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Consegna prevista Giugno 2027
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Che cos’è davvero il denaro? E perché la finanza esercita un potere così profondo sulle nostre vite, sulle paure e perfino sulle nostre speranze?
“Il senso del denaro” nasce dall’incontro tra filosofia e finanza, due mondi apparentemente lontani ma da sempre intrecciati. Attraverso il dialogo tra Ermes, filosofo ironico e provocatorio, ed Elliot, giovane economista e uomo di mercato, il libro accompagna il lettore in un viaggio tra idee, crisi, desideri e trasformazioni della società contemporanea.
Da Atene a Wall Street, da Aristotele a Marx, dagli Stoici alla finanza comportamentale, gli autori mettono “a processo” la finanza senza demonizzarla né idolatrarla. Perché dietro mercati, investimenti e algoritmi si nasconde una domanda molto più antica: che rapporto abbiamo con il desiderio, la sicurezza, il potere. E il futuro, ci spaventa o ci affascina?
Un libro che non insegna soltanto come funziona il denaro, ma prova a interrogarsi sul suo significato più profondo.

Perché abbiamo scritto questo libro?

Dopo anni trascorsi accanto a famiglie, risparmiatori e mercati, abbiamo capito che le domande più importanti non riguardano soltanto il denaro. Dietro ogni scelta economica si nascondono paure, desideri, speranze e visioni del futuro. Abbiamo scritto questo libro per riportare la finanza dentro la vita reale, mettendola in dialogo con la filosofia e con le grandi domande dell’essere umano. Perché il denaro non parla mai soltanto di denaro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

[…] La finanza, di solito, viene spiegata con grafici, formule, percentuali. La filosofia, al contrario, con astrazioni, concetti e trattati. Due mondi che sembrano lontani, quasi inconciliabili. Eppure, entrambi hanno a che fare con la stessa materia prima: la vita umana, con i suoi desideri, paure, speranze.

Per unire questi mondi, abbiamo scelto il linguaggio più antico e allo stesso tempo più attuale: il dialogo. Era il metodo di Socrate, che non scrisse nulla ma interrogava gli altri nelle piazze di Atene. Era lo strumento di Platone, che ci ha lasciato testi immortali costruiti come conversazioni.

Il dialogo non è una lezione dall’alto, ma un cammino condiviso. Non presuppone risposte definitive, ma domande continue. È il modo migliore per affrontare temi complessi: invece di un monologo che pretende di spiegare tutto, due voci si confrontano, si correggono, si provocano e si illuminano a vicenda.

IX – I protagonisti: Ermes ed Elliot

Nella nostra epoca, abituata a talk show gridati e a discussioni polarizzate, il dialogo socratico è quasi una provocazione: invita ad ascoltare, a dubitare, a cambiare idea, il modo più umano d’imparare.

I protagonisti di questo libro sono due figure immaginarie ma ben radicate nella realtà culturale contemporanea.

Ermes: anziano, barba bianca e occhi vivaci, ricorda la figura del filosofo greco della maieutica. È ironico e pungente ma sempre rispettoso, capace di condurre l’interlocutore dove vuole senza mai imporre nulla. Conosce la storia delle idee, le pieghe della mente umana, la fragilità dei desideri, la fugacità delle emozioni. È un uomo che ha visto molto, e che non si lascia impressionare dalla velocità dei mercati. Crede che la filosofia non serva a dare risposte definitive, ma a porre domande giuste.

Elliot: giovane, brillante e rampante economista. Ha qualcosa di Paul Krugman nella passione per l’analisi e di Joseph Stiglitz nella sensibilità per le disuguaglianze. Crede nei mercati, ma anche nella necessità di regole e redistribuzione. È convinto che la finanza, se usata bene, possa essere uno strumento di progresso. Porta con sé la freschezza delle nuove generazioni, ma anche la curiosità filosofica che lo spinge oltre i numeri.

Insieme formano una coppia dialettica: saggezza e slancio, ironia e pragmatismo, memoria storica e sguardo al futuro.

Il viaggio interiore dell’uno ed il percorso professionale dell’altro li portano ad incontrarsi continuamente in città che hanno segnato svolte importanti nella storia della finanza e nell’evoluzione del pensiero. Non parleranno in aule universitarie né in convegni tecnici, ma in luoghi carichi di suggestione che evocano il legame tra passato e presente, tra cultura e quotidianità. Li abbiamo immaginati mentre si punzecchiano, ironizzano e si contraddicono in una sorta di processo alla finanza.

In questo viaggio delle idee non c’è l’intenzione di assolvere o condannare in modo definitivo,piuttosto lasciare che il lettore segua il dibattito mettendo la finanza “sul banco degli imputati”.Ermes interpreterà la voce dei critici, coloro che vedono nella finanza la causa di disuguaglianze e crisi. Elliot difenderà la sua utilità, la sua capacità di distribuire ricchezza e finanziare progresso.

Ognuno di noi è, in qualche modo, dentro il sistema finanziario: come risparmiatore, lavoratore, cittadino. Ognuno ha il diritto e il dovere di capire. Per questo invitiamo il lettore a non restare spettatore passivo.

Ermes ed Elliot ci accompagneranno in un viaggio che parte dall’antica Grecia e arriva ai mercati algoritmici, passando per il Medioevo, il Rinascimento, l’Illuminismo, il capitalismo industriale, la globalizzazione e i suoi recenti sviluppi.

Perché in fondo, come diceva Socrate, “una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”.

Le testimonianze della storia

(Historia est magistra vitae – La storia è maestra di vita)

I – L’incontro

Dublino, è un pomeriggio ventoso.

Il cielo muta colore di continuo come un mercato impazzito: un attimo grigio piombo, un attimo dopo squarci di azzurro. Ermes passeggia lentamente lungo il fiume Liffey, attratto da questa piccola città che, pur senza l’imponenza di Londra o Parigi, è diventata uno snodo della finanza mondiale.

Cammina e i suoi occhi scivolano sui contrasti: vecchi magazzini portuali trasformati in pub e ristoranti, grandiosi palazzi di vetro che ospitano banche e società tecnologiche, gru che punteggiano l’orizzonte come croci moderne. Per le strade vede pochi passanti, quasi tutti giovani, con l’aria indaffarata di chi lavora lontano da casa e cerca nei pub un sostituto della famiglia: gente che sembra vivere a metà, il cuore altrove, il lavoro qui. “Un mondo che gira più veloce dei cuori che lo abitano”, pensa Ermes accarezzandosi la barba bianca.

È assorto nei suoi pensieri quando, davanti a un grattacielo specchiato in via Ulisses, si imbatte in un uomo che cammina a passo rapido, parlando a voce troppo alta per sembrare rivolto solo a sestesso. È Elliot, giovane gestore obbligazionario, in ritardo clamoroso per una riunione. Dentro la testa si arrovellava sull’ultimo rialzo dei tassi, ma alcune parole gli sfuggono di bocca.

ELLIOT

“E andate aff_ _ _ _ _ o tutti… vado short sulla parte lunga della curva USA e long sul Bund tedesco!”

(Ermes scoppia in una risata improvvisa. Elliot si blocca, arrossisce, realizzando di non essere solo)

ERMES

(scuotendo la testa con aria divertita)

Perbacco! Ai miei tempi ci si limitava a mandare al diavolo la suocera o il vicino di casa. Tu invece insulti… la curva dei tassi?

ELLIOT

(imbarazzato, ma divertito)

Non pensavo di avere pubblico… È che il rialzo ci ha colti tutti di sorpresa. Dovevo prepararmi alla riunione e…

ERMES

…e così ti sei sfogato in mezzo alla strada. Comprensibile. Sai, ho visto generali piangere prima delle battaglie. E tu mi sembri più agitato di un legionario romano alla vigilia della battaglia di Zama!

ELLIOT

Non è proprio una guerra, ma a volte ci assomiglia.

ERMES

Ti propongo un armistizio, allora. Non qui, non ora: offro io una birra più tardi. La Guinness ha proprietà terapeutiche migliori di qualsiasi algoritmo.

ELLIOT

(sospira, sorridendo all’amabile sfrontatezza dell’anziano)

Accetto. Ma se mi licenziano per colpa tua, tu scrivi la mia lettera di referenze.

ERMES

Affare fatto. E prometto: niente curve dei tassi, solo curve di bicchieri.

Quella sera, tra una pinta e l’altra, i due parlarono più di quanto si aspettassero. Non di strategie di mercato o di filosofia accademica, ma di vita. Elliot rimase sorpreso dalla leggerezza con cui Ermes sapeva smontare la seriosità di certi discorsi economici: li alleggeriva con battute fulminanti; Ermes, a sua volta, fu colpito dalla curiosità genuina di Elliot che, dietro la brillantezza e la rapidità delle analisi, lasciava intravedere domande autentiche.

Non si dissero molto, ma bastò per riconoscere nell’altro un interlocutore prezioso. Così si scambiarono i contatti e, qualche settimana dopo, decisero di rivedersi.

Firenze, qualche settimana dopo

Un caffè letterario dietro piazza della Signoria, tra scaffali consunti e il profumo di caffè tostato. Fuori, il brusio dei turisti; dentro, un’atmosfera sospesa, quasi irreale: un silenzio colto. Ermes era già lì, con un bicchiere di Sangiovese. Elliot entrò di corsa, con un ritardo più contenuto che a Dublino.

ELLIOT

(sorridendo)

Almeno stavolta non mi hai sorpreso a insultare la curva dei tassi.

ERMES

Peccato. Stavo quasi affezionandomi al tuo teatro di strada.

ELLIOT

E io stavo quasi per imparare a non parlare da solo… Quasi.

ERMES

Ben arrivato, Elliot. Firenze è più indulgente di Dublino: qui, se parli da solo, ti scambiano per un poeta.

ELLIOT

O per un pazzo.

ERMES

Talvolta è lo stesso mestiere.

(ridono entrambi, il vino rompe gli indugi)

Fu in quell’atmosfera leggera che cominciarono il loro primo vero dialogo.

ELLIOT

Allora, maestro, colgo una domanda fra le tue labbra… ti trattieni? O preferisci un giro di vino come prerequisito epistemologico?

ERMES

La verità è spesso idrosolubile. Ma anche un buon vino rosso aiuta. Cominciamo… Sai, Elliot, a volte mi domando se voi economisti non abbiate rubato il mestiere ai filosofi.

ELLIOT

Rubato? Direi piuttosto aggiornato. Voi amate le domande eterne. Noi proviamo a dare numeri e modelli.

ERMES

Numeri e modelli… mappe precise di territori che cambiano ogni giorno, il corso d’acqua di cui parlava Eraclito, che muta scorrendo, “Panta rei”. E intanto l’uomo resta lo stesso, con ansie e desideri. Nel “De Vita Beata” Seneca scriveva: “Non è povero colui che ha poco, ma colui che brama di più”. E ditemi, voi economisti: avete inserito un concetto simile nei manuali di macroeconomia?

ELLIOT

Non ancora. Ma in fondo la finanza comportamentale di Kahneman e Thaler dice lo stesso: non siamo macchine razionali, ma pieni di illusioni. Un pensiero che Epicuro avrebbe controfirmato… ricordo bene la “Lettera a Meneceo” sull’etica e la felicità… (riflette) E poi, senza di noi, come avresti spiegato la crisi del 2008? Con una parabola di Esopo?

ERMES

Appunto, mi stai già dando ragione: non basta conoscere i numeri, bisogna governare i desideri. E se non li governi, diventano scorpioni.

ELLIOT

Scorpioni?

ERMES

La favola, Elliot… Lo scorpione chiese alla rana di portarlo sull’altra sponda del fiume. La rana esitava: “Se ti porto, mi pungerai e moriremo entrambi”. Ma lo scorpione la rassicurò: “Sarei pazzo a pungerti, non so nuotare!”. Convinta, la rana lo caricò sul dorso. A metà del fiume lo scorpione la punse. “Perché l’hai fatto?” chiese la rana agonizzante. “Perché è la mia natura”, rispose lo scorpione.

ELLIOT

(annuisce)

Un’ottima metafora della finanza predatoria. Ma attento all’allegoria: se lo scorpione è “la finanza”, stai dicendo che pungerà sempre e comunque. È una forma di determinismo cupo, la tua: la finanza non è un mostro. È un’infrastruttura di fiducia. Senza, niente ospedali, niente aziende che crescono, niente pensioni. Strada facendo ha commesso errori, certo, ma come ogni tecnologia sociale.

ERMES

Ti sei già messo la toga da difensore? Calma. Hai preso tutto alla lettera come un vero e proprio atto di citazione. Volevo semplicemente dire che la finanza riflette noi. Se siamo saggi, sarà saggezza, se siamo avidi, sarà avidità.

ELLIOT

E come possiamo saperlo?

ERMES

Con la filosofia. Con la memoria delle storie. La natura dello scorpione non cambia, ma possiamo imparare a riconoscerlo prima che salga sul nostro dorso.

ELLIOT

Interessante… In fondo, anche noi cerchiamo di riconoscere gli scorpioni: li chiamiamo “asset tossici”.

ERMES

E a volte vi pungono lo stesso.

ELLIOT

(ride)

Vero. Ma almeno ci proviamo.

ERMES

Dico che esiste una componente di natura — chiamiamola incentivo, desiderio, avidità — che non puoi ignorare. Se la struttura degli incentivi premia il morso rapido, avrai più scorpioni che rane. E fiumi pieni di cadaveri.

ELLIOT

E se cambi la struttura degli incentivi? Se metti regole, trasparenza e responsabilità? Allora lo scorpione potrebbe scoprire che conviene… non pungere.

ERMES

Stai già lavorando da legislatore. Mi piace. Ma l’atto di citazione resta: la finanza può pungere. Non sempre. Non per natura metafisica, oserei dire ontologica; per natura istituzionale quando governata male. E ferisce più spesso quando dimentica temperanza e prudenza. (Chiude gli occhi) …qui torniamo alle virtù antiche: la prima modera il desiderio, la seconda guarda avanti oltre l’istante. Forse la finanza dovrebbe essere una scuola di virtù e non un’arena d’impulsi.

ELLIOT

Sono d’accordo, ma non santifichiamola. Torno a dire che la finanza è una macchina di allocazione. Se la programmi con virtù, produce effetti virtuosi, Se la programmi con bonus trimestrali e facili scorciatoie, punge. Ok, ammetto il potenziale veleno. Però ti chiedo di ammettere anche l’antidoto. La finanza può anche salvare la rana. Con le assicurazioni, la mutualità, i mercati che distribuiscono il rischio… Una barca al posto del dorso.

ERMES

Giusto. Però guarda il fiume: scorre comunque. L’economia reale — il lavoro, i prodotti, i bisogni — non aspetta i nostri racconti. Il punto è: vogliamo addestrare lo scorpione o insegnare alla rana a essere meno ingenua?

ELLIOT

Entrambi. Fondamentale l’educazione finanziaria alla rana, nel mentre portiamo coscienza allo scorpione con incentivi, regole semplici e pianificazione: quanto serve per evitare che punga.

ERMES

E allora vedi che ci intendiamo? La mia obiezione non è mai stata alla finanza in generale, ma alla finanza senza giudizio.

Il cameriere porta due nuovi bicchieri di Brunello. Ermes li osserva con aria meditativa. Poi li indica.

ERMES

Guarda questo vino: non è forse anch’esso figlio della finanza? Senza investimenti, cantine, logistica e distribuzione, non sarebbe qui.

ELLIOT

E senza agricoltori, sole e pioggia, non avresti nulla da bere. La finanza da sola non può nulla. Ho capito Ermes, ho capito…

ERMES

Appunto. È un tramite, non una fonte. Un mezzo, non un fine.

ELLIOT

E allora perché tanti la vedono come un fine?

ERMES

Perché è facile confondere il mezzo con il potere che sembra dare. Così come Alessandro Magno confuse la filosofia con la gloria. Allievo di Aristotele, fu educato alla filosofia, all’etica e alla politica prima ancora di impugnare una spada. Aristotele gli insegnò che la virtù consisteva nel giusto mezzo, nell’evitare gli eccessi. Eppure, Alessandro fu l’incarnazione dell’eccesso: ogni conquista generava un nuovo desiderio di conquista. Non bastava la Grecia, voleva l’Asia Minore; non bastava l’Asia, volle l’India. Si racconta che, dopo aver raggiunto l’Indo, pianse perché non c’erano più mondi da conquistare. E morì a soli trentadue anni, lasciando un impero sterminato ma fragile. La sua parabola è così divenuta monito: l’appetito illimitato non porta all’autorealizzazione, ma alla dissipazione. Anche quando la filosofia accompagna il potere, il desiderio può divorare l’uomo. Forse non basta solo educare all’etica, occorre un controllo continuo…

ELLIOT

Quindi mi stai dicendo che la finanza è un Alessandro Magno contemporaneo: ambiziosa, inarrestabile, ma forse destinata a consumarsi?

ERMES

Ti sto dicendo che tutto dipende da quale parte scegliamo di stare: coltiviamo saggezza e virtù o nutriamo desiderio e avidità?

ELLIOT

Ma questo è più risk management che filosofia!

ERMES

La filosofia è risk management dell’anima, amico mio.

ELLIOT

Mi entusiasmi Ermes… (pensa socchiudendo le palpebre) e parlando di desiderio mi hai ricordato Maslow, conosci la “piramide dei bisogni”?

ERMES

Che diamine, uno dei tanti economisti dalla vena filosofica.

ELLIOT

Bisogni fisiologici, sicurezza, appartenenza, riconoscimento sociale, autorealizzazione. Primumvivere deinde philosophari, dicevano i latini. Saggezza popolare declinata in saggio accademico: prima bisogna sopravvivere, poi ci si può permettere di pensare al resto.

ERMES

Bravo! Ma aggiungerei alla piramide un gradino epicureo: un pizzico di azzardo calcolato, per il gusto della vita. Senza, anche il risparmio diventa sterile.

ELLIOT

Stai facendo filosofia finanziaria, Ermes?

ERMES

Succede, a forza di terapeutici tannini! […]

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesco Carretta e Gianni Raugi
Francesco Carretta nasce a Piombino il 30 dicembre 1980. Sin dagli anni del ginnasio affianca la passione per la filosofia all’interesse per la finanza. Laureato in Relazioni Internazionali all’Università di Pisa, intraprende la carriera di consulente finanziario.

Gianni Raugi, nato a Piombino nel 1966, vive da sempre nella città toscana con la propria famiglia. Consulente finanziario di lungo corso, coltiva parallelamente la passione per la scrittura, pubblicando romanzi e racconti.

Colleghi presso una primaria rete bancaria, condividono da anni l’attitudine all’ascolto, al dialogo e all’osservazione delle dinamiche umane. Dal confronto quotidiano con famiglie e risparmiatori nasce la consapevolezza che le vere domande poste alla finanza siano spesso molto più profonde del denaro stesso. Da qui l’idea di interrogare i grandi filosofi per cercare nuove chiavi di lettura del presente.
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