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Gasteropodi

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Tre ragazzini nella campagna siciliana scoprono un corpo tutto ricoperto di lumache schiumose. Uno spettacolo di attraente orrore per il dodicenne Daniele, che lo contempla insieme all’amico Giacomo e al fratellastro Santiago. Da quel momento la vita del ragazzo rischia più volte di deragliare: prima al soldo di due criminali; poi durante una permanenza solitaria a Milano; infine in un pericoloso soggiorno in Perù. E ogni volta che la piega del destino prende il sapore guasto della minaccia, Daniele viene braccato dalla visione di quell’antica colatura di lumache: gasteropodi viscidi nell’atto di inghiottirlo.

Questa è la storia di un corpo che vive grazie a un corpo che è morto, ritrovando in esso il soffio vitale: curiosa palingenesi, innescata dal ricordo più atroce della sua adolescenza, dalla quale Daniele deve liberarsi una volta per tutte. Ma questo potrà accadere solo se sarà disposto a guardare il mostro da vicino. Da molto vicino.

PROLOGO

Il corpo era ricoperto di lumache; alcune gli stavano logorando i piedi, altre lo stomaco, altre ancora avevano già divorato gli occhi e si erano insinuate nel cranio. Il loro incedere vischioso produceva uno sfrigolio, come se la pelle stesse bruciando lentamente. Il cadavere era un enorme tumore in sommovimento, dal quale proveniva un olezzo acido.

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Io e Santiago eravamo lì presenti, nel mezzo della campagna, dove il crepitio faceva da eco alle nuvole di maggio. L’immagine mi impressionava, ma io non mi muovevo, stavo fermo a guardare. Anche l’ultima volta è stato così; e quella prima, e quella prima ancora: ogni volta che sogno il cadavere di Tobia, il mio corpicino rimane immobile a osservare la massa tumorale gonfiarsi e brulicare, fino a che in gola non sento come un agglomerato addensante che si trascina verso l’alto; striscia e mi riempie la bocca, dopodiché mi vomito addosso una cascata di lumache. E il sogno finisce.

L’incubo che mi perseguita da decenni non è poi così diverso da quel che mi accadde il 22 maggio del 2009, quando avevo dodici anni. Oggi ne ho quarantuno, e vivo a Milano con mia moglie Chiara.

Col passare del tempo ho imparato ad accettare questa ossessione, a guardarla non più con terrore, ma anzi, con rispetto: rispetto per quello che l’ha generata, e quindi, rispetto per la vita. Sono contento così.

Ho deciso di scrivere questo romanzo per almeno un paio di motivi: il primo, banale, è che ho ritrovato da poco le memorie (sotto forma di diario, lettere indirizzate a Santiago) scritte perlopiù proprio a Milano, nel corso degli anni, nel tentativo di sfogare la mia angoscia circa gli avvenimenti di cui parlerò a breve; erano seppellite in cantina, dove sono stato di recente per recuperare degli antichi decori da appendere sul nuovo albero di Natale. Era capitato altre volte che io scendessi lì, e che il mio sguardo fosse attirato da quella cartelletta rossa. Eppure l’avevo sempre evitata di proposito. Forse adesso è diverso. Forse ho deciso di andare a recuperare proprio quei vecchi addobbi – e non degli addobbi nuovi, com’era ragionevole, e come mia moglie aveva suggerito – perché volevo scoprire la cartelletta che spuntava dallo scaffale. Ma perché proprio adesso? Se è vero che da allora, quasi ogni giorno mi capita di ripensare a quegli eventi, è solo da qualche settimana che vivo con una certa ansia, per aver letto casualmente una notizia sul mio pc: un ragazzo australiano è morto per aver mangiato una lumaca in seguito a una scommessa con degli amici. La bava del mollusco conteneva un parassita che si trova solitamente nei ratti, e che può provocare un particolare tipo di meningite. Nonostante le cure immediate, il diciannovenne è entrato in coma per più di quattrocento giorni, per poi risvegliarsi paralizzato. La malattia è durata otto anni.

Subito quindi ho pensato a Tobia, e di conseguenza ho avvertito, come negli incubi, la bava puzzolente riempirmi la gola e la bocca. Sono corso in bagno attanagliato dai conati di vomito. Sono rimasto lì per almeno mezz’ora, senza però aver rigettato nulla. Mi sono sciacquato il viso, ed è stato allora che ho deciso di recuperare le mie vecchie memorie.

Il secondo motivo è una conseguenza del primo: comprendere.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Daniele Macaluso
È nato a Monza nel 1996. Ha origini siciliane e vive nei pressi di Milano, città fulcro della sua formazione artistica. Ha vissuto diversi mesi negli USA, fra lo Stato di Washington e il Southwest. Campagna, città e deserto fanno da sfondo a "Gasteropodi", il suo romanzo d’esordio.
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