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Il bambino che sognava l’infinito. Il mulino dei suoi ricordi

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Un bambino sognatore chiude gli occhi e immagina un mulino a vento: le sue pale non sono mosse dall’aria, ma dai ricordi.

Venticinque storie, venticinque battiti di un cuore sensibile compongono il mosaico di un’infanzia in Sicilia fatta di profumi, giochi, affetti e di una crescita segnata da un addio: una soffitta, dei giocattoli perduti, un trasferimento al Nord che cambia tutto. E allora ecco che la timidezza si trasforma in un trauma che fa perdere la voce, i bulli a scuola non danno tregua e i primi sentimenti cominciano a fare paura. Ma la fine dell’infanzia è per Giuseppe l’inizio di una ricerca che lo trasformerà nella persona che è sempre stato e vuole continuare a essere, facendo della propria sensibilità e timidezza dei superpoteri.

Perché i ricordi non svaniscono: aspettano. E quando trovi il coraggio di guardarli, diventano luce. Diventano infinito.

 

Con il patrocinio gratuito del Centro Nazionale Contro il Bullismo – Bulli Stop

1. La bottega
di nonno Pietro

Ricordo come fosse oggi il momento esatto in cui varcavo la soglia della bottega di mio nonno in Sicilia. Era sempre di sabato pomeriggio, quando il sole scivolava tra i tetti del paese e faceva brillare di luce dorata le pietre della piazza.

Io, i miei genitori e mia sorella ci tenevamo per mano, attraversando la strada mentre l’aria sapeva di festa, anche se festa non era, ma lo era per me.

Appena entravo, lo scricchiolio dolce della porta annunciava il nostro arrivo, e il profumo mi investiva come un abbraccio: salumi, formaggi, pane appena sfornato, un vago sentore di vino e cera d’api. Tutto mescolato in un’armonia che solo lì, in quella piccola bottega, sembrava avere un senso.

Mio nonno era dietro la cassa, con il grembiule bianco che portava sempre, anche se ormai non era più bianco da anni, ma segnato da mille giornate di lavoro, di risate, di vita, di sacrifici e rinunce.

Alzava lo sguardo e mi sorrideva, e in quel sorriso c’era già tutto: la mia richiesta esaudita e mai espressa, il mio desiderio innocente di quel panino con la mortadella che aspettavo tutta la settimana, per il semplice fatto che era lui a prepararmelo.

Non serviva parlare. Nonno sapeva.

Con un gesto lento e preciso, come un rito antico, tagliava il pane con il coltello lungo e sottile, la lama scivolava decisa sulla crosta croccante. Poi prendeva la mortadella, ne affettava quattro, cinque o sei fette spesse, rosa e profumate, e mi porgeva il panino quasi fosse un dono sacro.

Io lo aspettavo seduto sullo sgabello vicino al bancone, con le gambe che non toccavano ancora il pavimento, e il cuore che batteva per la gioia semplice di quel momento.

Dietro il banco, nascosto agli occhi di tutti, c’era il mio piccolo segreto. Un barattolo di vetro pieno di caramelle colorate: gialle, rosse, verdi, lucide come gemme.

Mio nonno fingeva di non vedermi mentre, con finta disinvoltura, ne prendevo una o due e le infilavo in tasca. Poi mi guardava di sottecchi, gli angoli della bocca appena piegati in un sorriso complice. «Attento a non farti scoprire da tua madre!» sussurrava piano, e io ridevo, con la bocca piena di zucchero, di colore e felicità.

Ogni sabato era così, una piccola magia che si ripeteva, sempre uguale e sempre nuova. I clienti entravano e uscivano, salutavano mio nonno chiamandolo per nome, Pietro, e lui rispondeva con la voce pacata di chi ha vissuto lì quanto basta per conoscere bene tutti.

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Ogni parola era un gesto d’amore, ogni stretta di mano un ricordo che si accumulava, invisibile ma presente, quanto la polvere dorata che filtrava dalle vetrine della bottega.

Ricordo anche il suono della bilancia quando nonno pesava la pasta o le olive, il fruscio della carta marrone che avvolgeva i salumi, il rumore secco dei tappi delle bottiglie che si aprivano per i clienti fidati.

Tutto era musica. Una sinfonia fatta di quotidianità e calore, che solo adesso capisco quanto fosse preziosa.

Quando il pomeriggio declinava e la luce cominciava a farsi più tenue, mio nonno usciva da dietro il bancone e mi posava una mano sulla testa. Era una carezza leggera, ma piena di significato. «Hai mangiato bene, Giuseppe?» mi chiedeva, e io annuivo con la bocca ancora unta di mortadella. Poi, come faceva spesso, dandomi un buffetto sulla guancia con le sue mani calde e cariche d’affetto, in un sussurro che solo io potevo udire, aggiungeva: «Ricordati, la vita è come un panino: se ci metti dentro amore, sarà sempre buona».

Allora davvero non capivo cosa volesse dire.

Oggi sì. Oggi che la bottega non c’è più, che le sue mani non stringono più la mia, che il suo grembiule è appeso da anni dietro una porta chiusa, oggi che non rivedo più i suoi movimenti lenti e precisi, la sua camminata ondulatoria che tanto mi faceva sorridere, che non sento più il suo chiacchiericcio tra i clienti e i suoi baffi morbidi incontrare le mie guancine, oggi sì che capisco.

Ma ogni volta che sento l’odore del pane caldo o vedo un barattolo di caramelle colorate, è come se quella porta si riaprisse e io tornassi bambino, lì, davanti a lui.

Rivedo il suo sorriso, la luce del pomeriggio che gli accarezza il viso, e sento quel profumo di bottega e di vita. E così capisco che certi ricordi non se ne vanno mai davvero. Restano lì, dentro di noi, come il sapore dolce di una caramella sciolta piano sotto la lingua.

Ora, quando ripenso a quei momenti, sento che tutto quello che io sono e che avverto dentro di me, in profondità, nasce da lì.

Da quella bottega piccola, dove il tempo sembrava fermarsi e dove ogni gesto aveva un senso ben preciso.

Mio nonno non mi ha lasciato ricchezze in eredità, ma mi ha insegnato a riconoscere il valore delle cose semplici: il profumo del pane, la gentilezza di uno sguardo, la bellezza di un ricordo che resta.

La bottega, come dicevo, non esiste più. È diventata una casa, poi un magazzino, ora ne è rimasto solo un muro con sopra appesa l’insegna sbiadita di una banca.

Ma ogni volta che sento il profumo della mortadella tagliata o vedo il pulviscolo illuminato dal sole che filtra dalle vetrine di un negozio, mi sembra di udire di nuovo lo scricchiolio di quella porta.

E so che lui è ancora lì, dietro il bancone, con il grembiule legato in vita e lo stesso sorriso di sempre. Mi guarda, e senza parlare mi dice quello che mi diceva ogni sabato, prima di salutarci: «Ricordati, la vita è come un panino: se ci metti dentro amore, sarà sempre buona».

Ti voglio bene, nonno.

E te ne vorrò per sempre.

2. Il solletico
sotto i piedini

Ricordo quelle mattine che profumavano d’ulivo e di caffè appena fatto. L’aria di quel paesino siciliano entrava dalle persiane ancora chiuse, mescolando il fresco del mattino con il calore della cucina.

Era un profumo che sapeva di vita semplice, di abitudini antiche. Lo scoppiettio della caffettiera vecchissima era la nostra sveglia, un rumore che ancora oggi posso sentire, se chiudo gli occhi.

Il tempo, in quella casa, aveva un ritmo diverso.

Non erano le lancette dell’orologio a scandirlo, ma i piccoli gesti: il gorgoglio del caffè, il cucchiaino che girava lo zucchero nella tazzina, il pane tagliato a fette grandi, generose, da spalmare di cioccolata.

Era un tempo che non correva: si fermava.

Respirava.

Ogni mattina mia nonna mi svegliava allo stesso modo.

Entrava piano nella stanza, come una carezza che prende forma, e con le mani calde mi faceva il solletico sotto i piedini.

Io ridevo, mi divincolavo tra le lenzuola, ma in fondo non volevo smettesse. Quello era il nostro rituale, un linguaggio segreto solo per noi.

«Su, picciriddu miu, è pronta la colazione» mi sussurrava, dirigendosi a spegnere la caffettiera.

Alla tavola della cucina c’erano sempre quelle fettone di pane e tanta cioccolata da spalmarci sopra. Non poca, non una sottile striscia, no. Tanta, da spalmare fino ai bordi, con la cura di chi sa che ogni fetta deve essere un piccolo atto d’amore.

Perché mia nonna conosceva il mio cuore di bambino: sapeva che quella era la mia felicità, e senza bisogno di parole, mi dimostrava con quei gesti il suo affetto.

Dietro ogni fetta di pane preparato, dietro ogni solletico sotto i piedini, dietro ogni sussurro c’era infinito amore. Un amore che non si esprimeva con grandi gesti, ma con i dettagli più semplici, quelli che mettono radici dentro di te.

A volte, mentre spalmava la cioccolata sul pane, mi guardava e sorrideva appena. «Mangia, che poi cresci forte» diceva.

Io annuivo con la bocca piena, e le mie guance rotondissime incorniciavano un sorriso compiaciuto. Pensavo che nulla potesse cambiare, che quelle mattine sarebbero esistite per sempre.

Non lo sapevo allora, ma stavo raccogliendo preziosi ricordi.

Lei, invece, lo sapeva.

Lo sapeva nel cuore, come lo sanno i nonni, che quei momenti un giorno li avremmo rimpianti. Che sarebbero diventati la stoffa stessa dei miei giorni, la tappezzeria invisibile del mio cuore e il motore per diventare un uomo migliore.

Ora, dopo tanti anni, quando mi sveglio e sento l’odore del caffè che sale nella caffettiera, qualcosa dentro di me torna a quelle mattine e il magone mi prende la gola.

Non c’è più il sole che entra dalla finestra della sua cucina, né il suo passo leggero nella stanza, ma c’è ancora il ricordo del suo solletico sotto i piedini.

16 July 2026

Articolo “LA SICILIA”

Il giornale "LA SICILIA" racconta dell'imminente uscita del libro "Il bambino che sognava l'infinito".  
10 June 2026

Evento

“Il bambino che sognava l’infinito”: al Teatro Gloria nasce il viaggio di un libro destinato a lasciare il segno
Montichiari (BS) – Esistono libri che si leggono. E poi esistono libri che si vivono. Libri che non raccontano soltanto una storia, ma riescono ad aprire una porta dentro ciascuno di noi, riportandoci là dove tutto è cominciato: nell’infanzia, quando i sogni sembravano non avere confini e il cuore conosceva ancora il linguaggio della meraviglia. È con questa forza straordinaria che mercoledì 10 giugno, alle ore 20:30, presso il Teatro Gloria di Montichiari, il libro Il bambino che sognava l’infinito di Giuseppe Minacapelli ha vissuto la sua prima lettura ufficiale, in occasione della recita finale dei bambini della Scuola dell’Infanzia di Novagli, nel comune di Montichiari. Una scelta che non poteva essere più significativa. Far nascere pubblicamente questo libro proprio davanti agli occhi dei bambini significa restituire loro il valore più autentico dell’infanzia, ricordando anche agli adulti che quel bambino che sono stati non è mai davvero scomparso. Per l’occasione è stato letto il racconto “La nuvola coccodrillo di Giuseppe”, una storia delicata, poetica e ricca di fantasia, capace di trasformare un teatro in un luogo sospeso nel tempo. Tra le poltrone sedevano tutti i bambini della scuola, circondati dall’amore dei loro genitori, dei nonni, dei familiari, delle insegnanti e di tutto il personale scolastico, riuniti per celebrare la conclusione di un anno ricco di crescita. Ma quella sera si è celebrato anche qualcos’altro. Si è celebrata la forza delle storie. Si è celebrata la capacità dei bambini di insegnare ancora agli adulti come si guarda il mondo. Si è celebrato il coraggio di uno scrittore che ha deciso di mettere nero su bianco non soltanto racconti, ma frammenti della propria anima. Durante la lettura il teatro è stato attraversato da un silenzio raro, di quelli che non nascono dall’assenza di rumore, ma dalla presenza delle emozioni. Gli occhi curiosi dei bambini seguivano ogni parola con naturale stupore, mentre molti adulti si sono ritrovati, quasi senza accorgersene, a cercare dentro di sé quel bambino che il tempo, le responsabilità e la vita spesso nascondono, ma non cancellano mai. Per Giuseppe Minacapelli questo libro rappresenta molto più di un esordio letterario.

È un viaggio nel cuore dell’infanzia.

È una promessa. È un invito.

L’autore ha scritto “Il bambino che sognava l’infinito” con un desiderio semplice e, allo stesso tempo, profondissimo: non dimenticare mai il bambino che siamo stati. Perché dentro ogni adulto vive ancora quel bambino che ha avuto paura, che ha pianto, che ha sognato, che ha cercato conforto, che avrebbe voluto sentirsi compreso e accolto. Un bambino che, in alcuni momenti della vita, avrebbe avuto soltanto bisogno di qualcuno capace di guardarlo davvero. Ed è proprio questo il cuore pulsante dell’opera: ricordarci che possiamo ancora scegliere di diventare, oggi, quella persona di cui avevamo bisogno nei momenti più difficili della nostra infanzia. Possiamo imparare ad ascoltare con più dolcezza, ad amare con più autenticità, a perdonare, a prenderci cura degli altri e, prima ancora, di noi stessi. Perché soltanto chi riesce a riconciliarsi con il proprio bambino interiore può costruire un futuro fatto di empatia, rispetto e umanità. L’emozione dello scrittore, durante questa prima lettura pubblica, era palpabile. Vedere le proprie parole prendere vita davanti agli occhi dei bambini, ascoltare il loro stupore, percepire il calore delle famiglie e l’affetto delle insegnanti ha rappresentato un momento difficile da raccontare, ma impossibile da dimenticare. Era il primo passo di un cammino che nasce con umiltà, ma con il desiderio sincero di arrivare lontano. Non per inseguire un successo personale, ma perché ogni pagina possa raggiungere il maggior numero possibile di persone e ricordare loro ciò che troppo spesso la frenesia della vita fa dimenticare: che la parte più preziosa di noi è quella che continua a sognare. Nel frattempo cresce l’attesa per l’uscita ufficiale del volume. “Il bambino che sognava l’infinito” è già disponibile in preordine presso tutte le librerie e nei principali store online – Feltrinelli, Amazon, Mondadori, IBS e Libraccio – e sarà disponibile in tutte le librerie d’Italia a partire dal 30 luglio 2026. L’estate segnerà anche l’inizio di un importante tour di presentazioni che porterà Giuseppe Minacapelli in numerose librerie italiane, incontrando lettori, famiglie, insegnanti ed educatori. Tra gli appuntamenti già annunciati spicca quello che si terrà a Recanati presso il Centro Mondiale della Poesia, ospitato dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani, uno dei luoghi più prestigiosi della cultura italiana e simbolicamente legato alla figura di Giacomo Leopardi. La sera di mercoledì 10 giugno non è stata soltanto la prima lettura ufficiale di un libro. È stata la nascita di un sogno. Un sogno che ha preso vita tra gli occhi pieni di meraviglia dei bambini, l’emozione delle loro famiglie e il silenzio carico di significato di un teatro che, per qualche istante, è sembrato fermare il tempo. Per Giuseppe Minacapelli quel giorno rappresenta l’inizio di un percorso che nasce da una convinzione profonda: non si scrive per insegnare qualcosa ai bambini, ma per ricordare agli adulti il bambino che sono stati. Perché è proprio lì che si trova la parte più autentica di ciascuno di noi. Quella che sa ancora sognare. Quella che continua a sperare. Quella che desidera essere amata. Quella che cerca un abbraccio quando il mondo fa paura. “Il bambino che sognava l’infinito” nasce con la speranza di accompagnare ogni lettore in un viaggio dentro sé stesso, affinché nessuno dimentichi il proprio bambino interiore e affinché ciascuno possa scegliere di diventare, ogni giorno, quella persona che avrebbe voluto accanto nei momenti più difficili della propria infanzia. Perché, forse, il vero infinito non è quello che si osserva alzando gli occhi al cielo. È quello che vive dentro ciascuno di noi. È l’infinito dell’amore che possiamo imparare a donarci. È l’infinito della gentilezza. È l’infinito della capacità di perdonare. È l’infinito di un bambino che continua a vivere nel nostro cuore e che aspetta soltanto di essere ascoltato. E forse è proprio questo il dono più grande che questo libro desidera fare ai suoi lettori: ricordare che non è mai troppo tardi per tornare da quel bambino, prenderlo per mano e dirgli, finalmente: “Adesso ci sono io.”
2026-06-13

Aggiornamento

“IL BAMBINO CHE SOGNAVA L’INFINITO”: un libro che dà voce alle paure dei più piccoli e ottiene il patrocinio di Bulli Stop. Un riconoscimento importante per un’opera che affronta il bullismo e il mondo interiore dei bambini attraverso gli occhi di chi lo vive ogni giorno. Giuseppe è un bambino che guarda il cielo e si perde nell’infinito delle sue domande. Un bambino che ha paura, che cerca risposte, che prova a capire il mondo degli adulti e quello dei suoi coetanei. È lui il protagonista di “Il Bambino che Sognava l’Infinito”, il nuovo libro edito da Bookabook, in uscita in tutte le librerie italiane a settembre, che sta già attirando l’attenzione per il suo valore umano e sociale. L’opera, notata grazie alla pagina “Il Mulino dei Ricordi”, ha ricevuto il patrocinio gratuito di Bulli Stop – Centro Nazionale contro il Bullismo, un riconoscimento che testimonia l’importanza del messaggio contenuto nelle sue pagine e il contributo che il libro può offrire nella sensibilizzazione contro una delle piaghe più dolorose che colpiscono bambini e adolescenti. “Il Bambino che Sognava l’Infinito” non è soltanto una raccolta di racconti. È un viaggio nel cuore e nella mente di un bambino che osserva il mondo con stupore, fragilità e speranza. Attraverso 25 racconti intensi e profondamente emozionanti, il protagonista cerca di dare una risposta a tutte quelle domande che ogni bambino si pone almeno una volta nella vita, ma per le quali spesso non possiede ancora gli strumenti per trovare una spiegazione. Perché alcune persone fanno del male agli altri? Perché ci si sente soli anche in mezzo a tanti compagni? Perché le parole possono ferire più di uno schiaffo? E soprattutto: come si può trovare il coraggio di continuare a credere in sé stessi quando qualcuno cerca ogni giorno di spegnere la propria luce? Sono interrogativi universali, raccontati con una sensibilità rara e autentica. Domande che diventano lo specchio delle emozioni di migliaia di bambini che spesso non riescono a esprimere il proprio disagio, le proprie paure o il senso di smarrimento che li accompagna. Il tema del bullismo attraversa l’intera opera con delicatezza ma senza mai nascondere il dolore che provoca. Il giovane protagonista racconta le sue insicurezze, le sue ferite invisibili e il bisogno di essere ascoltato. Le sue paure diventano la voce di tanti bambini che ogni giorno affrontano il giudizio degli altri, l’esclusione, la derisione e il senso di inadeguatezza. Proprio per questo il patrocinio di Bulli Stop assume un significato particolarmente profondo. L’associazione, da anni impegnata nella prevenzione e nel contrasto del bullismo, ha riconosciuto nel libro uno strumento capace di parlare ai giovani con un linguaggio sincero e vicino alla loro realtà, offrendo un messaggio di speranza e consapevolezza. Il valore dell’opera risiede nella sua capacità di non limitarsi a raccontare il dolore, ma di trasformarlo in una possibilità di crescita. Ogni racconto diventa una mano tesa verso chi si sente diverso, fragile o incompreso. Un invito a non arrendersi, a chiedere aiuto e a comprendere che dietro ogni paura può nascondersi una forza straordinaria. “Il Bambino che Sognava l’Infinito” vuole essere molto più di un libro: vuole essere un compagno di viaggio. Un rifugio per chi si sente solo. Un messaggio per quei bambini che cercano risposte e per quegli adulti che desiderano comprenderli meglio. In un tempo in cui il bullismo continua a lasciare segni profondi nella vita di troppi giovani, opere come questa ricordano quanto sia fondamentale ascoltare la voce dei bambini. Perché spesso, nelle loro domande più semplici, si nascondono le verità più importanti. E forse è proprio questo il SOGNO INFINITO del piccolo protagonista: essere ascoltato. E aiutare, attraverso la sua storia, tutti coloro che vivono le sue stesse paure a scoprire che non sono soli.

Evento

Cari lettori, amici e sostenitori, sabato 31 gennaio si è tenuta la prima presentazione ufficiale del mio libro e per me è stato uno dei giorni più importanti della mia vita. Ho vissuto emozioni immense e importanti nel raccontare il bambino che sono stato, ma l’emozione più grande è stato guardare gli sguardi delle persone che sono venute a sostenermi con il cuore, con gli occhi, con le parole e la loro presenza. Grazie davvero a chi ha speso tempo ed energie per raggiungermi e vivere con me questo momento speciale per me. Non dimenticherò mai la giornata di ieri perché dentro al cuore sento che è solo l’inizio di un lungo percorso che, ovunque mi guiderà, so che porterò con me chiunque ha sempre creduto in me. Sono ancora molto emozionato e sono immensamente grato alla vita per avermi dato l’opportunità di lasciare al mondo una traccia di me, attraverso questo libro che rappresenta il figlio che avrei voluto avere. Grazie a tutti, di cuore, non dimenticherò nulla e un giorno saprò ricompensare ogni vostro gesto, ogni parola, e ogni pensiero che mi avete donato. Manca poco all’uscita del libro e non vedo l’ora di poterlo avere tra le mani e potervelo donare. Sostenetemi perché co che ho da dirvi è davvero importante e non vedo l’ora di poterlo fare in tante librerie e nei forma copie che mi faranno la possibilità di ringraziarvi guardandovi negli occhi. Grazie di cuore a tutti, davvero di cuore.
Giuse
2026-01-31

Evento

“IL CIRCO DEI FIORI” via A. Gramsci 26, 25011, Calcinato (BS) Caro lettore, sono felicissimo di annunciarti che sabato 31 GENNAIO, dalle ore 10:00 alle 12:00, si terrà la prima presentazione del mio libro ✨IL MULINO DEI MIEI RICORDI✨ presso la sede “Il Circo dei Fiori” a Calcinato. Sarei tanto felice se tu potessi esserci: per me presentare dal vivo il mio libro sarà un’emozione fortissima e voglio circondarmi di chi ha creduto in me e di chi vorrà crederci. 📍L’evento si terrà in un salone molto comodo e consisterà in un’intervista dove racconterò la natura del mio libro, come e perché è nato, cosa racconta e come lo racconto, il tutto intervallato da letture di estratti, estrapolati dal manoscritto originale, per poi concludere con un rinfresco tutti assieme. 🍀 Spero tanto di poter contare sulla tua presenza. Ho lavorato molto a questo progetto e adesso che sta per sbarcare in libreria, grazie anche a questa magnifica casa editrice e al suo supporto, posso ben dire di aver realizzato un sogno e non vedo l’ora tu possa leggerlo e farne parte. 📚 Ti aspetto per scoprire assieme il mio e il tuo passato. Grazie di cuore, Giuse♥️
2025-12-29

Aggiornamento

Voglio ringraziare tutti voi cari lettori, che con la vostra fiducia, mi avete permesso di raggiungere questo traguardo. Voglio ringraziarvi con una poesia che verrà pubblicata assieme al libro e che racconta, in versi, cosa significa per me ☁️IL MULINO DEI MIEI RICORDI☁️ Vi voglio bene e non vi ringrazierò mai abbastanza per la fiducia e la cortesia che mi avete offerto preordinando il mio libro che tra poco vedrà la luce tra le vostre mani. Grazie, vi sono tanto riconoscente. ☁️🐊☁️ IL MULINO DEI MIEI RICORDI Nel cuore quieto d'un tempo che risuona, sorge un mulino d'antica fattezza e memoria, tra fili d'erba che sfiorano passi silenziosi e acqua che canta e scorre la propria storia. Dolcemente, le sue ruote girano lente, come esuli pensieri mai detti davvero, e ogni granello che scorre tra i sassi è un frammento di ieri, rimasto leggero. Il vento ha memoria e porta nomi lontani, svaniti lenti nel ritmo veloce dei giorni, ma il mulino li accoglie, li serba, li culla, come fari accesi nell'oceano del ritorno. E quando la sera profuma d'autunno e il cielo s'immerge nel blu più profondo, una luce dorata filtra tra le travi dorate e il passato ritorna a sfiorare il mio cuore. Oh, Mulino dei miei ricordi, amico e fratello, custode di tutto ciò che non è mai passato, continui, in me, a far girare la tua antica ruota finché ci sarà qualcuno che ancora ricorda. E con un cuore grande, disposto ad emozionarsi. Vostro, Giuse ♥️
2025-12-17

Aggiornamento

Cari lettori, cari amici e cari sostenitori, non avrei mai immaginato di giungere a tanto, ma adesso che ci sto arrivando lo devo ad una casa editrice meravigliosa, al suo team e lo devo a voi che avete creduto e state credendo in me e nel mio Mulino. Non vedo l’ora di potervi vedere dal vivo per raccontarvi, guardandovi negli occhi, uno ad uno, quello che mi ha spinto a scrivere questi ricordi, attraverso le lacrime, gli stupori e i sorrisi di un bambino mai cresciuto, che ha dato vita, nelle pagine di un libro, a pezzettini di un grande puzzle della sua infanzia, di un passato che si rispecchia inevitabilmente nel vostro. Non smetterò mai di dire che, se siamo le persone speciali che siamo diventate, con le proprie fragilità e la propria emotività, lo dobbiamo al bambino o alla bambina che siamo stati e che in realtà non ci ha mai, mai, mai abbandonato: questo è il nucleo centrale del mio pensiero. 200 di voi hanno creduto in me e adesso è ora di raggiungere il prossimo, decisivo traguardo che mi porterà a voi senza fermate, con il vostro sostegno e il vostro entusiasmo che, assieme al mio, sono fuochi d’artificio verso un progetto che presto avrà una voce potentissima. Vi voglio bene, vi sono riconoscente, e non mi dimenticherò neanche di uno di voi che state permettendo al mio sogno di diventare realtà. Avete speso la vostra fiducia in me e questa fiducia non verrà delusa, ve lo prometto. Vi tengo aggiornati, a presto. Vostro, Giuse.
2025-12-08

Aggiornamento

Il Mulino dei Ricordi nasce dentro di me come un luogo dell’anima, un rifugio silenzioso dove il tempo non scorre, ma si trasforma. È il posto in cui i momenti del mio passato tornano a vivere, non come semplici immagini sbiadite, ma come emozioni che ancora respirano, che ancora parlano, che ancora mi insegnano chi sono. È nato dal bisogno e dall’esigenza profonda di non perdere me stesso, di non lasciar scivolare via tutto ciò che ha costruito la mia essenza e la mia persona. Perché, nel frastuono di un mondo che corre troppo, avevo paura che il mio passato si spegnesse piano, inghiottito dalla fretta e dall’indifferenza. Aiutami a realizzare il mio sogno pre-ordinando il il libro. Grazie, di cuore. ♥️Giuseppe

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    “Il mulino dei miei ricordi” di Giuseppe Minacapelli è molto più di una raccolta di racconti: è un ritorno alle radici, un dialogo sincero con il bambino che siamo stati e che, in qualche modo, continua a vivere dentro di noi. Attraverso venticinque storie delicate e profonde, l’autore apre le porte della propria memoria e ci invita a fare lo stesso, accompagnandoci tra fragilità, cadute, rinascite e piccole epifanie quotidiane.
    I ricordi diventano così un mulino che trasforma il passato in nutrimento per il presente.
    Questo libro, già sostenuto da molti lettori in preordine, merita di raggiungere il suo traguardo finale perché custodisce una voce autentica, capace di parlare a chiunque abbia mai sentito il bisogno di ritrovare se stesso attraverso la memoria. Sostenerne la pubblicazione significa contribuire alla diffusione di una narrazione intima e universale, che celebra la meraviglia, la resilienza e la bellezza dei nostri percorsi interiori.

  2. (proprietario verificato)

    Il fanciullino interiore di Giuseppe riporta in vita le cose che furono nella sua infanzia, riconnettendo chi legge con la propria. Saper rievocare il primo sguardo sulle cose è un dono da custodire. Spero di vedere il tuo libro presto in libreria

  3. Massimiliano Gradante

    Conosco da tanti anni Giuseppe.
    Ho visto quando ha pensato a questo libro, ho visto quando ha iniziato a scriverlo, ho visto la passione e l’impegno che ha mostrato durante la stesura, a prescindere da tutti i molti impegni della giornata e della vita.

    Questo non è un libro qualsiasi, questo libro È Giuseppe, nella sua essenza più pura, più fragile ma anche in quella più forte.

    Già all’anteprima si capisce che sarà un bellissimo e profondo viaggio, attraverso il bambino che eravamo, attraverso la scoperta della meraviglia della prima volta, applicata in qualunque contesto.

    Perché tutti siamo stati bambini ma tutti, molto spesso, lo dimentichiamo.
    E Giuseppe, con questo libro, è qui per ricordarcelo.
    Affinché ognuno di noi possa vivere la sua vita anche con gli occhi del bambino che era. Cogliendone tutte le sfumature che ogni tanto, da adulti, potrebbero sfuggirci.

    Tanti auguri per questa tua nuova avventura, onorato di poterti chimare “collega”.

    Sei solo all’inizio di questo splendido viaggio, ma già lo sappiamo che sarà un successo!
    Sempre avanti! ❤️‍🔥

  4. (proprietario verificato)

    Ho letto l’anteprima e i racconti di Giuseppe e, vi assicuro che mi ha fatto rivivere ricordi d’infanzia stupendi. Mi emoziona, ogni volta che parla di suo nonno e, dei suoi ricordi d’infanzia trascorsi nella sua amata Sicilia. Non vedo l’ora di avere il libro fra le mie mani e, di poter tornare a sognare, immaginando i bambini che siamo stati. Bravo Giuse!

  5. (proprietario verificato)

    Dopo aver letto l’anteprima che mi ha molto incuriosito, ho deciso di acquistare la mia copia e dare fiducia all’autore. Sono entusiasta di poterla ricevere presto e molto curioso di scoprire gli altri racconti!

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Giuseppe Minacapelli
Nasce a Piazza Armerina nel 1983. Educatore di professione, ha ideato e condotto laboratori di fiaba presso carceri, strutture per anziani, scuole, reparti pediatrici ospedalieri e comunità psichiatriche. Grande appassionato della cultura degli anni ’80 e ’90, crea su Instagram la pagina “Il Mulino dei Ricordi”, un diario virtuale nato con l’intento di condividere emozioni, memorie e frammenti di vita. “Il bambino che sognava l’infinito” rappresenta il suo esordio letterario.
Giuseppe Minacapelli on InstagramGiuseppe Minacapelli on Wordpress
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