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Italia al bivio: benessere diffuso o declino?

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L’Italia si trova a un bivio: cedere alle pulsioni demagogiche o costruire un consenso funzionale a un sistema economico e sociale che fonda la propria prosperità su cittadini liberi di esprimere se stessi all’interno dei vincoli ambientali e delle risorse di un Pianeta che non è infinito. Per farlo, e affrontare così le complessità e le criticità che attanagliano il nostro Paese, è fondamentale conoscerle, analizzarne le cause, elaborare le possibili soluzioni. Paolo Costanzo, in questo saggio, affronta alcuni dei temi centrali nel dibattito pubblico italiano, spiegando in modo semplice tematiche complesse, come la formazione del debito pubblico, la crisi della liberaldemocrazia, la centralità dell’Europa, l’innovazione digitale e le politiche ambientali. E lo fa in un’ottica di analisi volta al futuro, al PNRR e all’occasione irripetibile che si presenta al nostro Paese con le risorse messe a disposizione, risorse che, qualora non dovessero essere allocate in maniera efficiente, potrebbero pregiudicare il futuro delle nuove generazioni.

INTRODUZIONE

Premessa

Al di là delle favole e delle polemiche funzionali al consenso elettorale, che hanno la capacità di distorcere la nostra comprensione del progresso sociale, c’è un modo solo per affrontare le complessità e le criticità che attanagliano il nostro Paese: conoscerle, analizzarne le cause, elaborare le possibili soluzioni.
Entità del debito pubblico come conseguenza di politiche di bilancio dettate dal consenso elettorale immediato, scarsa attenzione all’innovazione e alla formazione, politiche sociali inefficaci a ridurre le disuguaglianze e la povertà (anche educativa), norme confuse che penalizzano imprese e cittadini, ostacoli alla libera concorrenza. Questi e altri sono i fenomeni che frenano la crescita del Paese. L’Italia si trova a un bivio: cedere alle pulsioni elettorali o costruire un consenso funzionale a un sistema economico e sociale la cui prosperità si fondi su cittadini che possano esprimersi come esseri umani liberi all’interno dei vincoli ambientali e delle risorse di un Pianeta che non è infinito. Un’Unione Europea libera dai vincoli posti dall’unanimità e dalle tentazioni nazionaliste, una classe dirigente munita della necessaria visione e delle competenze indispensabili ad affrontare le complessità in ma-niera consapevole sono la premessa indispensabile. Le risorse previste dal PNRR sono un’occasione irripetibile e, qualora non dovessero essere allocate in maniera efficiente, le conseguenze saranno pagate a caro prezzo dai cittadini e dalle future generazioni.
Tutto ciò presuppone la consapevolezza dell’esistenza di vincoli che limitano le scelte e che definiscono l’insieme delle alternative disponibili. I partiti, quelli seri, dovranno mettere da parte le pretese che stimolano la pancia dei cittadini e concentrarsi sulla realtà, provando a fare del pragmatismo europeista la spina dorsale di una nuova stagione auspicabilmente irreversibile: quella dei doveri e della responsabilità.

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Il livello del debito pubblico italiano è tra i più alti al mondo ed è da oltre quarant’anni uno dei grandi problemi del Paese. Lo ha reso più vulnerabile in occasione delle grandi crisi a causa dell’incapacità di in-vestire sul lungo periodo. Per lunghi tratti della storia, ha assunto il ruolo di strumento per garantire il consenso ed è stato sfruttato dalle diverse componenti “partitiche” per consolidare e allargare il proprio elettorato. Politiche fiscali espansive, in diverse circostanze, sono state utilizzate alimentando il debito con aumenti di spesa poco orientati al futuro del Paese, determinandone una scarsa performance economica. Le tre macro-cause che la spiegano possono essere sintetizzate nella scarsa formazione di capitale umano, nello scarso livello degli investimenti, sia pubblici sia privati, e nella conseguente scarsa crescita della produttività.
La sostenibilità del debito pubblico è collegata ai fondamentali indicatori macroeconomici di un Paese ed è dipendente dal rapporto fra il tasso di crescita dell’economia e il tasso d’interesse reale: quando il PIL cresce in media più del costo del debito, il rapporto debito/PIL tende a stabilizzarsi attorno a un valore di equilibrio. Si possono però verificare circostanze in grado di mutare nel breve periodo la percezione del rischio Paese, non necessariamente a causa dei fondamentali macroeconomici. Un esempio può essere rappresentato dai recenti orientamenti della narrazione sovranista e populista che nel 2018 ha spaventato i detentori del debito pubblico, determinando un innalzamento dello spread. Narrazione che ogni tanto risorge, nella retorica dei sovranismi degli Stati nazionali, la quale, attraverso la banalizzazione dei linguaggi e la destrutturazione della verità, poi tradotta in formule “social” accattivanti, rivendica il pieno ripristino della sovranità monetaria quale soluzione ai problemi degli stessi Stati.

Non possiamo fare a meno dell’Europa
Gli interventi dell’Unione Europea volti ad attenuare la crisi economica e sociale causata dalla pandemia hanno permesso al nostro Paese e ai Paesi europei di non cadere nel baratro, come sarebbe invece accaduto se le singole Nazioni avessero ceduto alla logica del “Prima gli….”. La crisi conseguente al Covid è profondamente diversa da quelle che l’hanno preceduta. La “Grande depressione” del 1929 è stata una crisi di sovrapproduzione che ha generato una colossale bolla finanziaria, che ha portato alla luce le profonde incongruenze del decennio successivo alla Prima guerra mondiale. Quella del 2008 è stata una crisi di isteria finanziaria. Con la pandemia è, invece, crollata la domanda aggregata, a causa dell’incertezza e del crollo dei redditi, e si è contratta anche l’offerta aggregata a causa della chiusura di tutte le attività non essenziali da parte dei governi, del crollo degli ordini e della disarticolazione delle catene di approvvigionamento (le catene del valore internazionali).Questa crisi ha mostrato la necessità ormai inderogabile di trovare soluzioni che permettano di gestire la transizione verso un nuovo modello organizzativo del Paese e delle imprese, oltre che una diversa composizione della domanda di beni e servizi. Durante la pandemia i sistemi sanitari si sono rivelati impreparati a gestirla e i Paesi hanno avuto difficoltà a dare risposte efficaci poiché erano preparati alle catastrofi biomediche secondo logiche militari. Oggi, quanto è accaduto non va trattato come una parentesi, ma come una minaccia che si farà via via più seria. Occorre evitare l’irresponsabilità organizzata, apportare cambiamenti strutturali alla nostra catena alimentare, al sistema dei trasporti, rendere il sistema di sanità pubblica efficiente, realizzare un adeguato piano strutturale che permetta di velocizzare la transizione ecologica verso forme energetiche neutrali da un punto di vista climatico, ecc. Il Paese si deve attrezzare ad affrontare una transizione, guardare a un futuro diverso e a una comune origine europea. Una transizione che è già iniziata con l’accelerazione della rivoluzione digitale, dato che durante i mesi del lockdown consumatori e aziende hanno anticipato comportamenti e modificazioni organizzative che avrebbero probabilmente richiesto un decennio per realizzarsi. L’aumento del costo delle materie prime sin dal 2021 ha determinato uno scenario inflazionistico la cui durata non è allo stato attuale prevedibile; tale scenario, non essendo causato dall’aumento della domanda di beni, ma da uno shock di offerta, produrrà un rallentamento dell’economia, dopo che il 2021 ha registrato una crescita del PIL pari al 6,6%. A questo si aggiunge la grave situazione in Ucraina, con gli effetti di breve e lungo periodo che avrà anche sul nostro Paese e sulla nostra economia. Tutto ciò determinerà una maggiore pressione sui conti pubblici, legata alle misure volte a supportare famiglie e imprese colpite dall’aumento del costo dell’energia, all’accoglienza dei profughi e all’aumento delle spese militari causate dalla guerra. Da sempre l’energia e le relative politiche influenzano il sistema internazionale, determinando grandi potenze, alleanze, guerre e pace. L’Europa deve contemporaneamente accelerare la transizione ecologica e organizzarsi per essere protagonista nel nuovo quadro geopolitico, il che richiede una grande capacità strategica e la profonda conoscenza di nuove realtà e forme energetiche. La neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile, per mitigare le minacce a sistemi naturali e umani, presuppongono una radicale transizione ecologica. Per raggiungere la progressiva decarbonizzazione di tutti i settori, il PNRR ha previsto investimenti e riforme per incrementare la penetrazione di rinnovabili che, anche a causa del recente incremento del costo del gas, andrebbero accelerate al fine di proteggere il Paese, almeno nel medio periodo, dai ciclici shock energetici.

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Paolo Costanzo
Socio fondatore di Costanzo & Associati, è Dottore Commercialista, Economista e Coordinatore del Gruppo Milanese di +Europa. Specializzato in corporate governance, operazioni di finanza straordinaria e di risanamento aziendale, è autore di numerose pubblicazioni in tema di informativa societaria, corporate governance, diritto societario e reddito di impresa. Ha inoltre collaborato alla stesura della relazione al Disegno di Legge Delega al Governo per la riforma del sistema fiscale nazionale nel 2004.
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