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Gli occhi del demone

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Consegna prevista Marzo 2027
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La vita di Audrey Proctor, capitana delle Bulldogs Cheer alla Trimble Technical High School, cambia drasticamente durante una competizione nazionale: a causa di un suo errore durante una presa, la sua compagna Sheila Bishop subisce un grave infortunio che la costringe ad abbandonare la squadra. Da quel momento, il senso di colpa e il rancore iniziano a tessere una trama oscura.

Perché ho scritto questo libro?

Sono sempre stata affascinata dall’occulto, ma, allo stesso tempo, ne sono spaventata. Sono cresciuta con la frase di mio padre: “Meglio non giocare con certe cose perché magari non succede niente, ma metti caso che succeda?”. Da quest’ultima parte, “metti caso che succeda”, è nata l’idea per il romanzo “Gli occhi del demone”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo.

«Chiediamo ora un applauso per la prossima squadra in gara.»

Il Convention Center esplose in un boato.

«Si tratta di una delle squadre di casa.» La presentatrice fece una breve pausa per aumentare la tensione del pubblico. «Direttamente dalla Trimble Technical High School, accogliamo le Bulldogs Cheer, capitanate da Audrey Proctor

Il boato fu ancora più forte.

Il cuore di Audrey tremò. Fece un respiro profondo, poi salì sul palco in testa al resto della squadra.

Si mise in formazione e aspettò.

La musica partì.

La squadra si mosse come un solo corpo, seguendo la coreografia che avevano provato fino allo sfinimento. Fino a far penetrare quei movimenti nella memoria dei muscoli così da poterli replicare anche ad occhi chiusi. O sovrappensiero.

«Chissà se le due flyer, Meryl Collins e Sheila Bishop, ci stupiranno con qualche salto particolare.

Pare che la Bishop sia un’esperta di Scorpion.»

La musica riempiva il Convention Center, accompagnata dagli applausi della folla a tempo con quel ritmo incalzante.

Audrey eseguì un tumbling perfetto e si mise in posizione per il gran finale. Stava andando tutto come si era immaginata. Quella coreografia sarebbe rimasta nella storia della NCA High School National Championship. La squadra sarebbe rimasta nella storia. Lei.

«Non può essere!» La presentatrice agguantò il microfono. «Pare che la Bishop stia per effettuare un salto mortale all’indietro.»

Audrey si preparò per dare la spinta finale a Sheila e permetterle di avere abbastanza energia per effettuare l’acrobazia.

Sheila saltò.

Audrey era lì. Pronta a prenderla.

La folla andò in visibilio.

Audrey si beò di quelle ovazioni, pregustando già la prima vittoria dell’anno.

Sheila iniziò la discesa.

Audrey mancò la presa e Sheila rovinò a terra.

Nonostante il volume della musica fosse così forte da far tremare i vetri del Convention Center, Audrey non riusciva a sentire nulla più di un flebile fischio. Restò immobile, con le braccia tese, a fissare il moncone bianco che spuntava dalla caviglia della sua compagna di squadra, mentre tutto intorno una folla iniziava a formarsi.

Il trillo delle due e trenta interruppe il monologo del professor Smith sui fondamentali del cubismo.

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Gli studenti dell’aula cinque del Trimble Technical High School, risvegliati dal dormiveglia in cui quella cantilena li aveva fatti piombare, scattarono all’istante.

Edgar sorrise. Il break primaverile tanto atteso era arrivato. Non vedeva l’ora di godersi un po’ di shopping a La Grand Plaza o una giornata di relax alla piscina di Marine Park con i suoi amici.

Due grandi occhi verdi gli si pararono davanti. Audrey. «Bearded Lady stasera?»

Edgar le sorrise. «Certo! Guidi tu?»

Lei raccolse i libri dal banco dell’amico e si incamminò verso il corridoio. «Sì! Passo a prenderti per le sei.» Una smorfia. «Probabilmente avrò anche il carico…»

Il ragazzo scoppiò a ridere. «Non mi sembra carino continuare a chiamare così tua sorella.»La ragazza sbuffò. «Roxy se ne farà una ragione…»

Edgar la guardò di sottecchi. «Hai proposto anche ad Adam di venire?»

Audrey avvampò. «No.» Ma lo aveva casualmente nominato a Roxy la sera precedente a cena, poco prima di proporle di venire al Bearded Lady.

«Non sarebbe il caso di smettere di sbirciarlo da lontano e invitarlo ad uscire?»

Il rossore sulle guance di Audrey si fece più intenso. «Non so di cosa stai parlando.»

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo. «Quanti anni sono che si è trasferito accanto a te? Due? Tre?»

Audrey si strinse nelle spalle. Due anni e cinque mesi.

«È il migliore amico di tua sorella. Davvero speri di poter fingere ancora a lungo di non provare qualcosa per lui?»

Audrey si fermò davanti al proprio armadietto. Lanciò un’occhiata ad Edgar e aprì la porticina in metallo. «Io non pro-»

Edgar inarcò un sopracciglio.

Lei si schiarì la voce e prese un quaderno dal ripiano in metallo. «Non sono pronta, ok?» La sola idea di parlarci le faceva sudare le mani.

Il ragazzo si grattò la nuca. «Io, Meryl e Andrew facciamo il tifo per te.»

Audrey sorrise. «Grazie.» Richiuse lo sportello.

I due raggiunsero il parcheggio dell’istituto.

In mezzo alla confusione di studenti e auto, svettava, tra una Chevrolet Silverado grigia e un’Honda CR-V nera, un ragazzo con la felpa dei Trimble Tech Bulldogs. Accanto a lui una ragazza con la divisa da cheerleader e i lunghi capelli biondi legati in una coda alta e stretta. Andrew e Meryl.

Edgar e Audrey li raggiunsero.

Appena Andrew vide Audrey, le scompigliò i capelli.

Lei gli rispose con una gomitata sul fianco. «Hey!»

Edgar e Meryl si scambiarono un’occhiata divertita.

Andrew ridacchiò.

Audrey alzò gli occhi al cielo e scosse la testa.

Meryl si sistemò lo zaino sulle spalle. «Finalmente è finita! Bearded Lady, vero?»

Audrey annuì. «Passo da Ed per le sei, quindi per le sei e venti al massimo dovremmo essere lì.»

Andrew fece scattare la serratura della CR-V. «Ottimo. Io e Meryl recuperiamo Leo e poi veniamo lì.» Si infilò al posto di guida.

Audrey e Meryl salirono in auto.

Meryl si sporse dal finestrino abbassato. «Ci vediamo dopo, Ed!»

«A dopo.» Edgar guardò il suv uscire dal parcheggio e imboccare College Ave. Infilò la mano nello zaino alla ricerca delle chiavi. Tastò il fondo. Niente. Forse era davvero arrivato il momento di seguire il suggerimento di Audrey e comprare un portachiavi più ingombrante. Il ragazzo aprì del tutto la zip per poter vedere l’interno del vecchio eastpak. Non le vedeva. Con uno sbuffo raggiunse l’angolino dietro ai libri. Qualcosa di duro tintinnò contro un’unghia. Eccole! Edgar sfilò la mano dallo zaino sfoggiando il piccolo mazzo come un trofeo. Fece un passo indietro e urtò qualcuno.

«Oh!» Una voce femminile.

Il ragazzo si girò di scatto. Si ritrovò davanti la propria vicina di casa. «Scusa, Sheila! Non ti ho proprio vista!»

«Tranquillo, Edgar.» Sheila gli fece un cenno con la mano e si rincamminò.

Edgar guardò la propria auto, poi la ragazza. Non era il caso di lasciarla camminare mezz’ora per tornare a casa. Soprattutto dopo quello che le era successo l’anno precedente. «Sheila.»

Lei si voltò e gli rivolse uno sguardo interrogativo.«Vuoi un passaggio?»

Sheila sorrise e tornò verso l’auto. «Volentieri. Grazie.»

Restarono in silenzio per tutto il tragitto. In sottofondo una vecchia canzone country offerta da KFWR.

Edgar parcheggiò nel vialetto di casa e spense il motore.

Sheila aprì la portiera. «Edgar, se non hai nulla da fare, verresti un po’ da me dopo? Avrei bisogno del tuo aiuto per una cosa.» Uno strano luccichio negli occhi.

Il ragazzo non le rispose. Era certo di non essere mai entrato in casa sua. Neanche una singola volta in diciassette anni. Nemmeno quando erano amici. Ormai il loro rapporto si limitava a dei cenni educati di saluto quando incrociavano lo sguardo.

Sheila insistette. «Io e Leslie dobbiamo fare un esperimento, ma le istruzioni che abbiamo trovato sono in francese e avremmo davvero bisogno di un esperto della lingua.»

Edgar sorrise. «Farò del mio meglio per aiutare.»

La ragazza gli rivolse un leggero ghigno. «Fantastico. Ti aspettiamo per le quattro.» Scese dall’auto e sparì oltre l’uscio di casa propria.

Il ragazzo si grattò la nuca. Che strana…

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Federica Guzzo
Mi chiamo Federica Guzzo, ho 29 anni e lavoro nel Pordenonese come educatrice con bambini e ragazzi con neurodivergenze cognitive e disturbi del comportamento.
Provengo da un percorso di studi classici, durante il quale la scrittura non è stata la mia principale passione. Al contrario, i romanzi - soprattutto gli horror di King - mi hanno accompagnata ad ogni passo.
Chi mi conosce da tempo mi definisce una persona molto creativa e, con il tempo, ho trovato nella scrittura un modo per esprimere al meglio quella creatività, dando voce a personaggi e storie intrappolati nella mia mente.
Quello che voglio fare con questo mio romanzo è emozionare il lettore, facendolo anche riflettere su importanti aspetti della vita, come l'amicizia, la vendetta e il sacrificio.
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