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Ebano Bianco

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Consegna prevista Febbraio 2027
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“Ebano Bianco” è un racconto ambientato nel XIX secolo che unisce atmosfera storica, viaggio e trasformazione personale. La storia segue Lucio Della Valle, liutaio cremonese che lascia l’Europa per inseguire una leggenda: un albero raro capace di dare ai suoi violini un suono mai udito prima. Il viaggio lo conduce nelle terre africane oltre l’equatore, dove la ricerca di una materia perfetta si intreccia con incontri, pericoli e con la scoperta di un destino diverso da quello immaginato. Il testo è costruito come un racconto breve dal tono poetico, articolato in capitoli essenziali che conferiscono ritmo a una narrazione che attraversa circa dieci anni. Attraverso una struttura narrativa basata sulle ripetizioni cicliche, il racconto esplora il tema della trasformazione personale, mostrando come il tempo, le scelte e gli incontri possano condurre una persona lontano dalla versione di sé che credeva definitiva.

Perché ho scritto questo libro?

“Ebano Bianco” nasce dall’esigenza di spiegare che per quanto possa sembrare impossibile tracciare una linea all’esistenza, c’è sempre la possibilità di una scelta.
Tali decisioni, a volte prese in maniera consapevole e a volte meno, sono quella che definiscono i contorni dell’anima.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO DI UNA RONDINE

Quando i rami non erano spogli e il sole indugiava prima di salutare la terra, in una coppa di fango e bastoncini nascosta sotto le travi di un tetto, un uovo si schiudeva in ritardo costretto dal minuscolo becco di una rondinella nuda e cieca che spingeva sospinta dal garrire dei quattro fratelli. Fu un orribile spavento venire al mondo al buio e al freddo, con una fame grande quanto la voglia di sopravvivere; un orribile spavento che l’avvolse fino a che l’aria carica d’amore generata dal battito d’ali dei suoi genitori, accarezzò la sua giovane carne. Mamma e papà rondine per le successive quattro settimane avrebbero provveduto alle sue cure, così l’ultimo nato doveva solo armarsi di pazienza e aspettare che la natura facesse il suo corso. Seppur si sentisse al sicuro nel nido, dopo soli quattro giorni di vita, si spaventò per la seconda volta a causa dei colori che gli entrarono negli occhi lucidi come perline. Non conoscendo nulla, anche un senso scontato come la vista gli risultò terrificante, però per fortuna o per condanna si abituò presto a tanta bellezza. Da quando imparò a posare lo sguardo sul mondo diventò consapevole di cosa fosse, poté ammirare le forme di chi lo aveva creato e capì la ragione per la quale il nido era munito di bordi. Anche le rondini possono soffrire di vertigini ed infatti impiegò il giusto tempo per abituarsi a quell’altezza, nonostante ciò negli istanti in cui il coraggio vinceva la paura, riuscì a scorgere un mondo enorme popolato da creature buffe e differenti. La rondinella era troppo interessata alla frenesia dei piani inferiori per giocare con i fratelli, così una volta superato il conflitto con l’altitudine, passò intere ore con il becco rivolto verso il basso in cerca di amici, ma era piccola e silenziosa, due caratteristiche inadatte per chi vuole farsi notare. Però la rondine era paziente e con insistenza riuscì ad attirare l’attenzione di uno strano essere coperto di peluria scura, munito di una coda che ondeggiava come avesse vita propria. Se ne stava sempre seduto composto con i taglienti occhi gialli rivolti al nido ad aspettare chissà cosa e così l’uccellino credette di aver trovato una compagnia che per sua fortuna non sapeva come raggiungere. La luce intanto scompariva da destra per riapparire a sinistra ed ogni volta che illuminava il mondo portava con sé un vestito per la rondinella che in breve si trovò coperta da un manto di piume.

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Anche i genitori facevano come il sole, comparendo ogni volta con nuove lezioni studiate per iniziarlo alla vita con dolcezza e pazienza. In tre settimane imparò il cielo e i trucchi del vento che decise di sfruttare per comprendere le nuvole da vicino e così, lui che era coraggioso, si gettò per primo sfidando le leggi che avrebbero dovuto accompagnarlo al suolo. La voglia era forte e le ali incerte capaci di racchiuderla interamente, per tanto spiccò il volo sospinto dal sollievo dei genitori. Che meraviglia fu scoprire che il nido non era il tetto del mondo e che al contrario c’era molto da esplorare in un celeste che rimaneva fuori dagli occhi. Era affamato di conoscenza e pur sapendo che la sua piccola testa avrebbe potuto contenere ogni cosa gli venisse offerta, decise di tornare a casa a causa del movimento continuo che lo stremò per mancanza di abitudine, ma non appena varcò i bordi del nido sorprese Mamma e Papà con il becco incurvato in segno di tristezza. Due fratelli avevano aperto le ali troppo tardi e giacevano a terra sotto le zampe pelose dell’amico che per tutto il tempo era rimasto in attesa. La rondinella fu gelosa nel vederli assieme fino a quando intuì che non stavano giocando e così imparò la paura. La natura non ha motivo di essere buona o crudele, è come sono le creature che la popolano. Rimanendo in due a contendersi il cibo la giovane promessa crebbe velocemente e con una dose maggiore di energie riuscì ad aumentare il tempo di volo apprendendo le virate fondamentali per sorprende i moscerini a mezz’aria. Una volta in grado di procacciarsi il cibo in maniera autonoma, gli orizzonti divennero puntini più facili da raggiungere e la voglia di conoscere aumentò di pari passo con l’arrivo dell’estate. Lo avevano informato che con il primo freddo avrebbe dovuto mettersi in viaggio per raggiungere una terra lontana, ma era giovane per curarsi del domani e così volle concentrarsi sul presente. Tra tutte le creature una lo incuriosiva più delle altre, una che stava sempre in equilibrio su due zampe, ricoperta da pellicce di colori differenti e che spesso sorprendeva in gruppo a sghignazzare rumorosamente. Gli piaceva posarsi sui rami e studiarla, per cui un giorno decise di avvicinarsi alla costruzione che usava come nido per capire cosa facesse quando andava a nascondersi. Fece l’errore di credere che i bizzarri animali fossero tutti innocui ed entrò da un’apertura trasparente convinta della loro ospitalità, ma in cambio ricevette solo un manico di legno che tentava di colpirlo mentre lui, preso dal panico, non riusciva a varcare lo spazio trasparente che lo separava dall’esterno. Sopravvisse per miracolo e non volle più saperne di avvicinarsi a tanta rabbia. Finito l’interesse per lo strano animale, poté concentrarsi sulla sua specie e i solitari viaggi in cerca di avventure divennero voli di coppia. Si gustava la compagnia di una giovane rondine, piccolina rispetto alle altre, ma con un puntino rosso sulla gola, un particolare che le donava carattere. La corteggiò consegnandole i rametti più grandi che riusciva a reggere e lei, a poco a poco, cadde vittima delle sue lusinghe. Il rituale d’amore durò mesi, durante i quali le rondini si convinsero di piacersi abbastanza per rimanere unite fino alla fine del tempo che scorreva rapido da quelle parti e che tra i cinguettii e il sopraggiungere del primo freddo, intimò il momento della partenza verso sud. L’estate si spense con i respiri dell’Ostro e la grande migrazione ebbe inizio. Migliaia di chilometri guidati dalla speranza in direzione di una terra della quale ignoravano l’esistenza, volando di giorno e dormendo di notte sugli alberi delle navi che solcavano il grande blu. La paura era enorme in mezzo a tanta immensità, ma il loro amore era più forte della stanchezza ed entrambi riuscirono a sfruttare le correnti per giungere nel calore che le avrebbe protette dall’inverno. Quando scoprirono che il mondo non finiva nel mare erano esauste e ci volle il giusto riposo per abituarsi al nuovo cielo e alle nuove stelle, alle quali rivolsero la promessa di tornare a casa insieme con la prossima primavera. Intanto per far sì che il loro amore continuasse a fiorire, la rondine non fermò l’instancabile corteggiamento nei confronti dell’amata. La voglia di stupirla gli toglieva il sonno e la continua ricerca del ramo perfetto l’aveva portato lontano dai soliti confini. Fu proprio una delle tante volte in cui varcò uno di essi che scoprì una foresta immensa, immersa nel nulla, diversa da quelle in cui era solito volare. Alcuni alberi si ergevano sopra agli altri come fossero i guardiani dell’orizzonte e il vento che si incanalava tra le fronde, spingeva dal basso facendolo sentire leggero come una piuma. Quelli su cui volava erano i rametti che da tempo cercava e così, anche se era distante dal nido, decise di portarne uno alla sua amata come prova finale dei suoi sentimenti. Riuscì nell’intento di stupirla e contemporaneamente provocò invidia nei confronti delle altre rondini che non potevano vantare tanta bellezza. Siccome la sensazione gli piacque, decise di non condividere con nessuno la posizione della foresta magica, dove i moscerini erano dolci come miele e le vibrazioni portavano a credere di respirare un’ aria diversa dalle altre. I viaggi per il bosco divennero frequenti e il tempo in cui frequentò le sue piante aumentò gradualmente fino al punto in cui lui stesso divenne quel luogo. Le settimane si fecero mesi, i mesi stagioni e con un cinguettio si svegliò la primavera dall’altra parte del grande blu che ora aspirava i venti dell’Africa per aiutare chi aveva promesso di tornare a salutarla. Un giorno però un evento inaspettato sconvolse l’esistenza della coraggiosa rondine. In lontananza sentì dei rumori sordi e quando incuriosita si avventurò per capire cosa li provocasse, rivide le creature bizzarre con le quali non voleva avere niente a che fare. Erano in tanti, chiassosi e ogni volta che accarezzavano una pianta la facevano cadere. Non capendo cosa stesse succedendo, scappò a nascondersi nel nido in cui si sentiva al sicuro, ma gli uomini avanzavano affamati di legname e anche il possente arbusto che chiamava casa fu fatto coricare sotto i colpi delle accette. La rondine si salvò per miracolo, spiccando il volo poco prima che il suo albero toccasse il suolo. La casa, le piante, la tranquillità, erano state spazzate come se nessuno si fosse mai curato della loro importanza. Arrabbiata ed impaurita spiegò le ali e le batté più forte che poteva per raggiungere la sua amata.

CAPITOLO 1

Benchè la tradizione contadina avesse tracciato il suo destino verso una vita di campagna, Lucio Della Valle aveva uno splendido appartamento sopra l’officina in Corso Magistra a Cremona. Era il 1804, Lewis incontrava Clark e Jane Austen posava le prime idee per il suo romanzo. In quegli anni un uomo con pazienza e manualità poteva trattenere il destino tra i calli delle mani. Lucio Della Valle aveva ereditato tavi virtù e una discreta somma di denaro dal padre e queste fortune gli avevano aperto le porte per diventare uno dei migliori liutai della città a soli diciassette anni.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Giacomo Campi
Giacomo Campi è un autore di ventisei anni, cresciuto tra Liguria e Piemonte,
nella città di Novi Ligure.
Dopo gli studi in ambito chimico ha coltivato la
passione per i viaggi, esperienza che ha alimentato il suo interesse per la
narrativa. Nei suoi testi pone particolare attenzione alle storie che esplorano
l’essere umano e le sue trasformazioni.
In precedenza ha pubblicato il suo
primo manoscritto, Sette vite come i matti.
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