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Kozmic blues

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Consegna prevista Febbraio 2023

Il romanzo è ambientato nel mondo dell’arte.
Il protagonista è un artista che ha raggiunto una notevole fama per i suoi ritratti particolari. Ritrae personaggi famosi che si sono suicidati e poi sulla tela, col suo sangue, incide il numero del loro destino.
Prima di ritrarli studia la loro vita, li vuole conoscere a fondo, il ritrattista dell’anima viene soprannominato da un critico d’arte.
Il lavoro è tutto per lui, è circondato da numerosi donne ma non vuole legami stabili. Pensa che l’amore sia un sentimento inventato, che amiamo per difenderci dal vuoto dell’esistenza.
Finché un giorno, nel pieno del successo, incontra una ragazza affascinante e misteriosa che gli cambierà la vita.
Tra i due nasce un rapporto intenso, lui si ricrede, si lascia andare, lei diventa per lui quasi un’ossessione.
Il rapporto tra i due diverrà instabile, la ragazza sfugge, lui non si da pace, fino a quando lei svelerà un segreto ed entrambi dovranno fare i conti con il proprio destino.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché il protagonista del romanzo mi apparse come un fantasma una notte in sogno. Non rimaneva che dargli vita raccontando la sua storia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Vidi per la prima volta Elena all’inaugurazione di una mia mostra a Palazzo Litta.  Mi si avvicinò con indifferenza, credo per timidezza e subito mi colpirono i suoi grandi occhi neri e il suo lieve  sorriso.

“Buonasera”, mi disse, “posso disturbarla ?”

Dimostrava  poco più di vent’anni, vestiva come una ragazzina e al collo portava un filo con delle piccole sfere di vetro. È caduta dal cielo, pensai,  sembrava la Madonna di Munch.

“Mi piacerebbe proporle un’intervista”,   continuò , “le sue opere coi numeri  sono un’ode al destino”.

Una definizione azzeccata, in due sole parole era riuscita  a riassumere il mio lavoro di anni.

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Certamente, le dissi, quando vuoi fare ?

Mi dava del lei, a me era venuto naturale darle del tu.

“Non darmi del lei”, mi sentii di dirle, “non ho nemmeno cinquant’anni”.

Si scusò, quasi volesse schermirsi dalla propria avventatezza e alzò la mano sul viso.

Il lunedì successivo Elena si fece viva per organizzare l’intervista. Le fissai un appuntamento da me in via Morimondo , uno spazio che un tempo era un vecchio magazzino che sapeva di catrame.

Feci molta fatica ad acquistarlo , non avevo un soldo all’epoca.

Vittorio, il proprietario,  me lo aveva proposto  e quando mi disse il prezzo pensai a uno scherzo.

Valeva almeno il doppio e comunque non avevo il becco di un quattrino.

Ma lui mi disse di non preoccuparmi, che lo avrei pagato coi miei quadri, poiché era sicuro che un giorno sarebbe stato lui a fare un buon affare.

Vittorio aveva fiuto, investiva sui giovani artisti e la sua sensibilità veniva poi quasi sempre ripagata dal loro successo.

Alla fine concludemmo l’affare, ed emozionati, quel giorno, stappammo insieme una bottiglia di champagne.

Aveva da poco tempo venduto la sua  azienda a una multinazionale tedesca,  poteva così  finalmente godersi la vita e dedicarsi alle sue passioni, prima su tutte la musica.

Suonava il piano maledettamente bene,  credo che se  avesse scelto quella strada  sarebbe diventato un musicista affermato.

Amava  il jazz , alla tastiera era più uno sperimentatore che un interprete, con un orecchio eccezionale riusciva a improvvisare fraseggi davvero originali.

“Suono  come le balene artiche, non so leggere lo spartito ma compenso con l’orecchio”,  diceva spesso scherzando.

“ Sei in buona compagnia,  anche Buddy Bolden non sapeva leggere la musica”, gli rispondevo  ridendo.

Lo aveva  scoperto durante un  viaggio in Groenlandia, era stata per lui  un’esperienza  straordinaria, i  microfoni sotto il ghiaccio registravano  un canto inimmaginabile, suoni simili al jazz.

Era contagioso ascoltarlo, raccontava quella storia con  l’entusiasmo dei  bambini,  gli luccicavano perfino gli occhi.

Quante volte avrei voluto essere là con lui mentre continuava a raccontarmi  che  i maschi  mettevano addirittura in scena una  competizione canora per attrarre le compagne. Insomma, la solita vecchia storia della seduzione, perfino nel profondo dell’Artico, commentavo divertito.

Spesso, in quei momenti  interveniva Susanne, sua moglie,  che da giovane doveva essere stata una donna bellissima. Lo intuivo da alcune fotografie incorniciate sopra un piccolo tavolo impero. Me ne piacevano due in particolare, una dove erano abbracciati di notte,  in riva al mare con un panama in testa,  entrambi vestiti di bianco.

L’altra era dentro una cornice d’argento. Tutta la famiglia era in abito da sera, Vittorio e  il  figlio Leonardo  in smoking, Susanne con  un vestito lungo rosso e due orecchini d’oro a candelabro che le accarezzavano il volto. Avevano un’espressione felice e Leonardo assomigliava molto a suo padre,  quando sorridevano erano come due gocce d’acqua. Finito  il liceo era andato a studiare medicina a Boston, poi dopo la laurea si era fidanzato  con una compagna di corso e trasferito  a New York.

Susanne mi invitava spesso a colazione , credo le andassi a genio, forse perché io e Vittorio un po’ ci somigliavamo, lei era convinta che due nati sotto lo stesso segno non potevano  che andare d’accordo. Sosteneva che avessimo  gli stessi gusti e che anche suo marito era un artista anche se la vita aveva scelto diversamente per lui.

L’ultima volta che vidi Susanne era serena, non avrei mai immaginato che sarebbe morta di lì a pochi mesi.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Marco Pambieri
Marco Pambieri, al suo primo romanzo, è laureato in giurisprudenza e appassionato d’arte.
Esperto di rigenerazione urbana e riqualificazione ambientale, risiede nel consiglio di amministrazione di numerose società attive nella riconversione di aree dismesse e degradate al fine di dar vita a nuovi edifici eco sostenibili.
L’ultimo progetto vedrà la nascita di Art Tower, una torre artistica in bio edilizia che sorgerà in un’area ora abbandonata nelle vicinanze della Fondazione Prada.

L’autore devolverà il ricavato della vendita di questo romanzo in beneficienza.
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