Rismae inclinò la testa ed ebbe un sussulto. «Questa… questa non è solo una roccia. » Le sue dita sfiorarono i dati proiettati sulla lavagna di cristallo. «Questa è la nostra tecnologia. »
Il silenzio si fece denso. Jilee si irrigidì. «Vuoi dire che… era la nave dei tre dispersi? »
Rismae fece scorrere nuove informazioni. «Osservate le anomalie energetiche espanse che troviamo a metà strada. Questo tipo di interferenza è rara, ora è molto ridotta e sottile, ma potrebbe essere stata la causa di un’instabilità molecolare molto tempo prima, dai miei calcoli proprio nei pressi del sistema dei dieci. »
Miniis trattenne il respiro. Il canto che risuonò nella sua gola era appena udibile, carico di tensione: «Un’interferenza del genere potrebbe aver causato un instabilità delle radiazioni della nave, portandola all’esplosione. »
«E i tre? » chiese Kaalal, con una nota di ansia nel suo canto. Miniis sospirò. «Se le loro capsule di salvataggio hanno funzionato come previsto, la nave le avrà lanciate automaticamente verso il primo pianeta abitabile. »
Jilee: «quindi se questi meteoriti sono ciò che resta della nave dopo l’esplosione… se i tre sono davvero finiti sulla Terra… cosa ne è stato di loro? »
Rismae scosse la testa, i suoi occhi scintillavano di inquietudine. «Se fossero rimasti sulla Terra, avrebbero trovato un modo per inviarci un segnale. O almeno… lo avrebbero fatto se fossero stati ancora… vivi. »
Il silenzio calò sulla stanza, il pensiero era lì sospeso fra le immagini che erano arrivate dalla terra. E se fossero stati catturati? Se gli umani avessero scoperto la loro esistenza e… sperimentato su di loro?
Nessuno riuscì a prendere ancora la parola.
Nel laboratorio di Cambridge, l’atmosfera era completamente diversa.
Dopo una nottata di confidenze conclusasi con una scorpacciata di gelato al cioccolato ed una notte di sonno incredibilmente tranquillo, l’una abbracciata all’altra, Mary ed Emily avevano fatto una veloce colazione a casa ed erano partite per l’IoA. Al loro arrivo tutti, veramente tutti, avevano accolto Mary con gioia e calore. Proprio ciò di cui aveva bisogno.
Ora il gruppo di ricerca era riunito intorno ai monitor, intenti negli ultimi calcoli prima di passare alla stesura della relazione.
«Ce l’abbiamo fatta, la composizione di questi due campioni è praticamente identica, tolti i depositi successivi di contaminazione terrestre.» disse Emily, indicando i dati su uno dei monitor. «La percentuale di silicati e ossidi metallici è compatibile con il campione analizzato dal rover. »
Owen, che stava analizzando i dati geologici con Megan, alzò lo sguardo. «È ufficiale, è il frammento di un corpo celeste più grande che deve essersi disintegrato e sparso nel cosmo raggiungendo sia la Terra che Marte. »
Henry si voltò verso di loro. «Dovremmo provare a tracciare la traiettoria di origine, renderebbe la relazione ancora più dettagliata.»
Megan annuì, ormai in maniera molto sciolta, con questo gruppo che aveva svegliato in lei la voglia di collaborare. «Potremmo calcolare la traiettoria che potrebbe aver avuto questo frammento proveniente dal Tibet, impatto e velocità stabilito dal grado di erosione ed andare quindi a verificare tracce di collisione su Marte in zone compatibili. Il campione marziano sembra essere molto più grande, ma dobbiamo tenere conto degli eventi atmosferici del pianeta. Un ultimo sforzo ragazzi! Siamo in dirittura di arrivo!»
Ivy si mise subito al lavoro con il calcolo delle traiettorie ed Henry le fu accanto in un batter d’occhio: «Vediamo se riusciamo a modellare un impatto del genere…»
Mary, seduta in un angolo su una poltroncina, era immersa nei diari di sua madre. Li sfogliava lentamente, assorbendo ogni parola, ogni pensiero che Eleanor aveva lasciato impresso nella carta. Il vociare sommesso dei ragazzi, il ticchettio delle tastiere ed il fruscio della carta erano l’unico sottofondo della stanza.
Emily ogni tanto alzava lo sguardo per controllarla, ma sapeva che Mary aveva bisogno di quel momento. Quella lettura non era solo un modo per comprendere il passato, ma anche un modo per ricostruire sé stessa.
“05 luglio 2011 Mary ha fatto ancora qualcosa di incredibile oggi. Stava giocando in giardino, quando ha visto un albero con delle foglie accartocciate. Le ha accarezzate con delicatezza e poi ha chiuso gli occhi. «Sta soffrendo», ha detto. L’ho osservata con attenzione, scettica ma affascinata. Poi ha scavato con le sue manine e ha trovato delle formiche che avevano costruito il nido sulle radici. «È triste perché le sue radici non riescono a bere l’acqua.» mi ha spiegato. L’ho aiutata a rimuovere un po’ di terra e a spostare il nido. Tre giorni dopo l’albero era tornato verde. Coincidenza? Forse. Ma io… non lo credo più.”
Chiuse il diario pensierosa, forse sua madre aveva più immaginazione di quanta ne avesse lei da bambina.
Ivy fece quel suo solito gesto di attorcigliarsi i capelli con le dita e si voltò verso Henry e Liam. «Abbiamo sistemato le ultime incongruenze. Ora dobbiamo solo scrivere tutto. »
Fu Owen a notare che Mary si era finalmente staccata dai diari. «Ehi, scrittrice! Hai voglia di darci una mano? » disse con un sorriso.
Mary esitò, poi annuì. «Sì, certo. Ditemi cosa devo fare. »
Si unirono tutti intorno allo schermo condiviso, discutendo su come impostare la relazione. Mary, che aveva sempre avuto una passione per la scrittura, si trovò a correggere intere frasi, rendendole più fluide ed efficaci. Si immerse nel lavoro, e per la prima volta da giorni, smise di pensare a tutto il resto.
Avvicinandosi a Megan, notò che era assorta nei suoi appunti e disse: «sei una di quelle persone che scrive tutto a mano invece di usare il computer? »
Megan alzò lo sguardo sorpresa. «Sì. Mi aiuta a ragionare. » Mary sorrise. «Anche mia madre scriveva sempre tutto a mano. »
Megan rimase in silenzio per un attimo. Poi, inaspettatamente, chiese: «Ti sta aiutando, leggerli? »
Mary abbassò lo sguardo stringendo le braccia al petto. «Non lo so. Mi stanno mostrando una verità che non conoscevo. Non so ancora se mi stia aiutando… ma di certo mi sta cambiando»
Nel corso del pomeriggio, il gruppo completò gli ultimi calcoli e sistemò gli ultimi dettagli della stesura. Quando tutto fu pronto, Ivy si stiracchiò. «Non posso credere che ce l’abbiamo fatta così in fretta. » Owen annuì. «Siamo efficienti. O molto fortunati. »
Henry sorrise. «Entrambe le cose. » Liam si voltò verso il gruppo, aveva uno sguardo stranamente triste. «Ma quindi, domani? »
Emily si girò verso di lui e disse: «Domani ci vediamo di buon mattino per decidere cos’altro fare. L’estate è appena cominciata!»
Liam si sentì sollevato, non gli capitava spesso di sentirsi così a suo agio in un gruppo di persone e non voleva certo doverli già lasciare, solo perché erano stati sin troppo veloci a trattare questo argomento.
Mentre si avviavano verso l’uscita del laboratorio, Mary si voltò verso Megan. «Ti va un caffè prima di andare? » Megan la guardò un attimo, poi annuì con un piccolo sorriso. «Sì. Perché no? »
CAPITOLO 15 – IMPASSE
Il laboratorio era immerso in un denso silenzio. La ricerca sul meteorite e Marte era stata completata con successo, ma ora il gruppo si trovava di fronte ad un muro. Cosa avrebbero fatto dopo?
Emily tamburellava la penna sul taccuino, pensierosa. Ivy scrutava lo schermo, mentre scorreva i dati più disparati alla ricerca di un’ispirazione. Owen girava la sedia su se stessa fissando il soffitto.
«Avanti! Dobbiamo trovare qualcosa di nuovo su cui lavorare. » Disse Henry, spezzando il silenzio. «Abbiamo accesso ad un quantitativo incredibile di dati, non possiamo fermarci qui! »
«Potremmo sviluppare un analisi approfondita riguardo le emissioni radioattive.» suggerì Megan. «Abbiamo visto diverse anomalie mentre analizzavamo l’impatto dei meteoriti»
Liam però alzò lo sguardo dallo schermo. «Ho controllato i database. Ci sono già ricerche in corso su questo, con strumentazioni più avanzate di quelle che abbiamo a disposizione noi. Credo sarebbe un buco nell’acqua. »
Il silenzio tornò per un attimo. «E se invece ci concentrassimo oltre il nostro sistema solare? » propose Ivy, attirando l’attenzione del gruppo. Quindi continuò: «Abbiamo un enorme quantitativo di dati extra sistema solare. Potremmo iniziare catalogando, grazie al software di Liam e Henry, gli argomenti più interessanti. Buchi neri? »
Owen si alzò dalla sua strana posizione: «Esopianeti? »
Anche Emily sembrò ridestarsi dal torpore mentale: «e perché non qualche Supernova? Potremmo anche individuare qualcosa di nuovo e ancora non visto con i collegamenti diretti satellitari»
Henry si alzò e emise un gioioso: «Facciamo tutte e tre! », poi si rese conto di aver un po’ esagerato con l’entusiasmo e si riposizionò a sedere fra le risa degli altri.
Ivy, ancora ridacchiando: «Direi che la noia è durata ben poco! Liam, Henry vedete cosa potete tirar fuori dai dataset a nostra disposizione, poi procediamo con il puntare il satellite verso la direzione che più ci ispira per osservare ciò che sceglieremo. Che ne dite? »
L’entusiasmo si riappropriò del laboratorio mentre Mary batteva le mani contenta come una bambina. Era questo l’ambiente che apprezzava di più, solare e pieno di energia!
In poco più di un ora il gruppo scorreva sul grande schermo gli argomenti più intriganti:
Le emissioni di getti relativistici dal buco nero situato nella costellazione del Dragone, tre bei esopianeti, Kepler-442b, Kepler-62f e Trappist-1e, che per la loro dimensione e posizione rispetto alla rispettiva stella erano considerabili come zone abitabili, la supernova SN2020nlb, scoperta nel 2020 nella galassia M85 (Ammasso della Vergine), che era stata osservata per quasi due anni dopo l’esplosione. Tutti argomenti validi.
Henry sospirò. «Non lo so ragazzi. Mi sembra che già in tanti abbiano studiato queste cose nei minimi dettagli, cosa possiamo aggiungere noi a queste scoperte? »
Ivy aggiunse, quasi spazientita: «Non sarà facile trovare un argomento in cui potremmo davvero dire la nostra, ma dobbiamo continuare a cercare»
L’aria nel laboratorio si fece di nuovo tesa e carica di aspettativa e poi, in quel momento di silenzio introspettivo che si era creato, Mary sorrise e con la sua leggerezza ed allegria spezzò il momento.
«Ragazzi, è venerdì sera. » Owen la guardò alzando un sopracciglio: «E quindi? »
«E quindi avete lavorato senza sosta per giorni. Ci attendono due giorni di riposo nel fine settimana. È ora di prendersi una pausa! Dobbiamo staccare la spina e riorganizzare le idee. »
Ivy incrociò le braccia «E quindi che dovremmo fare? Due giorni di yoga e meditazione collettiva? »
Mary scosse la testa, divertita. «No, cara Ivy. Sto parlando di una festa. »
La parola rimase sospesa nell’aria del laboratorio per qualche secondo. «Una festa? » ripeté Henry, come se fosse un concetto estraneo.
«Esatto! » Mary batté le mani. «Emily ha una casa spaziosa, ci basterà organizzare qualcosa di semplice. Cibo, musica, gente interessante. »
Emily rise. «Ho già ospitato serate universitarie. Se promettete di non farmi esplodere la casa, sono d’accordo. »
«E come pensi di invitare gente? » chiese Liam. «Con un messaggio sui social, ovviamente! » rispose Mary, già prendendo il telefono: «Basta qualcosa di generico tipo: “festa a casa di Emily, porta chi vuoi, niente tipi strani”.»
«Sarà pieno di tipi strani!» commentò Megan, senza però sembrare contrariata dall’idea.
Henry rise. «Perfetto, allora sabato nessun pensiero al laboratorio. Ci prenderemo un week-end per rilassarci. »
Mary sorrise soddisfatta. «E lunedì torneremo qui, più carichi di prima! »
…
Il dibattito nella sala della conoscenza dei genitori di Miinis era acceso.
«Non possiamo fidarci di loro. » Rismae incrociò le braccia, osservando i flussi di dati provenienti da AcquaX335. «Abbiamo visto con i nostri occhi di cosa sono capaci. Guerre, conflitti interni, distruzione… e vorremmo davvero stabilire un contatto? »
Kaalal annuì. «Purtroppo, sono d’accordo. Hanno costruito cose incredibili, ma hanno anche una natura instabile. Se ci scoprissero potrebbero vederci come una minaccia. » Jilee, che fino a quel momento era rimasta in silenzio, finalmente parlò. «E se invece fosse una grande opportunità? »
Gli sguardi si spostarono su di lei. «Abbiamo sempre pensato a noi stessi come esseri superiori, la verità è che questo ci ha portato ad isolarci per secoli. Questi esseri cercano risposte, esplorano, fanno domande proprio come noi. E se la loro aggressività fosse solo il risultato di ciò che hanno vissuto? Se potessero aiutarci a capire più profondamente il lato buio? »
Miniis annuì. «L’hai cantato tu stesso Kaalal, sembrano essere due specie fuse in una. In loro hanno un lato luminoso e un lato oscuro. Se riuscissimo a trovare qualcuno di loro in grado di aiutarci… forse potremmo…»
Ateysis, che fino a quel momento era rimasto neutrale, si passò una mano sulla mandibola. «Capisco il punto di vista di entrambi, ma il consiglio ha vietato i contatti con altre specie. Volete davvero agire senza il loro consenso? »
Rismae scosse la testa. «Potremmo trovarci intrecciati in qualcosa di molto più pericoloso di quanto sembri. »
La discussione finì senza un vero accordo. Miniis e Jilee erano favorevoli al contatto, Kaalal e Rismae continuavano ad essere contrari ed Ateysis era ancora incerto.
Jilee lasciò la sala senza dire nulla. Si incamminò verso il confine, era un’idea folle, ma non riusciva a fermarsi. Sua madre si era trovata li per un motivo.
Si fermò dove aveva disattivato il dissuasore radioattivo. Il confine tra il loro mondo e l’ombra sembrava più denso, più tangibile.
Cantò, un canto disperato e dolce, in cui si struggeva per la perdita della madre e per non aver ancora capito come proseguire il cammino che lei aveva iniziato.
Fu allora che sentì un rumore, un suono che somigliava ad un canto, ma gutturale e profondo, seguito poi da un suono ritmico, meccanico, quasi innaturale in quel luogo. Fu allora che lo vide.
Un piccolo oggetto metallico era uscito dalla zona d’ombra e avanzava lentamente verso di lei.
Si chinò, osservandolo con attenzione. Era una sorta di dispositivo meccanico rudimentale, pieno di ingranaggi, ruzzolava su delle ruote morbide ed era mosso dal calore sviluppato da un piccolo frammento di roccia incandescente. Sopra di esso, poggiato in una conca che sembrava un recipiente, c’era qualcosa.
Lo prese con delicatezza. Non era un foglio di ‘carta’ come quelli che aveva visto nelle immagini terresti, ma gli somigliava. Sembrava una grande foglia piatta e liscia, simile ad un materiale vegetale, ma con una consistenza più densa.
Non capì subito, sembrava intatta ma non vide nulla, nessuna scritta, nessun simbolo. Poi, girandola verso l’ombra, notò delle tracce. Inchiostro luminescente. Il cuore le batté forte. Qualcuno, dall’altra parte, le aveva inviato un messaggio. Jilee si voltò verso l’oscurità della zona buia. Non poteva ancora leggerlo, i segni erano indecifrabili, ma non lo sarebbero stati per sempre.
Ora sapeva che non era sola.
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