1. IL CALCIO SECONDO MARLO #2
C’era un tempo in cui i calciatori del Paris Saint Germain sognavano di giocare nel Milan; era il tempo in cui il telecronista raccontava così un goal realizzato nel corso di una semifinale di andata di Coppa dei Campioni: ”Savicevic, doppio dribbling, Boban, sinistro, rete!”. Era il 5 aprile ‘95, il ritorno si sarebbe giocato a San Siro il 19 aprile seguente ed il Genio montenegrino con una doppietta avrebbe condotto il Milan in finale; ancora una volta il 19 aprile, come in occasione dello storico 5-0 al Real Madrid di sei anni prima, un’altra semifinale, che condusse ad un esito completamente diverso nella finale successiva. Due mesi dopo il capocannoniere della Champions League, nuovo format, si trasferiva dal PSG al Milan divendone poi leggenda, prima di capitanare il suo Paese nelle vesti di Presidente della Repubblica; si trattava di George Weah e sì, a quel tempo, il più forte giocatore del mondo, futuro pallone d’oro, decideva di lasciare Parigi per Milano.
C’era un tempo in cui si sarebbe detto catenaccio, oggi densità o blocco basso sotto la linea della palla; una volta c’era la sovrapposizione, oggi le dividiamo in interna ed esterna, poi c’è la ricerca del terzo uomo con collaborazione sulle catene laterali; prima era pallalungaepedalare, ora kick-and-run ovvero aggressione delle seconde palle. Trapattoni attuava una marcatura a uomo, Gasperini una ricerca del duello uno-contro-uno a tutto campo con pressione in avanti. Nel calcio, così come negli altri innumerevoli ambiti della vita, ci è imposto di contestualizzare. Tralasciare i dettagli del contesto storico-culturale vorrebbe dire non distinguere la Storia dalla Cronaca; così è per tutti coloro che si affannano nel voler stabilire quale sia stato il miglior calciatore di tutti i tempi, i quali commettono il madornale errore di pensare che, un calciatore degli anni ’20 del ventesimo secolo, possa essere paragonato ad uno che giochi cent’anni dopo. Perché? Bè perché il calcio evolve in maniera così rapida che già a due decadi, o forse meno, di distanza, possiamo analizzare modi di giocare completamente differenti. Prendete ad esempio due genii assoluti come Pelè e Maradona. Quando il primo si aggiudicava il suo primo mondiale in Svezia (1958), il secondo doveva ancora nascere (1960). Forse possiamo pensare di creare un dualismo tra Cruijff e Best, tra Beckenbauer e Trapattoni o, ancora, tra Zidane e Ronaldo (Luiz Nazario da Lima); ma di certo non è pensabile un raffronto tra il record di reti realizzate in una sola stagione da Antonio Valentin Angelillo nella stagione 1958-59 con la maglia dell’Inter (33 reti in un campionato a 18 squadre) e quello di Gonzalo Gerardo Higuain (36 reti nella stagione 2015-16 con la maglia del Napoli) perché se lo facessimo, allora, non renderemmo giusto merito al record di Rosetti o Rossetti e a quello di Nordahl.
Mancheremmo di doveroso ossequio a Mazzola e Rivera, che deliziarono una generazione di italiani giocando a turno alle spalle del Rombo di Tuono, se sostenessimo che Baggio, Del Piero e Totti siano stati migliori suggeritori per Bobo Vieri quasi trent’anni più tardi. Ad ognuno il suo amore, a ciascuna generazione il proprio simbolo. Qualcuno ha detto che si inizia ad invecchiare quando il tuo calciatore preferito è più giovane di te, o qualcosa del genere; il 18 dicembre 1999, avevo da pochi mesi compiuto diciotto anni, diventai improvvisamente vecchio. Stadio San Nicola (già teatro di una storica finale di Coppa Campioni, nonché dello spareggio per il terzo e quarto posto tra Italia ed Inghilterra ad Italia ’90), la scuola toscana mette di fronte due grandi maestri viareggini. Si affrontano il Bari di Eugenio Fascetti e l’Inter di Marcello Lippi. Nel primo tempo Enyinnaya, 18 anni, e Christian Vieri fanno uno pari. Poi sale in cattedra il più geniale e folle talento che abbia indossato la dieci della Nazionale nel terzo millennio, fino a poco tempo prima giovanissimo raccattapalle che accompagnava all’ingresso in campo Roberto Baggio, come in un ideale passaggio di consegne. C’è anche lui, il Divin Codino, in campo quella notte, subentrato dalla panchina, perennemente osteggiato da tecnici troppo attenti a preservare la propria immagine, nel timore che la luce del campione di Caldogno potesse illuminare il loro buio. Lancio lungo dalla trequarti difensiva barese (negli anni ‘20 del ventunesimo secolo sarà definito come giocata con palla diretta sulla punta!); sulla trequarti offensiva, Cassano Antonio, nato a Bari il 12 luglio 1982, controllo col tacco esterno del piede destro, la palla si alza, colpo di testa a continuare, la palla scende, punta del piede sinistro a condurre, due tocchi con l’esterno del piede destro e sterzata mortale per due pluridecorati campioni come Laurent Blanc e Christian Panucci, testa alta, Ferron fa un passo avanti, interno piede destro sul primo palo. E’ un mattone di storia del calcio, allo stesso tempo tremendo, ero diventato di colpo vecchio, e stupendo, uno dei più bei gol del decennio, per di più realizzato da un ragazzino. Ci sono atleti che attuano un’evoluzione nello sport, portando più in alto l’asticella di riferimento, così ci sono state grandi squadre che dominano la scena attuando trasformazioni nel modo di affrontare il gioco; l’ultima di queste fu il Barca di Pep Guardiola, una compagine in grado di affermarsi come dinastia e al tempo stesso di operare una cesura tra ciò che si faceva prima e ciò che si sarebbe fatto dopo.
Tornando a noi, al 1991, vi voglio raccontare di come andarono le cose dopo quella storica partita al campo scout e quanto di bello, e talvolta di brutto, possa accadere in una piccola cittadina come Grandonia.
2. IL COBRA E IL MATEMATICO
“Non mi ha mai dato l’impressione di essere onesto nei rapporti umani”
-Marco Van Basten-
(parlando di A. Sacchi)
“Non saprei perché dovrei concederle questa intervista”
“Beh forse perché sei il campione di matematica di tutte le scuole del Comune e tra poco andrai a disputare le finali provinciali?”
“Mi ricorda gentilmente il nome della sua testata?”
“Fuori la notizia, staniamo gli scoop”
“Bè, a dire il vero, questa retorica sensazionalistica e scandalistica, che sta prendendo piede in una certa parte della carta stampata è una cosa che non mi va molto giù; comunque mi dispiace, non se ne abbia a male, ma ho promesso l’esclusiva al giornalino della scuola media”
“Ah, e quale sarebbe il nome di questo giornalino?”
“TGS, Testata Giornalistica Sportiva”
“Ma che nome sarebbe? E’ come se un quotidiano d’informazione politica si chiamasse QIP, Quotidiano d’Informazione Politica”
“Non saprei cosa dirle, forse hanno scelto questo nome perché le cose semplici di solito funzionano. Ad ogni modo dovrebbe chiederlo al Direttore della testata. E poi a me la politica non interessa, ho quasi dieci anni e per me le uniche cose che contano sono il pallone e la matematica e, le assicuro, che tra le due cose c’è molta affinità”
“Ah sì, e dimmi quale affinità esisterebbe tra la matematica ed il calcio?”
“Guardi ora le parlerò di geometria e sono sicuro che capirà”
“Grazie!” disse sospirando la giornalista, leggermente seccata di fronte all’eccessiva sicurezza mostrata da Tito.
“Le posso chiedere se si ricorda cosa faceva la sera del 5 Aprile del 1989?”
“Scusa Tito, ma qua la giornalista sono io, e poi…cos’è questo, un interrogatorio? Eeee, ad ogni modo, sicuramente stavo redigendo la rubrica quotidiana “Accadde oggi”, ovvero stavo scrivendo quali eventi importanti fossero accaduti il 6 Aprile degli anni e dei secoli precedenti?”
“Io invece le dirò io cosa accadde quella sera, il 5 Aprile ’89, a Madrid.”
“Avanti”
“Quella sera c’è stata una dimostrazione di calcio e geometria che ha cambiato per sempre il modo di giocare a calcio, almeno per noi italiani.”
“Ma tu non sei Serbo? Sì sono nato in Serbia, ma i miei genitori hanno deciso di trasferirsi in Italia, per paura che accadesse quello che sta accadendo, avrà sentito no? Però io mi sento italiano a tutti gli effetti, i miei migliori amici sono italiani e poi…”
“Cosa?”
“…e poi le ho detto che la politica non mi interessa. Vuole che le spieghi il nesso tra la geometria e il calcio oppure no?
La giornalista annuì.
“Allora mi lasci concludere.”
“Caspita, sei già pronto per fare il Professore, altro che Olimpiadi.”
“Sono certo che lei conosca benissimo la figura geometrica del triangolo; e, sono altrettanto certo che lei conosca alla perfezione il Teorema di Pitagora”, ora la giornalista cominciava a mal tollerare la supponenza di quel piccolo genio. “Ma, scommetto dieci mila Lire, che lei non conosce il Teorema di Sacchi”
“Si tratta di un matematico?” chiese la giornalista ingenuamente.
“Sì il più grande matematico del ventesimo secolo, è italiano e viene da Fusignano, in provincia di Ravenna. Bè, la sua più grande lezione di geometria ci fu il 5 Aprile ’89 allo Stadio Santiago Bernabeu di Madrid. Si affrontavano il Real ed il Milan nell’andata delle semifinali della Coppa dei Campioni. Sacchi, è un esperto di diagonali e momenti angolari, ma le sue teorie migliori sono legate ai triangoli.”
Alla giornalista parve surreale il fatto che stesse prendendo una lezione di calcio-geometria da un ragazzino di dieci anni, non c’era nulla di logico né razionale, ma non lo interruppe.
“Baresi, Franco Baresi, in occasione di una delle sue famose discese da libero vecchio stampo, nello stile del grande Franz Beckenbauer o, se preferisce, dell’altrettanto formidabile Gaetano Scirea, si pone tra la linea del centrocampo e quella della difesa del grande Real. Dopo aver ricevuto la palla da Van Basten, traccia un passaggio filtrante in verticale per Donadoni il quale, con freddezza, elude l’uscita di Buyo, il portiere del Real, e chiude il triangolo con il sopraggiungente Gullit. Gol! Un’azione perfetta, un triangolo perfetto! Tutto fu così perfetto che l’arbitro, sciagurato, annullò per un fuorigioco inesistente.”
“Fuorigioco? Parlami del fuorigioco…sei così bravo a spiegare…”
“Mi dispiace ma non posso fermarmi oltre, però mi permetto di suggerirle di spulciare gli archivi televisivi per vedere quel gol, e poi si guardi anche quello del definitivo uno a uno siglato da Van Basten. Una torsione degna di un Naja Naja, il cobra indiano. In quell’istante Marco Van Basten sembrò un gigante in grado di sferrare un attacco letale, e così fu…ma ora come le ho detto non ho tempo di parlare della correlazione che esiste tra il calcio e le scienze naturali.”
“Pure?” Chiese la giornalista sconfortata.
“La saluto.” Fece Tito prima di congedarsi per raggiungere il suo amico Dimitri.
Dimitri andava in prima media, era milanista sfegatato ed aveva la passione per il giornalismo. Non era molto alto, tanto da sembrare un coetaneo di Tito, Marlo e gli altri, pur avendo quasi due anni in più; teneva su le brache con le bretelle ed aveva un paio di occhiali così grandi che gli calavano sempre dal naso e con il dito medio era costretto ogni volta a rimetterli a posto. Era il Direttore della TGS e, come logo, aveva scelto un’immagine stilizzata della famosa torsione di Van Basten contro il Real. La Testata o, forse, sarebbe meglio definirla capocciata, era proprio quella del Cigno di Utrecht che per una notte era diventato il Cobra di Madrid.
3. FUORI LA NOTIZIA
“Ho una gran voglia di dirle che lo sport è dannoso. L’ho affermato molte volte parlando a gente che era venuta alle mie conferenze per sentir dire il contrario. L’esempio infinitamente più agevole mi veniva offerto delle ore di ginnastica godute o sofferte alla scuola media”
-Gianni Brera-
“Allora Tito, che mi dici? Sei pronto per la nostra intervista?”
“Certo, pensa che ne ho appena rifiutata una alla redattrice di Fuori lo Scoop”
“Voglio assolutamente ringraziarti per questa esclusiva, mi aiuterà tantissimo per il mio percorso di studi”
“Figurati, non c’è di che. Dai cominciamo?”
“Allora, è vero quanto si dice su di te riguardo la tua più grande passione?”
“Cosa si dice?”
“Bè prendo in prestito le parole del Preside del Liceo E. Fermi, il quale premiandoti ha affermato di <> da quando presiede la giuria del premio A. De Grandis. Questo riconoscimento è conferito ai più promettenti matematici della città di Grandonia e dà accesso di diritto alle fasi regionali delle Olimpiadi della Matematica. Un’investitura a tutti gli effetti, direi.
“Ah, scusa!” disse Tito sorpreso “inizialmente non avevo compreso; quando hai parlato della mia più grande passione credevo ti riferissi al calcio”
“Non capisco, hai appena ricevuto un premio che è tutto un programma, sul tuo futuro da scienziato…”
“Sì, è vero, hai ragione. Però ho anche avuto la conferma che dalla prossima stagione farò parte della squadra Esordienti del Grandonia. Insieme ai miei amici Marlon e Daniel abbiamo superato il provino e a Settembre…si parte!”
“Non immaginavo amassi il calcio, dicono non sia cosa da intellettuali.”
“Sciocchezze, io trovo grandi affinità tra il calcio e la matematica.”
“Davvero? In che senso”
“Nel senso che il calcio è una questione di triangoli.”
“Cioè? Spiegati meglio”
“Nel gioco del calcio tutto sta nel riuscire a vedere il maggior numero possibile di combinazioni nella costruzione dei numerosi triangoli che si sviluppano durante l’azione. In poche parole, più triangoli una squadra riesce a costruire attraverso i corretti posizionamenti e scambi di posizione, più alta sarà la possibilità di creare occasioni per realizzare dei gol”.
Così l’intervista proseguì per più di un’ora e di tutto si parlò fuorché di matematica. Dimitri prendeva alacremente appunti sulle visioni pallonare di Tito e sulla loro comune passione per quel grande genio col nove sulla maglia a strisce rossonere, che da anni ammaliava le platee calcistiche di mezzo mondo e che era solito incantare, con pezzi da maestro, il pubblico della Scala del calcio. Una volta conclusasi l’intervista il giovane redattore ringraziò ancora una volta il Cap, il quale approfittò per invitarlo ad una delle quotidiane partitelle pomeridiane al campetto, così da potergli presentare gli altri Calcettari di strada.
Tornato a casa Dimitri raccontò tutto a sua madre la quale, entusiasta per la nuova avventura editoriale, storse il naso davanti alla richiesta di prendere parte alle partitelle del pomeriggio. In fondo il calcio non era questione per intellettuali, ma Dimitri riuscì ad evidenziarne i positivi risvolti. Se avesse assiduamente frequentato i ragazzi di strada, avrebbe avuto materiale per i propri articoli, e questo avrebbe arricchito il suo bagaglio di esperienze e conoscenze.
“Bè, se la metti così…” disse la mamma, Direttrice del Tiburlo, settimanale satirico “direi che si può fare. Però attento, i ragazzi di strada usano spesso un linguaggio poco appropriato a dei bambini, e sono portati a gesti e comportamenti ai quali tu non sei abituato. Quindi stai in guardia!” lo ammonì.
“Grazie mamma, va bene, però puoi stare tranquilla, Tito è un genio della matematica.”
Commenti
Ancora non ci sono recensioni.