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La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Dicembre 2022
Bozze disponibili

Una raccolta di sedici storie: persone comuni alle prese con la vita di tutti i giorni. Uomini e donne delusi e, allo stesso tempo, pieni di speranza e voglia di vivere. E di amore. Anziani, giovani amici, alcolizzati, detective squattrinati, gente che si rimette in discussione attraversando le difficoltà e i drammi quotidiani. Persone che si ritrovano a parlare e discutere davanti ad un caffè di Milano, in un diner in California, nella Gerusalemme sotto assedio, oppure in un viaggio on the road nel nord Europa. Ambientazioni e scenari diversi, che fotografano la società di oggi tramite i piccoli gesti e le parole dei personaggi stessi. Un viaggio dentro il realismo dominato dai sentimenti. Su tutti: l’amore, a tratti passionale a tratti platonico, l’amicizia, la gratitudine e il perdono. Sogni e segreti svelati.

Perché ho scritto questo libro?

Ogni racconto del libro nasce da sé, da una frase, da un’immagine o da un semplice aneddoto del passato.
È così che sopraggiunge la mia voglia di scrivere: da un impulso. Nel tempo, mi sono ritrovato con diverse storie, ognuna diversa dall’altra ma con uno spirito comune, e con la voglia di raggrupparle in un’unica raccolta. E con il desiderio di far convivere tutti i diversi personaggi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Kerkstraat

Il pub stava chiudendo quando, d’un tratto, andò via la luce. Al buio, detti l’ultimo sorso. Frugai le tasche e lasciai qualche moneta sul bancone.

Vivevo ad Amsterdam da ormai quattro anni e pagavo ancora l’affitto per un bugigattolo di 30 metri quadrati. A me stava comunque bene. Rientrai in casa che era mezzanotte passata. Era stata una delle mie solite giornate: lavoro fino alle sette, poi cena al pub. Rientrando nel mio appartamento, non potei fare a meno di notare un miagolio. Varcai la soglia di casa e vidi un gatto sopra uno dei miei dischi. Era seduto sopra la banana disegnata da Andy Warhol. Oziava senza alcun ritegno sopra la copertina dei Velvet Underground.

«Via, gattaccio!», urlai d’istinto.

Il gatto balzò sul letto.

«E va bene, resta pure lì», feci un po’ rassegnato.

Andai in bagno per pisciare e sciacquarmi il viso. Quando tornai, il gatto era ancora lì che si stava leccando.

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«Ti sei già ambientato, eh. Vediamo come posso chiamarti?», dissi togliendomi le scarpe.

Il primo nome che mi passò nella mente fu Willy.

«Forse Willy è un po’ banale», risi grattandogli la testa «mi sembra un buon nome per un gatto, però». Miagolò e mi piacque pensare che stava approvando la mia scelta. Sorrisi di nuovo.

«E’ un posto piccolo, dovremmo stringerci un po’, amico mio».

Willy piegò la testa da un lato e mi fissò.

«Ascolta questo, e dimmi se è o non è un capolavoro».

Misi la puntina del giradischi sulla prima traccia del disco. Dopo un breve fruscìo, Sunday Morning attaccò e il gatto iniziò di nuovo a leccarsi.

Mentre canticchiavo quelle parole, lo accarezzai. Anche Willy sembrò apprezzare.

La mattina dopo cominciò la solita routine: doccia, colazione, bici e via al lavoro.

Inscatolavo e mettevo in ordine in un magazzino di prodotti farmaceutici: tutto il giorno, tutti i giorni. Avevo la nausea a forza di vedere antibiotici e lassativi. A fine turno mi diressi al market. Comprai qualcosa per la cena e qualche scatoletta per Willy.

«Ti sei fatto un gatto?», mi chiese la donna alla cassa.

«Si è intrufolato in casa mia, così, senza alcun invito».

«Gli hai già preso una lettiera?», continuò a chiedermi, tra un bip e l’altro.

«No, dici che ne dovrei prenderne una?».

La donna fece spallucce e accennò un sorriso.

Salii in bicicletta per andare al negozio di animali lì vicino. Presi una lettiera profumata, una paletta e una ciotola. Quando entrai in casa, Willy stava dormendo sopra il cuscino.

Nell’aprire una scatoletta, vidi tendere prima un orecchio nella mia direzione, poi si alzò, si stiracchiò e si fiondò a mangiare. Prima di cena mi feci del caffè. Guardai la posta: c’erano due bollette e una lettera.

Aprii solo la lettera. C’era scritto: per Ernie.

Caro Ernie,

spero che tu stia bene e che la vita ti vada per il verso giusto. Oggi, mentre mangiavo una mela, d’improvviso, mi sei venuto in mente. Chissà mai perché. Vivi sempre da solo? Oddio, se non ricordo male, nella tua stanza non c’è molto spazio per due persone. O forse hai cambiato casa? Bè, se stai leggendo queste parole, immagino che abiti ancora lì. Io mi sono rifatta una vita. Sto bene, sono felice. Domani mi arriva anche il divano nuovo e poco tempo fa, Manuel, così si chiama il mio nuovo compagno, ha comprato un televisore gigantesco.

Il lavoro, invece, va uno schifo. Voglio cambiare, mi sono rotta di stare tutto il tempo a dire “buongiorno” e “buonasera”, quindi credo proprio che cercherò qualcos’altro.

Scusa se mi sono permessa di scriverti, spero di non averti disturbato.

Con affetto,

Amie

Richiusi la lettera e finii la tazza di caffè. Per cena preparai una bistecca sulla griglia e apparecchiai il tavolo. Dal frigo presi una di quelle birre belghe.

Mentre la carne cuoceva, ripresi in mano la lettera per rileggere qualche passaggio.

Amie era stata la mia ragazza per più di sette anni. Quando mi lasciò fu tremendo. Credo che anche per lei non fu affatto facile. Da allora non ci eravamo più sentiti: questa era la prima volta dopo due anni.

Fu strano leggere quelle sue parole e di come era riuscita a ricominciare. Io, invece, ero sempre il solito: squattrinato e con le stesse abitudini. Niente di nuovo, se non un gatto. Bè Willy, effettivamente, era una grande novità in una vita come la mia. Prendermi cura di lui mi dette, fin da subito, buone vibrazioni.

«Ehi», feci a Willy. «Mi ha scritto una donna che ho amato molto».

Lui saltò sulle mie gambe. Lo accarezzai e continuai a parlargli.

«Ero pazzo di lei. Poi, come tante cose, non è andata».

La risposta fu solo un prolungato miao.

Al lavoro parlai a tutti del mio nuovo amico a quattro zampe. Mi rallegravo quando le persone chiedevano di lui. Era un pensiero semplice e bello. Anche, la cassiera del market, ormai chiedeva sempre qualcosa. Stavamo diventando una coppia: Ernie e Willy.

«Mi piacerebbe conoscerlo», disse la cassiera, un giorno.

«Okay, Anine», risposi guardando la targhetta che portava sulla camicia.

Lei sorrise e poi mi fece:

«Potrei passare sotto casa tua prima di entrare al lavoro».

«Facciamo domani?».

«Sette e mezzo?».

Su un fogliettino lasciai il mio nome e l’indirizzo. Poi uscii. Anine era una donna sui quaranta, un po’ in carne e con un bel viso.

La mattina, mi affacciai subito alla finestra: Anine era già lì, composta, seduta su una panchina.

«Ehi, sali?», gridai.

«Certo, se non disturbo».

Quando entrò in casa, Willy si nascose. Trovò il coraggio di farsi vedere solo dopo qualche minuto.

Anine adorava i gatti e sapeva come farsi benvolere. Così, in pochi minuti, fecero amicizia.

Da lì in poi, ogni martedì o mercoledì, Anine passava sotto casa per salutare Willy. Era diventata un’abitudine. Durante quei brevi incontri ci raccontammo un po’ le nostre vite.

Decisi di invitarla a cena fuori. Era molto tempo che non uscivo con una donna, non mi ricordavo nemmeno più come si faceva. Ma, dovetti ammettere che Anine, cercava di mettermi sempre a mio agio e mi toglieva dal mio imbarazzo.

Prenotai un tavolo per le otto. L’aspettai davanti all’entrata del ristorante.

«Bello qua», esclamò scendendo dalla bicicletta.

Il tavolo era uno di quelli di fianco alla vetrata. C’erano luci soffuse ovunque.

«Sembra romantico», continuò osservando il locale.

Il cameriere arrivò con una bottiglia di vino: ne versò due calici. Iniziammo a parlare un po’ di tutto, poi, lei, mi disse: «Certo che è strano essere a cena fuori con te, un cliente».

«Già. Ancor più strano esserlo con la donna del market», ribattei.

Ridemmo insieme e continuammo a sorseggiare vino.

La serata passò veloce. Fuori dal ristorante, mi diede un bacio sulla guancia.

Una volta a casa, vidi Willy raggomitolato sul cuscino.

«Ehi, bello».

Presi dei croccantini e gliene versai un po’ nella ciotola, e come ormai avevo imparato, cominciai a confidarmi con il gatto.

«Anine è carina. Mi piace. Sai?».

Poi, entusiasta della serata appena trascorsa, presi carta e penna ed incominciai a scrivere.

Cara Amie,

la mia vita è sempre la stessa, più o meno. Vivo sempre in Kerkstraat vicino Albert Heijn, il market.

Sono felice che tu ti sia rifatta una vita e per il divano nuovo: rimane sempre la cosa più importante di una casa. Stasera sono uscito con una donna, ma niente di serio. Sono stato bene, però.

Ho un gatto, si chiama Willy. Avrà, sì e no, tre anni. Me lo sono ritrovato in casa, un giorno. Credo che sia entrato dalla finestra. Pensa: è un appassionato di Lou Reed.

Non mi hai disturbato con la tua lettera, spero di risentirti presto.

Con affetto,

Ernie

Piegai il foglio e mi allungai sul letto. Rimuginai su Anine e sua sorella. Durante la cena mi aveva confessato di avere litigato con lei tanti anni prima e che, da allora, non l’aveva più vista. Pensai che, forse, potevo aiutarla. Così, nei giorni successivi mi offrii di accompagnarla a Zandvoort, il piccolo paese sulla costa dove viveva la sorella. Anine accettò.

Quando arrivammo, mi disse di aspettarla in macchina. Attesi due ore lì seduto con la radio accesa. Rientrò e non disse niente. Poi dopo un po’, ruppe il silenzio:

«Grazie. Non ce l’avrei mai fatta senza di te».

Sorrisi e basta. Poi le proposi: «Ti va di prolungare il viaggio?».

«Sicuro! Dove andiamo?».

«Da una persona alla quale voglio ancora bene».

Svoltammo in direzione Alkmaar. Parcheggiai davanti ad un giardino.

C’era un uomo che annaffiava.

«Buonasera. C’è Amie in casa?», chiesi uscendo dalla macchina.

Mi squadrò e mi interrogò con lo sguardo, allora aggiunsi: «Sono un vecchio amico». 

«Amie! C’è una visita per te», urlò.

Dopo una manciata di minuti, uscì dalla porta e si avvicinò. Le dissi soltanto poche parole poi, la salutai con un buffetto. Quando salii in macchina avevo una gran voglia di vedere Willy. Nel silenzio del viaggio di ritorno, al calar della sera, Anine poggiò la sua testa sulla mia spalla.

2022-04-29

Libri non solo libri (blog) https://serenathelibrarian.wordpress.com

1.Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di scrittore? La passione. Scrivere è sempre stata una necessità. E’ un qualcosa che rimane: magari quella storia che ho scritto mi ha fatto emozionare, e allora posso continuare a farlo rileggendo quelle parole. E poi il divertimento: creare personaggi, lavorare sul loro mondo interiore e sulla tensione stessa del racconto, tutto questo mi fa divertire. 2. Che impatto ha avuto la scrittura sulla tua vita quotidiana? Ci sono stati dei benefici che questa ti ha portato? La scrittura ha avuto un grosso impatto sulla mia quotidianità: mi tiene impegnato e attento ai dettagli. E’ proprio da questi dettagli che può partire l’idea del racconto. I benefici sono molteplici: scrivere mi dà sensazioni positive, mi fa star bene. Annunci SEGNALA QUESTO ANNUNCIOPRIVACY 3. Hai delle abitudini particolari durante la scrittura? No, anche se mi piacerebbe. Scrivo in qualsiasi momento pur di ritagliarmi dello spazio. Alle volte è capitato di scrivere mentre cullavo mia figlia; scrivevo solo nella mia mente, poi subito dopo lo mettevo su carta. 4. Dove trovi l’ispirazione per il tuo libro? Avevi già uno schema ben preciso da seguire o l’ispirazione è venuta scrivendo capitolo dopo capitolo? Parlo sempre di impulsi pensando a ciò che mi spinge a scrivere. Il racconto nasce da sé, di parola in parola. Spesso, in mente ho solo la prima frase o un aneddoto particolare, solo questo. Non so mai cosa andrò a scrivere fino in fondo. Quel racconto, quei personaggi, niente, esisteva prima di mettermi al computer a scrivere, poi in poco tempo la storia prende forma e arriva. Ovviamente, alla fine, il lavoro di revisione diventa fondamentale e bellissimo. 5. Quale libro, tra quelli scritti, ti ha dato più soddisfazioni? Sia a livello di struttura/stile sia l’approccio che i lettori hanno avuto. (Se al momento ne hai scritto uno solo: Avresti mai pensato di riuscire a realizzare questo sogno nel cassetto?) E’ il mio primo libro: i miei racconti raccolti in un manoscritto che presto sarà in libreria. Un sogno. Non avrei mai pensato di riuscire a realizzarlo. Quando la casa editrice mi ha contattato, ero fuori con il cane, non vedevo l’ora di condividere il mio entusiasmo la mia ragazza. Se il sogno si sta realizzando è solo grazie a lei. 6. Qual è la fase più difficile che uno scrittore affronta durante la stesura di un romanzo? La fase più difficile è sicuramente il famoso “blocco dello scrittore”; è per questo che scrivo solo spinto da un impulso, lì dentro c’è un’energia che diventa tua e riesce a tirare fuori ciò che ancora non sai. 7. Che sensazione si prova dopo averlo scritto? La sensazione che si prova dopo aver ultimato un manoscritto è unica: la tua passione messa su carta. Lì a tua disposizione e, magari, di chi ha voglia di leggerti. E’ veramente un qualcosa di meraviglioso. Vuoi bene a quegli scritti, e allora mettergli un “vestito” addosso ti rende contento. Se poi pensi al fatto che altre persone ti stanno leggendo o ti leggeranno, bè, la felicità diventa infinita. 8. Che consigli daresti a tutti coloro che aspirano, un giorno, a veder pubblicato il proprio romanzo? Il mio consiglio è quello di scrivere per il piacere di scrivere. Senza pensare alla pubblicazione o robe del genere. E proporre il proprio romanzo solo dopo essersi divertito a scriverlo.
2022-04-20

www.maremmaoggi.net

Bellissimo articolo uscito su https://www.maremmaoggi.net/daniele-pratesi-ed-suoi-racconti-brevi/ Sotto un breve estratto dell'intervista: LETTERATURA AMERICANA E MAREMMA NEI RACCONTI DI DANIELE "....mi piace lavorare sulla parola, sui dialoghi, e arrivare con poche parole al lettore. Ricerco sempre una forma asciutta e semplice, che ben rappresenti la realtà....vedo il racconto breve un po' come una canzone di 3 minuti...ho sempre pensato che una canzone la fai tua al terzo ascolto, è lì che ne assorbi l'energia e il significato, sarebbe bello fosse così anche per i miei racconti."
2022-04-20

Aggiornamento

GOAL, EXTRA GOAL E OBIETTIVO 300 COPIE :) In soli due giorni, la campagna ha raggiunto il goal e dopo pochissimo è stato centrato anche l'extra goal di 250 copie: GRAZIE! Grazie a tutti per la fiducia e per condividere con me l'entusiasmo di questa bella avventura. Le vendite continuano ad andare bene e quota 300 copie è sempre più vicina.....:)) L'over goal è 400 copie...chissà, sarebbe bello! GRAZIE A TUTTI!!!
2022-03-04

www.ilgiunco.net

IL GIUNCO.NET www.ilgiunco.net CULTURA “Guarda dove vai”: il primo libro del grossetano Daniele Pratesi GROSSETO – E’ un piccolo grande sogno che si avvera quello dello scrittore emergente Daniele Pratesi. Dopo tanti anni passati a scrivere racconti da conservare in un cassetto, ha finalmente trovato il coraggio di inviarli a una casa editrice che, come nelle migliori favole, lo ha contattato per proporgli una pubblicazione. Il libro, che attualmente è in corsa in una campagna di crowdfunding, è una raccolta di sedici racconti che parlano di persone comuni alle prese con la vita di tutti i giorni e i loro drammi quotidiani. Ogni storia fotografa la società di oggi tramite i piccoli gesti e le parole dei personaggi.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Consiglio assolutamente l’acquisto di questo libro di racconti. Ogni racconto è diverso dall’altro per ambientazione e caratterizzazione dei personaggi, ma allo stesso tempo sembra esserci un sottile filo che li unisce. Quello del vivere. L’autore ci racconta la vita, riportandoci e facendoci vivere emozioni che tutti ben conosciamo, ma che trovano nei suoi scritti valorizzazione e concretizzazione nella loro essenza e dei risvolti che ci spingono a riflettere e, forse, a cogliere maggior valore in quello che proviamo. Troviamo sempre uno spunto di riflessione per spingerci un grandino più in alto in questo eterno viaggio che è l’apprendimento del vivere.
    Complimenti all’autore

  2. (proprietario verificato)

    I racconti di Daniele parlano di persone. Di vita. Di emozioni. Di quanto, a volte, sia complicato percorrerla la vita e di quanto , allo stesso tempo, sia fonte inesauribile di ricchezza, di apprendimento, di resilienza, se ci concediamo di ascoltarla. I personaggi che incontriamo nei 16 racconti sono persone diverse, per età , provenienza, estrazione culturale e sociale, ma in ognuna di esse possiamo riconoscerci. Non sempre nello “essere” esteriore , nel personaggio che interpretano o nella loro esistenza, ma sicuramente in quello che provano. Perché l’amare , la sofferenza, la gioia, il sentirci in gabbia, il rinascere, l’espiazione e il perdono, la voglia di vivere e ricominciare, il calarsi nei lati più oscuri o più chiari di se’ stessi sono tutti vissuti che accomunano il genere umano. Ognuno di noi. Daniele riesce a portarti in questo viaggio nell’ essenza dell’umanità con una scrittura profonda e “semplice” allo stesso tempo, chiara, “scorrevole” , con un linguaggio che stringe la mano al cinema e hai la sensazione di essere in un viaggio on the road in una cabrio, mentre l’autoradio risuona un pezzo dei Creedence a tutto volume dalle casse. Buona lettura, buon ascolto, buona visione

  3. (proprietario verificato)

    Ho già letto le altre storie di Daniele Pratesi e ti riempiono il cuore. La delicatezza, la passione e il ritrovarsi sempre sono solo alcuni dei sentimenti che che affiorano leggendo le sue storie. Aspettavo con ansia che uscisse il primo libro

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Daniele Pratesi
Daniele Pratesi è nato a Grosseto l’8 Febbraio 1981. Laureato in Scienze Politiche, lavora nel mondo del turismo, dove ha iniziato per pagarsi gli studi. Oggi, lavora in Maremma come Hospitality Manager presso un’azienda vitivinicola e dedica le proprie giornate alla sua famiglia e alle sue passioni. Gli piace scrivere, leggere, ascoltare musica e andare al cinema. Adora la letteratura americana, romanzi, short stories e il realismo in generale. I suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste letterarie Birò, Quaerere, Read Il Magazine, sull’antologia dei contest letterari “Scrivere è libertà” (Radio Scream Italia - Just Kid Magazine), “Scrivi un racconto di sei parole” (Ivvi Editore) e “Storie di Natale” (Tempra Edizioni). Un ultimo racconto è di prossima pubblicazione sulla rivista letteraria Salmace.
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