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Isabelita

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Genova, estate 2021. Durante il Pride una trans colombiana viene uccisa in modo inconsueto; un delitto che desta scalpore e scuote la città intera.

Del caso si occupa il vicequestore Alvise Loredan, il quale altro non desidera che raggiungere la pensione ormai vicina per mettersi in viaggio sulla sua barca insieme a Marley, lo strano cane che vive con lui.

Per esaminare le migliaia di immagini della manifestazione, Alvise chiede aiuto all’amico Pascal Simeoni, famoso fotoreporter.

Le indagini porteranno i due protagonisti a dover fare i conti con il proprio doloroso passato, in una Genova in cui è sempre vivo il ricordo del G8, e a confrontarsi con il mondo LGBT e con l’ipocrisia della gente “perbene”.

VENERDì 11 GIUGNO

«Per carità. Non dico che non siano gradevoli. Ma vuoi mettere le sarde in saor?» fece Alvise.

Pascal scolò in un’unica sorsata il rosé che rimaneva nel bicchiere, osservando dall’alto del terrazzo della sua casa al Righi – la parte più alta di Genova – il distacco dal molo del traghetto in partenza per la Sardegna.

«Ma quali sarde! Queste sono acciughe, caro mio! Le vere signore del mare! Me le regala il mio amico pescatore di Camogli. Le metto io sotto sale nell’arbanella. Devono riposare almeno due mesi sotto il peso di un sasso della spiaggia, così rilasciano bene il loro liquido.»

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«Un sasso di Camogli?» disse Alvise con lieve tono canzonatorio.

«Si capisce! L’acciuga riconosce se il sasso è di Camogli e reagisce di conseguenza.»

«Ma va’ in mona! Tu e l’acciuga di Camogli! Versami ancora un po’ di quel vinello scemo che tanto ti piace. Giusto un mezzo corso come te può tracannare quel liquido. Dove lo prendi, poi? Anche a cercarlo non dev’essere facile.»

Le dispute culinarie Genova-Venezia, come più in generale quelle tra le due ex Repubbliche marinare, sono uno dei maggiori piaceri a cui i due amici amano abbandonarsi ogni volta che si incontrano.

«Che poi tutta ‘sta partigianeria per Genova non è mica tanto comprensibile» incalzò Alvise. «La Repubblica di Genova ha sfruttato la Corsica per secoli. L’ha deforestata, impoverita e affamata. E dopo averla ripulita come un osso l’ha smollata ai francesi, a grattarsi le rogne degli indipendentisti. Con buona pace di Pasquale Paoli e compagni. Che se poi se la fosse tenuta ancora solo un paio d’anni, Buonaparte sarebbe al massimo diventato sindaco di Ajaccio, risparmiando all’Europa milioni di morti.»

Dalla casa di Pascal la città appare come disegnata sulle antiche carte medievali, racchiusa tra i forti e il mare.

Il traghetto stava lentamente avviandosi verso l’uscita del porto scivolando sull’acqua immobile, in quell’ora di giugno che non è più giorno ma non è ancora notte.

Pascal distese un’altra acciuga su un rettangolino di focaccia e svuotò il contenuto del pichet nel bicchiere dell’amico.

A sessantotto anni, Alvise Loredan, un metro e sessantotto di altezza per ottantacinque chili, baffoni alla Stalin che un tempo furono fulvi e quattro capelli in testa, veneziano della Giudecca, era vicequestore aggiunto a Genova. Dal 2001. Anno del G8. Lo avevano trasferito lì per sostituire un collega indagato per i fatti della Diaz e perciò promosso e inviato ad altra sede. “Promoveatur ut amoveatur”.

«Da che pulpito! Forse che Venezia era una compagnia di beneficenza? Per fortuna ogni tanto dalle parti dell’Egeo trovava il Genovese che gliele suonava di santa ragione.»

«Vabbè, lasciamo perdere. Passami un po’ di baccalà» tagliò corto Alvise.

«Stoccafisso, non baccalà. Il pesce è lo stesso, ma lo stokke è essiccato, il baccalà è sotto sale. Voi a Venezia mangiate il baccalà. Noi qui lo stoccafisso.»

«Vabbè, stoccafisso, chiamalo come vuoi, basta che mi riempi il piatto, mona. Comunque lo faccio assaggiare a Marley prima. Vediamo se lo gradisce.»

Sentendo pronunciare il suo nome, da sotto il tavolo emerse una strana figura di cane: pelo a trecce da rasta giamaicano, bianco e nero, la testa di un bulldog sul corpo di un volpino.

«Se Darwin avesse visto ‘sta bestia avrebbe riscritto la teoria dell’evoluzione. Garantito!» fece Pascal sghignazzando. «E si magna pure lo stokke accomodato! S’è mai visto un cane così?!»

Il volo della sera da Londra si abbassava lento, nella sua discesa parallela alla costa, da levante, come un grande uccello. Ormai era già più basso di loro. Sembrava dovesse ammarare.

«Non credo di avertelo mai chiesto: ma perché ti hanno chiamato Pascal?»

L’amico fece un sospiro, si alzò dalla sedia e si diresse in cucina. Dopo poco tornò con un Laguiole dal manico in legno d’ulivo e un pandolce basso di pasticceria, omaggio dell’ospite.

«Be’, tu sai di mio padre. In realtà mi chiamò Pasquale in omaggio a Pasquale Paoli, il mito degli indipendentisti corsi. Quando mi trasferii a Marsiglia lo francesizzai. Già era difficile fare Simeoni di cognome, ma chiamarsi pure Pasquale era davvero troppo. Così lo cambiai in Pascal e tale è rimasto, anche perché come fotografo iniziai a essere conosciuto come Pascal Simeoni. E comunque mi ci sono affezionato.»

«Un po’ come quel famoso americano. Quello che saltò su una mina in Vietnam. Robert… Robert… Robert Capa! Quello dello sbarco in Normandia. Che in realtà si chiamava… Come si chiamava più?»

«Si chiamava Endre Friedmann, e non era americano ma ungherese. E non morì nella guerra del Vietnam ma nell’allora Indocina francese, nel 1954, dove non sarebbe neppure dovuto andare. Comunque no, quella è tutta un’altra storia. Si racconta che il nome Capa fu un’invenzione della sua compagna, anch’essa fotografa, Gerda Taro, per meglio piazzare le fotografie alle riviste. Che poi neppure quello di lei era il suo vero nome. Si chiamava Gerta Pohorylle ed era tedesca, ebrea e socialista, rifugiata a Parigi. Morì schiacciata da un cingolato nella guerra di Spagna nel ‘37. Non aveva neanche trent’anni. Una fine orrenda.»

«Certo che voi fotografi avete un talento particolare per andarvele a cercare.»

«Che vuoi, di qualcosa bisogna pure morire… E di certo è meglio crepare con la fotocamera appesa al collo che consumati in un letto d’ospedale.»

«Ehi! Siamo in forma stasera! Offrimi un grappino che è meglio.»

Pascal guardò la sigaretta che aveva appena finito di rollare.

Da quando le vecchie Gauloise Caporal non si trovavano più aveva tentato varie volte di smettere. Per fortuna senza successo. Da allora si era adattato a farsi le cartine con l’aiuto della macchinetta.

La accese. Nella penombra la fiamma dello Zippo illuminò i suoi occhi neri sotto le ciglia folte nell’incarnato olivastro del volto. Si alzò per tutto il suo metro e ottantacinque di altezza, prese una bottiglia anonima priva di etichetta a lato della tavola e ne versò un po’ in due bicchierini scompagnati, riempiendoli fino all’orlo. Era un liquido trasparente, dall’aspetto inoffensivo.

«Prova questa» disse. «Vediamo se è vero quello che dicono dei veneti.»

Alvise tracannò il contenuto in un solo fiato, alla russa. Sentì la lava scendergli nell’esofago, e malgrado un’evidente dilatazione oculare finse assoluta indifferenza.

«Buono ‘sto veleno. Che roba è?»

«Questa è grappa corsa. Viene dalle campagne di Patrimonio. La fa un vecchio contadino ormai novantenne. Dice che è grazie alla sua grappa che è campato tanto.»

«Buono a sapersi» fece Alvise. «Quando sarò in pensione, cioè se tutto va bene alla fine di ottobre, ne terrò una scorta in barca. Aiuta nelle manovre. Non vedo l’ora, amico mio. Ne ho viste troppe e sono stanco. Spero solo che non ci siano rotture di balle in questi ultimi mesi. Resta qualche evento da sorvegliare. Domani ad esempio c’è il Gay Pride…»

2022-02-16

Aggiornamento

Un grazie a tutti coloro che hanno sostenuto la campagna e/o che l'hanno a loro fatta girare tramite social o semplice passaparola. L'obiettivo delle 200 copie preordinate è stato raggiunto. Naturalmente ciò non impedisce di procedere ulteriormente (il secondo obiettivo è quello delle 250 copie). Spero ci sarà occasione di incontraci una volta che il librò sarà pubblicato! Un cario saluto Federico Montaldo
2021-12-17

Aggiornamento

Buongiorno a tutti coloro che stanno sostenendo la campagna di crowdfunding e che ringrazio. Siamo arrivati quasi al 60% dell'obiettivo. Il libro, come forse molti già sanno, percorre due mondi: quello della fotografia e quello LGBT. Sullo sfondo (ma forse sarebbe meglio dire "in primo piano") la città di Genova, i suoi vicoli, la sua gente, le sue storie. Con l'occasione vi segnalo questo articolo pubblicato da NOC Sensei di Milano. Sito tematico in materia di fotografia. A presto! https://www.nocsensei.com/scheda/dintorni/admin4914/isabelita-il-noir-fotografico-di-federico-montaldo/

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Federico Montaldo
Avvocato specializzato in diritto civile e commerciale, vive e lavora a Genova. Da tempo si occupa di divulgazione della cultura fotografica, come promotore di incontri a tema, curatore di mostre e progetti editoriali. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni tra cui: "Manuale di sopravvivenza per fotografi. Diritti, Obblighi, Privacy" (Emuse, 2019); "Ivo Saglietti. Lo sguardo inquieto." (Postcart, 2021); "G8/Venti. Un sogno in sospeso" (Emuse 2021). "Isabelita" è il suo primo romanzo.
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