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Intreccio di vite

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Consegna prevista Giugno 2023

La mia vita e quella di mia mamma, la storia della nostra vita, è solo una parte marginale di questo libro. L’obiettivo che mi sono prefissata è quello di aiutare le persone a capire che nessuna difficoltà le potrà mai abbattere, esse fortificano l’animo dell’individuo e l’unico strumento per superarle è noi stessi.
Colei che mi aiuterà a far capire che la vita è degna di essere vissuta è la donna che più mi somiglia, mia mamma, attraverso i suoi diari e vari scritti composti da lei stessa. Questo libro è composto da due parti, che rispettivamente narrano la mia vita e quella della mia mamma, interconnesse da un qualche filo immaginario e trascendentale, trattando varie tematiche utili come spunto di riflessione personale.
“No. Non si può fuggire dal mondo: è molto meglio vivere in un universo di simboli che vagare nel nulla!” -Stefy

Perché ho scritto questo libro?

Il libro “Intreccio di vite” è nato come pensieri scritti in diari e fogli sparsi. La decisione di farne un libro nacque successivamente alla morte di mia mamma, con l’obiettivo di dare voce alla sua storia, alla nostra storia, e per dare un barlume di speranza alle persone che si trovano in difficoltà nella vita di tutti i giorni. Far capire al mondo che c’è sempre un modo per risorgere è il nostro scopo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PREMESSA

La mia vita e quella di mia mamma, la storia della nostra vita, è solo una parte marginale di questo libro. L’obiettivo che mi sono prefissata è quello di aiutare le persone a capire che nessuna difficoltà le potrà mai abbattere, esse fortificano l’animo dell’individuo e l’unico strumento per superarle è noi stessi.

Nessuno si è mai interessato veramente a me, anzi, sono sempre stata io quella che dava tutta se stessa agli altri senza pretendere nulla in cambio. Nel corso degli anni mi resi conto che la gente mi usava, sfruttavano la mia bontà d’animo solo per i loro frivoli scopi. Quando me ne resi conto, la fiducia che ho da sempre riposto nelle persone iniziò a diminuire, fino al punto di trovare la necessità di indossare una maschera davanti a coloro che non mi conoscevano, apparendo diversa da chi sono realmente.

In pochi sono riusciti a capire la vera Eva e le persone a cui riservai un trattamento “speciale” sono sempre scappate: nessuno trovava il coraggio di portare sulle proprie spalle una situazione complicata come la mia, preferendo fuggire da me al posto di cercare di aiutarmi a superare certi momenti. Grazie a queste persone, sono giunta alla conclusione che l’unica che poteva aiutarmi ero io, perché solo noi stessi possiamo comprendere i nostri sentimenti, le nostre emozioni e sensazioni, nessun’altro potrà mai essere talmente empatico da percepire tutte le sfumature della nostra interiorità.

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Colei che mi aiuterà a far capire che la vita è degna di essere vissuta è la donna che più mi somiglia, mia mamma, attraverso i suoi diari e vari scritti composti da lei stessa. Questo libro è composto da due parti, che rispettivamente narrano la mia vita e quella della mia mamma, interconnesse da un qualche filo immaginario e trascendentale.

Eva Furlanis

Mia nonna materna mi raccontava sempre una storia, che parlava di due bambine, una più buona e una meno buona, una storia che narrava anche a mia mamma e a mia zia Nadia:

“Un giorno la mamma chiese di lavare i panni al lavatoio che si trovava nella piazza del paese, ovviamente andò la più buona; giunta al lavatoio, incontrò una vecchietta che chiese gentilmente alla bambina di raccoglierle il sapone cadutole in acqua. Arrivata nel fondo della vasca, vide una casetta ed incuriosita entrò invitata da due gattini, il disordine regnava e subito la bambina, proprio perché era buona, lavò i piatti sporchi e ordinò la cucina, rassettò i letti, pulì il bagno, spazzò i pavimenti e spolverò i mobili. I gattini, grati a lei, salutandola, le dissero di voltarsi raggiunto metà del percorso di risalita e lei lo fece. Consegnò il sapone alla vecchietta e lavò i panni della mamma, ma quando arrivò a casa la sua mamma con stupore le disse di guardarsi allo specchio: nella sua fronte c’era una stella che brillava e la bambina, stupefatta, n’era felicissima perché per lei la comparsa di quella bellissima stella significava che era diventata una principessa. la sorella meno buona era molto invidiosa e, in men che non si dica, andò subito al lavatoio e, dopo aver incontrato la vecchietta che la incoraggiava a raccoglierle il sapone caduto, si tuffò ma, invece di ripetere le buone azioni della sorella, fece un gran disordine, mangiò il cibo svuotando le dispense, sporcò il bagno e disfò i letti. I gattini non le dissero niente, non raccolse nemmeno il sapone alla vecchietta e, una volta a casa, immediatamente si guardò allo specchio e vide sulla fronte un lungo corno. La bambina si mise a piangere, era orribile con quel corno e si rese conto che non poteva più uscire e parlare con nessuno, allora la bambina buona la chiamò e le spiegò che forse poteva rimediare ai suoi errori con la gentilezza e la bontà. E così la bambina meno buona diventò anche lei brava, premurosa, gentile e buona, come la sorella, il brutto corno scomparve, ad esso si sostituì una stella brillante e le due sorelle principesse vissero felici e contente con la loro mamma Regina e il loro papà Re.”

La morale di questa favola è che la bontà e la generosità solo qualità sempre apprezzate e senza eccezione bisogna manifestarle e donarle.

PRIMA PARTE

Chi vive nel presente

CAPITOLO 1

EVA

Molto spesso le persone mi chiedono quale sia il mio primo ricordo e io do sempre la stessa risposta. Non so se sia un ricordo o una macchinazione della mia mente messa in moto dai racconti dei miei familiari, ma a me piace credere che sia un ricordo: mi avevano messo sul letto d’ospedale dove c’era mia mamma, pochi giorni dopo l’accaduto; avevo solamente due anni e mezzo e continuavo a dire “mamma, mamma, perché non mi rispondi? Svegliati”. È un po’ improbabile che una bambina così piccola riesca ad improntare nella propria memoria un certo momento, ma se qualcosa ti segna interiormente non riesci a dimenticarlo.

La mia vita iniziò il 10 Dicembre 2002, in una famiglia felice, con un padre e una madre che si amavano molto e una sorella. Sono stata cercata per molto tempo dai miei genitori e voluta tantissimo da mia sorella: diceva che senza una sorella non avrebbe mai avuto una vera famiglia.

Il giorno della mia nascita fu molto travagliato e, dopo tutta la sofferenza che caratterizzò quella notte, alle ore 5.55 della mattina spuntò un frugoletto che pesava poco più di 2 kg, tutto viola, paffutello e un po’ bruttino visto il parto non molto semplice. Fui circondata fin da subito dall’amore di tutta la mia straordinaria famiglia e ogni momento della mia crescita fu condiviso con loro.

Tutto iniziò a sgretolarsi quando mia mamma ebbe un infarto, ad Aprile 2005, che la portò a stare in stato vegetale fino alla fine della sua vita, 15 anni dopo, il 22 Settembre 2020.

Mio padre mi insegnò a vivere e costruì, tassello dopo tassello, la persona che sono oggi. E’ sempre riuscito a non farmi mancare niente, nemmeno nelle situazioni di difficoltà, essendo sempre la mia roccia, nel bene e nel male. Non fece mai emergere la sua sofferenza interiore con me e mia sorella, facendoci sentire sempre a nostro agio, rendendo più “leggera” la situazione complicata che abbiamo vissuto e viviamo ogni giorno.

Di mia mamma non ho ricordi, ero troppo piccola per riuscire a godermi a pieno i pochi momenti che ho passato con lei e questa è la cosa che rimpiango di più, pagherei oro per farmi crescere da una persona meravigliosa come lei.

Recentemente, mi misi a leggere tutti i quadernini dove lei raccoglieva i suoi pensieri, tutte le lettere e le poesie che scriveva e mi resi conto che, inconsapevolmente, usavo anche io la scrittura come valvola di sfogo: è come se una parte di lei ha sempre vissuto dentro di me, mi rivedo molto in lei. Da tutte le sue parole traspare il suo dolore interiore, i suoi pensieri più cupi, ma anche la sua inimitabile solarità e la sua franchezza, delle doti che ho ereditato da lei.

Ho sempre vissuto senza la mia mamma, ma una figura materna non mi è mai mancata: al mio fianco c’è sempre stato mio padre, si è sempre impegnato a svolgere il ruolo di entrambi i genitori e a crescermi da persona umile, senza mai viziarmi e rimproverandomi quando me lo meritavo. Riconosco il fatto che non sia stato facile prendersi cura di due ragazze private precocemente dell’amore materno, ma lui lo fece con una maestria invidiabile.

Il fatto che, mentre frequentavo l’asilo, ci trasferimmo vicino ai miei nonni paterni, mi aiutò a distrarmi dalla mia situazione familiare. Cambiai totalmente aria e legai con persone nuove, accantonando per un certo periodo la negatività che mi circondava. In quei momenti ero spensierata, pensavo solamente a godermi il presente: ricordo quegli anni come i più belli della mia vita.

Fin da piccola sono cresciuta insieme a mia cugina Caterina, nata esattamente 4 mesi e 5 giorni dopo di me. Per me è stata ed è tutt’ora come una sorella e mia zia, sua mamma, la ritengo la figura materna che non ho mai avuto, mi è sempre stata accanto, trattandomi come una figlia acquisita, donandomi tutto l’amore del mondo. Facevamo perdere la testa alla nonna per quanto eravamo dispettose da bambine e il fatto di aver mantenuto sempre lo stesso solido rapporto dopo vent’anni dimostra che ormai abbiamo un legame indissolubile, il legame che si crea quando si cresce insieme ad una persona, quando queste due persone sono legate da un qualche filo immaginario.

Gli anni delle elementari sono stati caratterizzati da una Eva molto esuberante, volevo sempre essere la prima in tutto e per farlo ci mettevo tutta me stessa.

Questo aspetto del mio carattere è venuto alla luce grazie al pattinaggio, che iniziai in seconda elementare, lo sport a cui ho sempre cercato di dare tutta me stessa. Furono 5 anni di amicizie, litigi, risate e, soprattutto, ho vissuto dei momenti splendidi, insieme a persone meravigliose.

Crescendo iniziai ad acquisire la consapevolezza necessaria per capire, almeno in parte, tutta la confusione intorno a me. Le domande che ponevo alla mia famiglia su mia mamma erano all’ordine del giorno, volevo solamente sapere perché la mia mamma non potesse stare con me, domande lecite per una bambina. Non ricevevo risposte, anzi, gli adulti della mia famiglia cercavano sempre di sviare il discorso, lasciandomi in balia dell’incertezza.

Negli anni mi resi conto che tutte quelle risposte non mi sarebbero mai potute arrivare direttamente da loro, quindi iniziai a scavare nel suo passato attraverso i suoi quaderni dei pensieri e le fotografie che trovavo in soffitta: quando mio padre non era in casa ci andavo sempre, a sua insaputa, per raccogliere materiale utile a soddisfare la mia sete di curiosità. Scoprì molte cose su di lei, ma niente sull’incidente, perciò iniziai ad indagare attraverso la mia famiglia, facendo sempre domande vaghe, fino ad arrivare ad una ricostruzione degli eventi. Ci misi circa 10 anni per scoprire cosa le fosse successo e, ora come ora, ringrazio la mia famiglia per avermi protetta dalla verità, capisco che per una bambina non sarebbe stato facile accettare l’accaduto, visto che nemmeno a 20 anni riesco ancora ad accettare la sua prematura scomparsa.

Negli anni delle scuole medie iniziai a scoprire il mondo, anche se a scuola ero un po’ menefreghista. Vinsi i miei primi titoli nazionali ed internazionali nel pattinaggio, il primo campionato europeo nel 2015 e il secondo nel 2016, quest’ultimo accompagnato dal titolo italiano. Per me contava solo quello e, pur di dedicarmi pienamente alla mia passione, tralasciavo gli studi, a costo di beccarmi la solita ramanzina da parte di mio padre.

Nell’estate del 2015 la vita ci diede un regalo: la nascita di mio nipote, avvenuta il 23 Luglio. E’ un bambino fantastico, molto sveglio e creativo, è stato il tassello che riportò la felicità nella mia famiglia, ci fece uscire dal buio che portò la morte di mia nonna paterna, avvenuta qualche anno prima. Mio nipote è stato ed è la mia luce, è la persona a cui tengo di più di tutte, anche se è un bambino assai birichino, d’altronde è figlio di mia sorella… ma riesce sempre e comunque a strapparmi un sorriso.

Non mi era ancora chiaro cosa volevo diventare e ciò si rifflettè nella scelta delle scuole superiori: scelsi di frequentare il liceo linguistico, seguendo le orme di mia sorella, nonostante il fatto che non andavo matta per le materie che dovevo studiare per cinque anni e, probabilmente, presi questa scelta anche per compiacere mio padre.

Il primo giorno di liceo lo ricorderò per sempre: non conoscevo molte persone e noi primini ci ritrovammo tutti fuori dalla scuola, ad aspettare che ci chiamassero uno ad uno, per dividerci nelle varie classi, eravamo ignari della classe a cui eravamo stati assegnati; mi ritrovai in una classe abbastanza varia parlando di rendita ma, parlando di genere, eravamo tutte ragazze tranne due poveri maschi. Nel corso degli anni feci amicizia con tante persone, iniziarono le prime tresche amorose, diedi il mio primo bacio, ci furono le prime feste e le prime bevute, quella fantastica spensieratezza si poteva sentire nell’aria, come una brezza incessante e soprattutto leggera, ti accarezzava con delicatezza e ti consentiva di vivere a pieno la vita.

L’anno più difficile fu quello tra la seconda e la terza superiore, iniziai a rendermi conto della confusione che c’era intorno a me, iniziai ad aprire finalmente gli occhi. Piangevo ininterrottamente durante la scuola, venivo giudicata negativamente dai miei compagni per il periodo che stavo affrontando e ciò rese le giornate passate in classe invivibili. Qualcuno era anche arrivato al punto di stuzzicarmi non solo moralmente, ma anche fisicamente: un giorno, mentre camminavo tranquillamente per il corridoio, qualcuno mi spinse giù per le scale con una cattiveria che non dimenticherò mai e, per fortuna, non mi feci male, ma non trovai la forza di raccontare ai professori il fatto accaduto, probabilmente per paura di essere trattata ancora peggio.

Iniziai a stare meglio solamente grazie alle mie amiche e al pattinaggio, il luogo in cui potevo far vedere quanto contavo e dove, se si sbaglia, nessuno te lo fa pesare, anzi, è considerato come un punto di partenza per il proprio miglioramento e per quello del gruppo.

L’apice della mia serenità lo raggiunsi nella quarta e quinta superiore, anni dove iniziai a fregarmene dei giudizi altrui, in quanto avevo al mio fianco una persona che mi ha amata per quello che ero, senza darmi la necessità di indossare maschere in sua presenza e con gli altri. Mi sentivo finalmente al sicuro e ciò fu solo l’inizio del viaggio introspettivo che intrapresi ufficialmente a 18 anni, un viaggio che sto affrontando tuttora, a quasi 20 anni, un viaggio che non finirà mai perchè non smetterò mai di scoprire e riscoprire nuove sfumature del mio essere, ed è proprio questo il bello: scoprire ogni giorno nuovi lati di noi stessi, affinarli ed infine, custodirli.

Iniziai l’università e la mia interiorità mi sembrò più facile da interpretare. Trovai il mio sfogo personale, la scrittura, iniziando prima a scrivere qualche pensierino in dei quadernini, successivamente prendendo la decisione di scrivere questo libro.

Voi lettori sarete partecipi di questo mio processo di crescita personale, mi accompagnerete in ogni tappa. Sarà un percorso volto a riscoprire me stessa e mi auguro che aiuti molte altre persone come me ad affrontare i propri demoni, fino al raggiungimento della propria quiete interiore.

26/04/2022 Prendersi tempo per sé stessi è fondamentale. Oggi ho trovato il bisogno di allontanarmi dal mondo, da un mondo in parte tossico che mi perseguita da anni. Avevo bisogno di stare da sola, con la mia musica e i miei pensieri. Non è un qualcosa di cui vergognarsi, tutto ciò va normalizzato, ognuno di noi nasconde dentro di sé le proprie sofferenze ed è corretto starsene da soli ogni tanto.

La musica oggi mi ha accompagnata, le canzoni che mi ricordano molte persone che sono state e sono tuttora fondamentali per la mia crescita personale.

Ho osservato il panorama che mi ha consentito di stare a due passi dal cielo, da quel posto dove il trascendentale e l’ignoto sono custoditi, facendomi commuovere al pensiero di chi non c’è più con me.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Eva Furlanis
Eva Furlanis è nata a Portogruaro, una città nei pressi di Venezia, il 10 Dicembre 2002. All'età di 2 anni lei e la sua famiglia furono colpiti da una disgrazia accaduta alla madre, un avvenimento che la segnò a vita. Iniziò i suoi studi presso le scuole elementari e medie a Concordia Sagittaria, cittadina dove si trasferì a 5 anni. Proseguì frequentando il Liceo Linguistico "Marco Belli" a Portogruaro, dove si avvicinò alla scrittura utilizzandola come valvola di sfogo, passione nata successivamente allo studio di grandi autori italiani, inglesi e spagnoli. A 18 anni si trasferì a Gorizia iscrivendosi al corso di Laurea in Relazione Pubbliche, luogo dove nacque l'idea di scrivere un libro.
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