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Il tempo si è dimenticato di passare

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Consegna prevista Aprile 2027
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Questa è una storia su ciò che esiste oltre l’orizzonte.
Una storia in cui il vento non soffia soltanto: racconta.
I luoghi parlano tra loro, le canzoni scelgono il momento giusto per raggiungere chi le sta aspettando, il tempo custodisce ciò che sembra perduto e perfino i ricordi continuano a cercare la strada per tornare da chi li ama.
Al centro di questo mondo ci sono due persone che si incontrano quando pensavano di essersi ormai abituate alla solitudine. Ma questa non è soltanto una storia d’amore. È un viaggio dentro la fragilità, la memoria, i legami che ci cambiano e il coraggio di lasciarsi attraversare dalla vita dopo aver imparato a difendersene.
Attraverso immagini poetiche, dialoghi surreali e personaggi che appartengono tanto alla realtà quanto all’immaginazione, il romanzo invita il lettore a fermarsi, ad ascoltare il vento e a guardare il tempo da una prospettiva diversa.

Perché alcune storie non chiedono di essere spiegate. Chiedono soltanto di essere vissute.

Perché ho scritto questo libro?

Ho immaginato questo romanzo come un dipinto. Ogni racconto è una pennellata, autonoma ma incompleta. Solo osservandole insieme emerge l’immagine finale. Volevo scrivere una storia che si costruisse poco alla volta, dove il vento, il tempo, i ricordi e l’amore si intrecciassero fino a rivelare un unico disegno, lasciando al lettore il piacere di scoprirlo pagina dopo pagina.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PARTE I SI SOLLEVA LA BREZZA

La rosa e la calla

Quando Francesco ricevette in eredità quel piccolo pezzo di terreno era così felice ed emozionato che non badava neanche alle reali dimensioni, era davvero piccolo, poteva attraversarlo con tre lunghi passi in lunghezza e altri due in larghezza. Era davvero un piccolo mondo ma a lui sembrava una distesa infinita. Si immaginava già coltivatore di frutta, ortaggi e di sogni.

Lo misurò con cura per poi dividerlo in pezzetti ancora più piccoli, ognuno dedicato ad una diversa coltivazione: voleva piantare pomodori, cipolle, zucchine, patate e anche se non gli piacevano inserì anche i cavolfiore nel suo piano di coltivazione.

Si immaginava già ricco in giro per il paese mentre trascinava un carretto con tutti prodotti del suo piccolo terreno. Si immaginava i compaesani che aspettavano il suo passaggio per poter comprare i migliori ortaggi della regione.

Nel completare la divisione del suo appezzamento decise di lasciare una piccola striscia libera, non doveva esserci niente di utilizzabile per la vendita ma solo qualcosa per alimentare il cuore.

La mamma aveva il pollice verde ed era conosciuta in tutta la città per le sue bellissime rose e le sue calle così alte e fiere.

Avrebbe dedicato quella striscia di terra alla sua memoria e avrebbe piantato anche lui rose e calle.

La prima stagione di coltivazione era iniziata, Francesco aveva ripulito con cura il terreno dalle erbacce, aveva arato ogni appezzamento che poi aveva diviso con dei legnetti che lo delimitavano e in tutti aveva scritto che cosa sarebbe cresciuto a stagione finita.

Nella striscia dove aveva piantato rose e calle aveva scritto un semplice cartello bianco con scritto… qui si coltivano sogni.

Tutte le mattina Francesco andava ad innaffiare e ripulire il terreno, lo voleva impeccabile per quando sarebbero spuntati i primi ortaggi.

Dopo mesi di duro lavoro Francesco iniziò ad essere preoccupato, non si vedeva neanche una piccola piantina spuntare del terreno: cosa poteva aver sbagliato nelle operazioni? Era sconfortato, triste e deluso. Aveva impiegato tante energie per quel progetto ma non sembrava che le cose stessero andando bene.

Si sedette sulla striscia di terra dove si coltivano i sogni e si accese una sigaretta ripensando a cosa poteva aver sbagliato nelle varie operazioni. Si accese una sigaretta e nel mentre pensava a quei mesi passati sul terreno, ci pensava con un velo di malinconia negli occhi.

Quando vide proprio vicino a lui due piccole piantine che timide uscivano dal terreno.

Quella vista gli diede speranza, allora non era tutto perduto e non aveva sbagliato tutto. Forse qualcosa di buono in quel terreno lo aveva fatto.

Buttò la sigaretta e si inginocchiò davanti alle due piantine, erano diverse, una sembrava chiusa a riccio come se fosse diffidente nell’aprirsi al mondo, l’altra si stava già preparando a sbocciare anche se ancora non aveva la struttura per farlo, era palese… in tutto il terreno solo due semi avevano attecchito:

una rosa e una calla.

In quel momento a Francesco non interessava che neanche un piccolo pomodoro aveva preso vita in tutto il terreno e che solo due fiori su cui non avrebbe guadagnato mezza lira. Francesco guardava quei fiori e capiva che erano la cosa più importante della sua vita.

Dal giorno riprese ad andare felice al terreno tutti i giorni, con il caldo o con il freddo, pioggia o sole, tutti i giorni andava ad innaffiare quei due fiori che crescevano ogni giorno più belli.

La calla stava diventando alta, fiera e orgogliosa mentre la rosa colpiva per come crescendo sembrava volesse abbracciare tutte le direzioni del mondo. Non seguiva una linea retta, era fantasiosa nella crescita e aveva tanti di quei colori da risultare indefinibile, era rosa? Era rossa? Era bianca o gialla?

Sembrava avere tutti i colori del mondo.

Un giorno il sole aveva deciso di nascondersi al piccolo terreno, era una giornata cupa, grigia e Francesco guardava il suo piccolo terreno, così spoglio, così povero. Era arricchito solo da quei due bellissimi fiori, la calla alta e fiera e la rosa dai mille colori.

Francesco il giorno era arrabbiato con il suo terreno, tutte le energie spese, tutta la fatica fatta ed aveva avuto ristoro solo nel cuore grazie ai due fiori, ma il resto del terreno lo faceva soffrire.

Fumava una sigaretta dietro l’altra, era nervoso, arrabbiato.

Buttò una sigaretta per terra, il vento la portò con sé fino a portarla proprio in quel pezzo di terreno dove si coltivavano i sogni, la sigaretta di Francesco era accesa, in terra alimentata dal vento, il fumo andava proprio sopra la sua bellissima rosa.

Francesco se ne accorse tardi, era troppo impegnato ad arrabbiarsi con il sole che si nascondeva, i semi che non davano frutti e il terreno che gli aveva rubato il sogno di libertà.

Decise di trovare ancora una volta conforto al proprio cuore e si voltò a guardare i suoi due bellissimi fiori, il fumo della sigaretta era passato vicino alla calla ma lei essendo alta non aveva subito danni, mentre la rosa era stata coperta dal fumo.

Francesco corse a spegnere la sigaretta ma quando arrivò notò che la rosa era piegata su stessa, aveva patito tutto quel fumo e soprattutto aveva perso i suoi colori.

Francesco si sedette a guardare cosa aveva fatto con la sua rabbia, aveva perso i colori, il suo conforto nei momenti di tristezza.

Guardava la rosa, ora era scura.. sembrava volersi proteggere con i petali.

Francesco la guardò e non riuscì a dire altro che… scusa! Scusa piccola rosa, rivoglio i tuoi colori.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesco Pissard
Sono nato in Sardegna, una terra dove il vento sembra conoscere il nome di ogni luogo e il mare insegna a guardare sempre oltre l'orizzonte. Scrivo perché sono convinto che la realtà sia fatta anche di ciò che non vediamo: il tempo che conserva i ricordi, i luoghi che custodiscono le emozioni, le canzoni che arrivano al momento giusto. Questo è il mio secondo romanzo, nato dal desiderio di dare voce a quel mondo invisibile che accompagna ogni incontro importante. Amo la musica, il mare, le storie e le persone capaci di trasformare la fragilità in bellezza. Se queste pagine riusciranno a far guardare il vento con occhi diversi, allora avranno trovato il loro lettore.
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