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Esci dal buio

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Quando Laura Kessler scompare senza lasciare indizi, è chiaro a tutti che il male è tornato a sconvolgere la vita di St. Mountain, in Svizzera. Già nel 1999 la tranquillità era stata interrotta da una serie di omicidi, il cui colpevole non era stato identificato. Ora la storia sembra ripetersi, ma il nuovo commissario di polizia, Logan Maxwell, e il suo predecessore, James Watts, sono decisi a non arrendersi: questa volta la verità deve venire a galla. Il serial killer, meglio conosciuto come l’Uomo del bosco, non può sfuggire di nuovo alla giustizia. Quando i mostri camminano al nostro fianco non è mai facile riconoscerli. Ma, soprattutto, se questi mostri siamo noi, come possiamo solo sperare di fermare l’inarrestabile?

PROLOGO

Una figura camminava con passo deciso nel sentiero che portava alla chiesa.
Una volta giunta davanti alla porta, la spinse ed entrò, si bagnò le dita con l’acqua santa e fece il segno della croce, poi si incamminò nella navata deserta.
Qualche secondo dopo, sentì alcune parole provenire da uno dei confessionali. La porta si aprì e ne uscì un prete. A quanto pare anche loro hanno qualcosa da confessare, pensò la figura, nascosta dietro una colonna. Aspettò che il rumore dei passi si facesse sempre più lontano, poi entrò a sua volta nel confessionale. Come immaginava, il confessore, che conosceva bene, era ancora lì. Si sedette, si coprì il capo con il cappuccio e, cercando di mascherare la voce, disse: «Mi perdoni, padre, per il grande peccato che ho commesso».
Con gli occhi rigati dalle lacrime fece di nuovo il segno della croce, si alzò e uscì dal confessionale. Attraversò la navata e scappò dalla chiesa correndo nel buio.
Erano le due di notte, la brezza faceva ondeggiare i fiori e l’erba del prato, la luna e le stelle erano ben visibili nel cielo.
Quella notte, la figura lasciò per sempre St. Mountain.

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CAPITOLO UNO 

25 novembre 1999

Teresa Plummer e suo figlio Michael stavano tornando a casa dopo una gita al lago. Michael amava andare a vedere il lago ghiacciato durante i mesi freddi, gli sembrava un paesaggio incantato e puro. Teresa era concentrata nella guida e andava piano a causa della nebbia, che nel tardo pomeriggio era molto fitta.
Michael sporse la testa dal seggiolino e sgranò gli occhi, indicando un punto nel bosco che costeggiava la strada.
«Mamma, guarda! C’è qualcuno che sta camminando in modo strano nel bosco.»
Teresa rallentò e si voltò a guardare nella direzione indicata dal figlio, ma non vide nulla.
«Ma no, tesoro, non c’è nulla, ti sarai confuso.»
Tornò a concentrarsi sulla guida. A un certo punto, una sagoma comparve dal bosco e si accasciò a pochi metri dalla macchina. Teresa fece appena in tempo a frenare per non investirla.
«Michael, aspettami in macchina, vado a vedere.»
La donna accostò su un lato della strada e scese, fece qualche passo e lanciò un urlo. In mezzo alla strada, svenuta, c’era una ragazza bionda con i vestiti e i capelli sporchi di sangue. Quando Teresa allungò un braccio per scrollarla e vedere se era viva, la ragazza si girò di scatto e spalancò gli occhi.
Teresa Plummer svenne.

25 novembre 2020

Due persone giacevano a terra vicine. Il sangue che fuoriusciva dai loro corpi riempiva il pavimento di parquet chiaro formando due grandi pozze. C’era una strana simmetria nelle loro ferite e nel modo in cui erano accasciati, le loro mani sembravano sfiorarsi. La verità giaceva con loro, e per uno strano scherzo del destino avrebbe potuto non rialzarsi. Mai.
Poi, una mano si mosse.

CAPITOLO DUE 

18 novembre 2020

Quando suonò la campanella, tutti gli studenti si alzarono dai banchi riversandosi nei corridoi. Laura raggiunse il suo gruppetto di amiche, e insieme si incamminarono verso l’uscita.
«Insomma, Laura, che hai deciso? Vieni al cinema stasera? Dai, John è così carino.»
«Non lo so, Jenny, non penso di essere pronta. Ho rotto con Mike solo da un mese e lui continua a chiamarmi. Non credo sia la cosa giusta al momento.»
«Ok, come vuoi.» Jennifer sbuffò.
«Almeno al centro commerciale oggi pomeriggio, però, vieni?» intervenne Alice.
«Mi dispiace, ragazze, ma nel pomeriggio devo andare a trovare mia nonna in casa di riposo a Sunsetlake. Vado a comprare qualcosa per pranzo e parto. Ci vediamo domani.»
Laura salutò le amiche con un distratto bacio sulla guancia e si allontanò. St. Mountain non era così lontana da Sunsetlake, ci volevano circa venti minuti di macchina per arrivarci, ma voleva evitare di rientrare con il buio. Si era svegliata con una sensazione strana quel giorno ed era particolarmente all’erta, anche se non sapeva perché. Comprò un panino al chiosco nel cortile della scuola e si mise in viaggio.
Diverse ore dopo, Laura uscì dall’ospedale e rientrò in macchina. Guardando l’ora si agitò: erano le diciassette e quaranta ed era già sceso il buio, quindi non sarebbe stata a casa prima delle diciotto e trenta, anche se non avesse trovato traffico. Accese la macchina e collegò il telefono, così da poter sentire la sua playlist preferita, poi iniziò a guidare. Non c’era traffico, ma dovette rallentare comunque a causa della nebbia particolarmente fitta. A un certo punto, il telefono vibrò e si illuminò, segnalando l’arrivo di un messaggio. Sapeva chi era ancora prima di guardare il mittente. Mike non si dava per vinto, e da quando lei lo aveva lasciato, un mese prima, aveva ininterrottamente continuato a cercarla con messaggi e chiamate. Le aveva persino mandato dei fiori, cosa che non aveva mai fatto quan-do stavano insieme. Un punto a favore del non tornarci, aveva pensato Laura.
Negli otto mesi che avevano trascorso insieme, Mike era stato la sua prima volta in tutto. Si era innamorata di lui quasi subito, e anche per Mike era stato lo stesso: da quando l’aveva vista la prima volta, aveva capito che sarebbe stata la donna della sua vita. Poi, però, l’aveva tradita. Laura aveva detto solo a poche persone, le sue amiche più strette. Non amava raccontarlo, perché dirlo a voce alta lo faceva sembrare ancora più vero. A volte le piaceva pensare che in realtà fosse stato solo un brutto sogno, che il mattino dopo si sarebbe svegliata realizzandolo, e ridendo avrebbe risposto a un messaggio in cui lui le dava il buongiorno. Alcune notti lo sognava realmente, ma la mattina dopo, quando tornava alla realtà, rimaneva sempre delusa.
I pensieri furono interrotti nuovamente dalla vibrazione del telefono, questa volta insistente: non era un messaggio, qualcuno la stava chiamando. Guardò il display dove compariva la scritta CASA. Non rispose, perché ormai era a pochi minuti di distanza. Non immaginava neanche lontanamente quante cose possano succedere in pochi minuti.

18 January 2023

La Nazione

Oggi su La Nazione, alla pagina di La Spezia, si parla del romanzo d'esordio di Giulia Lazzaris, Esci dal buio. Qui, l'articolo completo.
2022-06-19

Aggiornamento

A obiettivo raggiunto non posso che dire un immenso GRAZIE a tutti coloro che mi hanno supportata e hanno creduto in questo progetto. Un gigantesco GRAZIE a tutti!
2022-06-18

Aggiornamento

“Esci dal buio” ha raggiunto il traguardo delle 200 copie. Ringrazio tutti voi con il cuore e infinitamente per il prezioso supporto che avete dato a questo mio importantissimo progetto, e per la vostra fiducia. GRAZIE!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Bellissimo thriller, una volta entrati nel vivo della storia non si riesce a mettere giù.

  2. Lorella Vigo

    (proprietario verificato)

    Bellissimo e avvincente con un finale a sorpresa davvero inaspettato. Ricco di personaggi con un testo davvero scorrevole che non da spazio alla noia. Letto tutto d’un fiato in pochissimo tempo.

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Giulia Lazzaris
È nata nel 1993 a La Spezia. Nel 2020, dopo aver conseguito la laurea, si trasferisce a Milano, prima per frequentare un master e poi per iniziare a lavorare in banca. Lettrice appassionata di gialli e thriller, esordisce con il suo primo romanzo, Esci dal buio.
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