Capitolo 1.
L’ombra del lago
«Nonno, hai trovato qualcosa di interessante oggi?» chiese Edrik mentre si avvicinava alla casa di Arvid.
«Interessante, dici? Ogni giorno trovo qualcosa che potrebbe esserlo, ma è sempre il contesto a fare la differenza.»
Gli ultimi raggi del sole al tramonto filtravano tra le fronde degli alberi, disegnando ombre allungate sul giardino. Il cielo, tinto di sfumature dorate e porpora, sembrava infiammarsi, promettendo un crepuscolo magico ma inquietante. Il giovane, a pochi passi da casa di Arvid, si fermò un istante a osservare la scena: il nonno era seduto sotto il gazebo in legno costruito attorno a una grande quercia, circondato da libri e pergamene che parevano custodire segreti dimenticati. L’aria portava il profumo del fieno e il suono lieve delle foglie mosse dal vento, ma c’era una strana tensione nell’aria, quasi come se tutto l’ambiente attorno a loro fosse in attesa di qualcosa.
Arvid, un uomo dai capelli grigi e una barba ben curata, alzò lo sguardo con occhi di un blu intenso. Di solito riflettevano solo calore e saggezza, ma in quell’istante Edrik notò un’ombra, come se un pensiero inquietante li avesse oscurati.
«Edrik! Vieni qui» disse con un tono basso e teso. «Ho trovato un antico manoscritto sulle leggende di Lake Hyder. Hai mai sentito parlare dell’idra e della foresta di cenere?»
«Certo, ma sono solo storie per spaventare i bambini, giusto?» rispose Edrik, abbassandosi per prendere posto accanto a lui. La sua voce suonava tranquilla, ma il suo cuore aveva accelerato. In realtà quel racconto lo aveva sempre affascinato, ma non avrebbe mai ammesso di provare paura. Era un giovane con i capelli castani e gli occhi verdi accesi di curiosità. Il suo spirito avventuroso e la corporatura snella ma forte erano frutto di anni di esplorazioni nei boschi e sulle colline del villaggio, dove si sentiva vivo e libero.
Arvid sollevò il manoscritto con le pagine consunte e ingiallite dal tempo, le dita che scorrevano delicate sulle linee sbiadite come se sfiorassero qualcosa di vivo.
«L’idra è descritta come il guardiano del lago, ma anche come un simbolo del caos che nasce quando il potere viene abusato.» Si fermò un attimo, gli occhi persi nei ricordi. Un silenzio carico di mistero si era impossessato dell’aria attorno a loro. «Non parlo solo delle vecchie credenze, Edrik. C’è dell’altro. Ho parlato con Selene.»
«Selene?» Edrik inarcò un sopracciglio, sorpreso. «La bibliotecaria amica di Chloe?»
Selene non era solo la custode di ogni tomo e manoscritto della valle, ma anche una figura enigmatica. Inquietante e affascinante allo stesso tempo, sembrava sapere più di quanto dicesse e c’era sempre un accenno di mistero nelle sue parole, come se portasse il peso di segreti inconfessabili.
«Crede ancora che ci sia qualcosa di nascosto nel lago?»
Arvid annuì lentamente. «Sì, ed è preoccupata. Ha detto che i segni stanno riemergendo. Vecchi simboli, frammenti di storie perdute; e l’acqua del lago, Edrik, l’acqua sta cambiando.»
Un brivido percorse la schiena di Edrik all’idea che l’idra potesse essere più di un semplice mito.
«Cambiando come?» chiese Edrik, la tensione nella sua voce riflettendo quella che sentiva crescere nell’aria. La curiosità si mescolava a una crescente inquietudine.
«Dicono che sia diventata scura, quasi come se qualcosa di antico e malevolo si stesse risvegliando. E poi ci sono i suoni…»
Le parole di Arvid rimasero sospese, e in quel momento il vento cessò, lasciando un silenzio quasi irreale. Una nube scura si era accumulata all’orizzonte, come se la natura stessa stesse preparando un presagio.
«Quali suoni?» insistette Edrik, la respirazione si fece sempre più corta, il suo cuore pulsante di adrenalina.
«Lamenti, echi che non dovrebbero esistere. Alcuni dicono di aver sentito voci provenienti dalle profondità del lago.»
Edrik sentì un brivido correre lungo la schiena, ma con un tono di voce più basso e intimorito continuò: «E la foresta di cenere quale sarebbe? La foresta a sud? Non ci va mai nessuno, non c’è niente lì. Solo tronchi bruciati e terreno morto».
«È ciò che si dice. Ma a volte, dove sembra esserci solo distruzione, si nascondono storie più grandi.»
Indicò un punto su una mappa tracciata a mano, il bordo di un’area annerita dal tempo.
«Selene una volta mi parlò di un luogo particolare al suo interno. Un albero, dicono, sopravvissuto alle fiamme che hanno distrutto tutto il resto. Il Pino del Silenzio.»
Edrik si chinò per osservare meglio. «Un albero? Che c’entra con Lake Hyder?»
«Alcuni pensano che tutto sia connesso. Le storie del lago parlano di forze antiche, e c’è chi crede che nella foresta si trovi un passaggio verso un mondo diverso. Forse è lì che si trovano le risposte che cerchi.»
«Forse? Non sembra molto convincente.»
«Ogni leggenda ha un fondo di verità, ragazzo mio. E poi non tutto ciò che è bruciato è perduto. A volte ciò che resiste nasconde poteri più grandi di quanto possiamo immaginare.»
Edrik si alzò, incrociando le braccia. «Questo Pino del Silenzio… pensi davvero che possa avere qualcosa a che fare con quello che sta accadendo al lago?»
«Non lo so. Ma Selene è convinta che quel luogo nasconda qualcosa. E le sue intuizioni non sono mai banali.»
L’aria sembrava gelarsi attorno a loro. Arvid sembrava voler aggiungere qualcosa, ma il vento si alzò all’improvviso, portando con sé un suono distante. I due si scambiarono uno sguardo, e prima che potessero parlare, un fruscio tra gli alberi li fece voltare.
Chloe emerse dall’ombra, i suoi capelli biondi mossi dal vento e gli occhi di un verde intenso che brillavano anche nella penombra del tramonto. Indossava una tunica semplice, ma era decorata con intricati disegni che sembravano muoversi con lei. C’era un’energia frenetica nella sua corsa, e quando li raggiunse il suo viso era illuminato da un’espressione tra eccitazione e terrore. Chloe era profondamente legata a entrambi: aveva la stessa età di Edrik, e Arvid, dopo la prematura e misteriosa morte dei suoi genitori, l’aveva presa sotto la sua protezione, come se fosse parte della famiglia. Sebbene nessuno parlasse apertamente di ciò che era accaduto, l’ombra di quel tragico evento aleggiava ancora su di lei.
«Edrik! Arvid!» ansimò con la sua voce vibrante. «Devo raccontarvi una cosa. I pescatori… giù al lago… l’acqua non è solo più scura. Dicono che sembra viva.»
«Viva?» Edrik si alzò di scatto, i muscoli tesi. «Cosa intendi?»
«I riflessi nell’acqua sembrano muoversi da soli, come ombre che fluttuano sotto la superficie. E stanotte hanno sentito dei rumori, come gemiti che risalivano dalle profondità.»
Mentre parlava il suo viso si contorceva in un misto di paura e determinazione, e la tensione cresceva, e con essa la paura di ciò che poteva trovarsi sotto il livello dell’acqua, nella penombra del lago.
Arvid si massaggiò il mento, il volto teso.
«Ah, Chloe. La mia giovane apprendista avventurosa! Ogni volta che ci sei tu il mistero sembra aumentare. Ricordi le storie che raccontava Selene, giusto? Tu e Edrik siete sempre stati i miei esploratori, ma questa volta potrebbe essere diverso.»
I suoi occhi scrutavano i due giovani con un’intensità che rivelava una preoccupazione profonda.
«Se ciò che Selene ha ipotizzato è vero, il villaggio potrebbe essere in pericolo.»
Filippo Cappa (proprietario verificato)
Molto interessante, ho letto il prologo e il capitolo 1. Non vedo l’ora di proseguire e di avere la copia fisica