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Fenix e la Chiave di Brokk - La Figlia dei Tre

Fenix e la Chiave di Brokk - La Figlia dei Tre
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Consegna prevista Dicembre 2022

Al suo ritorno ad Ethernity Fenix viene travolta da una inaspettata serie di avvenimenti che la vedono al centro di una rivolta scatenata dalla sua vittoria al torneo di Hûn. La giovane viene vista come una minaccia dai Corvi, seguaci di Tragokhadon, i quali, mossi dal risveglio della gemma di Osiris, hanno iniziato a muoversi tra le vie della bella capitale elfica. C’è infatti chi crede che Fenix sia la Figlia dei Tre, la mista che nella profezia avrà il potere necessario a sconfiggere il ritorno della Bestia. Queste voci si fanno via via più insistenti e la piccola figlia di Adham si scontrerà presto con la ferocia dei Corvi, disposti a tutto pur di ucciderla. Ma ad ogni azione vi è una conseguenza e non vi sarà modo più crudele per Fenix di scoprirlo.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro col desiderio di evadere da un mondo, il nostro, che mi spaventava. Il potere dell’immaginazione ci rende liberi e potenti, Fenix mi ha permesso di trovare equilibrio in mezzo al caos.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Ancora qui, giovane abitante di Gea? Siedi pure, perché a breve non vi sarà più tempo per il riposo, perché a breve il tuo Lapis comincerà a bruciare intensamente e il tuo Viribus verrà chiamato a combattere quelle tenebre che per oltre tremila e cinquecento anni hanno fatto silenzio. Perché, giovane VitHael, se sei qui, ora e davanti a me, hai deciso di lottare e di questo, io, te ne sono infinitamente grata.

Tutto ebbe inizio quando ancora le tre lune sorelle ridevano felici su Gea e Miriël, la prima alleanza fondava su radici forti e potenti: Adham, principe di tutti gli uomini; Salomone, guida degli stregoni e Minhar padre di tutti gli elfi. Nessuno, però, avrebbe mai potuto immaginare che il seme della gelosia avesse tentacoli così robusti e antichi. Fu proprio il nascere di un amore proibito a dare l’inizio a una serie di sfortunati eventi che portò uomini e stregoni alla disgrazia.

Ci sono cose che non si possono controllare, mio giovane abitante di Gea, ed è bene che tu lo sappia. Ci sono emozioni più forti dell’acqua che, silenziosa, corrode le antiche montagne. Emozioni così potenti da bruciare più intensamente dei fuochi più antichi e custoditi nelle viscere del mondo. Emozioni più impetuose del più furioso dei venti ed emozioni più energiche della stessa terra che, genuina, da vita alle maestose querce. E questo genere di sentimenti, amico mio, non si può combattere, non si può intrappolare né controllare così come il sole non può, in nessun modo, smettere di scaldare e sciogliere la neve.

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E quando Evharin cadde per Adham, e quando questi tradì la fiducia di Minhar, amandola senza riserve, il seme di questo sentimento proibito ebbe vita. Ma l’amore ha le sue conseguenze e, capita che, laddove porti vita, trascini anche morte. La grande battaglia che portò le lune sorelle a scomparire da Gea ebbe inizio il giorno in cui la prima tra tutte i VitHael prese il primo respiro. La forza degli elfi, mossa dalla gelosia del loro re, distrusse tutto ciò che l’amore aveva regalato ad Adham e fu nell’istante in cui la bambina pianse per la prima volta che ogni uomo e donna e ogni figlio di Gea, persero l’immortalità, tra le profondità di Atlanthides che, in un boato atroce, scomparve tra le acque trascinando con sé la gloria di quello che un tempo fu il popolo dei coraggiosi.

Si dice spesso che si dovrebbe imparare dai propri errori e che questi non andrebbero ripetuti. Eppure, ci sono storie senza fine, storie che sono destinate a ricapitare, storie da cui sembra impossibile sfuggire.

E se solo Elwing avesse afferrato con coraggio ciò che il suo cuore desiderava, la gelosia non si sarebbe impadronita del più puro degli elfi e Tragokadon non sarebbe nato dalla carne del più bello e puro tra i figli di Minhar portando con sé altra morte e nuova distruzione.

Ma lascia che ti dia un consiglio, mio giovane VitHael, ancora uno: l’amore non è mai uno sbaglio. Perché, credi a me, quando il sole impara a baciare la neve, questa comincia a brillare come fosse il più prezioso tra i diamanti.

  1. Gerusalemme

Il rumore delle vie della caotica capitale di Gea non bastava a nascondere le urla dei mercanti che, sparsi qua e là, cercavano di rifilare i loro prodotti a chiunque capitasse a portata di mano. La polvere, mossa dall’agitarsi frenetico di streghe e stregoni intenti a farsi spazio, si alzava verso l’alto finendo collo scomparire nel cielo chiaro e privo di nuvole. Non vi era abitante a Gerusalemme che non fosse corrotto, o almeno questo era ciò che tutti pensavano. Tutti parevano muoversi al solo suono invitante delle monete d’oro che scontrandosi producevano una melodia invitante. La perdita del Candelabro della Vita Eterna aveva portato un popolo, un tempo rispettato e temuto, alla disfatta più totale. Le tre fiamme andarono smarrite, secondo i più vennero addirittura rubate. Nonostante tutti i suoi sforzi, Delrog non fu capace di donare ai suoi sudditi speranza, anch’essa scomparsa col Candelabro, dopotutto. Si dice che con la disfatta la follia si impadronì di lui, si racconta che fu per questo che diede vita a Tragokadon, la Bestia. Eppure, in pochi erano, ad oggi, a conoscenza della verità delle cose.

  «Tarocchi! Tarocchi speciali!» urlò una vecchia vestita di viola, afferrando il braccio di Hellawess. «Prezzo speciale per te, ragazzina» aggiunse con un filo di voce, tossendo affaticata.

«Ho fretta» rispose la mezzelfa, liberandosi da quella presa scomoda.

Tirandola a sé con più forza di quanto si sarebbe mai aspettata, la vecchia sorrise sdentata squadrandola da testa a piedi. «E fai bene, ragazzina» sussurrò, scoppiando a ridere rumorosa. «Non che ti resti molto tempo, dopotutto» aggiunse spalancando gli occhi e allontanandosi divertita.

Impietrita, Hellawess si coprì il volto col cappuccio rosso.

«Ti sei persa, per caso?» domandò Jasther, scuotendo il capo e afferrandole la mano, invitandola a velocizzare il passo.

Il suo maestro, figlio biologico di Belfagor, sovrintendente di Gerusalemme, non era un tipo molto paziente. La prima volta che si erano parlati aveva visto di lui più di quanto avesse voluto, eppure, le sembrava quasi di non conoscerlo ancora, non del tutto. I segreti che custodiva dovevano essere molti e, a giudicare da come suo padre gestiva i suoi affari, non gli era stato concesso molto tempo per essere ingenuo. La sua infanzia era stata per certo difficile, triste e solitaria. Sollevando il naso in alto, Hellawess sorrise alla piccola luna violacea che, solitaria, faceva capolino a ovest. Chissà come sarebbe apparso diverso il cielo di Gerusalemme se le lune sorelle fossero ricomparse. Chissà come erano stati puliti e felici quei tempi in cui le tre lune vegliavano sulla pazza capitale di Gea. Le era stato raccontato che il giorno in cui entrambe scomparvero dalla volta celeste un boato profondo e terribile avvolse le vie di tutto il regno, che il silenzio che seguì durò per giorni, per settimane e per mesi, avvolgendo tutti nella tristezza più assoluta. Le era stato detto che una volta, la notte a Gerusalemme non faceva così paura.

«Come sta tua madre?» chiese Hellawess, accostandosi veloce all’amico.

Questo, afferrando la sua collana sorrise. L’orologio della vita, antico cimelio di famiglia, era uno degli oggetti magici più rari e pregiati che uno stregone potesse possedere. «Direi bene!» rispose mostrandole che la pietra all’interno dei cerchi girava vorticosamente. «L’ho vista da poco. È sempre la solita, non cambierà mai. Sai, dovresti proprio venirci a Seoul un giorno o l’altro, è la città che ogni stregone dovrebbe visitare, almeno una volta nella vita» disse allegro, notando che Hella aveva smesso di ascoltarlo. «Oggi sei distratta, ti manca tua sorella?» chiese Jasther, sorridendole calmo, avvolto dal suo mantello blu come si conveniva ad ogni erede di Hidril.

«Non sono affari tuoi, Jas» rispose infastidita, accelerando il passo.

«Non mi dirai che ti manca Miriël» continuò, infilando il dito nella piaga.

Restando in silenzio, la mezzelfa si morse il labbro. Le mura del tempio non erano distanti, per fortuna. Avevano recuperato tutto ciò che Belfagor aveva loro richiesto di procurarsi, ma erano in ritardo. Camminando spedita, cercando di sfuggire allo sguardo curioso del suo maestro che, grazie al legame di Hûn, poteva sentire di lei più di quanto la strega avesse voluto, Hella cominciò a domandarsi quando fosse successo. Quand’è che si era affezionata così a Ethernity? Quand’è che aveva iniziato a preoccuparsi per Fenix e Lyght e gli altri membri della banda colorata? Persino Lilith, ora, non le stava poi più così antipatica.

«Belfagor ci aspetta» disse Jasther, sfilandosi il cappuccio e puntando lo sguardo dritto su una delle guardie che presidiavano il Tempio d’Opale.

Quelle antiche mura avevano retto agli assedi dei demoni, agli attacchi degli elfi e al tradimento degli umani. Sulla pietra rossa e dai riflessi ramati, ancora le cicatrici delle numerose battaglie a cui gli stregoni non si erano piegati. Ora troppo in basso per poter essere considerato anche solo una minaccia, l’antico popolo di Salomone viveva in pace da molti lunghi anni. Posando una mano sulla roccia dello stesso colore del sangue, Hellawess rabbrividì. Mai un re farà ritorno a Gerusalemme, era questo che la profezia recitava. Eppure, voltandosi verso le polverose strade della capitale, la mezza strega sorrise.

Chinando il capo, riconoscendo il figlio di Belfagor, la guardia li lasciò passare. A pochi metri, a braccia conserte e con un sorriso stampato in viso, Sunhae aspettava il ritorno della sua allieva preferita. La strega, figlia della Corea del sud, insegnava al Tempio d’Opale ormai da qualche anno, protettrice della Fratellanza, era una delle armi migliori di cui Gerusalemme disponeva. Una guerriera forte a cui Hellawess aspirava di assomigliare, un giorno o l’altro.

«Siete in ritardo, ragazzini» disse la strega, spalancando le braccia.

Correndole incontro, Hella sorrise. Era a casa, finalmente a casa. «Bentornata!» esclamò, stringendola.

«Sunhae…» bisbigliò Jasther, chinando leggermente il capo.

Entrambi erano stati suoi allievi, i più promettenti del tempio, seppure quelli a cui aveva dedicato meno tempo, solo tre mesi l’anno, quelli in cui erano soliti liberarsi dalle vesti elfiche per far ritorno a Gerusalemme. La doppia vita che erano soliti condurre non lasciava loro molto spazio al divertimento. Belfagor aveva insistito affinché entrambi i suoi figli prediletti frequentassero i Giardini, il perché, però, non gli era ancora dato saperlo.

«Vi sta aspettando entrambi» rispose la strega coreana, con un ghigno stampato in viso.

Nata a Seoul, Sunhae era stata trovata all’età di cinque anni da Belfagor, sporca e affamata, abbandonata a se stessa nelle strade trafficate della capitale coreana. Quello era il posto dove streghe e stregoni della peggior specie erano soliti nascondersi per sfuggire alle regole della Fratellanza. Non erano pochi i figli perduti che Gerusalemme aveva raccolto dalle strade di Seoul, molti ancora da scovare. Era a lui che, da quel giorno, doveva la sua fedeltà più assoluta.

Le mura rosse del Tempio, calde e accoglienti, l’avvolsero in un piacevole “bentornata”. Sorridendo e guardandosi attorno, Hellawess notò le matricole curiose intente a osservarli. Vestiti di verde i Pozionanti, vestiti di viola gli Incantatori e vestiti d’azzurro i Divinanti. «Tornate nelle vostre aule, di corsa!» tuonò Sunhae, rimproverandoli.

Spalancando le porte bianche dell’ufficio di Belfagor con la sola forza della sua mente, Sunhae si schiarì la voce. «Maestro…» disse a voce alta, catturando la sua attenzione.

Sdraiato sulla sua lettiga, circondato da servitrici in abiti succinti e servitori a petto nudo, lo stregone smise di sorridere. «Uscite, tutti» disse serio, ricomponendosi. «Avete ciò che vi ho chiesto?» chiese impaziente, allungando le dita verso Jasther.

Questo annuì, passandogli la busta che conteneva la merce. Dando un’occhiata veloce al suo contenuto, Belfagor sorrise. «C’é tutto» sospirò soddisfatto. Schiarendosi la voce, si diresse verso la sua scrivania. Nascondendo il sacchetto dentro a uno dei suoi cassetti, si sedette calmo. «Ho ricevuto una lettera da Faraghon» cominciò nervoso. «Le rivolte a Ethernity sembrano essersi fatte più serie del previsto. La Gemma acquista ogni giorno più forza, il suo bagliore si fa più intenso ogni ora che passa» spiegò, posandosi una mano sulle tempie, era agitato. «Persino la Fratellanza ora sta prendendo seriamente la faccenda» commentò, guardando il viso contratto di Sunhae che, silenziosa, si limitò ad annuire. «La Grande Prova avrà luogo prima del previsto, quest’anno» disse a voce roca, fissando Hellawess negli occhi.

Cadde il silenzio. La mezza strega iniziò a respirare veloce e a fatica. Si preparava a quell’evento da tutta una vita, eppure non era nei piani del Secondo Ordine dell’Antica Via né di quelli della Fratellanza che si prendesse carico di tale fardello così presto.

«Questa è follia!» ruggì Sunhae, appoggiando i palmi sulla scrivania e sfidando a muso duro Belfagor. «È troppo presto! Hellawess non ha ancora avuto il tempo necessario!» urlò, sempre più furiosa.

Sollevando una mano in aria, il potente stregone la zittì con un semplice gesto. «L’Oracolo sta morendo» rispose calmo. «I Corvi acquistano fiducia e la Gemma di Osiris cerca affamata di tornare dal suo padrone» aggiunse poi, sollevandosi in piedi. «Solamente l’erede di Delrog, colui che ha dato vita a Tragokadon il Mietitore, riuscirà a contenere il bagliore della Gemma di Osiris» spiegò, fissando i grandi occhi blu della mezz’elfa. «Solamente Hellawess riuscirà a fermare il ritorno della Bestia» tuonò, spalancando gli occhi gialli.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Sono emozionatissima, non vedo l’ora di averlo tra le mani

  2. Roberto Domizi

    (proprietario verificato)

    Non vedo l’ora di leggere il 3 capitolo della saga gli altri due sono stati una bomba sperando che il 3° non sia da meno…..

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M. E. Loi
classe 1989, nata a Glarus, in Svizzera, da mamma sarda e papà romano. Cresciuta in Friuli Venzia Giulia e ora ricercatrice medica in Germania. Da sempre appassionata di classici inglesi, Fenix e la Chiave di Brokk è il terzo capitolo della sua saga fantasy, dopo Fenix e la Chiave di Moses (secondo volume) e Fenix e la Chiave di Thuta (primo volume).
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