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La Famiglia

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Consegna prevista Agosto 2027

Luna ha quindici anni quando la sua vita cambia per sempre.

Dopo l’assassinio della madre, scopre chi è davvero suo padre e si mette sulle sue tracce, lasciandosi alle spalle l’unico mondo che abbia mai conosciuto. Il viaggio la conduce a New York, dove entra in contatto con una famiglia potente e misteriosa, al vertice di un sindacato criminale.

Quello che Luna non sa è che la sua ricerca la porterà molto più vicino al pericolo di quanto avrebbe mai immaginato. Tra segreti, tradimenti, violenza e legami familiari mai conosciuti, dovrà imparare rapidamente a distinguere chi vuole proteggerla da chi, invece, vuole usarla.

Perché conoscere la verità sul proprio passato può essere il primo passo verso il pericolo. E a volte la famiglia è proprio il luogo in cui il pericolo si nasconde meglio.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di liberare la mente. All’inizio erano solo pensieri e immagini, poi ho iniziato a trasformarli in personaggi, situazioni e storie. Scrivere mi ha permesso di dare forma alla mia fantasia e di creare un mondo tutto mio.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Quando concluse il disegno, si ritrovò davanti l’immagine di un uomo dal sorriso inquietante e ricoperto di sangue. Come da rito, strappò la pagina e la bruciò nel lavandino. Suo padre poteva essere qualsiasi cosa lei volesse, proprio come il padre di Castle prima di conoscerne l’identità. Era stato proprio guardando quel telefilm che aveva imparato a convivere con l’idea di non avere un padre. Castle l’aveva presa bene, perché lei non avrebbe dovuto fare la stessa cosa?

Alla fine, annoiata fino al midollo, si stese sul divano e fissò il muro

fino ad addormentarsi. Fu la madre a svegliarla quando rincasò.

«Dormire su uno scomodo divano non è l’ideale per una giovane adolescente come te» rise sua madre. Aveva ancora la divisa del diner in cui lavorava. Il suo sorriso era la cosa più bella del mondo.

«Non era mia intenzione farlo» disse lei alzandosi. Aveva la schiena dolorante. «Mi annoiavo».

«Come sempre. Se non ho turni, questo weekend andiamo alla baita per gli allenamenti, ok?».

Come faceva quella donna a sorridere in quel modo? Come faceva a

contagiarla facendo sorridere anche un’adolescente cupa come Luna?

Andò verso la finestra e guardò il cielo della notte appena calata. Le stelle erano poche ma almeno c’era fresco. Sua madre si mise accanto a lei. Si era sciolta i capelli e i suoi riccioli scuri erano ricaduti ai lati del suo viso a cuore. I suoi occhi verdi scrutavano il cielo. Era bellissima anche con la nostalgia stampata nello sguardo.

Invidiava la sua bellezza. Lei aveva preso la maggior parte dal padre, quindi lei e la madre si somigliavano solo per lineamenti e la forma del corpo.

«Sei triste?» chiese Luna alla madre.

Lei scosse la testa con un sorriso. «La sera in cui sei stata concepita era simile a questa. Io e tuo padre eravamo all’aperto».

«Quest’ultimo dettaglio potevi risparmiartelo» disse lei stringendo le labbra disgustata.

Sua madre si mise a ridere e le accarezzò i capelli scuri. «Tesoro, hai

quasi sedici anni. Dovresti sapere come nascono i bambini, no?».

«Nessuno vuole immaginare i propri genitori fare sesso» si lamentò lei mentre si allontanava per andare verso il frigo. «Anche se in effetti, non sapendo com’è mio padre, ho solo una visione parziale della cosa».

Rachel chiuse la finestra e si rivolse alla figlia.

«Ritieniti fortunata allora. Io ho visto mia madre con il mio patrigno. Non è stato un bello spettacolo».Il disgusto era passato da Luna a Rachel. Fu il turno della figlia di mettersi a ridere.

«Oh Gesù, sei seria?» non poteva fare a meno di ridere nel vedere il viso della madre distorto in quel modo ma non durò molto. Sua madre era una donna allegra.

«Lasciamo perdere questi discorsi. Dovresti andare a dormire invece, domani dovrai svegliarti presto per andare a scuola».

Luna sospirò. Odiava la scuola. Aveva voti alti ma quel dannato posto era colmo di bulletti da quattro soldi. Non ci aveva messo molto a isolarsi da tutti ma più si è soli più è facile essere presi di mira. Fortuna che lei è in grado di difendersi da sola e la sua calma la rende abbastanza noiosa per i bulli, ma ogni tanto ci provano comunque.

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La scuola dovrebbe essere un posto in cui imparare, non uno in cui si deve sopravvivere.

Sua madre descriveva la scuola come un campo di battaglia in una

terra di nessuno. Bisogna sempre guardarsi alle spalle dato che il nemico si può nascondere ovunque e nessuno ti aiuta. Nessuna descrizione poteva essere più adatta.

Luna si lavò i denti e diede un bacio a sua madre. Niente cena, ma non era una novità. Spesso rinunciavano a un pasto per poter avere un po’ più di soldi per le bollette e l’affitto. Non era un problema, ma c’erano sere in cui andava a dormire con lo stomaco brontolante. Quella era una di quelle sere ma riuscì ad addormentarsi ugualmente.

Il mattino dopo la madre la svegliò all’alba. Le aveva preparato una colazione a base di cereali.

Per qualche strana ragione, sua madre era più silenziosa del solito.

Beveva il suo caffè con fare pensieroso.

No, non era corretto il termine pensieroso, ma allertato. Lei conosceva bene sua madre, era brava a nascondere le emozioni. Il

suo addestramento militare le permetteva di nascondere tutto dietro una maschera ed era dannatamente brava a farlo.

«Cosa ti preoccupa?».

Lei si risvegliò dai suoi pensieri e sorrise a sua figlia.

«Non preoccuparti tesoro, non è niente. Prepara le tue cose o rischi di fare tardi».

Non c’era quel rischio, aveva ancora molto tempo ma decise di dare ascolto a sua madre. Le diceva sempre tutto quindi bastava darle un po’ di tempo e le avrebbe detto ciò che la preoccupava.

Così, Luna si preparò e si incamminò verso scuola mentre sua madre prese la macchina per andare al lavoro. Se la prese con calma dato che era in anticipo. Vide alcuni suoi compagni in un bar per fare colazione, cosa che lei non avrebbe mai potuto permettersi di fare. Tirò dritto ignorandoli ma lungo la strada vide Jason con il suo gruppo di amici. Cambiò rotta prima che lui si accorgesse della sua presenza ma facendo ciò si ritrovò a fare il percorso più lungo. Fortunatamente riuscì ad arrivare a scuola in tempo.

Non aveva voglia di ascoltare le lezioni, quindi si mise nell’ultimo banco e iniziò a disegnare sul suo quaderno. Ritrasse sua madre mentre guardava le stelle affacciata alla finestra. In quel momento l’aveva trovata così bella che quella immagine le era rimasta impressa.

Alla fine della lezione, andò al suo armadietto e trovò un biglietto

“anonimo” con scritto “spero apprezzi il mio regalo”. Accartocciò il pezzo

di carta e inserì la combinazione. Si ritrovò davanti un pacchetto regalo incartato di tutto punto. In base a ciò che trovò scritto sopra, capì immediatamente che arrivava da un negozio in città noto per la vendita di lingerie. Assolutamente disgustoso.

Senza troppe cerimonie, prese il pacchetto e lo gettò nel cestino più vicino, così come il biglietto. Prese i libri che le servivano e andò alla lezione successiva. Appena conclusa, decise semplicemente di uscire da scuola saltando il resto della giornata. Andò al lago e si sdraiò in mezzo al verde, ammirando il cielo e godendosi la frescura. Si mise a riflettere su tutto ciò che stava accadendo con Jason. Sapeva che doveva avere solo un po’ di pazienza. A fine anno lui si sarebbe trasferito per andare al college e lei non avrebbe più avuto sue notizie.

Poi le tornò in mente una cosa che non c’entrava niente con quel tipo. Sua madre quella mattina non aveva turni. Perché aveva preso la

macchina?

Si alzò dall’erba, prese le sue cose e tornò a casa per vedere se fosse rientrata. Non era da lei. Quando non aveva turni al lavoro passava il tempo alla baita o a pulire casa e armi.

Quando arrivò in paese cercò di evitare le strade più trafficate. Aveva passato ore al lago e voleva evitare di incontrare i suoi compagni che senza ombra di dubbio bazzicavano in giro.

Davanti a casa notò che nella loro cassetta della posta c’era un altro biglietto. “Dovresti essere grata per i regali che ti faccio. Saresti davvero stata molto bella con quello addosso solo per me”. Sospirò e lo gettò.

Salì le scale e quando arrivò davanti alla sua porta pote udire delle

voci dentro l’appartamento e dei rumori strani. Non ricevevano mai visite.

Inserì la chiave e entrò. Vide sua madre al centro dell’appartamento che fissava con rabbia un uomo di mezza età mentre altri due, un uomo e una donna, rovistavano nell’appartamento.

«Oh, questa è tua figlia Luna? È molto carina. Se non sbaglio, tra poco sarà il suo compleanno».

L’uomo aveva un tono di voce estremamente calmo ma arrogante. Il suo sorriso era davvero soddisfatto, come se avesse fatto la più grande scoperta del mondo.

«Tieni mia figlia fuori da questa storia, amico. Come ti ho già detto, non troverete niente qui».

«Ho già trovato quello che cercavo. Jake Lockwood è fortunato, eh?»

rispose lui senza smettere di guardare l’adolescente.

«Mamma, che succede? Chi sono questi tizi?».

Non aveva mai visto sua madre così tanto arrabbiata. Erano agenti di qualche organizzazione? Luna ricordava che sua madre era stata congedata ma non che avesse qualche problema.

«Nessuno tesoro. Adesso vanno via».

«Signore, non c’è niente» disse la donna avvicinandosi a quello che intuì essere il suo capo.

«Fa niente. Troveremo un altro modo». Si girò verso sua madre che

sembrava essere sempre più arrabbiata. «È stato un piacere conoscerti».

Con quelle parole, l’uomo uscì dall’appartamento accompagnato dai suoi subalterni, lasciandosi dietro di sé una scia di caos.

«Mamma?».

Sua madre chiuse e strinse le labbra. Stava cercando di contenere la rabbia. Stringeva i pugni con così tanta forza da sbiancare le nocche. Dopo un sospiro profondo, riaprì gli occhi e guardò sua figlia con un minuscolo sorriso.

«Aiutami a sistemare tesoro».

Il loro appartamento poteva anche essere piccolo ma era sempre in ordine. Sua madre era fissata con l’avere tutto ordinato, abitudine acquisita sotto le armi. In quel momento sembrava essere passato un carro armato.

«Cosa cercavano quei tizi? Chi erano, cosa volevano da te? E chi è

Jake Lockwood?» chiese lei mentre iniziava a riordinare.

«Nessuno tesoro. Quei tizi cercavano l’indirizzo di un magazzino. Sta tranquilla, non ho nulla da nascondere. Hanno semplicemente sbagliato nel credere che io potessi sapere qualcosa. Non torneranno più».

Detto ciò, sua madre si chiuse nel mutismo e non rispose più alle sue domande.

Erano passate ormai due settimane da quando quei tizi avevano fatto irruzione nel loro appartamento. Era iniziato ottobre e il giorno del suo compleanno era sempre più vicino. Sapeva già cosa aspettarsi. Ogni ventisette ottobre si concedevano il lusso di mangiarsi una torta insieme per festeggiare entrambi i loro compleanni. Sua madre, infatti, era nata solo due giorni prima di lei. Stando a quanto diceva lei, festeggiavano anche il compleanno del padre, dato che Luna era nata lo stesso giorno. Da un po’ di tempo aveva smesso di pensare alla visita di quei tipi anche se,

quando ci ripensava, aveva sempre un senso di amarezza in bocca. Sua madre le aveva detto di non preoccuparsi e così lei faceva.

Luna si stava dirigendo verso la scuola per affrontare le noiosissime lezioni di quella giornata. Arrivata alla prima classe, si accinse a prendere il suo quaderno degli schizzi ma si accorse subito di non averlo con se. Doveva averlo lasciato sulla sua scrivania a casa.

Quella giornata sarebbe stata più noiosa del solito.

A fine scuola, come faceva ormai da sempre, gettò l’ennesimo regalo del suo stalker e andò a passare un po’ il tempo in riva al lago. La noia l’assaliva ma guardare il tramonto la calmava. Non aveva molta voglia di tornare a casa in un appartamento vuoto ma quando si ricordò di aver lasciato lì il suo quaderno, con uno sforzo enorme decise di andarci.

Quando arrivò nei pressi di casa sua, notò il padre di Jason con la sua auto d’ordinanza insieme ad altri poliziotti. Iniziò ad agitarsi seriamente. Cosa diavolo aveva detto quel bastardo a suo padre?

Si avvicinò ancora, leggermente in ansia per quello che sarebbe successo, ma doveva affrontare quella situazione. Magari sarebbe riuscita a porre definitivamente fine allo stalking.

Lo dubitava.

Il padre di Jason la notò e si avvicinò subito.

«Luna, sei tornata. Dov’eri finita?». Il suo tono era preoccupato e ciò la stranì ancora di più.

«Ero al lago» rispose cercando di mantenere la calma. «Che cosa sta succedendo?».

«Ti devo fare alcune domande su tua madre».

A quel punto Luna era seriamente sorpresa. Volevano incastrare sua madre per qualcosa? Non poté fare a meno di ripensare alla strana visita ricevuta due settimane prima.

«Mia madre? È al lavoro in questo momento».

«A che ora hai lasciato l’appartamento?» chiese lui ignorando le sue parole.

«Presto. Saranno state le sette. Perché me lo chiede?».

«Tua madre era a casa?». Il suo tono era estremamente professionale.

C’era qualcosa che non andava.

«Sì. Ha il turno di pomeriggio, infatti adesso è al lavoro». Lui appuntò tutto in un taccuino. Luna era sempre più preoccupata. «No, non è al lavoro» disse lui. «Mi dispiace, ma…».

Luna era vicina ad una crisi di panico. Cosa era successo? Perché lui si stava scusando?

Non lo lasciò parlare oltre. Superò in fretta sia lui che tutti gli agenti presenti che cercavano di afferrarla. Quando arrivò al suo piano, la porta dell’appartamento era aperta e ciò che vide la terrorizzò.

L’appartamento era sottosopra. Sua madre era a terra al centro della sala, sopra una grandissima pozza di sangue. L’ultima cosa che vide prima di essere trascinata via dal padre di Jason erano i suoi occhi vitrei privi di vita. Il suo verde acceso era ora spento.

L’ex soldatessa Rachel Coen era appena stata uccisa.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Giulia Fucci

    Non vedo l’ora di ricevere il tuo romanzo e leggerlo!

  2. Giulia Fucci

    Ciao Giulia!

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