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Jane – l’agente S3

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Consegna prevista Luglio 2027
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Jane Falco ha ventidue anni, capelli azzurri e un’energia difficile da spegnere: è l’agente S3 della Cester Staks, una potente organizzazione che opera nell’ombra tra missioni segrete, tecnologie avanzate e incarichi spesso impossibili da giudicare.
Per Jane eseguire questi compiti è sempre stato naturale. La Cester Staks è la sua casa: i colleghi sono la sua famiglia e suo zio Bill è il punto fermo di un passato che lei stessa conosce appena.
Ma missione dopo missione qualcosa comincia a incrinarsi. Persone considerate colpevoli non sembrano esserlo davvero, vecchie storie riemergono e alcune verità nascoste, difficili da credere, iniziano a farsi spazio tra le certezze di Jane.
Tra inseguimenti, fughe e scelte sempre più complicate, Jane proverà a capire se essere un buon agente significhi obbedire agli ordini o avere il coraggio di tradirli.
E soprattutto dovrà scoprire chi sia davvero.

Perché ho scritto questo libro?

L’amore per il pop, i film a cavallo tra gli anni ’80 e i 2000 e una sana voglia di divertirmi con le parole. Questo è il segreto del libro.
Un mio amico un giorno mi ha detto:
«Ti va di scrivere una storia che io possa trasformare in un fumetto?»
E così, per “colpa” sua, cominciai a scrivere il primo capitolo. In poco tempo nacque “Jane – l’agente S3” e, da quel momento, il mio compito fu semplicemente quello di mettere su carta le parole di un romanzo che sembrava volersi scrive da solo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Si chiamava Jane e il suo passato non lo conosceva nemmeno lei.

Un numero per alcuni. Un incubo per altri. Lei? Una giovane ribelle dai capelli azzurri che aveva lasciato scivolare un pizzo nero, rimanendo nuda davanti alla finestra del salotto.

No, non era una prostituta e molti sarebbero morti al solo pensiero: Jane era una ragazza dai meravigliosi occhi verdi che, ferma dinanzi ai colori dorati del tramonto, stava sorseggiando dello champagne.

E a Newville, di tramonti così, se ne vedevano pochi.

Jane si voltò posando il calice vuoto sul tavolo.

L’orologio aveva da poco segnato le otto e mezza di quel 20 settembre del 2082 e, dopo un rapido ragionamento, la ragazza calcolò quanto tempo avesse a disposizione per farsi una bella doccia, prima di vedere in TV la sua serie preferita: cinque minuti! Ovvero il tempo di ascoltare una fantastica Girls Just Want To Have Fun di Cyndi Lauper.

Jane entrò nella doccia.

Nel frattempo, con fare silenzioso, un sicario del popolo di Lorde aveva aperto la finestra dell’appartamento. Il suo volto somigliava a quello di un truce cinghiale e la pelle puzzava di sudore. Il busto era coperto da un’armatura tipica della popolazione dei Mur e, nella mano destra, stringeva una pistola CK27 pronta a fare fuoco.

Raggiunto il corridoio, l’energumeno schiacciò un pulsante luminoso e un sibilo metallico iniziò a crescere d’intensità.

Sotto la doccia, Jane stava cantando a bassa voce il ritornello del brano…

Poi la porta del bagno si spalancò e una forte esplosione investì la stanza.

Il sicario entrò nel bagno per controllare il lavoro appena fatto. Facendosi spazio tra le macerie raggiunse ciò che restava della doccia e, scansando la tendina, vide l’acqua scorrere da un rubinetto spaccato.

Jane allacciò l’accappatoio e comparve sulla soglia.

“Lo sai che non è bello colpire una ragazza alle spalle, vero?”

E l’abitante di Lorde sorrise allargando le braccia.

“Mi scusi, signorina. Ha ragione.”

Qualche secondo dopo un nuovo colpo sfondò parte del salotto e Jane, con un calcio preciso, fece volare via l’arma dell’aggressore.

“E non è bello nemmeno usare le armi contro una persona indifesa.”

“Mi scusi. Ha di nuovo ragione.”

Scrocchiando le dita, il sicario partì nuovamente all’attacco e, in un attmio, si ritrovò scaraventato sulla libreria.

Il ritornello del brano continuava a ricordare come le ragazze vogliano solo divertirsi e Jane sorrise.

Rialzandosi, l’energumeno scrollò la polvere di dosso.

“Me lo avevano detto che non eri una tipa semplice.”

E la ragazza sbuffò.

“Sai com’è? Non faccio mai salire nessuno al primo appuntamento.”

Con fare fulmineo, Jane afferrò un piccolo Potenzia-Arti e schiantò l’aggressore sul pavimento. Poi posò la pianta del piede sul suo corpo e, rigirandolo, vide l’armatura illuminarsi.

“Merda!”

Con l’accensione del terzo LED rosso, un potente fascio di energia prese vita dalla corazza e Jane volò contro la parete.

Sorridendo, il suinoide indossò un paio di occhiali di precisione. Il nodo che legava l’accappatoio della ragazza si era sciolto e, abbassando lo sguardo, Jane si accorse di essere completamente nuda!

“Porco!”

Il sicario sogghignò.

“Sai che novità? Noi, abitanti di Lorde, discendiamo dai suini.”

E Jane, dopo aver riallacciato l’accappatoio, gli mollò uno schiaffo.

L’orologio segnava le otto e trentaquattro e il brano di Cyndi Lauper stava per giungere al termine.

Due piani più sotto, il signor Clumsy sussultò per quel frastuono di musica e macerie. Da trent’anni l’uomo era il portiere di quel residence e da almeno due voleva liberarsi della ragazza del terzo piano.

Non era la prima volta che sentiva Jane causare esplosioni e disordini, ma ogni volta l’inquilina era riuscita ad attribuire il frastuono al volume troppo alto della TV dei vicini e il signor Clumsy non aveva mai trovato alcuna prova del contrario.

Ma stavolta no. Quel fragore durava da troppo tempo e non poteva sbagliarsi.

Il portiere chiuse a malincuore la connessione virtuale con due spogliarelliste per le quali aveva pagato ben 500 Buden e uscì dall’appartamento sbattendo la porta.

Due piani più sopra l’incontro era finito.

L’energumeno giaceva sul terrazzo privo di sensi e Jane aveva appena consultato la sua scheda personale.

Il documento riportava una laurea in ingegneria elettronica che il malcapitato non aveva mai sfruttato e la ragazza puntò la ResetGun verso quella faccia da porco per dargli una nuova vita.

“Allora, zucca vuota. Adesso vedi di trovare un bel lavoro e fatti un futuro. Con le qualifiche che hai, dovrebbero pagarti pure bene!”

Dopo aver sparato il fascio di luce, Jane caricò il sicario sulle spalle e, con un movimento rapido, lo gettò giù dal terrazzo, facendolo atterrare sul tendone di un camion.

Qualche secondo dopo il campanello d’ingresso cominciò a suonare con insistenza.

Ding, dong! Ding, dong!

“Signorina Falco! Apra subito la porta!”

Ding, dong! Ding, dong!

Entrando in salotto, Jane prese un Torna-indietro dal tavolo e selezionò il perimetro dell’appartamento impostando la velocità su 4X. Intorno a lei gli oggetti e le pareti iniziarono a riposizionarsi come se nulla fosse accaduto e, dopo essersi bagnata un po’ i capelli, la ragazza socchiuse il portone quel tanto per mostrare il volto.

“Signor Clumsy, ma che diamine! Non si può più fare una doccia in santa pace?!”

“Signorina Falco! Cos’era tutto questo casino?”

“Casino?”

“Non mi prenda in giro, signorina Falco. Ero a casa che stavo lavorando a un progetto importante e ho sentito un forte fracasso. E sono sicuro che il rumore provenisse da qui.”

“Certo che ha una bella fantasia, signor Clumsy!”

“Che fa? Vuole continuare a prendermi in giro? Mi faccia entrare!”

Jane si voltò dando una rapida occhiata al salotto.

Gli ultimi oggetti all’interno della stanza erano quasi tornati a posto e…

“Signorina Falco, cosa sta facendo?! Mi faccia entrare!”

“Signor Clumsy, posso almeno allacciarmi l’accappatoio o vuole vedere le mie grazie?!”

Ignorando quelle parole, il portiere spalancò il portone. Nell’appartamento ogni oggetto era perfettamente al proprio posto e Jane strinse meglio la cintura dell’accappatoio.

“Quindi, signor Clumsy? È contento adesso?”

“Un giorno la beccherò, signorina Falco. Un giorno dimostrerò che non sono pazzo e faremo i conti!”

“Non capisco veramente cosa voglia, signor Clumsy. Però adesso posso tornare a fare la doccia?”

Il portiere finì di guardarsi intorno. Poi uscì dall’appartamento.

“Arrivederci, signorina Falco. E ricordi che la tengo d’occ…”

Jane chiuse il portone ancor prima che le ultime parole fossero udibili.

Poi andò in salotto per accendere la TV.

Da un proiettore olografico posto lì vicino, comparve la figura di un uomo.

“Salve, agente S3.”

E la ragazza sbuffò alzando lo sguardo al cielo.

“Ciao, Cusak.”

“Ho qui una segnalazione relativa a un utilizzo del Reset, come intendi procedere?”

“Che magari prima vorrei rilassarmi un po’.”

“Sai che non è possibile. I processi del Reset hanno la precedenza.”

“Dai, nemmeno una mezz’oretta?”

“Mi spiace, Jane.”

Jane spense la TV.

“Aaaah! Riuscirò mai a vedere una puntata di Friends?”

2

La moto di Jane era una Sailor AB 5100 Turbo.

Un moderno incrocio tra una Harley-Davidson ad assetto ribassato e una custom sportiva pronta a bruciare l’asfalto. Era un modello in edizione limitata, azzurro e nero, costruito per riportare nel presente il fascino del passato. Il motore era elettrico, ma riproduceva il boato di una vera bestia da strada e la mattina del 21 settembre 2082 quel rombo prepotente stava cantando lungo le strade di Newville.

Alle undici spaccate, Jane parcheggiò la moto dinanzi a un enorme palazzo. Ma quella non era stata la sua prima fermata.

Prima era passata in una rinomata pasticceria specializzata nei sapori antichi, dove aveva fatto colazione con un dolce che gli italiani chiamavano maritozzo con la panna. Poi, con quel dolce sapore in bocca, aveva raggiunto un mercatino di oggetti vintage per comprare alcuni film in Blu-ray. Fra i tanti ne aveva scelti alcuni con Julia Roberts – una famosissima attrice di inizio secolo – e aveva preso anche un cofanetto in edizione limitata de Il Signore degli Anelli, assieme a un vinile di musica classica.

Dopo aver chiuso il bauletto della moto, Jane si diresse verso l’imponente palazzo della compagnia per cui lavorava.

L’edificio, costruito nel 2051, era in stile moderno e all’altezza del quinto piano riportava una gigantesca insegna con su scritto “Cester Staks”.

Il nome della società derivava dal nome del giovane azionista che, nel marzo 2051, aveva concluso uno dei più grandi affari economici della storia. Nessuno lo aveva mai visto in volto, anche se i suoi possedimenti erano da sempre sotto gli occhi di tutti.

E il palazzo della Cester Staks era il più importante tra questi.

Nei piani superiori dell’edificio c’erano moltissimi uffici specializzati in consulenze finanziarie, mentre nei sotterranei in pochi conoscevano il lavoro operativo e segreto, che ogni anno fatturava alla compagnia gran parte dei suoi introiti.

Questi ultimi, naturalmente, erano ad accesso limitato. E Jane, in arte l’agente S3, era una delle persone che avevano il pass per poter entrare.

Una volta varcato l’ingresso principale, la ragazza attraversò l’immenso salone facendo attenzione agli sguardi indiscreti e raggiunti gli ascensori, entrò in quello dedicato ai dipendenti scendendo di due piani.

All’apertura delle porte, il sistema Micro-One eseguì una rapida scansione e, con voce artificiale, autorizzò l’ingresso.

“Bentornata, agente S3.”

Senza scomporsi, Jane si addentrò nel corridoio.

Aveva quattro anni quando lo aveva percorso per la prima volta – l’età in cui la mente umana comincia a conservare ricordi duraturi – e allora l’aveva fatto stringendo forte la mano di suo zio.

“Allora è qui che lavori, zio Bill?”

“Sì, Jane. E per un po’ questo sarà il posto dove vivrai e dove mi prenderò cura di te.”

“Ti voglio bene, zio.”

“Anche io, piccola.”

Da quel mattino erano passati esattamente diciotto anni.

Il lungo corridoio era rimasto freddo come allora e, alla fine del percorso, due enormi portoni nascondevano le aree più importanti della società. Dietro a un computer, un agente con i tratti da tigre era seduto per controllare gli ingressi e, da un piccolo schermo, stava osservando il canale sportivo che trasmetteva una partita di KatchBall.

“Hola, Mike! Come va? Vinciamo?”

“Oh! Buongiorno, Jane. Per il momento niente. Un paio di tentativi, ma nulla di fatto.”

Mike prese poi il tablet per controllare gli appuntamenti.

“Allora, Jane. Sei qui per il Reset n. 20092082/2, giusto?”

E la ragazza annuì.

Dopo aver poggiato la mano su uno schermo, Jane vide il portone aprirsi dinanzi a lei e Mike, premendo un tasto, annotò il suo passaggio.

“A posto. Cusak ti sta aspettando.”

“Grazie, tigrotto. A dopo.”

Jane entrò nella stanza segreta riservata agli utilizzi del Reset.

Quell’enorme spazio era pieno di archivi in cui erano raccolte le informazioni personali di gran parte degli abitanti del pianeta. Ogni utilizzo del Reset comportava la creazione di un documento in cui venivano riportati tutti i legami personali della vittima e gli agenti K avevano il compito di cancellarli.

Era un procedimento complesso e, per questo, il Reset era consentito solo su ordine di missione o in situazioni pericolose, poiché un errore avrebbe potuto mettere a rischio l’intera società segreta.

E l’attacco di un sicario, naturalmente, era da considerare una situazione di pericolo.

“Ciao, Cusak.”

Il capo della sezione Reset era molto alto e somigliava tanto a un noto attore d’inizio secolo, del quale portava anche un cognome simile.

“Ciao, Jane. Bentrovata. Allora com’è andata? È stata dura?”

“In passato ho avuto di peggio. Più che altro questo disgraziato, assieme a qualcuno di mia conoscenza, mi ha rovinato la serata dedicata a Friends!”

Cusak sorrise.

“Friends?… Ah, sì. La vecchia serie TV che ti piace tanto.”

“Già. Te l’ho detto mille volte. Dovresti vederla.”

Jane tirò fuori dalla borsa il Modulo R e lo passò a Cusak.

“Comunque, ecco il nostro uomo. Da una rapida ricerca con lo Scan, ho visto che questo stupido aveva una laurea in ingegneria elettronica, così l’ho flashato perché mettesse a frutto le sue competenze. Sono stata brava, vero?”

“Ricorda, Jane: le buone azioni saranno sempre premiate.”

“Lo sai che non credo tanto a questo genere di cose. Comunque grazie lo stesso, Cusak.”

“Di niente, Jane. Oggi sei di riposo?”

“Oggi devo soltanto scambiare due parole con il vecchio, poi avrò la giornata libera.”

“Jane, lo sai che non dovresti chiamare così l’agente Alpha.”

“È mio zio. Per me sarà sempre il vecchio.”

Cusak sorrise.

“Già. Ciao, Jane. Buona vita.”

“Buona vita a te, Cusak.”

Jane uscì dalla stanza sentendo la porta chiudersi alle spalle e tornò a guardare Mike.

“Abbiamo segnato?”

“Sì. Ma la partita è tostissima oggi!”

“Immagino. Dai, allora forza Indians!”

“Sempre.”

Appoggiando il badge d’identificazione, Jane passò la barriera in vetro antiproiettile e raggiunse l’immensa area riservata agli agenti segreti della Cester Staks.

L’area era composta da una moltitudine di uffici nei quali lavoravano gli agenti delle diverse divisioni: gli agenti A svolgevano transazioni segrete con i clienti, gli agenti B scambiavano e studiavano le informazioni, gli agenti C si occupavano del livello di segretezza di tutta l’organizzazione e così via fino agli agenti Z, come Mike, addetti alla vigilanza della sede.

Jane era un’agente S: apparteneva al corpo speciale d’azione.

Passando tra i corridoi in vetro, la ragazza raggiunse il settore più lontano dell’intera area e salì i gradini che portavano a un piano rialzato.

Lì si trovava il magnifico ufficio del capo di tutta l’organizzazione: l’agente Alpha.

Raggiunto il pianerottolo, Jane si fermò a guardare l’intero reparto.

Nonostante fosse due piani sotto terra, l’ambiente era illuminato dalla luce solare che proveniva dalle vetrate. Infatti, la piccola scogliera visibile dall’esterno era in realtà un’illusione del sistema di sicurezza, dietro la quale si nascondevano le vetrate del reparto.

Jane suonò il campanello.

“È permesso?”

E l’agente Alpha sorrise.

“Buongiorno, agente S3. Prego, entri pure.”

“Ciao, zio Bill! Come stai?”

“Mio dolce agente S3… Lo sa che al lavoro io sono l’agente Alpha, giusto?”

“Hai ragione, zio.”

Entrambi sorrisero.

Poi Jane estrasse dalla borsa una piccola scatola con dentro un maritozzo con la panna.

“Questo è per lei, zio Alpha. Una specialità perduta nel tempo ma davvero… Wow!”

“Grazie, agente S3. Ma lo sa benissimo che durante l’orario di lavoro non è consentito mangiare… Ma per questa volta faremo un’eccezione.”

“Non se ne pentirà.”

L’agente Alpha prese il dolce e gli diede un morso, gustandosi quell’attimo di eternità.

“Diamine! Quanto erano buone certe cose di un tempo. Me l’ero scordato.”

“Vero?! Diciamo soltanto che non erano ideali per la linea.”

“Grazie, agente S3.”

Jane rimise la borsetta a tracolla pronta per ripartire.

E il capo della Cester Staks la fermò.

“Ah, un’ultima cosa…”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Iacopo Benedetti
Iacopo Benedetti nasce nel 1982, assieme ai goal di “Pablito” Rossi. Figlio di Perugia, il piccolo Iacopo è un cittadino del mondo desideroso di diventare qualcuno, ma non per egocentrismo, ma per ripagare i genitori di tutto l’affetto ricevuto. A soli cinque anni, Iacopo impara a leggere. Non un testo impegnativo, eppure “La rondine e il principe” lo commuove così tanto da farlo innamorare dei libri. Sembra un percorso perfetto, ma l’arrivo dell’adolescenza rovinerà tutto. Niente studi classici, niente università; ma un magnifico “Due di due” di De Carlo, poggiato su una scrivania, gli farà riaprire gli occhi. Da lì arriveranno Hugo, Bradbury, Orwell e, a vent’anni, Iacopo comincia a scrivere. Saranno cinque i libri che terminerà. Volumi di generi diversi: dalla narrativa per ragazzi alle favole; finché, nel 2026, Iacopo decide di dare vita al suo nuovo romanzo: Jane – l’agente S3.
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