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Il sentiero delle ombre

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Consegna prevista Dicembre 2024
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Il sentiero delle ombre è un romanzo psicologico. Hana sarà il vostro Virgilio guidandovi tra i suoi tracotanti pensieri e facendovi esplorare il suo universo interiore. Il racconto denuncia la perdita di valori, dispersi nel grigiore del cemento. Ogni parola servirà a spingervi verso l’introspezione, facendovi comprendere come, per quanto possa sembrare oscuro il vostro “io” interiore, in realtà cerca solo di farvi accettare la vostra vera natura. Tutti i demoni che tanto reprimete gridano delle domande, che per quanto possiate ignorare, riecheggiano nel vostro animo inquieto: Chi sei? Cosa desideri realmente? Di cosa hai paura? Sei così certo di non essere solo la rappresentazione delle aspettative altrui? sei così sicuro che tutto ciò che vivi e provi sia reale? Spogliati a nudo e immergiti nel tuo oblio. Non spetta a te realizzare i sogni altrui. Ricomincia dalle tue paure.

Perché ho scritto questo libro?

Ciò che sono è la conseguenza degli sbagli del mio sangue, di cui questo libro ne è il frutto acerbo. La mia storia non è costernata di vittorie, fin dagli albori, ma di sicuro è vera. Ad oggi mi sento coraggiosa al contrario di otto anni fa, tanto da condividere con voi le macerie del mio passato. Immergendovi nei miei pensieri potrete osservare mausolei di dolore e obelischi di paura ed ogni tanto dal cielo, cadrà qualche mia lacrima.

 

ANTEPRIMA NON EDITATA

Ciao. Sono Hana. Ho 17 anni.

Ciao, sono Hana e sono sola.

Ciao sono Hana, io sono il buio. 

 

Oggi è uno di quei rassicuranti pomeriggi invernali. Amo l’inverno. Si rintanano tutti nelle loro apparentemente calde e accoglienti dimore, il mondo sembra più calmo, la tempesta ha il pieno controllo di ogni singola foglia secca, i camini emanano un fumo grigio che va a confondersi con le nuvole, man mano che prosegue il suo corso. Quando il gelo la fa da padrone, in queste strade, tutto è più vivibile. Freddo fuori, freddo dentro: questa è la mia vita. 
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Frequento una normale scuola pubblica, una come tante altre, una come tutte. Nella norma come tutto il resto, d’altronde. Vivo sola con mia mamma, ci siamo trasferite da poco in una grande città. Qui è tutto di carta e ferro, dietro le persone non vedo nulla; sono dei corpicini con una faccia pallida, occhiaie blu cobalto e occhi vuoti. Tutta questa monotona vita, mi logora al sol pensiero che un giorno potrebbe appartenere ad una mia recessiva quotidianità. Ogni persona ha le stesse e identiche caratteristiche, sembrano cloni, burattini di chissà quale dio. Possediamo delle anime pure, tuttavia c’è più inquinamento nei nostri cuori che in questo luogo “in bianco e nero”, del quale mi sento prigioniera. 

Si dice che i tempi cambino continuamente, che i precedenti fossero fiori e rose in confronto a quelli che oggi scorrono veloci. Non credo a tutto ciò, ogni epoca ha avuto i suoi lati oscuri come i propri piccoli traguardi, ognuno di noi ha bisogno di sentirsi importante per quanto ci sia possibile, qualunque sia il periodo a cui si appartiene, crearsi bei momenti anche solo per raccontarli a qualcuno, un giorno. Poter dire: “ehi, esisto anche io, anche io ho fatto qualcosa!”; ma ogni ricordo, ogni pensiero, ogni azione sarà un fallimento delle nostre speranze, le raccoglieremo mettendole da parte, nutrendole di emozioni e loro – voraci – divoreranno tutto, come belve insaziabili abituate a vivere negli angoli oscuri del pensiero, pronte a godersi il tuo (inevitabile) fallimento. Raccogliamo ogni cosa come accumulatori ossessivi, passiamo l’esistenza a cercare quell’evento che ci stravolga gli universi e che raramente arriva. Aspettiamo un’intera vita nella speranza che succeda qualcosa di diverso, ma quel “qualcosa” non capita mai. Ora guardati allo specchio, scruta ogni singolo movimento dei tuoi occhi, ammira come la vecchiaia assale il tuo corpo. Ah la vecchiaia: una bella donna con decine di coltelli nella giarrettiera e una mira infallibile. E se, invece, il tutto andasse per il verso giusto? Arriva l’evento unico, ma ti ritrovi solo. Sei arrivato troppo in alto per avere qualcuno che ti dia il cuore senza fini economici, il successo è la distruzione della personalità. Ti cambia, la tua vita andrà riempendosi, ma la mente cadrà a pezzi, like dopo like, fino a dipendere totalmente da ogni automa che ci possa soddisfare su questi stupidi social e il peso delle responsabilità cimenterà il tuo sonno, tutte le notti. Cosa succederà quando un giorno svegliandoti capirai di aver riposto la maggior parte del tempo della tua vita in una illusione, che altro non fa oltre distorcere la realtà. I social offuscano il tuo pensiero omologandolo a tutto ciò che i tuoi insaziabili occhi divorano, materiale privo di sostanza e originalità. Un soggiogamento infinito di stupidità e vaga ribellione contro ideali che giacciono già da tempo immemore sepolti sotto vaste distese di corruzione. 

Dopo questi banali esempi voglio avere la presunzione di dire che il passato, in quanto tale, non conta più. Non è vero che chi non sa la storia è costretto a ripeterla, siamo esseri umani e per questo sbaglieremo. Lo faremo anche all’infinito, se servirà. Si ha la possibilità di apprendere e crescere grazie alle cicatrici, non tramite nozioni acquisite tramite un banale libro di storia che racconta la verità tramite i mediocri punti di vista dei vincitori. 

Ovviamente la cultura generale ha un suo fascino e lo studio ci serve per inseguire il futuro che ci viene dettato (logicamente dietro una scrivania, dopo anni piegato sui libri ad uccidere il pensiero, imponendo alla tua mente di imparare meccanicamente ogni punto di vista umano, sia esso stato pensato da uno stolto o da uno che, oltre al suo “discorsetto” filosofico, non sa discutere di nulla, annullando del tutto il tuo). Ma dopotutto, se non facessimo tutto questo – ovvero seguire gli schemi – il mondo cadrebbe nel caos, ogni persona ragionerebbe con la propria testa, fin troppo liberamente. Di conseguenza, non riusciremmo più a vivere sotto i limiti che attualmente ci siamo imposti, che siano limiti personali o comuni, tutto ci andrebbe stretto, l’economia cadrebbe a pezzi, nessuno farebbe più nulla e per questo il mondo diventerebbe miseria e delinquenza. 

Ognuno cercherebbe di prendere il più possibile, tutti smetterebbero di fare le proprie attività e sarebbe come tornare in una sorta di “medioevo ellenico” 

Ma vi siete mai chiesti perché lo stato abbia così influenza su di noi? Beh, io sì. Non è lo stato a placare la nostra sete di libertà: è la paura. 

La paura, bestia alimentata dai nostri ricordi, dalle nostre menti, dai nostri sogni; ogni cosa gli ruota attorno, ci spinge all’ordine, a fare la scelta più sicura, ad aprire gli occhi, così come a chiuderli. La paura è l’acceleratore del corpo e della mente: in sostanza, impara a capire quali sono i tuoi freni, altrimenti non sarai avvolto dalla medesima ebbrezza che ha per te riservato la velocità quando giungerai allo schianto. 

 

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Con la telecamera in mano sbagliamo puntualmente la messa a fuoco. 

 

Anche per scattare una semplice foto bisognerebbe metterci dei sentimenti, ma stanno per scomparire nell’apatia della massa e nel freddo del metallo. 

Applaudite genti, siete il perfetto dualismo del bene e del male, rinchiusi nel medesimo corpo. Due facce della stessa moneta che ruota instancabile in un abisso di infinito, troppo vigliacchi per prendere una reale posizione, troppo ipocriti per ammetterlo. 

Passerete l’intera esistenza a condannare all’esterno ogni sfumatura di voi stessi che non riuscite ad accettare. 

 

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  • Buongiorno Hana 

Ed ecco così che inizia un’altra giornata fantastica, cogliete il sarcasmo in questa affermazione? 

 

  • Come stai? 

Non rispondo, non mi va di parlare per poi subirmi la solita predica, odio chi crede di potermi capire: come puoi capire una situazione che non hai vissuto? Certo potresti averne vissuta una simile, più dolorosa o meno, ma non potrai mai provare esattamente quello che provo io. 

  • Dovresti sforzarti, conoscere qualcuno, fare qualche sport: esci, per Dio! Sei giovane, ti chiedo solo di provarci! 

Così dicendo, la psicologa interrompe il mio flusso di pensieri. E’ una bella donna, giovane. Ha delle labbra carnose e gli occhi chiari, ma neppure in lei scorgo un briciolo di anima. Un’altra terra arida. Certo, una bella terra, ma per quanto il deserto possa essere magico, nessuno riesce a sopravviverci. Il suo sguardo mi gela il sangue, continua a rimpinzarmi delle solite domande senza far trapelare il minimo interesse emotivo per una mia qualsivoglia risposta.  

Il mio sguardo cade sulla sua mano, poggiata delicatamente sul margine del tavolo. Noto subito la fede. Ma cosa passa per la testa delle persone? Non riusciamo ad attenerci alla lista della spesa, figuriamoci ad un’altra persona per il resto della vita; “per il resto della vita” tanto per dire, diciamo fino a che una bella mattina non ti svegli di fianco a un uomo che non ti ama da chissà quanto tempo e che perfino tu hai smesso di amare. L’amore è bello quando non è abitudine, quando è osare nelle piccole cose e sentirsi felice, eppure poniamo fine alla nostra felicità solo per avere un anello al dito. Forse perché quell’anello ci fa sentire sicuri, ci garantisce la certezza di avere qualcuno al nostro fianco, qualcuno che non andrà via col vento. Indossiamo quel semplice cerchio d’oro senza sapere quello che nasconde. Le fedi sono un’unica catena legata a due persone, anche quando sono lontane… Ed è bello come pensiero, ma attenzione: tutto è bello se visto superficialmente. Prima o poi uno dei due sposini crolla; quando uno lascia la presa della catena, l’altro deve tirare più forte, deve avere la forza necessaria per entrambi. Ma le forze di chi tira avanti il carro andranno man mano scemando, e se il primo non ha il coraggio di rialzarsi, l’altro – prima o poi – dovrà spezzare le catene. Sì, perché adesso è così che si fa, nessuno ha più il coraggio di cadere assieme a colui che ama: resta sopra, prova a farlo rialzare; ma se non si rialza il primo, il secondo getta la spugna e lo lascia cadere nel vuoto. Ecco come tutto andrà in frantumi, come una pioggia di vetri su un fiore secco. 

  • Il mio non è un rifiuto aprioristico, affatto. Semplicemente mi sembrano tutti un ammasso di pecore. Non voglio uscire per ascoltare le bimbe viziate che passano intere giornate a parlare di quanto possa essere stronzo il padre, magari solo perché si rifiuta di comprargli la borsa Gucci di $900. Mi deprime l’idea di essere complice di questo comportamento oltraggioso, ecco. 
  • Non sono tutti come credi 
  • Beh, allora quando si presenterà qualcuno di diverso non mi dispiacerà farci amicizia. 
  • Sei la ragazza più cocciuta che abbia mai incontrato 
  • Grazie sig.ra Schoppeer, è sempre un piacere parlare con lei, ovviamente senza dar conto al piccolo dettaglio che non è per mia scelta che si svolgono queste “sedute” o come preferisce chiamarle. 
  • Potresti smetterla di barricarti nelle tue assurde convinzioni? 
  • No, dottoressa. Mi rifiuto di essere come tutti voi, mi spiace tanto ma l’ora è finita, è un vero peccato non poter portare al termine questa conversazione, arrivederci. 
  • Ciao Hana … 

 

Esco con molta calma dall’ufficio, i suoi pensieri non mi sfiorarono, non sul momento, almeno. Sono costretta a spiegare le mie emozioni a una persona (indossando una maschera) ogni mercoledì e venerdì, ormai da due anni. Mia madre è convinta che io sia sull’orlo di una depressione. Lei è credente, affida ogni situazione a qualcuno che non ha mai visto, che non l’ha mai aiutata, qualcosa di cui si tramanda la credenza attraverso sudici pezzi di carta. La chiesa ci imbocca troppe cose che i testi sacri non nominano neppure, ad esempio il valore familiare che io non noto per niente nella bibbia. Gli uomini, specie più ingenua non potrebbe esistere. Ostinato a cercare di scorgere certezze in un lago, sono indecisa se definire questo bisogno più autolesionista o vigliacco; in quanto si cerca solamente di espiare le proprie colpe attribuendone le cause a qualcuno che non avrà mai modo di ribellarsi a tutte le vili accuse di cui è imputato. Certo un bel modo per non sentirsi colpevole, non esattamente tale quando arriveranno i sensi di colpa da cui siamo fuggiti fingendo che non fosse tutto esclusivamente colpa nostra. 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Katia Salerno
Ho 22 anni e studio giurisprudenza, nutro una fervida passione per l'arte, la scrittura e l'avventura. Spesso la presentazione di sé si riduce ad un semplice elenco di interessi e qualifiche, senza cogliere la complessità e l'evoluzione continua della persona; per questo eviterò. Al contempo vorrei dire che percorrendo la mia storia, ho imparato che negare voce ai nostri sogni e sentimenti è un lusso che non possiamo permetterci, perché la vita è troppo breve per rinunciare alla nostra autenticità; è vitale esplorare chi realmente si è. Sonno stanca di apparire, è il momento di cominciare ad essere, seguendo le mie scelte incondizionate, senza più riflettere la realizzazione delle aspettative altrui. Da oggi in poi non sarò più rabbia, ma tempesta.
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