Ci sono racconti che non nascono dalla mente, ma da un luogo più profondo, dove il linguaggio è fatto di simboli, immagini e intuizioni. Qui l’anima prende forma e voce, manifestandosi attraverso viaggi interiori, incontri archetipici, animali guida e paesaggi che parlano direttamente a chi sa ascoltare.
Non servono spiegazioni né interpretazioni razionali. Ciò che conta è la risonanza, perché anche quando il percorso appartiene a un’altra anima, qualcosa si muove inevitabilmente in chi legge. Un dettaglio, una scena, una presenza: un invito silenzioso a ricordare che ogni essere è parte di una trama più grande e che, quando arriva il momento giusto, i messaggi trovano sempre la strada per farsi ascoltare.
1. Il linguaggio delle sirene
Racconto scritto per l’anima di Paola
Arrivo e trovo una sirena stupenda nel lago, vicino a uno scoglio, tiene una libellula sul dito e le parla piano.
Non riesco a capire se sei tu, poi comprendo che lei è una sorta di guardiana, per cui mi avvicino e delicatamente le chiedo se posso andare da te.
Lei si tuffa nel lago e raggiunge un isolotto dove si trova una casetta di pietra.
Tu esci e ti chini, lei ti sussurra con una dolcezza infinita che sono arrivata e chiede se può portarmi da te.
Accetti la mia visita e così, in piedi su un sasso che inizia a muoversi lento, mi avvicino.
Senza bisogno di chiederti nulla, ci sediamo su due massi di fronte a casa tua e inizi a parlare. Mi spieghi che ti sei creata un posto solo per te perché nel mondo stavi male.
Mi dici: «Questo mondo non mi appartiene, gli uomini mi fanno paura».
C’è sofferenza nel passato, mi racconti che da ragazza è stato difficile riuscire a stare a galla in un mondo che sentivi tanto estraneo.
Mi passa davanti un’immagine di te alle medie, o forse al liceo, mi dici che non ti sceglievano mai a pallavolo, che tu il gioco di squadra comunque lo detesti perché non ti fidi, e da sola vai molto meglio.
Ti ascolto in silenzio e sento una connessione profonda fra te, la natura, l’acqua.
A quel punto ti dico: «Capisco quello che mi racconti, lo condivido. Non sei di questo mondo, ma se ti ritiri non puoi portare il tuo contributo. La bellezza di quella sirena è la stessa che abita il tuo cuore e se ti permetti di farla vedere a chi ti sa raggiungere, questo può fare la differenza. Tu puoi insegnare molto agli altri. Sei un essere speciale. Perciò lascia che quelli che riescono ad arrivare a te, al tuo posto segreto, possano beneficiare della tua bellezza, della tua saggezza».
«Io lo sapevo che di te non dovevo avere paura, tu parli la lingua delle sirene» rispondi.
Ti sorrido e ti spiego che, come me, ci sono altri che lo fanno e per loro sarebbe bello aprire la porta.
Ci lasciamo con un sorriso, mi allontano fra le acque del lago trasportata da un pesciolone.
> Vedi Sirena e Libellula
2. Il pirata con il tesoro nel cuore
Racconto scritto per l’anima di Stefano
Arrivo e prima ancora di vedere sento: «Arr! Terra in vista!!!».
In sottofondo parte la colonna sonora in stile Pirati dei Caraibi, mi guardo attorno e sono su un vascello pirata, il mare mosso, la tipica bandiera nera dei pirati appesa all’albero della nave e tu in cima, aggrappato come se ti fossi arrampicato, con la bandana e la barba, il braccio proteso a indicare un isolotto lontano.
«Tenetevi forte che si ballaaaaa» urli ancora.
Mi affretto ad attaccarmi a un pilone di legno mentre le onde ci fanno oscillare come una giostra.
Quando siamo quasi all’isolotto, da lontano tante scimmiette iniziano a lanciarci noci di cocco, tu ordini di aprire delle speciali reti per raccoglierle tutte. Poi mi guardi e mi dici: «Ci servono, le uso per costruire tante cose, altro che farmi spaventare da ’ste scimmiacce».
«Ehi, calma!» rispondo, guardandoti storto.
Salto giù dalla nave, vado verso le scimmiette e con una mano faccio loro capire che vengo in pace. «Ragazze, serene. Questo pirata non vuole in nessun modo alterare il vostro habitat, starà alla larga da voi, si occuperà solo di quel posticino là» indico a destra «e nessuno vi disturberà.»
Loro tranquillizzate se ne vanno, io mi giro e guardandoti seria dico: «Vero, caro mio?».
«Certo!» replichi.
Ti guardo e aggiungo: «Certo che potresti essere un po’ meno rude, eh. Puoi dire le stesse cose con toni molto più gentili e siamo tutti sereni, sai?».
Tu bofonchi, ma concordi.
Procediamo con le noci di cocco, con le quali cominci a costruire non si capisce bene cosa.
Delle fanciulle locali si avvicinano a noi, curiose.
Ti do una gomitata per farti notare la loro bellezza, ma tu esclami: «Ah no, eh! Io ho chiuso con quella roba lì, basta».
Sorrido. «E sprechiamo tutto questo cuore grande per la sofferenza vissuta?»
Così dicendo, prendo una chiave a forma di cuore e apro un forziere che rappresenta il tuo.
Una luce immensa esce e ci illumina il viso. All’interno ci sono dei diamanti brillantissimi e dell’oro luccicante.
«Vedi che tesoro immenso qui?!»
Tu annuisci. Una scimmietta viene verso di te, le dai un buffetto sulla testa.
«Ti nascondi spesso dietro il tuo essere ruvido. Ma se permetti alla bellezza che ti abita di uscire, sai quanto sarai leggero?!» lo incoraggio.
Raccogli un fiore simile a un tulipano bianco, quasi argenteo, e lo porgi a una ragazza isolana, come segno di perdono per i modi sgraziati di prima. A quel punto ti dico: «Da sempre hai la capacità di edificare bellezza dovunque vai. È il tuo dono, ma non devi mai lasciare indietro questo,» indico il cuore «altrimenti ti perdi».
Nel frattempo hai finito di creare una specie di rifugio/casa con le noci di cocco, i sassolini, le conchiglie. Degli specchietti riflettono la luce come piccoli brillanti che danzano. Ti guardo e ti chiedo se non è il momento di mettere radici, magari.
Tu mi rispondi che quello no, non sai farlo.
Ti sorrido. «Coraggio, vai. Per i mari agitati, ma con il cuore calmo e amorevole, viaggiatore.»
E ti saluto mentre parti alla conquista di una nuova terra dove portare bellezza.
> Vedi Scimmia e Tulipano
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