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Firmato B.

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Consegna prevista Dicembre 2024
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Ci si può chiamare Bashir, “colui che porta buone notizie” e non saper usare bene le parole?
Questo è il pensiero del protagonista di questa storia. Ha 9 anni, è nato in Italia, da genitori siriani. In famiglia solo Amani, la sorella maggiore, sa parlare bene italiano. Lei è il suo rifugio. A lei si affida e confida. Le racconta tutto quello che succede a scuola e nel campo da calcio, l’unico luogo dove si sente a suo agio. É la stella della Virtus, la sua squadra. L’altra stella è il suo compagno di classe Bruno, l’attaccante, che è un po’ diverso da lui. Molto più brillante e simpatico, a detta di Bashir. Un giorno a scuola appare una scritta dissacrante, per dispetto alla maestra. Una scritta sul muro può portare molto scompiglio. Bashir, che di solito, per non sbagliare, se ne sta in silenzio, questa volta ha qualcosa da dire. E lo dice. E quando parla un bambino, che pensa di non sapere usare bene le parole, succede sempre qualcosa.

Perché ho scritto questo libro?

Da scrittore penso che i bambini debbano avere voce in capitolo. Letteralmente. In questo lavoro volevo aiutare un bambino ad avere fiducia nelle parole oltre che in se stesso. Mi confronto spesso con tanti bambini come Bashir, che portano dentro di sé matasse coloratissime e altrettanto ingarbugliate. Vorrei aiutare loro a sbrogliare i pensieri, grazie alle storie.
Inoltre ho sfiorato un altro tema a me caro: chi abbiamo davanti, porta con sè un pezzo di Storia, che va conosciuto e rispettato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

0.

LA ROVESCIATA DELLA VITA

Domenica lo stadio era pieno. Saranno stati in diecimila a guardarci. Era una delle partite più importanti di tutta la stagione. Io, come sempre, indossavo la maglia numero 10, il numero del mio attaccante preferito di tutti i tempi: Luiz Nazario da Lima, detto Ronaldo. Quello vero. É un giocatore di qualche anno fa. Io l’ho visto solo al computer. Faceva dei gol incredibili. Partiva col pallone e nessuno lo prendeva più. Faceva sembrare tutto semplicissimo. Io lo trovo fenomenale, ma quello che più mi piace è che era fragile. E anch’io ogni tanto mi sento così. 

In quella partita avrò tirato una decina di volte, ma la porta sembrava stregata. La partita era ancora bloccata sullo 0-0. Con il pareggio avremmo perso il primato in classifica. 

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Quando mancavano cinque minuti al fischio finale arrivò l’occasione giusta.

Ero libero in centro dell’area di rigore. Da destra arrivò un cross quasi perfetto, solo un po’ arretrato. Fui costretto a posizionarmi spalle alla porta. Il pubblico, che fino a quel momento era stato molto rumoroso, si ammutolì.

Aveva già capito che stava per accadere una magia. 

Mentre la palla si avvicinava alzai il braccio sinistro e indietreggiai il destro, pronto allo slancio. Saltai all’indietro come se avessi dovuto schivare un pugno in faccia, staccai con la gamba destra e la sinistra parallela al terreno. Ero in alto e stavo disegnando una spirale con il mio corpo. Nel momento esatto in cui la palla fu all’altezza della mia gamba sinistra, con una sforbiciata rapida colpii il pallone con la destra. Caddi a terra con la schiena e mi girai subito per vedere l’esito della rovesciata. Palo, gol! 1-0. Il è salvo. Lo stadio esplose di gioia ed io con lui. Sentii gridare forte il mio nome:

«Ba-shir! Ba-shir! Ba-shir!».

Un urlo sempre più forte, fino all’apice:

«Bashiiiiiiirrr!!!»

Alzai lo sguardo e davanti a me non c’erano i tifosi, ma mia mamma che dal balcone mi urla in siriano: «Vieni dentro! Non vedi che ore sono!? Vieni a lavarti, che sta arrivando papà e fra poco si mangia!».

Le luci dello stadio nella mia testa si spensero di botto ed io entrai a mangiare. 

Fu il gol più bello della mia vita e nessuno l’ha visto!  

1. 

DESIDERIO

Vorrei tanto raccontarvi una cosa, ma non so usare bene le parole. A volte proprio mi mancano e non so dove trovarle.

Se sapessi come dirlo, direi tutto quello che penso. Per esempio, a papà, direi che Amani merita di essere trattata molto meglio. 

Amani è mia sorella. Ha 15 anni ed è bella e brava. Non so come altro dirlo. Lei è l’unica in famiglia che sa parlare bene l’italiano e per questo fa tantissime cose per noi. Per esempio accompagna mia mamma a tutte le riunioni, anche a quelle con le maestre. 

Mamma, infatti, non sa parlare l’italiano. Lo capisce poco, anche se sono passati 10 anni da quando è arrivata qui dalla Siria. Lei parla la lingua araba e quando lo fa, sembra una radio.

In effetti la lingua araba assomiglia a una musica o a un respiro e mamma più che parlare sembra cantare.

Anche papà non sa usare bene le parole. E allora sta zitto, ma noi capiamo bene cosa vuole dire, anche senza che parli.

Io mi chiamo Bashir e ho 9 anni. Il mio nome significa che porto buone notizie. È proprio una bella responsabilità nascere con questo nome, soprattutto se non sai usare le parole.

Comunque più ci penso e più mi vien voglia di raccontare quel che mi è successo quest’anno. 

Anzi, sapete che vi dico? Ora ci provo.

  

2.

A CENA.

Le cene in casa nostra seguono un copione stabile, con le persone in silenzio ed il rumore di stoviglie a prendersi la scena. Anche quella sera il mahashi preparato da mamma era squisito. Mamma è imbattibile con il cibo siriano. Il mahashi è un piatto di verdure riempite di riso con pomodoro e spezie; tantissime spezie. Mamma è la regina delle spezie. 

Appena papà ebbe finito io e Amani ci guardammo. Bastò un cenno d’intesa e con la scusa di controllare assieme i compiti, andammo in camera. 

Il controllo dei compiti della domenica era sacro per due motivi: perché mi evitava di iniziare la settimana con una figuraccia in classe e perchè di solito durava poco. Al lunedì, infatti, avevo matematica, materia in cui me la cavo bene, forse anche meglio di mia sorella. 

Iniziammo presto quindi a chiacchierare.

« E così papà parte per tre giorni. Che ne pensi?» esordii io.

« Eh, l’ho proprio visto entusiasta a cena!»

« Ci ha persino detto buon appetito, era proprio incontenibile!»

« Buon appetito!» disse Amani scimmiottando il vocione di papà.

« Io sono contento per mamma. Quando lui è via mi sembra più serena. Una volta l’ho beccata persino a ballare.»

« Giura!?»

« Davvero! Era in camera con la porta socchiusa e danzava col foulard tra le mani. Era bellissima.»

« Mamma è bellissima!» disse Amani abbassando la testa. Quando fa così le somiglia proprio tanto. 

Tirai fuori un cioccolatino rubato dalla dispensa. Glielo misi sotto al naso e imitai la voce di papà: buon appetito.

Lei sorrise prese il cioccolatino e se lo sgranocchiò.

3.

BRUNO 

LUNEDÌ la maestra Grazia, di matematica, dopo aver tirato fuori dalla sua borsa carte di ogni tipo esordì così:

«Oh ragazzi guardate che la sveglia è suonata da un pezzo! Possibile che vedo solo due bambini con il libro aperto? Dai su! Aprite il libro a pagina 35 e correggiamo i compiti».

Se c’è una cosa che sto capendo dalla vita è che non perde occasione di mandarti dei segnali. La cosa difficile è imparare a leggerli. Ce ne sono alcuni che per me sono diventati chiarissimi. Per esempio, se il mio amico Fabio arriva a scuola con il cappuccio della felpa alzato, so che almeno fino a ricreazione devo lasciarlo in pace. Se Gabriella appena si siede al suo posto mette sul banco tutti i suoi evidenziatori partendo dal più chiaro e arrivando al più scuro, significa che ha dormito bene. Al contrario se parte dal più scuro è meglio lasciare in pace anche lei, visto che avrà sicuramente passato una nottataccia. Se la maestra Grazia inizia la lezione senza salutarci significa guai in vista e quel lunedì si preannunciava una lezione tragica.

La maestra deve avere passato un pessimo fine settimana e sembrava avere un estremo bisogno di sfogarsi. Ognuno ha i suoi metodi per farlo. C’è chi usa palline antistress, chi disegna, chi, come me, tira calci a un pallone. La maestra conosceva un unico modo, con tanto di nome e cognome: il mio compagno di classe Bruno De Rossi.

«De Rossi inizia a leggere». 

Va detto che Bruno è un bersaglio perfetto. Infatti i compiti lui non li faceva quasi mai, sbagliava il materiale da portare, si distraeva con grande facilità. Io lo so bene perché non li fa: lui non ha una sorella più grande che lo può aiutare, anzi, ne ha solo una molto piccola che lo tiene sveglio tutta la notte e che gli ha rubato la mamma. 

Bruno iniziò a leggere la consegna: cerchia con il rosso la cifra dei decimi, di verde quella dei centesimi e di blu quella dei millesimi. 

Dai che è facile! Ma lui iniziò a sparare numeri a caso senza azzeccarne nemmeno uno. 

«De Rossi stiamo dando i numeri? Hai fatto i compiti?».

«Si!»

Mai negare l’evidenza di fronte a un’insegnante! 

La maestra si avvicinò al banco di Bruno, con passo molto lento. I suoi tacchi sembravano il rumore degli stivali di un cowboy che si avvicina al bancone di un saloon. Guardò il libro che sembrava appena acquistato. Non c’era traccia di colore.  

«Beh, hai anche questo coraggio? Ma mi hai preso per scema? Prendi il libro, esci e non farti vedere finchè tutta la pagina è completata» e, dopo una pausa teatrale infinita aggiunse «e prega il Signore di venire promosso!».

«Tutta la pagina? Ma maestra…» Bruno balbettò una protesta.

«Fila!» urlò la maestra.  

«Bashir vai avanti tu!»

Bruno uscì dalla classe a testa bassa. Mi guardava con uno sguardo che diceva: «Ti prego non mi tradire!».

Io non ho avuto il coraggio di dire nemmeno una parola.

«Bashir tu li hai fatti i compiti?»

«Sì».

La maestra si avvicinò, ma io, per fortuna, una sorella che mi può aiutare ce l’ho! 

4.

VIRTUS VS FULGOR

Per fortuna di Bruno, al pomeriggio c’era allenamento e penso non ci sia modo migliore per sfogarsi. Si, perchè io a calcio ci gioco davvero. Nella squadra del mio paese. La squadra si chiama Virtus, che significa “Forza” e noi forti lo eravamo davvero.

….

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Andrea Daminato
É nato nel 1985 a Cittadella (PD) e vive lì vicino, a Galliera Veneta. Lavora nel mondo dell'educazione. Le persone che ha incontrato gli hanno mostrato come le storie siano potenti, per accogliere, accompagnare e stravolgere le vite. Così ha iniziato a scrivere racconti per bambini, cercando "Altrove", "Altrimenti" e "Altrettanto".
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