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JackPensaTroppo e DianaFaccioTuttoIo

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Consegna prevista Aprile 2025
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JackPensatroppo capisce dal primo istante che al Paese di DoppioSpago accadono strane cose. Il primo giorno alla scuola del Secchio, vorrebbe solo sparire sotto al banco, mentre la gemella DianaFaccioTutto io conquista i nuovi compagni. E’ convinto che la maestra Girolda, con la gatta Forfora, sia una strega. Tra i compagni di classe si nasconde qualcosa di incomprensibile: c’è chi cambia rabbiosamente colore, chi si agita e rimbalza come una palla, chi mangia foglietti di carta… eppure, catapultati al tempo di Assurbanipal, quando accade un disastro non c’è magia più grande dell’essere uniti.

Perché ho scritto questo libro?

Da sempre amo raccontare storie inventate a mia figlia Gaia, la mia ispirazione, e ai tanti bambini che la mia professione mi ha dato la possibilità di incontrare. “JackPensaTroppo e DianaFaccioTuttoIo” nasce da una storia raccontata e poi scritta a episodi per una mia classe. Venivamo da un periodo complicato a causa del lockdown e avevamo tutti voglia di stupirci, di ridere e di ritrovarci. Il libro è stato scritto per non deludere le aspettative di quei bambini e per farne sognare tanti altri.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CLAP-CLAP-CLAP…

È suonata la campanella e io mi presento al mio primo giorno di scuola in questo modo…                                                               

Tanto per cominciare è una scuola nuova e invece di essere il vero “primo giorno di scuola”, lo è per me che arrivo qui a Doppiospago in autunno: è il tre novembre e faccio la mia prima apparizione subito dopo Halloween, proprio come un fantasma! In più, mentre fantasticavo su come avrei fatto il mio ingresso in classe, (scivolando di nascosto dietro al banco all’ultima fila…), mi trovo ad entrare accompagnato dalla bidella Altea che mi porta lo zaino perché, una settimana fa, mi sono rotto una tibia e ho la gamba ingessata fin sotto al piede. CLAP-CLAP-CLAP è il rumore che risuona sul vecchio pavimento ad ogni mio passo.

(…)

Oggi, dunque eccomi qui ad entrare in questa nuova classe zoppo e ricurvo. Tra l’altro le stampelle che la nonna mi ha preso in farmacia sono troppo lunghe per me e mi ci devo aggrappare come fa una scimmia sui trampoli!

CLAP-CLAP-CLAP… Sembro un vero nerd, vorrei credere che l’apparenza non sia poi così importante, ma non so se ci riesco… a 10 anni mi sono accorto che invece è fondamentale per sopravvivere.

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Oltretutto in questo primo giorno di scuola entro in classe con quella sfacciata di Diana FaccioTuttoIo, la chiamo così perché tanto fa tutto lei da sempre, da quando ha sgomitato nella pancia di nostra mamma per uscire due minuti prima di me, esatto…è la mia gemella diversa, credo anche che se fossimo rimasti in quella pancia qualche ora in più, mi avrebbe divorato!

Diana FaccioTuttoIo entra sorridendo, mette in mostra l’apparecchio con gli elastici colorati, scodinzola con i suoi codini rossi e lunghi e si piazza in terza fila vicino ad altre due che le somigliano. (…)

Seguo io, mi sistemo gli occhiali che scivolano e mi saltellano sul naso mentre mi impegno con le stampelle, in più con lo sbalzo di temperatura tra il fuori e il dentro dell’aula mi si appannano completamente le lenti, per me è come dondolare insieme a Caronte nella nebbia e non credo di avere nemmeno una moneta di cioccolato in tasca. Non mi sono lavato i capelli e anche se li ho pettinati si vede che sono dei ricci sporchi, questo non aiuta, ma con la storia del trasloco e della mia gamba ingessata, ieri sera nessuno mi ha avuto in nota per permettermi di presentarmi in modo decente. Ad ogni passo scricchiolo, sudo e poi mi accorgo del Top…la maestra mi ha riservato un bel posto al primo banco tra la cattedra e la lavagna, giusto per passare inosservato!

-Vieni Jack, accomodati, qui potrai distendere la tua gamba su una comoda sedia-.

Ovvio, lo sapevo, tutti iniziano a ridacchiare mentre la bidella Altea, una signora priva di espressione, bassa e robusta, con le maniche arrotolate sopra al gomito, mi solleva il piede e lo appoggia lentamente sulla sedia che ha un cuscino di velluti a fiori piuttosto datato.

La maestra Girolda sembra essere molto affettuosa e sorride divertita:

-Bene ragazzi! Come vedete sono arrivati due nuovi compagni di classe! E adesso ci presentiamo… -.

Ho preparato a casa un breve discorso, l’ho provato e riprovato più volte davanti allo specchio in bagno, cercando di non sfiatare troppo, di non diventare rosso come mi capita a volte e con una strategia che ogni tanto funziona: infatti ho imparato ad individuare un punto preciso che guardo mentre parlo, così fissandolo mi concentro solo sulle parole e non mi lascio distrarre da quello che mi circonda. Allora trovo il mio punto da fissare in una piccola scucitura del cuscino vicina al mio piede, è una fessura sfilacciata che sembra muoversi e… ora finalmente sono pronto, penso ancora un attimo e mi schiarisco la voce prima di iniziare…

  • Ciao a tutti! Sono Diana! –
  • DianaFaccioTuttoIo – penso – la solita che deve fare tutto per prima e che non mi lascia neanche il tempo di parlare, come sempre mi ha fregato e mi anticipa!
  • …Sono molto eccitata di iniziare con voi questa nuova avventura e devo dire che mi sembrate tutti simpaticissimi! Mi chiamo Diana come la Dea della caccia e come lei sono forte e coraggiosa! Vedrete! Ci divertiremo! -.

Poi continua con quella sua risata insidiosa, quanti denti che ha, è davvero insopportabile, eppure mentre tira su con il naso, tutti applaudono dicendole in coro un gran: – Benvenuta!- Li ha conquistati.

Nessuno ha più voglia di sentirmi e tutti iniziano ad alzare la mano bombardandola di domande… (…)

BLA BLA BLA… La mia cara sorellina FaccioTuttoIo mi ha rubato la scena un’altra volta ed io scivolo sotto al banco fino ad incastrare il tallone ingessato nello spigolo della sedia… Oh No! Che disastro! Cerco di scuotere il piede lentamente, la sedia inizia a dondolare, si solleva un po’ ed io con uno strattone doloroso la tiro per sostenerla.

Vedo una bambina dall’altra parte dell’aula che mi guarda con un’aria strana e che lancia un bigliettino di carta a quella dietro di lei…Mi blocco. Tengo la sedia in bilico, la tengo stretta-stretta con il mio gesso già grigio, simulo un colpetto di tosse per coprire il rumore. La sedia non deve cadere! Vorrei solo liberarmi in silenzio da questa morsa di gesso e legno! Pretendo troppo?! Ma non riesco più a tenerla agganciata, il gesso scivola, sento una fitta di dolore alla gamba e la vecchia sedia con un rumore fragoroso atterra sul pavimento…

PATAPAM!                                         

-Scu-scu-scusate-.

Silenzio.                                                                  

Sento il gelo nel sangue. Ora tutti mi guardano sorpresi.

La bambina dall’altra parte della mia fila si copre frettolosamente con un gomito e ricomincia a scrivere su un foglietto di carta stropicciata, si sente la grafite della sua matita che si consuma velocemente, poi con una mano copre la bocca fino a non resistere più: scoppia in una risata stridula rompendo il silenzio, la seguono tutti gli altri in coro.                                

-Lara! Smettila! Perché devi ridere così? Per la barba di Merlino…Fammi vedere che cosa stai scrivendo ancora! –

La maestra Girolda si avvicina a Lara con il suo passo dondolante e cerca di prenderle il foglietto dalle mani, ma lei è più veloce, lo stropiccia, se lo infila in bocca e lo inghiotte in un lampo! Sìììì! Lo ha proprio ingoiato in un boccone senza neanche masticare!

Lara è minuta, ha due dentoni grossi davanti che le sporgono un po’, i capelli neri, lucidi e lisci che le arrivano sotto al mento, un fiocco blu un po’ slacciato che le cade dietro un orecchio e quando ride, fa un ghigno strano sottolineato da una fossetta sul mento, poi ha un blocchetto di fogli colorati sul banco. LaraPassaCarte, già trovato il nome per questa lancia bigliettini trita tutto.

(…)

Mi domando per quale motivo io non possa essere invisibile o non possa tele-trasportarmi lontano da qui…Dovrò impegnarmi per inventare e costruire in fretta un vero teletrasportatore. Ma ora, mentre fingo di grattarmi dietro al collo, sono costretto a trattenere quel rossore vergognoso che mi sale dalle guance e che mi accende le orecchie come due lampadine; mi accorgo che ho perso di vista la scucitura del cuscino, la mia unica ancora di salvezza per ricordarmi di parlare lentamente! È arrivato il mio turno … devo presentarmi:

-Eccomi qui, io sono Ja-Jack, amo la matematica e sono appassionato di scienze e tecnologie, so-so tutto di storia, ma a volteemm a vo-vo-vo-vo lteemm mi mi capita di …- Ci risiamo.

Fragore di risate.

Ecco appunto, volevo dire che a volte mi capita di balbettare.

(…)

Diana FaccioTuttoIo si diverte a indicarmi alle sue nuove amiche, è spietata… (e poi come faccia ad essere già amica di gente che non conosce per me è un mistero). La sento ridacchiare e sussurrare con la sua cantilena: – JackPensaTroppo! JackPensaTroppo! –

E questo sono io … penso sempre molto, troppo, prima di parlare, mi capita di alzare gli occhi in su come se cercassi il modo giusto per spiegarmi, a volte li chiudo o mi metto le dita strette sulle tempie, questo perché non voglio fare delle figuracce, anche se come primo giorno di scuola devo dire che ne sto già collezionando abbastanza! È vero, penso troppo… perché sono fatto così, ho bisogno di un po’ più tempo degli altri bambini, eppure spesso le risposte mi arrivano in fretta nella testa, solo che se le devo fare uscire dalla bocca, ecco, non ci riesco. È come se ci fosse qualcuno che schiaccia forte un freno sulla mia lingua! Che ansia! So che per questo a volte posso sembrare molto strano, nell’altra scuola dicevano che ero “storto”. Mi avevano dato tanti nomignoli antipatici: JackDaiCheLoSai, JackDagliOcchiInSu, JackSquartaLibri… JackLinguaaMetà e poi JackPensaTroppo, quello affibbiatomi per primo da mia sorella e che mi porto dietro ormai da anni. Io lo so che sembro avere la testa per aria, come i cartelloni gialli e blu appesi sul soffitto di questa classe, ma in realtà sono più intelligente della media, l’ho calcolato con un programma al computer, mi piace studiare e divoro un sacco di libri, un giorno a tutti i perditempo che mi prendono in giro farò vedere quanto valgo! Ho detto un giorno…ma non so quando e.… beh, devo pensarci su.

Intanto la maestra Girolda inizia la lezione di lettere, per un attimo indica i cartelloni, guardo in alto, sento un fruscio e mi sembra che siano cambiati in un attimo, questi sono rossi e viola! È come se qualcuno li avesse sostituiti in gran fretta sopra alle nostre teste! Ma che roba impossibile! Sarà stata colpa della mia agitazione o forse più semplicemente i miei occhiali appannati mi hanno fatto uno strano scherzetto. Dopo un po’ di lettura, la maestra ci chiede di scrivere un tema sull’amicizia e non poteva andare peggio oggi per me…Un altro grande problema che ho infatti è che non sono per niente bravo a farmi degli amici, per me non è facile trovare un amico che mi capisca o che mi somigli un po’ o che mi aspetti mentre cerco di parlare senza avere la fretta di finire le parole al mio posto. Non lo sopporto, e in quel modo balbetto ancora di più! Poi, mi sono convinto che gli amici possano far perdere del tempo: devi raccontare i tuoi segreti, ridere alle loro battute, magari dividerci anche la merenda e invitarli a casa tua. Nella mia casa di questo posto non inviterei nessuno. A me non piacciono molto tutte queste cose: fare i compiti insieme (che tanto mi copiano e poi se ne vanno), presentare la mia mammaNo (che ha sempre un diavolo per capello), mostrare dei giochi (che non ho) e ridere a crepapelle… in effetti ad essere sincero, ora che ci penso, non rido tanto spesso. Forse avere un amico mi farebbe bene, se mi somigliasse potrebbe anche piacermi, ma non saprei come o dove trovarlo, così non ci provo nemmeno. Mentre rifletto, con la matita in bocca, mi accorgo di avere già finito il tema! Eppure, non mi sembrava di avere neanche aperto il quaderno! Che cosa mi succede?

Succede che oggi è il primo giorno di scuola e che dopo un inizio imbarazzante me ne starò da solo al mio banco, su cui è incisa una scritta strana, puntini e triangoli, chissà cosa significa…                             DRIIIN! Suona la campanella, è già l’ora dell’intervallo e io ho pensato proprio a tutto: ho messo nello zaino una bella mela lucida, qualche chicco d’uva e uno dei miei fumetti preferiti, era di papa’…e lo leggo riposandomi un po’ in santa pace. Passa DianaFaccioTuttoIo e afferra i miei chicchi d’uva, li lancia in alto e li riprende uno dopo l’altro spalancando la bocca, poi mi mitraglia addosso i semini sputando e si allontana con il mento in su sgocciolante e la schiena dritta. Il resto del tempo procede liscio e senza altri imprevisti.

(…)

-ETCIU’- ETCIU’!!-.

All’improvviso Girolda inizia a starnutire a più non posso, le cade il cancellino e in un attimo si ritrova coperta da una nuvola di polvere, allora la vedo agitare due dita in un modo strano, come se avesse dei fili invisibili nella mano e la nuvola scompare arrotolandosi in un piccolo ciclone che si allontana spostandosi rapidissimo, mi sfiora solleticandomi il naso e in un batter d’occhio, in un soffio di vento, il ciclone di polvere esce dalla finestra volando via. Possibile?

Nessuno dice niente, mi volto sbalordito, guardo i miei compagni e ognuno di loro scrive in silenzio: DianaFaccioTuttoIo si sta impegnando a spiare in fretta la compagna di banco, una bambina con due lunghe trecce bionde, le guance rosse e dall’aria triste e pensierosa, che ha sul banco alcuni fazzoletti di carta usati; LaraPassaCarte sta temperando ancora freneticamente la sua matita. Gli altri ragazzi nelle file dietro lavorano senza fiatare. La maestra Girolda è di nuovo dritta davanti alla lavagna con il gesso bianco in mano, come se non si fosse mai spostata da lì… e alla lavagna c’è una scritta rossa… “Guarda e impara”!!!!

Suona la campanella. Il mio primo giorno di scuola è finito, lasciandomi molto sospettoso.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Taryn Barberis
Taryn Barberis nasce a Reggio Emilia nel 1978 e vive a Cavriago. Dal 2018 insegna matematica alla scuola primaria. Ha collaborato come giornalista pubblicista presso testate regionali e nazionali, occupandosi soprattutto di cronaca rosa, cultura e società. Per 10 anni si è appassionata e divertita in un nido d'Infanzia di Reggio Emilia, senza mai svelare ai suoi piccoli compagni di gioco che fosse il suo lavoro. Crede nella forza dello stupore e nella potenza della lettura ad alta voce, in più sostiene che i sogni possano diventare realtà ... quando capita. Alla passione per la scrittura accosta quella per l'illustrazione, il mare e i gatti. JackPensaTroppo e DianaFaccioTuttoio è il suo primo romanzo e nasce da racconti fatti in classe ai suoi ragazzi tra mani alzate, risate, occhi sgranati e tanta attesa.
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