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La neve
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Consegna prevista Settembre 2024
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Gennaio 2002.
La neve con il suo soffice manto copre tutto.
Lieve e silenziosa.
Eva, giovane campionessa dello sci di fondo, la ama da sempre.
Mancano pochi giorni alla sua partenza per le Olimpiadi di Salt Lake City quando un tragico incidente le cambia totalmente i piani.
Marco, il suo impulsivo fidanzato, si innamora di Federica, una ragazza conosciuta in treno.
Alla morte della madre, il ragazzo bolognese decide di cambiare radicalmente vita.
Mila, donna dal passato torbido, seduce Antonio, il padre di Eva. La loro breve relazione farà riemergere in lei l’anima nera sepolta da tempo sotto la cenere.
Tre storie che si intrecciano tra forza, disperazione, determinazione e speranza in un continuo cambio di scena e di prospettiva.

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato la stesura di questo libro nel periodo del lockdown. Portare a termine un romanzo è stato da sempre un mio sogno nel cassetto perché scrivere mi fa stare bene, mi diverte e lo trovo un passatempo unico nel suo genere. Condividere questo mio elaborato con persone che potranno emozionarsi leggendolo, mi rende felice.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

1.0

Le prime luci del mattino davano il benvenuto ad un nuovo giorno.

Eva, appena sveglia, guardava i monti attraverso le ampie e luminose finestre della sua camera al primo piano della villetta di famiglia.

Quelle cime le avrebbe potute disegnare ad occhi chiusi tanto le erano familiari, tanto le amava.

Era il periodo più bello dell'anno per lei, quando i primi fiocchi di neve portati dal vento preannunciavano l'arrivo dell'inverno.

La neve.

Le era sempre piaciuta fin da quando da bambina, per la prima volta, ne aveva sentito il rumore sotto i piedi uscendo di casa.

Eva, svegliati! E' ora di andare a scuola!”

Ricordava quando ancora semi addormentata apriva gli occhi e il volto di sua madre le compariva sorridente invitandola ad alzarsi con un bacio in fronte e una carezza.

La neve, i ricordi.
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Contemplando il filare di gelsi che delimitava la strada sterrata che da casa sua saliva verso la collina, le tornavano in mente le fredde mattine invernali della sua infanzia fatte di sorrisi, suoni e profumi familiari.

Vieni a fare colazione, ti ho preparato la cioccolata”.

Il maglione di lana e i calzettoni appoggiati sul termosifone della cucina, lo strepitio del fuoco nel caminetto acceso e l'intenso aroma del legno che lentamente abbrustoliva lasciando nell'aria calore di casa erano le cose della sua infanzia che ricordava con più affetto.

La neve, i desideri.

Nella sua mente di bambina, a quel tempo, c'era spazio per tanti sogni.

Quelli belli che le lasciavano un accenno di sorriso per tutta la giornata e quelli brutti che riusciva a cancellare con un battito di ciglia.

E poi quelli ad occhi aperti, spensierati e sinceri.

Io sono la Regina della neve! Ogni fiocco che scenderà dal cielo sarà mio! Li prenderò tutti al volo e li custodirò per sempre!”

Dolci discorsi da bambini, fantasie pure, senza filtri.” pensavano sorridendo i suoi cari.

Eppure, qualche anno dopo, Eva era riuscita davvero ad esaudire il suo desiderio.

Con un paio di sci da fondo ai piedi.

EVA PICCOLI REGINA DELLA NEVE!

Recitava così il titolo a nove colonne del “Giornale di Udine” la mattina seguente alla sua prima vittoria in Coppa del Mondo ottenuta a Sappada, su quella che era stata da sempre la sua pista di allenamento.

Era il 10 dicembre del 1999 e ad appena vent'anni era nata una campionessa.

Da quel giorno Eva aveva iniziato la sua personale corsa verso la qualificazione per le Olimpiadi invernali di Salt Lake City 2002 con una lunga serie di successi e affermazioni incredibili.

Testarda, intelligente, determinata.

Erano le doti che fin da giovanissima l'avevano contraddistinta.

Grazie ai suoi prestigiosi risultati sportivi era entrata a far parte del Gruppo Sportivo dell'Arma dei Carabinieri e contestualmente si era iscritta alla Facoltà di Psicologia all'Università di Padova dove aveva conosciuto Marco, un ragazzo di cui si era innamorata e con il quale stava nascendo “qualcosa di bello”.

Nulla poteva scalfire il suo animo in quel periodo.

1.1

Eva, la convocazione era già nell'aria ma ora è ufficiale: andrai alle Olimpiadi, complimenti!” .

La notizia arrivava direttamente dal Presidente del CONI subito dopo le gare della Val di Fiemme, ad un mese esatto dall'inizio dei XIX Giochi Invernali.

Olimpiadi! Ditemi che non è uno scherzo! Ditemi che è tutto vero!”.

Eva con i suoi grandi occhi castani, i suoi lunghi capelli mori legati a formare una lunga coda di cavallo e la sua espressione buona, non stava nella pelle dalla gioia.

Dalla caserma in cui si trovava per ragioni di servizio non aveva aspettato nemmeno un minuto per rendere partecipi i suoi familiari della bella notizia.

Con la mano tremante dall'emozione faceva fatica a tenere fermo il suo Nokia 3310, ultimo modello di telefono cellulare uscito sul mercato.

Mamma, papà! Non prendete impegni per il prossimo mese! A febbraio vi porto con me negli Stati Uniti! Andiamo nello Utah!”

A questa telefonata aveva fatto seguito, qualche giorno dopo, una grande festa a casa Piccoli con i parenti, un numeroso gruppo di tifosi e molti giornalisti e fotografi pronti a registrare e ad immortalare ogni singolo istante di quell'evento.

Una grande torta raffigurante i cinque cerchi olimpici campeggiava sul tavolo del soggiorno mentre sull'ampio terrazzo posto al piano superiore era stato appeso uno striscione che recitava così:

Più in alto dell'Olimpo ci sono solo le Stelle”.

Eva era rientrata a Cassacco appositamente per quella occasione.

Una toccata e fuga prima di riprendere la preparazione in vista dell'avventura negli Stati Uniti.

Tutto era perfetto in quella giornata. L'unica cosa che mancava a Eva era la presenza di Marco.

Era giunto il momento di farlo conoscere ai suoi cari e di liberarsi in tal modo dalle mille domande che le venivano poste sulla loro relazione, dai tanti dubbi e dalle preoccupazioni che attanagliavano sua madre e da tutto “quello che potevano pensare” i suoi familiari.

Il tramonto rosso acceso dava un senso di calore ancora più intenso alla serata.

Il sole di gennaio, con i suoi ultimi timidi raggi, aiutato dai rami spogli degli alberi, disegnava a terra magnifici arabeschi mentre un'aria sferzante pennellava di blu cobalto il cielo dalla parte opposta.

Sui vicini monti il bianco della neve risplendeva alla luna nascente.

Eva, davanti a tutto questo si sentiva viva.

Aveva respirato a fondo chiudendo gli occhi per un istante come per fermare quel momento in cerca dell'attimo che fugge per trattenerlo tra i suoi ricordi più cari.

Tutte quelle persone erano lì per lei.

Non avrebbe mai e poi mai potuto né voluto deluderle.

1.2

Marco non stava nella pelle.

Aveva superato brillantemente anche l'ultimo esame del suo percorso universitario ed ora non gli rimaneva altro che discutere la tesi di laurea.

I suoi occhi verdi tradivano tutta l'emozione di un ragazzo che a venticinque anni iniziava a vedere l'inizio di una vita nuova.

Dall'alto del suo metro e ottantacinque e col sorriso di chi si sente in pace con il mondo perchè sa di avere il futuro nelle sue mani, era entrato in biblioteca come se stesse camminando sollevato da terra.

Padova in molte giornate invernali è come un film in bianco e nero.

La nebbia avvolge tutto e tutti, ammanta in un'aurea magica le statue di Prato della Valle, ovatta i rumori e fa perdere il senso delle distanze.

Marco però in quella giornata grigia brillava di luce propria.

Eva, ce l'ho fatta!”.

Erano state le prime parole che aveva urlato nel totale silenzio dell'aula studi dove la ragazza lo stava aspettando.

Tutti gli studenti presenti all'interno dell'edificio avevano alzato lo sguardo verso di lui.

Chi spazientito, chi incuriosito, chi divertito da tale exploit.

Per non dare troppo nell'occhio Eva l'aveva preso per mano ed insieme erano usciti. Una volta fuori si erano abbracciati talmente forte che Eva era certa di aver sentito i loro cuori battere all'unisono.

Marco, lo scanzonato ragazzo bolognese al quale la vita aveva regalato più dolori che gioie era ad un passo dai suoi sogni.

Marco Venturi, lo sa che l'abbiamo ammessa all'esame di maturità soltanto perché comprendiamo bene la sua situazione familiare? Il consiglio che le do, in tutta franchezza, è quello di cercarsi fin da subito un lavoro.

Lasci perdere qualunque velleità universitaria.

I sogni pindarici li lasci ad altri. E cerchi di aiutare concretamente sua madre”.

Questa era stata la lapidaria sentenza del suo professore di Lettere poco prima dell'inizio degli esami di quinta all'Istituto Tecnico Commerciale “Luigi Tanari” nella città delle Torri degli Asinelli e della Garisenda.

Non aveva mai conosciuto suo padre, Marco, figlio unico con una madre che cercava in ogni modo di farlo rigare dritto in un quartiere fatto di case popolari, spacciatori e perdigiorno.

Carla Bucci, un'esile donna sulla cinquantina scarsa che dimostrava almeno dieci anni in più, lavorava come assistente sanitaria in una struttura privata.

Il suo stipendio era da sempre l'unica fonte di sostentamento familiare.

Le si leggeva nello sguardo la stanchezza per una situazione difficile da gestire, e nei capelli ricci e ingrigiti prima del tempo quel senso di trascuratezza involontaria che la pervadeva.

Quegli stessi capelli folti e ricci erano anche un segno distintivo di Marco.

Quando c'era qualcosa che lo preoccupava era solito passarsi la mano sinistra nella folta capigliatura.

Un gesto naturale e rivelatore.

Mamma, un giorno ti porterò via da qua, meriti di più di tutto questo.

Ti chiedo solo di resistere ancora 4 anni. Se ce l'abbiamo fatta fino adesso ce la faremo ancora”.

Aveva deciso di testa sua, come spesso faceva.

Si sarebbe iscritto all'Università, in barba ai consigli dei professori, in barba alla situazione di relativa difficoltà familiare.

E aveva avuto ragione.

Testardo e cocciuto. Forte come una roccia.

In un momento di pura ribellione si era anche fatto tatuare sull'avambraccio sinistro una frase secca, asciutta come il suo fisico.

Non mi avrete mai come volete voi”.

Per tutta la durata del suo percorso universitario aveva cercato di coprire il più possibile quella scritta, ma ne era comunque orgoglioso.

Durante i periodi meno impegnativi aveva trovato lavoro come cameriere in un locale nelle vicinanze della Basilica di Sant'Antonio, ma in quella giornata aveva chiesto un permesso.

Posso offrirti un aperitivo per festeggiare stasera?”

Eva a quell'invito non poteva dire di no.

Certo, ci vediamo dopo”.

Aveva chiosato così la ragazza, con un dolce sorriso e una lieve carezza solo accennata, con il pudore di chi non vuole farsi vedere troppo dolce in pubblico.

1.3

Marco, è giunto il momento di presentarti ai miei. Sai il tipo di rapporto che ho con mia madre e mio padre, sono curiosi di conoscerti. Non possiamo più rimandare questo incontro.

Poi lo sai, fra dieci giorni noi tre partiremo e con te che devi preparare la tesi non ci vedremo per un lungo periodo.

Pensandoci già mi manchi”.

Con gli occhi lucidi e con sincero desiderio Eva si era avvicinata al ragazzo e gli aveva dato un bacio.

Va bene, credo che sia il momento più opportuno. D'altronde dopo quasi un anno che ci frequentiamo è anche giusto renderli partecipi della nostra relazione”.

Marco era il classico ragazzo scanzonato che non dava troppa importanza alla forma.

Indipendente e abituato a vivere le situazioni in modo molto informale, trovava una cosa molto strana e inusuale una presentazione ufficiale.

Tra una settimana, due giorni prima della partenza, sono stata invitata a una serata di beneficenza a Santo Stefano di Cadore. Potrebbe essere l'occasione buona per farci vedere insieme, che ne dici?”

Va bene, farò questo sforzo, ma in cambio tu mi dedicherai la medaglia che vincerai alle Olimpiadi!”.

Una fragorosa risata aveva accompagnato il brindisi tra i due innamorati.

Belli e felici.

Sguardo nello sguardo, mentre su Padova era scesa la sera e una folla di studenti si era riversata nelle vie e nelle piazze del centro cittadino per il consueto “cicchetto” accompagnato da un classico spritz.

Piazza delle Erbe brulicava di persone in vena di fare festa e

nella moltitudine di accenti, etnie e pensieri diversi c'erano anche Eva e Marco.

Completamente assorti l'una nell'altro, come se le altre persone, per loro, in quel momento, fossero solo fantasmi.

1.4

Il Comune di Santo Stefano di Cadore aveva organizzato una cena a scopo benefico per la raccolta fondi a favore di un'associazione sportiva che si prendeva cura di alcuni ragazzi con disabilità motorie alla quale aveva invitato numerosi atleti.

Tra di essi Eva doveva essere la “damigella d'onore” e lei per nulla al mondo avrebbe voluto perdere l'occasione di presenziare a questa manifestazione.

Mamma, sei pronta? Dai che facciamo tardi!”

Due giorni prima della partenza per gli Stati Uniti era giusto anche staccare la spina per una sera ed Eva dimostrava tutta la sua impazienza di fronte alle lungaggini della madre che tardava nello scendere dalla camera da letto.

Arrivo, solo un attimo e sarò pronta”.

Anna Coletti era una splendida quarantacinquenne, molto elegante, slanciata, con gli stessi occhi espressivi e intelligenti della figlia e capelli scuri cortissimi che incorniciavano un viso magnetico che nel corso degli anni aveva ammaliato più di qualche uomo.

Era stata una sportiva di livello nazionale nella disciplina del salto in alto prima di diventare madre e di dedicarsi completamente alla famiglia.

Fin dai primi anni di vita della figlia, aveva cercato di inculcarle i valori più puri dello sport sempre affiancati ad un sano agonismo.

2024-02-14

Aggiornamento

Ringrazio davvero di cuore tutti coloro che hanno contribuito a farmi raggiungere le 250 copie in soli due mesi di campagna! Un risultato davvero insperato per me! Spero che la vostra fiducia nei confronti del mio primo romanzo venga ripagata da qualche ora di buona e coinvolgente lettura! A presto per ulteriori aggiornamenti e grazie ancora a tutti!
2023-12-23

Aggiornamento

Il primo obiettivo è stato raggiunto. 200 copie preordinate in soli 9 giorni. Mi sembra impossibile eppure è accaduto! Grazie a tutti per il supporto! Come promesso, tutti i miei guadagni di questi 100 giorni andranno in beneficenza per un'associazione che finanzia la ricerca sulla SLA.
2023-12-20

Wideline radio

Mercoledì 20/12 nella fascia oraria tra le 19.00 e le 20.00 sarò "on air" se Wideline radio (www.wideline.it oppure scaricandonl'app) per presentare il mio progetto
2023-12-16

Nordest24

Nell'articolo si parla del mio progetto: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid0nvaaB6vEN5Q6py4zZ9ixgAbpusjuF7hc1vb35YVsKs5YJSBF8Yy2d88XEMes9NWql&id=100064668492970

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Letto tutto d’un fiato , questo penso dica molto . i personaggi e il loro muoversi nella storia sono assolutamente coinvolgenti e si finisce per divorare ogni pagina per scoprire la successiva.

  2. (proprietario verificato)

    Romanzo avvincente che ti porta a leggerlo tutto d’un fiato. Unisce la suspance di un singolare thriller alla bellezza dell’ambiente fantastico della montagna sappadina e alla tensione agonistica del biathlon. Nella forma scorrevole stesa dal giovane autore traspare la passione che ha per la scrittura, per lo sport e per l’ambiente ed emerge la creazione di situazioni e personaggi che conquistano e dichiarare si finisce non solo per leggere ma per vivere le storie.

  3. (proprietario verificato)

    Bellissimo libro , un romanzo molto coinvolgente ambientato tra Friuli e Londra che ti tiene fino all’ultimo con il fiato sospeso .
    E’ un intreccio di storie , persone , luoghi che si intersecano tra di loro .
    Ciò che mi ha lasciato questo libro e’ sicuramente
    l’ insegnamento che , nella vita, non si deve mollare mai , qualunque cosa accada .
    Lo consiglio vivamente …buona lettura 😉

  4. Raffaella Zaccai

    (proprietario verificato)

    Sotto la coltre de “La neve” tre storie si intrecciano come i disegni degli arabeschi in una stampa kashmir. Nulla è lasciato al caso in questo romanzo di formazione dove sport, amicizia e amore trovano spazio tra gli incantevoli paesaggi del Friuli Venezia Giulia e l’Europa. I personaggi e le loro vicende sono narrati in un modo così attento che fanno entrare subito il lettore nel racconto (racconto che nella mia mente è diventato subito film), in equilibrio e con una ricerca costante di leggere ancora un pagina 😊 La disciplina dello sport incontra l’imprevedibilità della vita, nelle sue varie sfaccettature tra sentimenti sinceri e voglia di rivalsa, per ricordarci che un vincitore è un sognatore che non si è arreso.
    Leggetelo 😊

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Giorgio Piller
Giorgio Piller, nato a Palmanova nel 1979. Cresciuto tra Udine e Sappada, da sei anni risiedo a Cormons, bellissima cittadina del Collio goriziano. Terminati gli studi tecnico - commerciali ho conseguito una laurea breve in Economia Aziendale. Da quasi quindici anni lavoro nel marketing operativo nel settore dell'editoria scolastica. Sono un grande amante della natura e dello sport. Maratoneta ed escursionista, mi piace osservare tutto ciò che mi circonda. Amo la natura, la montagna, la lettura e la scrittura. Fin da bambino ho sempre sognato di vedere il mio nome sulla copertina di un libro. Ora, che bambino non sono più, ho concluso il mio primo romanzo.
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