Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Il tempo che abbiamo avuto

Copia di 740x420-26
100%
200 copie
completato
85%
15 copie
al prossimo obiettivo
Quantità
Consegna prevista Luglio 2027

Quanto tempo abbiamo quando non sappiamo quanto ne avremo? Prima di Leonardo, Elena era una donna innamorata, una moglie con il sogno di una famiglia e di un futuro semplice. Leonardo nasce il 26 dicembre 2021, portando una felicità immensa, ma presto qualcosa nel suo corpo rivela che la vita non sarà come l’avevano immaginata. Cominciano i viaggi in ospedale, gli esami e le attese, fino alla scoperta di una malattia rara e senza nome. Il tempo cambia: il futuro si restringe al presente, fatto di giorni, sorrisi, abbracci e piccole conquiste. Le cure palliative diventano parte fondamentale del loro percorso, sostenendo Leonardo e la sua famiglia nel vivere ogni momento con dignità, amore e presenza. Fino a quando Elena deve affrontare la perdita del proprio figlio. Il tempo che abbiamo avuto non è soltanto la storia di una malattia e di un dolore, ma il racconto di un bambino che ha lasciato un segno per sempre. Perché a volte, un tempo breve può contenere una vita intera.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché, quando Leonardo era malato, cercavo parole per raccontare ciò che accade dentro una madre quando il futuro diventa improvvisamente incerto. Non le ho trovate allora, e forse per questo oggi ho deciso di scriverle. L’ho fatto per lasciare una traccia di Leonardo, per raccontare il ruolo fondamentale delle cure palliative, che ci hanno accompagnato, sostenuto e insegnato a prenderci cura di lui e di noi. E per permettere, a chi non ha conosciuto Leo, di incontrarlo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prima di essere una madre, ero una donna innamorata.

E prima ancora di diventare la madre di Leonardo, eravamo io e suo padre.

Eravamo una coppia appena sposata, con davanti agli occhi una vita che immaginavamo semplice nelle cose che contano davvero.

Una casa.

Una famiglia.

Dei bambini.

Avevamo sogni normali, quelli che quasi sembrano scontati quando li guardi da fuori. Sogni che non hanno bisogno di essere spiegati perché fanno parte di quella che tutti consideriamo la naturale prosecuzione della vita.

Ci saremmo sposati.

Avremmo costruito la nostra casa.

Avremmo avuto dei figli.

Li avremmo visti crescere.

Avremmo riempito le stanze di rumori, giochi, fotografie, vestiti piccoli lasciati in giro, scarpe davanti alla porta, disegni attaccati al frigorifico.

Pensavamo che diventare genitori fosse semplicemente una delle cose che ci sarebbero accadute.

Non pensavamo che sarebbe diventato il desiderio più grande della nostra vita.

Non pensavamo che avremmo dovuto desiderare un figlio così intensamente da sentire la sua assenza anche quando ancora non esisteva.

All’inizio aspettavamo.

Poi abbiamo iniziato a preoccuparci.

Poi sono arrivati gli accertamenti, le attese, le domande.

Ogni mese senza una gravidanza sembrava allungare la distanza tra noi e quella famiglia che desideravamo.

All’inizio provi a non pensarci. Ti dici che arriverà, che bisogna soltanto avere pazienza, che forse stai dando troppa importanza al tempo.

Poi arriva il mese successivo e quello dopo ancora.

E lentamente quel desiderio, che prima era soltanto una parte dei nostri progetti, comincia a occupare sempre più spazio nella testa.

Intorno a noi la vita continuava.

Nascevano bambini.

Le persone annunciavano gravidanze con naturalezza. Le fotografie delle ecografie comparivano sui telefoni. Gli amici raccontavano dei nomi scelti, delle camerette, delle prime tutine.

Noi sorridevamo. Partecipavamo alla loro felicità. Eravamo sinceramente felici per loro. Ma dentro sentivamo qualcosa che faceva male.

Perché quando desideri un figlio e quel figlio non arriva, il tempo assume un’altra consistenza.

Ci sono giorni che sembrano non finire mai e ci sono domande che nessuno ti fa ma che continui a farti da solo.

E c’è una sensazione difficile da spiegare: quella di essere fermi mentre tutto il resto del mondo continua a camminare.

Abbiamo affrontato quelle difficoltà insieme.

E proprio quelle difficoltà, il principio di tutto, invece di dividerci, ci unirono ancora di più.

Io e mio marito imparammo a sostenerci anche senza sapere cosa dire.

A volte bastava un abbraccio. A volte bastava guardarci. A volte non c’era niente da dire.

C’erano soltanto due persone che desideravano la stessa cosa e che cercavano di non farsi vedere troppo fragili l’una davanti all’altra.

Stavamo iniziando ad imparare, senza sapere cosa ci avrebbe riservato il futuro, che l’amore può essere una forma di resistenza.

Che stare accanto a qualcuno quando non puoi risolvere il suo dolore è già fare qualcosa.

Che ci sono momenti in cui non puoi cambiare quello che sta accadendo, ma puoi scegliere di non lasciare sola la persona che ami mentre lo attraversa.

Eravamo entrambi consapevoli di quanto desiderassimo diventare genitori e quando finalmente arrivò la gravidanza, la felicità fu immensa.

Ma dentro quella felicità c’era anche una paura che non riuscivo a spiegare.

Quando desideri qualcosa per così tanto tempo, quando finalmente arriva, hai quasi paura di lasciarti andare completamente alla gioia.

Come se il cuore, dopo tanta attesa, avesse imparato a proteggersi.

Eppure poi iniziai a vivere quella gravidanza.

A immaginare il nostro bambino.

A pensare a come sarebbe stato.

A parlare con lui.

Ad accarezzare la pancia.

A costruire nella mia mente un futuro che ancora non esisteva.

Avevamo finalmente un nome.

Leonardo.

Non era ancora nato, ma aveva già cambiato la nostra vita.

Eravamo diventati una famiglia prima ancora di poterlo stringere. E forse è proprio questo che fanno i figli: arrivano prima ancora di arrivare. Entrano nei pensieri, nei progetti, nelle conversazioni, nei sogni.

Entrano nelle stanze prima ancora di avere una stanza. Nel cuore prima ancora di avere un volto.

Leonardo esisteva già in ogni cosa che immaginavamo.

Non sapevamo che il futuro che stavamo immaginando sarebbe durato molto meno di quanto avremmo voluto.

Non sapevamo che un giorno avremmo dovuto imparare a vivere senza di lui.

Allora non sapevamo niente. Sapevamo soltanto di essere felici.

E forse è questo che rende ancora più doloroso ricordare quei giorni. Perché quando guardo indietro, so quanto erano preziosi quei momenti, ma allora non potevo saperlo.

Non potevo sapere che la felicità, qualche volta, può essere inconsapevole.

Che esistono giorni che vivi senza capire che un giorno li ricorderai per tutta la vita. Quelli erano i nostri giorni.

Io ero Elena.

Ero una moglie.

Ero una donna che aspettava suo figlio.

E mio marito era accanto a me.

Eravamo finalmente riusciti a realizzare quel sogno per cui avevamo tanto lottato e sperato.

Pensavamo che la parte difficile fosse finita.

Ma era appena cominciata.

2026-10-20

Aggiornamento

Non trovo le parole per ringraziare ognuno di voi. Più di 200 in meno di due ore !! Grazie grazie grazie Ora Leo sarà un po’ di ognuno di voi. Ora dritti verso i 300 💪🏻 🩵

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il tempo che abbiamo avuto”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Elena Turriziani Colonna
Sono Elena Turriziani Colonna ho 36 anni e vivo a Frosinone. Sono una mamma e un ex assistente di studio odontoiatrico. Cresciuta in una famiglia dove l’amore è sempre stato al centro di tutto. Proprio da questo esempio, ho da sempre maturato il desiderio di averne una tutta mia. Ho sempre creduto nel valore delle parole, ma non avrei mai immaginato che un giorno sarebbero diventate il modo per custodire la storia di mio figlio e dai frammenti della sua vita. Così nasce il mio primo libro. Scrivere di lui è stato il mio modo per tenerlo ancora una volta tra le mie braccia e oggi scelgo di condividere questa storia perché possa uscire dalla mia casa e arrivare a chi ha conosciuto il dolore, a chi ha paura di affrontarlo, a chi ha perso qualcuno e continua a cercalo nei ricordi, e anche per tutti coloro che vogliono semplicemente innamorarsi di una grande storia d’amore.
Elena Turriziani Colonna on FacebookElena Turriziani Colonna on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors