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Eroi in pigiama - Cronache di un bambino in quarantena

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Marzo 2020: il mondo è paralizzato da una pandemia. Un evento di tale portata non accadeva dagli inizi del secolo precedente.

Del tutto impreparate a gestirla, le persone si ritrovano incollate ai televisori per capire, giorno per giorno, ciò che si può e non si può fare. Ma cosa succede nella mente di un bambino di appena nove anni? Cosa capisce di ciò che sta travolgendo la sua vita, e la vita di tutte le persone a lui vicine?

Attraverso queste pagine, scritte come un diario personale, passiamo insieme a Gabriele i mesi più difficili. Scopriamo i suoi pensieri, la felicità iniziale di non dover più andare a scuola, ma anche la nostalgia di quei banchi traballanti. Tra giochi di carte inventati e sfide con i compagni alla PlayStation, lo vediamo conoscere meglio la famiglia, riallacciare i rapporti con parenti lontani e godersi quelli più prossimi. Il tutto rigorosamente in pigiama.

5 marzo 2020

Oggi mamma ha detto che non devo andare a scuola. Ieri sera, a quanto pare, è arrivata una comunicazione che ordinava così. Non so chi l’ha mandata, ma di mamma mi fido. Non dice mai le bugie e se lo fa ho capito che è per il mio bene. E poi non mentirebbe mai sulla scuola, perciò deve proprio essere vero.

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È qualcosa che ha a che fare con questo virus di cui parla la televisione, da quello che ho capito. Dalla scorsa settimana anche a scuola se ne è parlato più volte: la maestra diceva sempre di lavare spesso le mani e non toccare bocca e occhi. Tanto meglio, week-end lungo, una figata!

Mamma e papà vanno al lavoro e io posso stare tutto il giorno a giocare alla Play con i miei amici. Non capita quasi mai! Ovviamente fino a quando Luca, mio fratello più grande, non la vorrà per sé. Già, perché pure lui non va a scuola. Sembra che non solo la mia scuola elementare, ma anche i licei non abbiano aperto i cancelli stamattina. Sentivo che, parlando al telefono, diceva che probabilmente sarà così per i prossimi dieci giorni. Mi ha subito detto: “Gabriè vedi che puoi fare, appena finisco la videochiamata con Elena la Play è mia”.

Elena è la sua fidanzata. Stanno sempre appiccicati quei due, io proprio non li capisco. Che avranno da dirsi tutto il giorno! Luca ha sempre il cellulare in mano e quando fa una telefonata non posso nemmeno camminare in mutande in cameretta altrimenti Elena mi vede. Maledette videochiamate. Forse a nove anni si è troppo piccoli per certe cose, per questo non le capisco, ma quando sarò fidanzato io sarà completamente diverso.

Alice – così si chiama la bambina di cui sono innamorato – abita alla porta accanto. Basterà giocare insieme a casa mia o sua, oppure incontrarci sul pianerottolo o vederci dal balcone. E poi frequentiamo la stessa scuola, quindi niente telefonate. Il mio migliore amico Patrizio dice che dovrei spicciarmi a dirle che mi piace, altrimenti qualcun altro potrebbe soffiarmela via. Lui è convinto di sapere come “funzionano” le ragazze perché ha tre sorelle, ma secondo me non ci capisce proprio nulla.

Comunque ho intenzione di scriverle un biglietto quando torneremo a scuola, tra due settimane. Cosa può cambiare in così poco tempo? Lo darò alla sua amica Sofia, che è in classe con lei, e quando glielo consegnerà, sarà fatta. Mamma dice sempre che non si può resistere a due occhioni blu come i miei!

Ma comunque non è questo il momento per pensarci; oggi devo battere Patrizio alla Play, così smetterà di credersi sempre il più bravo in tutto. Ci conosciamo da quando siamo nati, perché i nostri papà lavorano insieme e si frequentano anche al di fuori del lavoro. Lui è il mio migliore amico praticamente da… sempre! Ma non lo sopporto quando dice che è il più bravo, il numero uno e che nessuno potrà mai superarlo. È molto intelligente, lo so, ed è vero che riesce in qualsiasi cosa senza difficoltà, ma a volte esagera con la sua aria di superiorità e gliel’ho sempre ripetuto. Mi dice che mi vuole bene perché sono schietto e sincero con lui, “ma non potrai comunque mai competere con me”: questa la conclusione di ogni suo discorso. Lo farò ricredere, non c’è dubbio.

10 marzo 2020

Altro che week-end lungo, questa è una vacanza!

Domenica ho finalmente stracciato Patrizio alla Play. Che goduria. Questi giorni a casa mi stanno piacendo da matti. Gioco praticamente tutto il tempo e siccome c’è il sole posso anche andare lungo il viale con la bicicletta, cosa che normalmente non faccio spesso. Mamma dice che devo lo stesso fare un po’ di compiti per non perdere l’abitudine. La maestra ce li assegna scrivendoli sul registro elettronico e un’oretta o due mi ci dedico il pomeriggio. Ma vuoi mettere un paio d’ore in confronto a un’intera settimana a scuola?! Non ci sono paragoni. Luca invece studia di più. Addirittura si vede con i prof e i compagni online per fare lezione. E li interrogano pure!

Non ho capito bene cosa sta succedendo, a essere sincero. I grandi sembrano preoccupati. Al telegiornale si parla solo di questo virus, di posti in ospedale che non sono sufficienti, di medici e infermieri che lavorano senza sosta e, purtroppo, di tanti morti. Io quando siamo a tavola dopo un po’ non ascolto più. È noioso. E triste. Ho solo capito che è una cosa arrivata dalla Cina, dove ha già fatto una strage, e che ora è l’Italia il paese più colpito. O almeno così sembra.

Da domani anche papà sarà a casa. Stranissimo! Dice che lavorerà da lontano con il computer. Ha utilizzato un termine inglese che non ricordo ma vabbè, il senso è che sentirà i colleghi online; un po’ come fa Luca con i prof o come faccio io quando gioco connesso con gli amici. Più o meno.

Mamma, invece, continuerà ad andare al lavoro. Dice che ormai in ufficio indossano tutti mascherina e guanti, perché il virus si attacca sugli oggetti e ci si deve difendere. Parlano tutti di una strana battaglia con un nemico invisibile, ma io non mi sento mica in guerra… Luca sta scapocciando perché dice che sicuramente si prolungherà il periodo a casa e così la maturità sarà un casino, ma anche perché non può vedere né i suoi amici né Elena. È il solito esagerato. Li vede comunque tutti quanti online, ogni sera.

Ho domandato a papà quando potremo andare a trovare nonno Pippo, che abita in un altro quartiere. Si chiama Filippo, ma io l’ho sempre chiamato così. È il papà di papà, l’unico nonno che mi resta. La mia nonna paterna e il mio nonno materno non li ho mai conosciuti, mentre la mamma di mamma è morta quando ero più piccolo, l’estate prima che iniziassi le elementari. Era malata da tanto tempo, mi ha detto mamma.

Io e nonno Pippo trascorriamo tutti i pomeriggi insieme dopo la scuola: mi viene a prendere all’uscita e con lui mi diverto da morire. Mi compra sempre una miriade di pacchetti di figurine dei calciatori e infatti sono sempre il primo in classe a terminare l’album. Almeno in questo Patrizio non può rompere con la storia che è il numero uno. Mitico nonno!

Purtroppo però sembra che per un po’ non potremo vederci. Gli anziani sono più fragili, l’ho sentito anche alla televisione: possono prendere più facilmente il virus, ma è più complicato per loro guarire. Ci sentiamo al telefono però. Tutte le sere. Mi ha detto che quando finisce la quarantena mi porta al parco e alle giostre. Ma che parola è quarantena? Secondo me si è sbagliato. Strano da parte sua, non sbaglia mai nulla. Forse comincia a perdere colpi. Non si diceva Quaresima? Ero convinto si chiamasse così il periodo prima delle vacanze di Pasqua. Lo dicevano pure al catechismo. Il nome me lo ricordo benissimo, perché ho sempre odiato il fioretto di Quaresima. Boh! Fatto sta che bisogna aspettare, e quindi aspetteremo.

15 marzo 2020

Il presidente del Consiglio ha parlato a tutto il Paese l’altra sera e ha detto che dobbiamo restare in casa. È così che possiamo distruggere il virus. Eroi in pigiama!

Ci saranno restrizioni ancora più importanti, ha detto papà, e molti lavoratori resteranno a casa. Mamma è tra questi. Da domani non andrà più in ufficio e forse la metteranno in cassa integrazione. Io sono piccolo eh, ma non ha mai lavorato in cassa in nessun negozio, me lo ricordo bene! Quando l’ho detto a cena si sono messi tutti a ridere e lei mi ha stretto forte. Forse vorrà semplicemente dire che quando potrà tornare al lavoro dovrà cambiare quello che fa.

Mi hanno spiegato che è un modo con cui può comunque ricevere soldi, anche se i prossimi giorni resterà a casa senza lavorare. Io non ho capito se è una cosa brutta o bella, ma un po’ sono felice. Potrò stare più con lei e potremo giocare insieme, cucinare, guardare film e cartoni… Niente più bicicletta però, uffa.

A quanto pare non ci si può più allontanare da casa, e il nostro cortile è troppo piccolo per andarci in bici. Al massimo potrò giocarci a pallone. Preferirei non farlo sempre da solo, ma nel nostro condominio non ci sono altri bambini della mia età e mi vergogno di chiederlo ad Alice (non so neppure se le interessa il calcio!). Quanto a mio fratello… Luca non mi fila mai. È sempre troppo impegnato con qualcun altro o qualcos’altro. È vero che tra noi ci sono tanti anni di differenza, ma quando stava alle medie giocava molto di più con me. Mamma dice che è parecchio impegnato con lo studio, “il liceo classico non fa sconti” ripete. Ma io non lo so se è tutta colpa della scuola. Probabilmente sarebbe stato lo stesso anche se avesse avuto meno da studiare.

A volte penso che gli ho quasi dato fastidio a venire al mondo, dopo tanti anni passati da principino figlio unico. Mica è colpa mia se mamma e papà hanno voluto aspettare tanto. Semmai è colpa sua: a quanto pare li impegnava parecchio i primi anni di vita e non era il caso di pensare a un altro bebè. Quando sono nato è stato uno stravolgimento un po’ per tutti, ma alla fine quello che spesso si sente figlio unico sono io.

Sai che me ne frega, in fin dei conti. Io ho Patrizio e gli altri miei amici. Anche se adesso non possiamo vederci, ci sentiamo al telefono o connessi alla Play e a volte mamma mi fa usare anche il suo cellulare per delle videochiamate. Ho molto più accesso al telefono adesso. Prima era off limits. Una lotta ogni volta che chiedevo di prenderlo per giocarci un po’! Ma da quando è iniziata la quarantena le cose sono un pizzico cambiate.

E sì, ho anche scoperto che nonno Pippo non aveva sbagliato parola. Si dice proprio quarantena. Anche se, secondo me, non tutti ne hanno capito fino in fondo il significato. Dalla finestra del salotto questi giorni ho visto ancora tante persone in giro. Anche a me piacerebbe uscire e giocare all’aria aperta e non nego che mi è presa anche un po’ di gelosia, ma ho capito perché si deve restare in casa quando mamma e papà me lo hanno spiegato. A volte i grandi sono più sciocchi dei bambini. Che testoni.

Papà mi ha spiegato che faranno delle multe a chi esce senza giusta motivazione. Bisogna compilare dei moduli che spiegano il perché degli spostamenti. Lui ne ha riempito uno per andare a fare la spesa questa mattina. È rientrato a casa dopo due ore! Mi ha detto che la fila comincia fuori dal supermercato ed è luuunghissima perché si deve rispettare la distanza di un metro con le altre persone e non fanno entrare tutti insieme.

Fortuna che nonno è ancora arzillo e giovanile, altrimenti non avrebbe potuto aspettare tutto quel tempo in piedi! Stando da solo, deve uscire per forza a farsi la spesa per conto proprio. Parlando al telefono mi ha detto che non mi devo preoccupare, perché lui sta attento ed è tra i fortunati. Ci sono dei vecchietti nel quartiere che non si possono muovere e sono in peggiori condizioni di salute: a loro devono portare la spesa a casa. Se i familiari sono lontani, lo fa qualche vicino o qualche volontario gentile e generoso. Fortunatamente si può contare su queste persone.

Se immagino nonno da solo, senza neppure la possibilità di muoversi né di ricevere visite e aiuto da noi, mi salgono le lacrime agli occhi. Anche per questo resto a casa senza fare tante storie. Per proteggere i nonni di altri bambini come me.

2021-07-21

Aggiornamento

Grazie mille per avermi sostenuta in questo progetto! Ancora non mi sembra vero! Ho raggiunto l'obiettivo delle 200 copie, pertanto ora potrà cominciare la fase di editing, revisione, impaginazione e progettazione grafica del mio libro! Ed è anche merito tuo! Puoi continuare a promuovere "Eroi in pigiama" tramite passaparola. Infatti, se dovessi raggiungere l'extra-goal delle 250 copie, si attiverebbero per me: - una specifica attività di digital pr, volta ad individuare il blogger o l’influencer più rilevante ai fini della vita del libro e a sottoporgli l’opera per una recensione; - un supporto strategico per l’organizzazione di una presentazione/evento di lancio del libro; - la promozione online (declinabile in diversi modi) insieme al coinvolgimento dei miei sostenitori. Non male eh? GRAZIE GRAZIE GRAZIE!! Con immenso affetto, Michela

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Michela Balmas
nasce e vive a Roma, dove svolge l’attività di psicologa. Per la sua professione e, ancor prima, le esperienze di volontariato e tirocinio svolte in adolescenza e durante gli anni universitari, ha lavorato e si è confrontata con famiglie diverse, ciascuna con la propria unicità e le proprie sfaccettature. "Eroi in pigiama" è il suo primo romanzo e nasce da uno spaccato di vita vera e dalla voglia di dar voce ai più piccoli. Con uno sguardo fiducioso al futuro.
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