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Consegna prevista Giugno 2027

In una società in cui tutto viene soppesato in termini di costi e benefici, non possono esservi né redenzione né salvacondotti né lieto fine per il malandato esercito di disadattati che vive ai margini. In quel mondo essere poveri è una colpa. Come può pretendere attenzioni affetto e comprensione chi non ha nulla da offrire in cambio? Sopravviveranno, forse, solo coloro che capiranno rapidamente quale è il loro posto e che non si deve commettere, se si è poveri malati e reietti, l’errore di attendere di attendere una mano a cui aggrapparsi per non annegare. La solidarietà è un lusso chi viene concesso solo a coloro che hanno modo di ripagare. Chi avanza pretese non congrue con il proprio status è destinato ad essere impietosamente rigettato, nel vuoto e senza paracadute; costui porta infatti sulla pelle il marchio invisibile di soggetto rigettabile.

Perché ho scritto questo libro?

Odio falsi buonismi ed ipocrisie. L’essere umano è crudele meschino ed opportunista. La società ama i vincitori e condanna impietosamente gli sconfitti. La solidarietà viene sbandierata solo per ottenere consensi diffusi. La realtà è che chi vi è un’intolleranza sempre più feroce nei confronti di coloro che non reggono il passo e chiedono aiuto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La musica è alta nella mia auto.
Il regolatore del volume si è rotto e non ho ancora trovato né il tempo né la voglia per sostituire il blocco radio.
Mi piego per cercare nell’abitacolo il cellulare gettato frettolosamente via dopo avere visto quel posto di blocco sulla statale.
Perdo di vista la strada.
Alzo lo sguardo e mi rendo conto che sto per imparentare la mia auto contro un poderoso platano.
“De puta madre!” inveisce una prostituta di dubbia provenienza antropologica assiepata davanti all’arbusto vicino, ubicato qualche metro più avanti, nel medesimo senso di marcia.
Inchiodo l’auto nella speranza di evitare l’impatto.
Stringo con forza il volante come se, così agendo, potessi esercitare una qualche forma di controllo sul veicolo.
I pneumatici bloccati stridono ferocemente a causa del trascinamento sull’asfalto.
Un attimo prima dello schianto riesco a girare lo sterzo.
L’auto rinterza ed, incredibilmente, l’impatto con l’arbusto viene evitato.
Rimango in silenzio, guardando inebetito l’albero, ormai a pochi centimetri, sul quale ho rischiato di sfracellarmi.
La prostituta inizia ad inveire contro di me come se non esistesse un domani, esponendo prima il dito medio e poi invitandomi a baciarle il deretano e la zona erogena anteriore.
La osservo.
Si dimena e gracchia come una specie di gigantesca cornacchia.
Improvvisamente, un bolo rovente si attorciglia intorno all’esofago, mentre un inedito formicolio mi pizzica le labbra.
Sento gli occhi sgranarsi ed il respiro diventare affannoso.
Mi vengono in mente le gracchianti ed irridenti offese dei parenti invidiosi e parassitari di mia moglie, i quali sono soliti piantare le tende in casa nostra durante le feste, mangiando e bevendo ad ufo senza contribuire e, come se non bastasse, permettendosi di criticare la nostra cucina.
Il fastidioso ricordo di quelle risate irriverenti mi perfora il cervello come un martello pneumatico.
Osservo la tracotante prostituta che continua ad inveire contro di me in atteggiamento provocatorio.
Poi lo sguardo si appanna fino ad oscurarsi.
Accade tutto come in un sogno.
Il pedale dell’acceleratore piantato a manetta, l’auto che parte a razzo, le braccia della prostituta che scompaiono mentre viene travolta, il rimbalzo dell’auto mentre passa sopra la sua carcassa, il rumore della sua pelle che esplode, chiazze di viscere e sangue sparate come proiettili sui fusti degli alberi, sui vetri e sulla carrozzeria.
In un attimo mi rinvengo e realizzo.
Mi guardo intorno.
La strada è deserta.
Non ci sono telecamere.
Forse ce la posso fare.
Raggiungo l’autolavaggio più vicino.
Il caso vuole che quella sia una zona industriale poco frequentata nei giorni festivi o prefestivi come quello.
L’autolavaggio è deserto.
Posiziono l’auto nello stallo dedicato al lavaggio automatico.
Aziono il programma di risciacquo.
L’acqua ed il sapone lavano via tutto.
Osservo il rigagnolo rossastro inabissarsi nelle feritoie di scolo fino a quando non diventa limpido.
Penso alla prostituta.
Cerco di tranquillizzarmi pensando che non sarà interesse di nessuno concedere cassa di risonanza all’accaduto; sarebbero troppe domande scomode senza risposta plausibile.
Perchè non le era stato vietato di sostare su una strada pubblica per adescare i clienti? Come è possibile che un pirata della strada possa investire impunito una persona e sparire?
Sono ancora assorto nei miei pensieri quando, improvvisamente, vedo penetrare nell’autolavaggio una volante delle forze dell’ordine.
Il sangue mi si gela nelle vene.
Mi urlo di mantenere la calma.
Ho la sensazione che non mi abbiano visto.
Mi imparento dietro una parete divisoria.
La volante penetra rapidamente in uno degli stalli dedicati al lavaggio manuale.
Sento le portiere aprirsi e richiudersi con un tonto sordo.
“Cazzo!” urla una voce chiaramente alterata.
“Stai calmo! Non ci ha visto nessuno!” risponde un’altra voce.
“Sto calmo?! Come hai fatto a non vedere il cadavere e passarci sopra?!”
“Forse perché qualcuno mi stava facendo vedere dei video porno?!”
“Non mi sembrava che ti facessero schifo”.
Comprendo che si stanno riferendo alla carcassa della prostituta.
“Nessuno ci ha visti gettarla nel fossato. Lì non ci sono telecamere”
Silenzio.
“Forse hai ragione” risponde quello più agitato in tono adesso più sereno.
“Sicuramente ho ragione. Faranno sparire i documenti, fingeranno di cercarla tra le persone scomparse, chiuderanno la bara e diranno che è stata sfregiata da qualche cliente psicopatico in modo da renderla irriconoscibile. Chi vuoi che pretenda di partecipare all’autopsia di una prostituta straniera?”
“Giusto” mormorò l’altro “Nessuno ha inoltre interesse che vengono poste troppe domande sul giro e su chi lo gestisce”
“Adesso si che ragioni. Forza, puliamo!”
“Già, come se fosse la prima volta”
Attimo di silenzio e poi risata congiunta.
Le portiere si aprono e si richiudono nuovamente.
La volante riparte.
Mi domando se è accaduto realmente.
Risalgo disorientato sulla mia automobile, mentre due auto penetrano adesso nell’autolavaggio.
Dopo un paio di giorni, in un trafiletto del quotidiano locale, compare l’articolo relativo al cadavere di una donna rinvenuta ai bordi di una strada della zona industriale, priva di documenti e sbranata dagli animali selvatici al punto da risultare irriconoscibile.
L’autore evidenzia come l’episodio riproponga il tema della aggressività degli animali selvatici della zona, con particolare riferimento ai foionchi presenti probabilmente in quantità, omettendo chirurgicamente riferimenti alla presenza di giri di prostituzione.
Nei giorni successivi un nuovo sintetico trafiletto chiude la questione, addebitando la morte della donna all’aggressione di uno o più animali selvatici, probabilmente i suddetti foionchi.
Ciò scatena le reazioni dei soliti animalisti.
Un’ ultima domanda mi sferza la mente, ovvero per quale motivo non ci fosse un magnaccio a sorvegliare la prostituta.
Difficile credere che fosse un’indipendente visto che uno dei due poliziotti aveva alluso ad un giro di cui la suddetta doveva essere parte e che nessuno aveva interesse potesse diventare oggetto di indagine.
Per un momento penso alla prostituta, domandando quale tragica spirale possa averla condotta ad un simile epilogo.
Il telefono inizia a squillare.
È mia moglie.
Mi comunica che parteciperà alla manifestazione animalista per la tutela dei foionchi del pomeriggio.
Evito di commentare.
Il carrozzone è ripartito, inesorabile.
È andata così.
Si vede doveva andare così.
Ciao a tutti, mi chiamo Bastiano Rigozzo Nelcastro e sono un marito un padre ma anche un assassino occasionale, nonostante per la società odierna sia più rassicurante addebitare fatti cruenti a spaventose creature mitologiche piuttosto che ad un ordinario goffo e pingue piccolo borghese dal volto rubicondo ed il sorriso gioviale, così simile a larga parte dei vostri mariti.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Gabriele Donato Puccini
È nato a Pisa nel 1976. Terzo rampollo di una famiglia medio-borghese, è sposato con Lisa e svolge la professione di avvocato. Autore originale, caratterizzato da una scrittura tagliente sarcastica e dissacratoria, si muove con disinvoltura nella sordida melma del disagio e della marginalità in cui annaspano i derelitti di cui narra ed ai quali mai concede aneliti di speranza e compassione o possibilità di redenzione.
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