Ci sono incontri che lasciano il segno e altri che svaniscono come un profumo sulla pelle.
Ci sono notti che durano il tempo di un battito di ciglia e ricordi che continuano a vivere dentro di noi molto più a lungo di quanto avremmo immaginato.
Tra desideri, scelte, entusiasmi, errori e improvvise rivelazioni, prende forma il ritratto di una donna che sceglie di ascoltarsi fino in fondo, che attraversa la vita senza chiedere il permesso e che impara a riconoscere ciò che la accende, la ferisce e la rende autenticamente libera.
I
Ventun anni, e in una delle mie città preferite.
Prima di questo avevo già vissuto altre esperienze, certo, ma fu qui che iniziai davvero a conoscere me stessa nella sfera erotica e sessuale, e ad accettarmi.
In quel periodo mi attiravano i corpi scolpiti: addominali in vista, pettorali da stringere mentre stavo sopra al mio uomo, tatuaggi che correvano sulla pelle (rose, pantere, tigri). Lui, il protagonista di questa storia, era esattamente così.
Fu un amico a farmi scoprire per la prima volta il suo profilo social. Ricordo che, oltre all’aspetto fisico, mi colpì la sua ironia: su Instagram pubblicava scenette divertenti che riuscivano sempre a strapparmi un sorriso. Gli scrissi per commentarne una, e da lì iniziò uno scambio quotidiano. Durante le nostre conversazioni mi sorprendevo spesso a fantasticare su di lui: immaginavo il suo corpo, il suo odore, il suo peso su di me.
Non volevo aspettare i cinque mesi che ci separavano dal suo arrivo a Brescia. Volevo che le mie fantasie prendessero vita il prima possibile e, temendo che il desiderio si affievolisse, decisi di anticipare i tempi: sarei stata io a raggiungerlo. Nella peggiore delle ipotesi, pensai, mi sarei goduta due giorni in una delle città più belle d’Italia.
Arrivai a Roma e lui si precipitò a prendermi. Voleva corteggiarmi, e io avevo tutte le intenzioni di lasciarlo fare, anche se la mia minigonna a pieghe e gli stivali in pelle alti fino a metà coscia urlavano già un messaggio chiaro: “Prendimi, fammi tua”.
Il pomeriggio insieme fu più leggero e piacevole di quanto immaginassi. Mi portò nei suoi negozi preferiti tra abiti sportivi, scarpe da ginnastica e qualche pezzo più ricercato. Lo osservavo mentre si muoveva tra le grucce, mentre si specchiava, mentre mi chiedeva pareri. Poi entrammo in una profumeria. Voleva farmi provare un’essenza che desiderava acquistare. Me la spruzzò sul polso e, con disinvoltura, si chinò a inspirare, sfiorandomi la pelle con il naso. Un gesto piccolo, ma capace di farmi sentire complice e desiderata. Passeggiammo ancora tra le vie del centro. Qualche volta ci sfioravamo per gioco, altre per caso. In mezzo alla folla lo riconobbero due ragazzi, e io scattai loro una foto con lui. Mi colse un lieve imbarazzo: non ero abituata a stare con qualcuno che attirasse quell’attenzione. Lui, però, fu in grado di sdrammatizzare senza farmelo pesare.
Amo visitare le città d’arte, ma quella volta non pensavo ai monumenti. Più sentivo il suo profumo, più sognavo di trovarmi con lui soltanto in una camera d’albergo.
Arrivammo al bar del Grand Hotel di via Veneto e ordinammo champagne. Le mie gambe accavallate catturavano il suo sguardo fisso. Definì la mia pelle “bianca come la porcellana” e, quasi senza esitazione, posò la mano sul punto dove la stoffa finiva, dove poteva accarezzare la mia carne. Il suo tocco era leggero, esplorativo, e con un dito sollevò appena l’orlo della gonna, come per sfiorare un confine invisibile. Un brivido mi percorse la schiena, lento e preciso, mentre ogni muscolo si tendeva in attesa. La mia mente iniziò a fantasticare, viaggiava più veloce di noi: lo immaginavo salire lentamente lungo la coscia, esplorarmi, farmi sua. Avrei voluto toccarlo anch’io, allungare le gambe sulle sue, sentire la sua reazione. Salimmo in camera. Lui si tolse prima la felpa, poi la t-shirt, mentre io restavo appoggiata al tavolino, gli occhi fissi su di lui mentre si spogliava. Vederlo così, dal vivo, era ancora meglio che in foto. Poi mi afferrò con decisione, mi baciò, e con un gesto naturale mi spinse verso il letto. Pochi attimi dopo ero nuda anch’io. I nostri corpi caldi si cercarono subito, e io non avevo mai voluto così ardentemente appartenere a qualcuno.
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