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Il mio spicchio di cielo

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Consegna prevista Dicembre 2024
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Quanto può trasformarsi una donna per amore? Quanto può sacrificare dei suoi sogni, delle sue aspirazioni, del suo essere se stessa, pur di compiacere un uomo, di cui si sente profondamente innamorata?
Durante il periodo più caldo della rivoluzione francese, una giovane dell’alta società, sposa un uomo misterioso ed affascinante, di cui solo con la complicità del tempo scoprirà la vera natura.
Uno spicchio di cielo osserva Justine durante gli anni più belli della sua giovinezza, gli anni in cui seppellisce tutta la sua innocenza, per immergersi totalmente in un amore malato.
Dovrà scendere una serie di gradini, verso l’uomo che ama, per poi rendersi conto che mai lui riuscirà a salirne neanche uno verso di lei.
Un amore sbagliato, costruito su delusioni, torbide menzogne e segreti, non potrà che avere un drammatico epilogo.

Perché ho scritto questo libro?

“Uno spicchio di cielo” nasce come un diario personale. Uno sfogo per cercare pace per la mente e imprimere nella memoria un momento complicato. Col tempo è diventato un appuntamento con una realtà parallela e fantasiosa e quando i suoi personaggi erano ormai definiti, è diventato quello che è oggi.
Scritto di getto e senza programma, il finale invece è stato frutto di un ragionamento, una sorta di rivalsa in un mondo dove le donne sono sempre solo vittime.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Uno spicchio di cielo. Lo vedo farsi spazio fra le grosse nuvole bianche, che viaggiano velocissime. Questa finestra della torre, anche se ha i vetri azzurrati, mi lascia ampio campo visivo. 

Da qui si vede bene persino il mare. Ma oggi, la distesa celeste, si confonde con il cielo. All'orizzonte c'è una spessa fascia ambrata, che copre il gioco di luce e colori. Chissà se il sole, prima o poi, farà capolino. 

È la mia prima settimana qui. 

La villa è arredata con grande gusto, in particolare amo i tappeti del salotto, con il loro blu intenso, mi danno un senso di pace.

I giardini, posti in pendenza sul clivio della collina, sono pieni di foglie colorate. Il giardiniere, stamane, mi ha confidato che ci saranno molti più fiori in primavera: è riuscito a piantare nuovi bulbi e nuovi semi e, se attecchiranno nel terreno, avremo uno splendido patio fiorito il prossimo anno. Ma dovrò aspettare ancora un po' per il mio angolo bucolico. 

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Il mio posto preferito, comunque, è la finestra di questa torre. Vi ho posizionato lo scrittoio proprio davanti, così posso guardare fuori e imprimere su queste pagine ciò che vedo. Come una bizzarra immagine fotografica. 

Ieri mi hanno presentato il fotografo di famiglia. Io ero abituata al ritrattista, in casa mia, forse, si è un po' troppo tradizionalisti in questo senso. I suoi lavori sono interessanti e complessi, ma molto affascinanti. E la cosa vantaggiosa è che per farsi ritrarre, non bisogna restare immobili, in posa per ore o giorni, ma soltanto per qualche minuto. 

Sceglierò un abito 'à la mode' per il ritratto mio e di mio marito. Il nostro primo ritratto, dato che siamo sposati solo da una settimana. 

Sono un pochino eccitata ed imbarazzata. La villa imponente,  sovrasta tutta la città ed è immersa in un quartiere antichissimo e ricco di storia. Avverto la differenza dalla semplicità della campagna in cui sono cresciuta.

“Signora duchessa, la colazione è servita, il signor duca vi attende”. Duchessa mi fa da subito uno strano effetto.

“Arrivo subito, la ringrazio Mallena”.

Mallena è una donna sulla quarantina, piccola e molto ossuta. 

Ha i capelli sempre raccolti in una crocchia perfetta e senza sbavature, che le gira intorno al capo. Mi ha accolta con sguardo materno, il giorno del nostro arrivo. Lei si occupa di tutta la villa, sembra essere molto a suo agio fra domestici e custode e tutto funziona  come un orologio. 

Lavora per la famiglia di mio marito, il duca, da quando aveva solo otto anni. Grazie a lei, che conosce alla perfezione le abitudini e gli usi del posto, tutto procede secondo una  rigida tabella di marcia.

Dopo la colazione voglio tornare quassù e annotare tutto ciò che vedo da questa finestra. 

Ripongo il mio piccolo diario nel secretaire dello scrittoio ed esco di fretta, con la paura di far attendere troppo mio marito.

“Vorrei che indossassi l'abito che ti ho fatto mettere da parte sul tuo letto, cara. Più tardi arriverà il fotografo e dovrà costruire la nostra  immagine fotografica di coppia. Sono certo che gradirà la mia scelta. 

La cena è servita per le nove, per favore, non attardarti nella torre. A più tardi”.

Mi da un casto bacio sulla fronte e si allontana galantemente di un passo.

“Certo, indosserò ciò che hai serbato per me, sono sicura che sarà la scelta giusta. Mi piace molto che tu mi faccia da guida, sono ancora inesperta di questi luoghi e non vorrei proprio sembrare inappropriata”.

Mi avvicino e il mio sorriso si confonde con il suo braccio, su cui appoggio delicatamente la  tempia. 

Colgo uno sguardo meravigliato della servitù, forse non sono abituati a tanto slancio, ma nella mia famiglia i gesti d'affetto non sono mai mancati.

Mi stringe la mano, questo mi basta per sentirmi compresa. 

Regno di Sardegna, 15 ottobre 1785

Cara amica,

siamo di rientro dalla nostra passeggiata per i vicoli del Castello. È un luogo molto chiassoso, ma a tratti estremamente silenzioso, in alcuni angoli fa quasi paura. Le vie sono strettissime e tortuose e passano da una leggera inclinazione a scendere ad una impetuosa salita in un attimo, senza darti fiato.

L'autunno in arrivo porta delle furiose raffiche di vento, che si insinuano fra un palazzo e l'altro. All'angolo con il palazzo  dell'università, ho addirittura rischiato di perdere il mio cappellino. Aggrappata al braccio di mio marito ho percorso moltissimi viottoli. Devo ricordare che le scarpette liscie, non sono adatte per queste stradine, piene di ciottoli e grossi sassi. La prossima volta farò lucidare gli stivaletti, più comodi senz'altro. 

Ho notato, con estremo piacere, che Antioco è un uomo molto rispettato, direi temuto. È estremamente soddisfacente ancorarsi al braccio di una persona di tale levatura, non soltanto per la sua posizione nobile e benestante, ma soprattutto per il fascino che esercita sulle persone. C'è qualcosa in lui che devo ancora scoprire e che mi attrae particolarmente. Mi guarda con occhi che sembrano scavare nella profondità dei miei pensieri, e talvolta colgo lo stesso sguardo anche nei confronti degli altri. Ha qualcosa di magnetico.

Ahimè, lo conosco ancora poco e a parte la nostra intimità, durante la quale le parole sembrerebbero superflue, riusciamo a discorrere soltanto a cena, oppure nelle brevi passeggiate, momenti sempre pieni di persone, che ci accompagnano, con orecchio indiscreto.

Quando parliamo, però, è sempre molto interessante ciò che dice: mi piace il tono rassicurante della sua voce, non ci sono mai silenzi troppo lunghi, o parole insignificanti. È un uomo colto ed erudito, conosce molte cose e per ogni mia domanda ha una riposta esaustiva e colma di dedizione e tenerezza.. È un grande lavoratore, sempre impegnato e spesso trascorre fuori dalla città settimane, per i suoi innumerevoli affari. 

Miniere di carbone, mi sembra di aver inteso dai discorsi fra le rispettive famiglie, terreni da gestire, commerci di ogni genere di mercanzia esotica e numerosi incarichi pubblici da assolvere.

Seguendo il suo nobile esempio, ho deciso di darmi da fare anche io, in qualità di padrona di casa. Questa etichetta, per adesso, mi imbarazza ancora molto, ma dovrò decisamente abituarmici. Inizierò dagli arredi, ci sono dei colori troppo maschili nella villa e mi piacerebbe portare una nota più delicata e femminile. Ne parlerò con mio marito e poi deciderò il da farsi. Sono certa che apprezzerà il mio buon gusto.

Ora devo andare, per prepararmi alla cena e all'incontro col fotografo. Sarò un impeccabile duchessa. Questo ritratto sarà esposto durante il nostro ricevimento, il primo della stagione e tutto graverà sulle mie spalle. Sarà il mio debutto in questa nuova società e vorrei fare qualcosa di grandioso, per colpire tutti e far parlare di noi per molto tempo. Mi consulterò con Mallena, è sempre molto disponibile e conosce alla perfezione le tradizioni della città. Ora ti devo proprio salutare. 

A bientôt, ma amie. 

“Devo proprio?” So che non dovrei tirar fuori il mio anticonformismo con Mallena, ma tanto vale mi conosca immediatamente per quella che sono.

“Il signor duca ci tiene molto al costume tradizionale, mi rendo conto, è poco alla moda, ma io non saprei cosa consigliarvi di più appropriato per il vostro ritratto”. Mi guarda con tenerezza e con quella punta di superiorità, che solo le persone attaccate morbosamente alle proprie radici sanno esprimere.

Lo ammetto, sono cresciuta in una famiglia aristocratica ma moderna, dove con fierezza si portavano avanti le proprie idee, si lasciava spazio al dialogo. 

Mio padre adora le novità dal mondo. È sempre stato in viaggio, da quando era un giovane conte, e non ha mai temuto il nuovo, ciò che arriva da paesi lontani. 

Mia madre si potrebbe definire una progressista. 

È una delle poche nobili, che io conosca, che ha continuato gli studi, per avere un'istruzione di alto grado e durante la nostra infanzia, ha fondato addirittura un settimanale di moda.

So che le idee all'avanguardia della mia famiglia, potrebbero essere in contrasto con ciò che mi circonda, in questo momento. Ma sono sicura che mio marito capirà e che apprezzerà la mia voglia di rompere questa sciocca tradizione dell'abito tipico!

“Mallena, per cortesia, mi aiuti ad indossare questa veletta, proprio non capisco come farla stare dritta”.

“Certo, duchessa, faccio in un attimo. Dovrei anche coprire questo rossore con il trucco, il fotografo non è un ritrattista e non saprà di certo correggere ciò che vede, come nei dipinti!”.

Mi guarda e non capisco se le sue parole sono maliziose, oppure ingenue.

Un leggero nodo mi chiude la gola e stanno per inumidirmisi gli occhi, ma li chiudo e tiro un profondo sospiro. Ecco, ricacciate le lacrime indietro sono salva, ma il senso di vergogna, che mi assale al ricordo di quello schiaffo di Antioco, mi fa arrossire ancora di più, su entrambe le guance stavolta.

“Sono stata una sciocca, proprio non ho visto lo sportellino di quella credenza aperto!” 

Confido sull'ingenuità dei suoi pensieri. “Proprio oggi che abbiamo il servizio col fotografo. Antioco ci tiene tanto che sia tutto perfetto.” 

Mi accarezza un'idea furba, mentre cerco di dimenticare le pulsazioni del mio zigomo. “Crede che si potrebbe rinviare?”

Mallena fa un cenno con le spalle e il suo sguardo diventa freddo e distaccato.

“Non vi preoccupate, signora duchessa” aggiunge sbrigativa, “con un tocco di questa magica cipria, sparirà in un secondo.” Picchietta con un piumino sulla mia pelle tesa e dolorante. Aggiunge non so bene cosa e alla fine sembra soddisfatta.

“Ecco, il gioco è fatto”. 

Di certo è più contenta di me. Il rossore è sparito davvero. Mi viene in mente che deve aver utilizzato questo sistema più di una volta, ha dimostrato una mano molto esperta. E questo pensiero mi crea una sensazione di enorme disagio.

È una donna troppo enigmatica, per miei gusti e mostra una esagerata devozione per mio marito.

Non credo che sarebbe mai in contrasto con le sue parole, ma probabilmente nemmeno con i suoi pensieri. Sembra comprenderli al volo, sa perfettamente ciò che desidera, nel momento in cui ne ha bisogno.

Nonostante la gelosia non faccia parte del mio carattere, il suo atteggiamento, in presenza di Antioco, mi disturba alquanto. E se aggiungo la confidenza, che sembra avere con questo genere di situazioni, mi sento molto in difficoltà. Come se uno schiaffo, ricevuto per un contrasto sulle tradizioni, non bastasse ad umiliarmi. Non saprei decidere cosa è peggio, se il timore di nuovi episodi come questi, oppure la preoccupazione di cosa pensano le persone che mi circondano. L'istinto ribelle, in questo momento, lascia nel mio cuore, il posto alla paura. Nonostante Antioco si sia scusato mille volte per quello schiaffo, non ci conosciamo ancora bene e non so, francamente, se posso lasciarmi andare oppure no. Per adesso resterò in ascolto, cercando soprattutto di non cercare  più di imporre il mio modo di vedere le cose. Come una fiammella labile, si spegne una parte di me che appartiene al passato di ragazza. Nascerà una donna nuova, ne sono certa.  

Regno di Sardegna, marzo 1786

Cara amica,

l'inverno sta per cedere il passo ad una tiepida primavera. Le onde stamane si imbattevano leggere sui frangiflutti e ho visto attraccare la nave di Antioco. Sono ritornati dopo mesi di navigazione, accordi e affari, che sembra renderanno la nostra posizione ancora più prestigiosa. 

Sono turbata all'idea di vederlo. Dopo così tanto tempo, temo di dover ricominciare daccapo. È molto singolare la nostra unione matrimoniale. Ho parlato lungamente con Mallena, che ha esaltato moltissimo questo genere di matrimoni. Mi diceva che quando avremo dei figli, sarà sicuramente un bene che il padre sia via per svariati mesi. 

“Alleggerisce la stasi matrimoniale”, mi ha detto. Sarà forse vero, chissà. Per adesso ho stamane, un vortice di emozioni e batticuore che non mi ha fatto riposare bene. 

Nel frattempo dovrò parlare ad Antioco anche del progetto della scuola. Il nostro istituto è costruito ed è in fase di collaudo. Bisogna semplicemente superare degli scogli formali e terminare gli arredi e le aree ricreative. Poi potremo finalmente far partire il tutto. Sono così eccitata all'idea di compiacerlo, di leggere nei suoi occhi quell'orgoglio e quella stima di cui mi ha parlato durante il nostro ultimo incontro, quando mesi fa, ci siamo salutati prima della sua partenza.

Ho già iniziato a visonare qualche referenza dei potenziali insegnanti, ne serviranno sicuramente almeno altri tre, per cominciare e del personale di servizio. 

Tutto è pronto, spero soltanto che Antioco approvi tutte le mie scelte. 

Ma adesso devo prepararmi per accogliere mio marito e gli ospiti.

A bientôt, ma amie. 

“Signora, il duca vi attende in fumeria. Ha chiesto di organizzare una passeggiata nel nuovo fabbricato.”

“Sono pronta, grazie Mallena, può riferire che arriverò fra qualche minuto”.

Raccolgo le mie carte, do un'occhiata veloce al mio décolleté, all'acconciatura, all'abito verde, composto e seducente, ai gioielli di smeraldo, che lui mi ha regalato prima di andare via. 

Voglio essere perfetta. Voglio che tutto sia perfetto. 

“Noto con piacere che nulla è mutato dalla nostra partenza, cara”. Antioco mi scruta con i suoi occhi grigi. Ha l'aria stanca e vigile, lo sguardo compiaciuto di chi sa che sta per sdraiarsi su una comoda poltrona. 

“Sono molto felice che il vostro rientro sia stato gradevole. Ho predisposto un leggero brunch, per riprendervi dal viaggio. Sarà servito in terrazza, la mattinata è molto tiepida. Se i nostri ospiti vogliono accomodarsi, ho fatto preparare i loro appartamenti.” Gli uomini che ho davanti, non hanno un aspetto raffinato. Non so come mai accompagnino mio marito nei suoi viaggi d'affari, non ho ancora ben compreso i loro ruoli.

Hanno più l'aria di servitori che di collaboratori, ma forse il mare aperto conferisce, dopo tanti mesi, una trasandatezza che la vita statica non dona. 

“Caro, mi piacerebbe accompagnarti nella visita al nuovo fabbricato. Vorrei mostrarti personalmente tutti i dettagli e aggiornarti suo prossimi passi”.

“Come potrei mai dire di no ad una proposta così invitante. Sei una visione, cara. Sarò ben lieto di osservare tutto ciò che avrai da mostrarmi”.

È una scintilla di malizia, quella che vedo nei suoi occhi? Cosa avrà in mente? Sembra diverso, più forte, più deciso, più presente. Mi sento emozionata e confusa. Mi accorgo di essere arrossita davanti a tutti e colgo un sorriso abbozzato di Antioco, che mi scruta da lontano con fare impertinente. 

Dopo la sua partenza sono rimasta nella villa da sola, per così tanto tempo, che avevo quasi dimenticato i contorni del suo volto. I dettagli del suo fascino. Quel misto di irruenza e fermezza celebrale, che in poche persone ho veduto.

Mi si avvicina e un brivido mi percorre la schiena. “Mi piace molto questo abito e per favore, tieni questi smeraldi, sono particolarmente attraenti”. Non riesco a nascondere il mio turbamento. 

La sua voce, le sue parole sussurrate nel solco del mio collo, le sue dita che percorrono la linea fra le mie scapole alla ricerca del laccio del mio vestito. Lo afferra, mi attira lentamente a se, mi guarda e sento cadere tutte le mie scartoffie, tutte le mie cartelline sul pavimento insieme a tutte le mie difese. Sono sua.

I compagni di viaggio di Antioco si congedano educatamente e si ritirano nei loro appartamenti. 

Siamo soli. La servitù è scomparsa in un attimo e mentre raccolgo le mie carte dal pavimento, sento una mano entrare nel mio corsetto, mentre l'altra mi solleva la gonna ampia e mi accarezza l'interno della coscia.

Mi alzo di scatto, Antioco mi è vicinissimo e mi fissa divertito.

“Non voglio più aspettare, va di sopra e attendimi in camera. Resta così, ferma, immobile.”

Faccio come mi dice. Ho la testa annebbiata, il cuore che mi pulsa. 

Ho ancora i suoi occhi di ghiaccio attaccati addosso. Percorro i corridoi e le scale non sapendo cosa accadrà, temendo di avere atteso un uomo e di averne ritrovato uno differente. Ma non so se essere felice o intimorita. E lo trovo lì. Con lo sguardo cupo. Nella nostra camera da letto. Non so come abbia fatto ad arrivare così in fretta, un altro mistero da svelare. Ma non mi importa. Si avvicina, lento, sorridente, accattivante. 

“Hai corso” mi dice piano, sfiorandomi il seno con l'indice, “sei senza fiato, hai le gote in fiamme”, mi cinge la vita con forza. Cerca il laccio del mio vestito,  velocemte, resto solo con il corsetto e i gioielli. 

Mi strappa via il bustino, così in fretta da farmi male. 

Sono ferma, immobile, seminuda, con i gioielli di smeraldo che brillano sulla mia pelle bianchissima.

Si allontana, mi guarda e io sento una profonda vergogna. Arrossisco.

“Ora stenditi sul letto” faccio come dice. Mi ordina di aprire le gambe. Mi guarda, mentre lo faccio. Con uno sguardo mai visto prima. 

Sento che la tiepida indifferenza, dei nostri incontri intimi da neo sposi, è terminata e sta lasciando il posto a qualcosa che non conosco, e non so se mi piace o meno.

Continua a guardarmi. All'improvviso mi penetra con due dita. Mi scava dentro fino a portarmi in un posto sconosciuto. Continua a guardarmi e mi perdo nei suoi occhi glaciali. Poi è dentro di me. Ad ogni colpo rivedo le immagini di me, di noi, di me da bambina, chiudo gli occhi, li riapro, faccio per muovermi, ma mi blocca con le mani, mi colpisce, forte, dentro, un colpo, ancora, un altro, sono in preda agli spasmi, sento crescere dentro qualcosa di improvviso, brividi, stringo le gambe intorno alla sua vita, me le spalanca con le mani, spinge, colpisce, a fondo. Sembra non avere pietà e a me sembra non vedere altro. Poi caldo dentro. E finisce, lasciando dentro di me un senso di vuoto e appagatezza. Sono rapita e stordita. Chi è quest uomo nuovo, che mi guarda gemere sotto di lui?

“Ora dobbiamo rivestirci, cara, non possiamo far aspettare i nostri ospiti troppo a lungo” è tornato distaccato e sensuale. Mi porge la mano, mi accompagna galantemente alla toeletta e mi fa sedere davanti allo specchio. Osserviamo insieme il mio riflesso spettinato, le macchie rossastre sul mio viso, il trucco sfatto. Nota le mie gambe che tremano e con tenerezza mi solleva fra le braccia. Si siede sulla poltroncina di velluto blu, mi sistema sulle sue gambe e inizia a toccarmi i seni nudi. Mi accarezza le cosce,  le apre rapidamente e in un secondo è dinuovo dentro di me con le dita. Mi afferra dalle natiche, le apre, mi entra dentro forte, possente, mi solleva, mi tira giù, mi fa sprofondare in un abisso di sensualità. Mi manca il fiato, mi solleva più e più volte, afferrando i miei seni, stringendo, aprendo le mie gambe, toccando e tintillando, con le dita sapienti, in luoghi del mio corpo che pulsano e gemono, che vanno per la loro strada, accompagnati da sensazioni mai provate. All'improvviso si ferma. Mi solleva la testa, tirando all'indietro quel che rimane della mia acconciatura e fa per guardare la scena nello specchio. 

Riflessa vedo una donna che non conosco. Quella non sono io. Mi afferra dinuvo i fianchi e mi tira a sé così velocemente, così violentemente da appagare i miei sensi e la mia anima. 

“Guardati”, eseguo. Il caldo mi scorre fra le gambe, sono confusa, colgo un mio mezzo sorriso nello specchio, mentre lui geme dentro di me.

Mi solleva, scivola fuori e si dirige barcollando verso il bagno.

Resto li, bagnata, sudata, ansante, mi guardo nello specchio e colgo nuovi sguardi. 

Devo ricompormi. Devo tornare ad essere una duchessa.

Regno di Sardegna,  maggio 1786

Cara amica,

sono passati due mesi, non una parola, non un accenno. Continuo a portarmi dentro una sgradevole sensazione di malessere, un turbamento che arriva dallo stomaco.

A volte, quando Mallena mi lascia da sola per la notte, sento le mie lacrime calde scendere lungo il collo e non so come sono arrivate fino a lì.

Ogni giorno cerco di sopravvivere.

Ogni giorno guardando quel mare estraneo, vorrei soltanto sprofondarvi dentro e non riemergere più.

Non una parola, amica mia. Nessun gesto di fiducia o sostegno. Tutto quello che credevo stesse nascendo, sembra morto.

Ogni mattina, mi reco nella torre opposta a questa, cercando di scorgere quella che doveva essere la mia scuola, il mio progetto, il mio sogno.

Vedo gente che lavora confusamente, ma so che quel lavoro non mi appartiene più.

Mi sento ogni giorno più vuota.

Nessuna famiglia ha deciso di darmi credito e i bambini sono ritornati nelle loro case, alle cure dei loro istitutori privati.

La scuola è ormai un ricordo velato.

Di Antioco nessuna notizia.

Il giorno successivo alla cena, era già in partenza per il suo, dice, ultimo viaggio d'affari. È andato via dandomi un casto bacio sulla fronte e facendo l'inchino più meschino che abbia mai visto. Mi ha evitata per tutta la mattina, sapendo che io ero a conoscenza di ciò che miaveva tenuto nascosto, con tanta furbizia.

Il signor generale della fanteria del re.

Ogni sera, quando il sole tramonta prego che ritorni e mi chiarisca. Che mi sorregga. Cerco all'orizzonte la nave di quell'uomo, che mi ha accolta così calorosamente fra le sue braccia, per poi svanire nel nulla, lasciandomi con in mano i brandelli di un sogno malcucito.

Sogno il marinaio avventuriero. Quello che mi ha promesso una vita oltre ogni convenienza, che mi ha fatto intravvedere la luce effimera di un futuro pieno di amore.

Faccio fatica ad alzarmi dal letto, mi duole mangiare. Mi trascino per il castello, schivando gli sguardi delle persone che, sono certa, mi deridono o peggio, mi compiangono.

Mi sento fuori posto, inadeguata.

Una donnina illusa.

È l'ora della mia passeggiata quotidiana, la mia tortura giornaliera. Bisous ma amie.

2024-04-08

Aggiornamento

Amici carissimi, sostenitori vecchi e nuovi ho il piacere di aggiornarvi su un dettaglio importante. Il mio guadagno che riguarda il libro (quindi anche una parte di ciò che voi avete speso per pre-ordinarlo) andrà in beneficenza all'AIRC. Quando si scrive lo si fa soprattutto per lasciare i propri pensieri ed emozioni, quindi avendo in mano tutti insieme, uno strumento per fare del bene, FACCIAMOLO!!!! DIFFONDETE!!!!
2024-04-03

Aggiornamento

Amici carissimi, per voi che avete già iniziato a leggere il manoscritto (chiedo perdono per gli erroracci di punteggiatura da presbite!) lascio qualche chicca sul libro.
Non riesco a caricare il video, ma se mi seguite sui social, lo avrete di sicuro già visto.
Un abbraccio e grazie ancora!!!!
2024-03-22

Aggiornamento

Un bellissimo pomeriggio in compagnia do qualche amica cagliaritana a parlare del romanzo. I personaggi, le scelte, le vie di Cagliari e anche il tramonto che ha fatto da cornice. Ottimo inizio di primavera!!!!
Grazie a tutte.
2024-04-05

Aggiornamento

7 curiosità sul manoscritto:

1 L'edificio della scuola che Justine fa costruire è stato davvero la sede della Fanteria reale di Cagliari, ma è successivo alla datazione della storia

2 la villa di Antioco è un mix fantasioso fra la villa storica del quartiere Castello, nella cui dependance abbiamo abitato per due anni, e la torre di San Pancrazio, che si trova accanto a Porta Cristina, una delle entrate della città antica

3 C'e un errore di correzione nel testo: il brunch era una parola che ha iniziato a diffondersi nel mondo solo alla fine dell'800. Nella versione corretta c'era rinfresco, ma magicamente è riapparso il brunch.



4 I biscottini per cui va matta Justine si chiamano Pistoccheddus de Cappa, sono tipici della zona del campidano e venivano preparati in occasione della pasqua. Nella versione definitiva, se arriviamo in libreria, vi lascerò un contenuto che li riguarda.

5 La chiesa di Santa Maria in Vallicella di Roma e l'oratorio dei Filippini, che le è attiguo, sono davvero esistenti e risalgono intorno al 1600.

6 in un paio di passaggi si parla di sigaretta. È una semplificazione che indica il tabacco da fiuto che i nobili sniffavano e i popolani invece fumavano, con una specie di sigarette lunghissime e si poteva "aspirare" da un ampolla riscaldata, sia col naso che con la bocca.

7 Il palazzo di Justine a Roma si trova nella mia strada preferita, dalle parti dell'ambasciata di francia: vediamo chi indovina di quale strada si tratta!

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Loredana Cefalo
Mamma per scelta di vita, mi ritengo una specie di rivoluzionaria o una specie in via di estinzione.
Non amo le convenzioni, detesto il "sembra brutto" e sono all'eterna ricerca della bellezza, quella che riempie gli occhi.
Sono nata e vissuta in Irpinia, di cui porto dentro l'amore per il freddo, le castagne e l'odore del camino. Ho vissuto in molti posti, che hanno arricchito il mosaico dei miei ricordi.
Scrivo da quando avevo 13 anni, all'inizio per esprimere pensieri, adesso per trovare la pace interiore, ma so già che scriverò ancora per tanto tempo.
Adoro il cibo, la vita lenta e credo molto nelle persone. Ma al centro di tutto metto sempre l'amore: del resto, cosa saremmo mai senza?
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