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Il rappresentante brasiliano

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Consegna prevista Aprile 2027

Il mio libro è la storia di Silvia, una donna che ormai non crede più nell’amore, dopo una serie di relazioni sbagliate. Ma l’amore non avvisa, e irrompe nella vita di Silvia. In seguito ad una serie di strane coincidenze e il filo sottile del destino, incontra due uomini, quasi contemporaneamente. Arrivata ad un certo punto, dopo vicende tragiche e comiche al tempo stesso, pensa di dover far una scelta. Ma ci riuscirà?

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché avevo voglia di appassionarmi. Avevo voglia di creare dei personaggi e una storia da sogno, anzi da film.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1.

-Adesso, che sarà presto domani-

Lui dorme mentre io mi sono svegliata già da un po’. Sarei rimasta a guardarlo. Così splendido, con i suoi capelli biondi spettinati, le sue rughette intorno agli occhi che trovo così sexy, le sue braccia forti e muscolose, il braccialetto che gli ho regalato sempre addosso. Sarei rimasta a guardarlo, ma la nausea è troppo forte. Non si immagina quanto le cose possano cambiare così drasticamente nel giro di qualche anno. Bisogna esserci dentro per capirlo. Fino al 2022 pensavo che avrei vissuto come la regina Elisabetta, senza padroni nella mia casa, eterna indecisa, eterna single, eterna sfortunata in amore. Poi tutto è cambiato. Ora mi ritrovo con un uomo fantastico accanto e i piccoli Giosuè e Raphael che crescono dentro di me. Guardo il mio anello nel dito, è bellissimo, lui conosce i miei gusti. Mi ama per quello che sono, con i miei difetti, con il mio costante odio per la cucina, la mia testardaggine, la mia sincerità estrema (non ho filtri) e tutto il resto. Il nostro è stato un vero e proprio colpo di fulmine, che tanto sembra una fantasia e invece esiste. Da quando l’ho visto, ho capito che è esattamente quello che ho sempre cercato, anche se è stata dura. Ha dovuto lottare per conquistarmi, perché uscivo da relazioni tossiche, disastrose, che mi avevano quasi completamente annientata. Mi ci è voluto parecchio tempo per rinascere dalle mie ceneri, come l’araba fenice. Prima di conoscere lui, c’è stata una storia molto movimentata, che mi ha cambiato per sempre, che mi ha sconvolta e che, ora, ho il piacere di raccontarvi. Facciamo un passo indietro, alla fine del 2022.

2.

-Chi per un albero, chi per un narciso-

Beatrice era sul divano del salotto e muoveva freneticamente i piedi, lo sguardo pensieroso e rivolto alle sue calze anti-scivolo con due renne stampate sopra. Ancora un po’ e le renne si sarebbero staccate dalle calze e avrebbero preso vita.

“Hai intenzione di far diventare quelle renne viventi?”, le dissi dal bancone della cucina.

“Tu non sei mai stata mollata per un albero di Natale. A tal proposito, direi di non farlo, l’albero, intendo”.

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“E tu non sei mai stata con un narcisista. Non ci posso credere, ti stai facendo contagiare! Perché continui a pensare a lui? La religione è una faccenda troppo incasinata, quando due persone appartengono a religioni così diverse, l’unione diventa troppo complicata, impossibile, per me ”. “Forse è un casino per il quale vale la pena battersi”.

“Non so, sono molto scettica al riguardo”.

“Forse, Silvia, non sei abbastanza lucida quando si parla di uomini, voglio dire, sei molto, molto e sottolineo molto, arrabbiata dopo l’ultima delusione e ora forse non hai  nemmeno un briciolo di fiducia nel genere maschile. Però al mondo ci sono delle piacevoli eccezioni, forse sei diventata estremista nel tuo modo di pensare”.

Ebbene sì, ero diventata, in effetti, abbastanza estremista, ma era una naturale conseguenza delle delusioni sentimentali. Una storia “normale”, io non l’avevo proprio mai avuta, fin dalla prima relazione. L’ultima era stata il peggio del peggio. Era iniziata apparentemente bene, ma, appunto, era solo apparenza. Era iniziata nel 2014 e finita nel 2018. All’inizio lui si era dimostrato premuroso, così innamorato, sembrava ciò che avevo sempre desiderato. Con il tempo mi accorsi che in realtà indossava una maschera scintillante, come dorata. Era la maschera del bravo ragazzo, che celava un mostro. Era un bugiardo, traditore, opportunista e chi più ne ha, più ne metta. Non mi voglio dilungare troppo, voglio solo dire che era la stata la storia peggiore e mi ritrovai, all’età di 35 anni, completamente sola. Presi il coraggio, appena capii in “cosa” ero incappata e lo lasciai dall’oggi al domani. Fu la decisione più saggia che io abbia preso in vita mia. Ad ogni modo, mi ritrovavo, seppur finalmente libera, estremamente ferita, delusa, svuotata, ma più di tutto immersa in una solitudine quasi paralizzante.  Mi aveva isolato dagli amici e dai conoscenti, solo i famigliari stretti mi erano rimasti accanto. Quindi, piano piano, iniziai a risorgere dalle mie ceneri. Senza di lui iniziai a sentirmi meglio, ma purtroppo altre catastrofi stavano per abbattersi contro di me: la pandemia con relativa perdita del lavoro e la perdita di mio padre nel 2020. Come si può spiegare il dolore che si prova a perdere un genitore? So solo che nel momento in cui ci comunicarono la brutta notizia, sentii come se mi strappassero un pezzo di carne all’interno della pancia. Decisi di prendermi del tempo, tutto per me, a “tempo indeterminato”, senza una scadenza, il tempo di cui avevo bisogno per sopravvivere e poi rinascere. Passarono due anni nei quali feci lavori saltuari, sempre precaria. Avevo ancora mamma e mio fratello Leo, a Parma, ma non ne potevo più  di vivere in questa città. Molti non saranno d’accordo con me, tuttavia è una città che ho sempre odiato. Avendo la fortuna di avere una zia a Senigallia, all’inizio del 2022 iniziai seriamente a informarmi per un trasferimento. Lei aveva un appartamento che affittava nei mesi estivi. Così mi informai per bene ed ebbene sì, zia Nadia acconsentì a darmi in affitto l’appartamento, a partire da settembre 2022. Per molti sono una persona egoista, scappata dai problemi. E invece penso di essere coraggiosa. Ci vuole coraggio a lasciare una realtà per un’altra, il certo per l’incerto, l’abitudine per il mistero. Preventivamente, la zia mi trovò un lavoro come commessa in un negozio di animali “l’angolo di Miao” (ok, il nome lascia un po’desiderare), dal suo amico Vinicio.

In questa nuova avventura riuscii a trascinare la mia amica Beatrice. Zia Nadia aveva trovato un lavoro anche per lei, che è estetista, presso il salone “Estetica Rio de Janeiro”, così chiamato perché la titolare, Ana, è brasiliana.

In cuor mio sentivo che Bea sarebbe tornata a Parma. La vedevo troppo innamorata di Marco, il tizio dell’albero di Natale. Sapevo che pensava a lui, tutte le volte che il suo sguardo si perdeva nel vuoto e sapevo che una parte considerevole di sé stessa voleva tornare da lui. Io invece non avevo nessun motivo per tornare nel parmense. Ho sempre odiato quel posto, e finalmente me ne ero andata. Ero stanca di vedere le stesse facce, vivevo con la costante sensazione di terrore all’idea di incontrare quel narciso del mio ex. Avevo voglia di girare per le strade e vedere solo facce diverse. La mia vecchia città, come mi piace chiamarla ,con tutte le pessime conoscenze che mi aveva concesso, mi provocava ormai la nausea, la detestavo, era come se avesse provocato in me un lato oscuro, come se non avesse nulla di buono da offrirmi, perciò distaccarmene, mi avrebbe aiutato ad affrontare i problemi, non ad evitarli, ma ad allontanarmi per vederli nella giusta prospettiva.

Io e Bea saremmo tornate a casa, dalle nostre famiglie, dal 19 al 26 dicembre. La famiglia è sempre la famiglia, e a Natale non si discute: bisogna tornare a casa. L’idea di tornare, comunque, mi disgustava, anche se si trattava di otto giorni soltanto. Bea sarebbe tornata anche per l’ultimo dell’anno, io no. Il negozio di Vinicio e il centro estetico erano naturalmente aperti, tranne i giorni festivi, quindi potevamo mancare da Senigallia il minimo indispensabile.

Iniziare a lavorare nel negozio mi aveva aiutata molto, non solo dal punto di vista economico. Ero molto più rilassata, lavorare mi aiutava a non pensare alla mia situazione sentimentale drammatica. A lavoro avevo conosciuto Alex, che era diventato il mio migliore amico, insieme a Bea. Formavamo il “trio degli zitelli”. Anche lui era single, appunto. Era anche gay dichiarato, perciò riusciva ad essere esattamente per me come un fratello.

Arrivò proprio in quel momento, mentre Bea guardava pensierosa le sue calze con le renne ed io ero in cucina a preparare la mia tanto amata e famosa cheese cake.

Suonò il campanello, andò Bea ad aprire e, appena entrato Alex, lei si ributtò sul divano a fissare le sue renne.

“Una pulce mi ha detto che qualcuno deve fare la cheese cake”.

“È quello che sto facendo, Alex”, gli dissi. Lui venne a sedersi dal bancone della cucina , girato in modo da vedere sia me sia Beatrice. Cucina e salotto sono in un enorme stanza divisi dal bancone-bar.

“Quando si mangia?”

“Domani”.

“Caspita, dovevi farlo prima”.

“Alex, prima ero in negozio con te”.

“Va bene, vada per domani. Vediamo se questo è davvero la cheese cake più buona del mondo”.

“Non vorrai mangiare più altre cheese cake”, gli dissi, certa della mia abilità nel preparare i dolci.

“Sei una donna da sposare!”

“Me lo dicono tutti ma poi, caso strano, nessuno mi tiene. Beh, niente, dai, si vede che il mio destino è questo”.

“Quindi vuoi volontariamente restare nel trio degli zitelli?”

“Anche tu vuoi restare nel trio, Alex”.

“Tesoro, considerando la mia naturale calamita per gli stro…”.

Alex si definisce un O.G.M., cioè un Organismo Geneticamente Modificato. Dice che qualcosa nel suo DNA è diverso e che anche gli ormoni maschili lo hanno abbandonato in tenera età. Dice che qualcosa è andato storto, ma dallo stesso momento in cui se n’è accorto l’ha dichiarato apertamente. “Sono gay, ma non sono uno stronzo”, dice sempre. Lo ammiro molto. Ha accettato le sue differenti inclinazioni sessuali e lo ha fatto in modo da non ferire nessuno. Essere sinceri è la chiave per qualsiasi successo duraturo.

In quel preciso momento ripensai a quel narciso del mio ex… iniziai a mettere insieme i pezzi e all’improvviso ebbi l’illuminazione. Le mie rotelle giravano in fretta nella testa, mi sembrava quasi che se ne sentisse il rumore.

Alex mi guardò curioso, poi fissò i suoi occhi verdi su di me, un sorrisetto stampato sulle labbra. Fermai il frullatore.

“Dimmi”, mi disse.

“Alex, può essere che il mio ex sia gay?”

“Chi? Fiore narciso?”

“Sì”.

“Beh, tutto può essere. Cosa te lo fa pensare?”

Gli spiegai brevemente che fin dall’inizio avevo avuto quell’impressione. Quella sua camminata strana, il fatto che guardasse i miei vestiti con fin troppa ammirazione (quasi come se li volesse indossare), il fatto che facesse apprezzamenti ad un sacco di uomini, il fatto che trascorresse il tempo negli spogliatoi dei giocatori di pallavolo mentre facevano la doccia dopo aver finito di allenarli, il fatto che continuasse ad usare nomignoli fastidiosi, il fatto che preferisse donne impegnate, problematiche. Io ero stata un’eccezione, ed era durata poco.

Si mise a riflettere per un po’.

“Ti chiamava tesoro?”

“Quasi sempre”.

“Tesoro, se un uomo ti chiama tesoro, al 99,9% è gay. È una mia teoria, lo so che non è una cosa provata scientificamente, però non ho mai avuto un fidanzato che non abbia utilizzato almeno una volta questa parola. Lo senti che anche io la uso sempre? Anche il fatto degli spogliatoi è abbastanza incriminante. Ho un amico gay che si è iscritto in palestra solo per vedere uomini nudi. Se poi lo potessi frequentare te lo direi con certezza. Comunque è proprio uno stro…”

“Vedi che ho ragione?”

“Sì, perché quello che fa arrabbiare è che… è una persona falsa. Io lo dico subito alle ragazze che ci provano con me, che sono gay. Una mia amica si era presa una brutta cotta per me, poveretta. Pensava che mi avrebbe cambiato, continuava a chiedermi di frequentarci,  si metteva vestiti provocanti, ma io proprio non provavo nessun tipo di attrazione. Quando l’ha capito mi ha ringraziato per la mia sincerità. Io non sono come quelli lì insicuri che prendono in giro le donne. Prima di tutto bisogna rispettarsi e rispettare gli altri. Il narci del tuo ex ti ha fatto credere una cosa che non è. Se anche non fosse gay, poi, dalle cose che mi hai sempre raccontato, ti ha fatto delle promesse, ti ha studiato a fondo per approfittarsi delle tue debolezze. Io li odio quelli così. Quando ami una persona ti prendi cura delle sue debolezze, non le usi a tuo vantaggio”.

“Sarebbe davvero un mondo migliore se tutti fossero sinceri come noi”.

“Sì, però prima o poi troverai la persona giusta, non ti devi fare condizionare da questi personaggi”.

“Non lo so”.

Riaccesi il frullatore e mentre la crema della cheese cake girava sempre più morbida e perfetta e profumata capii che si stava radicando in me una repulsione verso il mondo maschile. Eccetto Alex, naturalmente, che sarà anche un O.G.M., però resterà perfetto per sempre.

Finii la crema e misi il composto sul fondo della torta che avevo messo in frigorifero mezz’ora prima.

“Finito! E ora relax!”, dissi, e mi andai a buttare con soddisfazione sul divano, nell’angolo lungo. C’era un posto libero per Alex, tra me e Bea.

“Vieni Alex! Ah, le tue ciabatte!”

“Volo!”, disse. E si precipitò nella scarpiera dell’ingresso a prendere le sue ciabatte. Dato che Alex veniva spesso da noi, l’avevo obbligato a portarsene un paio. Ho sempre avuto questa fissazione delle pulizie. Anche in negozio sono sempre stata fissata, e infatti sia Vinicio che i clienti mi hanno detto che  sembra di essere in una clinica. Solo la ragazza delle pulizie mi guarda di traverso. Lei si occupa delle pulizie della stanza dedicata alla toelettatura, alla quale si accede dal retro. Io evito accuratamente di entrarci, dato che sono molto allergica al pelo di cane. Il negozio, invece, è il mio regno e le pulizie spettano a me di diritto. Credo che lei pensi che io lo faccia apposta per farle fare meno ore, o perché pensa di non essere considerata abbastanza brava. Invece il problema è che pulire, per me, è una specie di disturbo-ossessivo o una fissazione o una cosa del genere.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Laura Bortolotti
Mi chiamo Laura e abito in un piccolo paese della provincia di Parma. Lavoro nel settore delle pulizie da più di vent'anni. Oltre alla scrittura amo dipingere e modellare la ceramica. Mi piace leggere i classici, i gialli e i romanzi d'amore, basta che non siamo sdolcinati. Adoro il cinema, in particolare i vecchi film, soprattutto quelli di Hitchcock. Amo la musica elettronica, pop, disco anni novanta e l'opera lirica.
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