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Illuminare il sentiero. Appunti di percorso

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Cosa resta quando ci spogliamo di tutto ciò che è superfluo? Quando il viaggio non è più solo geografico?

Da un’esperienza trasformativa a Gerusalemme prende avvio un cammino che interroga la vita nelle sue dimensioni essenziali: la ricchezza, la felicità, la scelta, l’identità. Non una fuga dal mondo, ma un diverso modo di abitarlo, alla ricerca di una ricchezza che trascende il valore materiale.

 

Attraverso citazioni, riflessioni e immagini, Illuminare il sentiero accompagna il lettore in un percorso di rinascita che chiede coraggio, disciplina e ascolto. Un piccolo scrigno di parole e appunti per costruire uno stile di vita più consapevole, allenare l’equilibrio interiore e illuminare, giorno dopo giorno, il proprio sentiero.

Il risveglio

“Ci svegliamo prima dell’alba e andiamo al Sepolcro”. Questo era l’accordo preso con il gruppo. Dopo una giornata dedicata all’esplorazione della città, una cena comunitaria e un breve momento di condivisione, ci eravamo ritirati presto per la notte. Sulla mia brandina cigolante, il sonno tardava ad arrivare. Dopo due o tre infruttuosi cambi di posizione destra, sinistra, decisi di alzarmi e uscire. Con passi leggeri mi avviai all’esterno della struttura che ci ospitava. Poco lontano, avvolta dall’aura suggestiva delle luci notturne della città, si trovava la chiesa di San Pietro in Gallicantu. L’attrazione verso quel luogo era irresistibile e tanta era la voglia di entrare. Sebbene la porta principale fosse chiusa, ricordavo di aver notato al mattino un accesso attraverso il corridoio interno che collegava la chiesa ai nostri alloggi. E così feci. Rientrai e attraversai il corridoio, sentendo crescere un’agitazione sottile, quasi elettrica, lungo la schiena. La grande cupola della chiesa, illuminata fiocamente, mi accolse con la sua bellezza. Mi sedetti sotto di essa, lasciandomi avvolgere dall’atmosfera del luogo, iniziai a pregare e meditare sulla storia di quella terra. Ma non bastava. Qualcosa continuava a chiamarmi, a spingermi oltre. Non mi sentivo nel punto giusto, come se ci fosse un’energia a tirarmi altrove. Seguendo questa misteriosa forza, scesi le scale fino alla cripta. Tra le varie grotte, vi era la “fossa profonda”, la cisterna in cui, secondo la tradizione cristiana, Gesù avrebbe trascorso la notte del Giovedì Santo. Mi sedetti al centro, a gambe incrociate e con gli occhi chiusi. L’energia del luogo era travolgente. Sentivo un forte peso sopra di me, che mi schiacciava da ogni lato, ma al contempo percepivo di trovarmi esattamente dove dovevo essere. Quella era la “collocazione giusta”, dove volevo stare, pregare e meditare.

“Là dove tutto ha avuto inizio, là dove tutto ha preso senso, là da cui non si fa totalmente ritorno ma da dove il cuore e la mente ritornano per saziarsi”

Valentina Paderni

Emozioni contrastanti si alternavano, le lacrime scendevano, la paura giungeva all’improvviso e poi lasciava il posto a una sensazione di calore e pace. Persi la percezione del tempo. Le immagini scorrevano rapide nella mente, frammenti della mia vita: da bambino, da adulto, volti incontrati, scelte fatte e altre mai prese. Un vortice, un turbinio di pensieri. Mi sentivo come sospeso fuori dal mio corpo, vedendo me stesso lì, seduto, con le mani sotto le gambe poggiate sulle pietre del pavimento. Stavo davvero pregando nel luogo dove Gesù aveva trascorso quella notte? Proprio lì? Cosa ci facevo? Cosa mi aveva portato a Gerusalemme? Stavo veramente vivendo la mia vita o la stavo sprecando? Non so quanto tempo passò prima che trovassi la forza di alzarmi. Sentivo un desiderio urgente di “spogliarmi”, di liberarmi dalle etichette, dalle maschere e dai comportamenti sbagliati che avevo accumulato nel tempo.

Cosa resta quando ci spogliamo di tutto ciò che è superfluo? Qual è la vera ricchezza che cerchiamo nella vita?

Risalendo lentamente le scale, tornai nella mia brandina. Il sonno non arrivò, ma la sveglia sì. Prima dell’alba, i miei compagni iniziarono a prepararsi per il Santo Sepolcro, proprio come avevamo deciso. “Dai, Evandro, sbrigati!”

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La chiamata

Quando mi proposero di partire per Gerusalemme, non avrei mai potuto immaginare o prevedere le conseguenze e il terremoto interiore che quel viaggio mi avrebbe provocato. Senza ben comprendere il perché della mia ripetitiva routine, me ne stavo su una “giostra” che faceva cinque giri, a volte anche sei, sperando nella fermata di due turni di attesa (sabato e domenica) dove ricaricare le batterie. Le batterie però non erano le mie, ma della giostra che costantemente riprendeva a girare tutti i lunedì e mi obbligava a salire. Con molta esitazione, accettai di partire, mettendo da parte l’idea del classico periodo di ferie in qualche località balneare e… boom!

Fui preso all’amo, pescato, e ancora prima di aver compreso cosa stesse accadendo ero già sull’aereo in partenza per il terzo viaggio. Un solo viaggio infatti non era bastato ad abbattere la durezza del mio cuore; anzi, per ben tre volte ho avuto la grazia di camminare sul suolo della Terra Santa. Cercare di esprimere e raccontare con le parole quello che ho vissuto è già difficile, ancor di più pensare di poterlo scrivere. Perciò, accettate questa mia “punta di iceberg” introduttiva: la realtà è che da quel luogo sono tornato trasformato, un “uomo nuovo”. È in quel luogo che ho percepito la “presenza”, là dove ho potuto camminare sulle pietre calpestate da Gesù, dove ho visto l’orma del piede di Cristo, dove ho avuto la certezza della chiamata.

2025-10-07

Aggiornamento

Obiettivo raggiunto! Le prime 200 copie di pre-ordine. Siamo arrivati al primo traguardo della campagna! Un grazie di cuore a chi ha creduto nel progetto, a chi ha scelto di sostenerlo e a chi mi ha dato fiducia fin dall’inizio. Per quelli invece che non lo hanno ancora acquistato, c'è ancora tempo! Mancano solo 40 copie per il secondo goal! Grazie ancora Evandro Mancin

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Evandro Mancin
(Piacenza, 1980) È geometra, marito e padre. Dopo vent’anni nel settore delle costruzioni è oggi responsabile di magazzino in una storica azienda piacentina. Attivo nel sociale, è volontario in associazioni e parrocchia. Uomo di fede, orientato dalla crescita personale e interiore, scrive per indagare ricchezza, natura umana e felicità.
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