Salvatore Nigro è un giovane che trova il modo di valorizzare la sua laurea in lettere insegnando italiano all’interno di un Centro per immigrati. Tuttavia il personale femminile interno al Centro suscita in lui un interesse che va ben oltre la sua passione per la lingua e lo porta ad incrementare in modo esponenziale le sue ore di volontariato. Ma è Pasquale Balestra, un operatore neoassunto, particolarmente eccentrico, che richiama in modo particolare la sua attenzione e, indirettamente, lo porta a scoprire tutta una serie di dinamiche, non proprio virtuose, che regolano il sistema dell’accoglienza. I principi etici e valoriali di Salvatore, oltre ad una particolare affezione per la psicologa del Centro, lo spingono a portare avanti una battaglia per combattere questo sistema. Ci riuscirà?
Perché ho scritto questo libro?
Grazie al mio lavoro ho avuto l’opportunità di fare esperienza diretta di immigrazione. I dibattiti pubblici che in genere contrappongono una posizione contraria all’accoglienza, spesso giudicata razzista, ad una favorevole, senza mai denunciare quanto spesso il fenomeno si sia cavalcato per lucrare risorse pubbliche e creare improbabili serbatoi occupazionali, mi hanno sempre suscitato un certo fastidio. Questo libro è l’esercizio con cui ho provato a colmare questo fastidio negli anni.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Sulla porta degli uffici Sabrina, assistente sociale non proprio bellissima ma il cui giro seno era caratteristica sufficiente a richiamare l‘attenzione maschile, li informò che avrebbero dovuto attendere la chiamata del Direttore.
Quando dopo qualche minuto affacciandosi sulla porta chiamò, nel rispetto del più rigoroso ordine alfabetico, “Àncora!”, non credo si aspettasse in risposta un “Accidenti… che sfortuna!”.
Ovviamente era Balestra che, come se Sabrina avesse comunicato il primo estratto di una lotteria a premi, manifestava, celandolo con una risata, il profondo dispiacere per non aver avuto il privilegio di conferire col Direttore per primo.
Tuttavia ci mise pochissimo a superare il rammarico e, mentre attendeva il suo turno, riempì il tempo chiedendo agli altri colleghi in attesa nome, cognome, paese di provenienza, esperienze lavorative e quanto altro lo potesse aiutare a trovare con ciascuno di loro un legame di qualsiasi tipo: una lontana parentela, una conoscenza in comune o qualsiasi altra cosa che gli consentisse di rafforzare o superare il vincolo creato dal rapporto di lavoro che, non essendo esclusivo, non gli garantiva quell‘ascendente che avvertiva di dover avere sull‘altro nelle sue relazioni.
“Balestra!”
“Presente!”
La chiamata di Sabrina lo richiamò all‘ordine e con un atteggiamento tronfio si diresse verso la porta della Direzione, quasi ne dovesse uscire pluridecorato per chissà quali motivi essendo quel colloquio una semplice formalità dovuta alla neoassunzione.
Non ho idea di cosa si siano potuti dire ma è certo che qualsiasi cosa sia stata detta dietro quella porta abbia portato il Direttore ad avvertire la necessità di mettere subito dei paletti e riportare Balestra sul piano della realtà e, principalmente, ai reali contenuti del suo mansionario. Infatti, sebbene l‘atteggiamento tronfio fosse quello dell‘entrata, l‘incedere era decisamente rivolto verso la ramazza poggiata a pochi metri: la raccolse e si portò sul fondo del piazzale. Da lì cominciò a spazzarlo.
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