versione migliore di te stessa. Ma noi avevamo litigato. E da quella discussione, lei non se n’era più andata. Si era rintanata dentro di me, in quel piccolo angolo dell’anima dove aveva sempre vissuto senza disturbare troppo. Poi, come per ripicca, aveva iniziato a espandersi. Prima lo stomaco. Un nodo che non si scioglieva mai. Poi la testa. Pensieri appiccicosi, pesanti. E poi ancora più in profondità.
Si era fatta liquida, sottile, invisibile… e aveva cominciato a scorrere nelle vene, silenziosa, come un veleno lento. Io camminavo, ridevo, studiavo… ma lei era ovunque. Dentro.”
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