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Gli occhi che ho scelto

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Consegna prevista Giugno 2027

Ci sono occhi che incontriamo ogni giorno senza vederli.
Tra l’erba alta, dietro una rete, dentro una stufa abbandonata, sotto un cespuglio di rovi, lungo un sentiero di campagna.
Sono pieni di paura, fiducia, dolore, stupore e ostinazione.
Quando ho lasciato alle mie spalle il mondo che avevo sempre conosciuto e sono andata a vivere in campagna, pensavo di essermi semplicemente trasferita.
In realtà stavo entrando nell’universo in cui quegli occhi si vedono.
E capovolgono le nostre prospettive.
Una mucca fuggitiva, un topolino terrorizzato, una gallina ferita, un cane felice, un gatto sopravvissuto alla morte dei suoi fratelli.
Incontri reali. A volte divertenti, a volte dolorosi. Sempre autentici.
Storie di occhi.
Gli occhi che ho scelto.

Perché ho scritto questo libro?

Per gran parte della mia vita ho vissuto tra appuntamenti, impegni, ruoli, convenzioni e persone. Era il mio mondo. Poi mi sono ritrovata a vivere in campagna. Un altro universo, vicinissimo ma lontano anni luce. Nessuno giudicava il mio aspetto. Nessuno si aspettava qualcosa da me. Ho iniziato a vedere davvero dove ero e con chi ero. E ho incontrato occhi di altri animali, diversi da quelli umani: mentivano mai. Loro hanno cambiato il mio sguardo e ho voluto raccontarlo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Quel giorno come tanti, all’imbrunire, avevo messo la freccia e lasciato la provinciale per imboccare la strada secondaria che portava a casa.

Avrei attraversato un paio di frazioni prima di arrivare a casa, piccoli centri silenziosi abituati ormai al mio passaggio quotidiano.

E io alla loro immutabilità.

Quel giorno, raggiunto il primo paesino, notai qualcosa di insolito: il luogo non era del tutto deserto.

Qualcuno stava dritto e fermo vicino al cancello d’ingresso di un podere.

Mi avvicinai lentamente, come facevo sempre nei pressi dei centri abitati. Era un vecchietto.

Si reggeva su due stampelle. Era una circostanza strana e continuai a fissarlo.

Mi stavo ancora chiedendo cosa ci facesse là quel signore non proprio in forma, quando lui spostò tutto il peso su una stampella e cominciò ad agitare l’altra in aria.

Capii che voleva attirare la mia attenzione.

Gridava qualcosa ma non sentivo.

Rallentai, indecisa se fermarmi.

Era un vecchietto malconcio, vero, ma intorno era il deserto. E se fosse stato uno squilibrato?

Era pur sempre un vicino di casa. La frazione distava parecchi chilometri dalla mia abitazione, ma in campagna il concetto di vicinato ha ben altre caratteristiche rispetto alla città.

Poteva aver realmente bisogno di aiuto.

Rallentai, e fermai la macchina.

Abbassai il finestrino quanto bastava per riuscire a parlargli.

— Avete bisogno? — chiesi.

Il signore agitò la stampella indicando la strada oltre me.

— M’este fuida s’acca! — pronunciò in lingua sarda.

— Cosa? — ribattei. Io in questa terra ci sono soltanto nata, non ho sangue sardo. Non capisco la loro lingua.

Ma i sardi parlano benissimo anche l’italiano.

— Mi è scappata la vacca — tradusse.

E quindi?  Pensai.

— Riportala! — disse lui come se mi avesse letto nella testa. E come se fosse la cosa più normale di questo mondo.

— Ma…

— È andata da quella parte — continuò lui indicando con la stampella la campagna oltre il ciglio della strada. — Sbrigati, se no si allontana.

Lo guardai e la mia mano già sulla maniglia della portiera si fermò.  Io andare a riprendere per lui una mucca fuggitiva?

Guardai l’uomo, poi la strada. Poi di nuovo lui.  

Ma non aveva un figlio, un nipote, un genero, un dirimpettaio o chicchessia? Io ero una passante.

Si chiede a un qualunque passante di recuperare una mucca?

Lui restava lì con la stampella per aria a indicare la direzione di fuga dell’animale.

E come se quella stampella fosse stata il flauto di un ipnotizzatore di serpenti, aprii la portiera e mi incamminai nella direzione segnalata.

Sentivo il ticchettio dei miei tacchi sull’asfalto.

La gonna attillata mi permetteva solo passi corti, quelli che sul pavimento liscio e lucido dell’ufficio mi donavano un andamento accattivante.

Lì mi rendevano ridicola.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Gabriella Palermo
Nata a Nuoro, ho conseguito il diploma al Liceo Classico e poi la Laurea in Ingegneria Civile Edile presso l'Università degli studi di Cagliari. Ho lavorato come Dirigente nei Settori Tecnici di vari Enti pubblici. Nel 2008 ho pubblicato il mio primo libro intitolato Liboa editore Doramarkus al quale sono seguiti in auto pubblicazione: "Al tempo giusto nei tempi giusti", "Quando l'amore viene", "Peppe il Magnifico", "Il Tunnel di Ottavio Zini" (rivisitazione ampliata e modificata di Liboa), "Cratere, poesie 1977-1984", gli ultimi quattro pubblicati con lo pseudonimo di Clara Garbi.
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